Museo delle culture

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Museo delle Culture
Facciata villa Heleneum
Facciata villa Heleneum
Tipo Museo antropologico
Museo d'arte etnica
Indirizzo Via Cortivo 24-28,

6976 Lugano-Castagnola, Svizzera

Sito [1]

Il Museo delle Culture è un museo nato nel 1985 e inaugurato nel 1989, che conserva la maggior parte delle opere d'arte etnica collezionate da Serge Birignoni e provenienti in particolare dall'Estremo Oriente, dall'India, dal Sud-Est asiatico, dall'Indonesia e dall'Oceania e la collezione di Alfredo ed Emma Nodari che comprende un fondo documentario e una raccolta di oggetti e opere di arte africana. Il museo nasce con il nome di Museo delle culture extraeuropee e nel 2007 viene rinominato Museo delle culture. Fa parte del polo culturale della città di Lugano.

Edificio[modifica | modifica wikitesto]

Sin dalla sua apertura al pubblico, avvenuta il 23 settembre 1989, il Museo è ospitato all'Heleneum, una villa in riva al lago Ceresio costruita fra il 1930 e il 1934 sul modello architettonico del «Petit Trianon» di Versailles da Hélène Bieber, una volitiva signora cosmopolita che ambiva a trasformarla in un centro di animazione mondana e culturale e che vi abitò sino al 1967. Soprattutto per la crisi economica deglianni ‘30, Hélène Bieber non riuscì neisuoi intenti e l’Heleneum rimase una dimora poco abitata sin quando, nel 1969, fu acquistato dal Comune di Castagnola.
Dal 1969 al 1971 l'Heleneum fu sede dei corsi di perfezionamento pianistico tenuti da Carlo Florindo Semini, Franco Ferrara e Arturo Benedetti Michelangeli. Dal 1971 al 1973, la villa ospitò i corsi e seminari estivi dell'Istituto ticinese di alti studi, diretto da Elémire Zolla, che riunì importanti studiosi di diverse discipline sui temi della conoscenza religiosa.

In seguito, fino al '76, l'Heleneum fu sede del Centro di studi semantici e cognitivi[1] dell'Istituto Dalle Molle che operava nel campo dell'intelligenza artificiale, a quei tempi agli esordi, e che organizzò vari seminari ai quali parteciparono studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo. La villa fu infine l'asilo d'infanzia di Castagnola e fu adoperata come set di produzioni cinematografiche cui presero parte, fra gli altri, anche Bruno Ganz e Aldo Fabrizi.
Il parco dell'Heleneum, è un piccolo gioiello botanico dove, grazie a un microclima particolarmente mite, che si trova solo in questa zona del Luganese, crescono piante mediterranee, tropicali e subtropicali.

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

La collezione Brignoni[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo delle culture conserva la maggior parte delle opere d'arte etnica che l'artista e collezionista ticinese Serge Brignoni (1903-2002) raccolse nel lungo periodo che va dal 1930 alla metà degli anni '80, quando decise di donarle alla città di Lugano. La collezione testimonia dunque, in primo luogo, il legame fra le forme della creatività delle culture dei «Mari del Sud» e l'oggetto che le avanguardie artistiche del '900 discussero nei loro circoli e cercarono di realizzare nelle loro opere. Le opere sono espressione d'una scelta raffinata che privilegia i manufatti di migliore fattura e sa riconoscere fenomenologicamente le espressioni di un'arte non ancora acculturata. I generi e le provenienze geografiche, seppur con qualche significativa eccezione, rispecchiano quelli maggiormente diffusi nelle raccolte europee, australiane e nordamericane della metà del Novecento e non manca quasi nessun «pezzo» di quelli che furono considerati gli oggetti irrinunciabili del collezionismo dell'epoca. Particolarmente evidente è il gusto per opere scultoriche, segnate da contenuti e modalità creative di carattere espressionistico e da una particolare ricchezza del disegno e della decorazione pittorica.

La collezione e il fondo Nodari[modifica | modifica wikitesto]

A seguito d'un accordo raggiunto nel 2006 col Canton Ticino, proprietario dei materiali, il Museo delle culture, conserva in prestito a tempo indeterminato, l'intera collezione d'opere e il fondo documentario raccolto da Alfredo ed Emma Nodari. La collezione si compone di un migliaio di opere d'arte e oggetti di cultura materiale, di due grandi imbarcazioni fluviali, di circa 6.000 fotografie, di 71 filmati documentari e di oltre sessanta ore di registrazioni sonore su cassetta o su nastro, raccolti sul campo, nel corso di una serie di viaggi in Africa (soprattutto nell'Alto Congo) negli anni '50 e '60 del Novecento. Fra le opere più importanti, le due colonne di sostegno di un palazzo reale dei BaKuba del Kasai (Congo), poste all'ingresso del Museo.

Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso espositivo del Museo si articola nelle sale rivolte verso il lago di tutt'e tre piani dell'edificio. Al pian terreno si trova l'area destinata alle esposizioni temporanee, ai due piani superiori l'esposizione permanente le cui opere sono periodicamente aggiornate. L'atrio ospita alcune opere di rilevante importanza, fra le quali un ricco fregio walik che raffigura due coppie di personaggi mascherati che indossano sul petto medaglioni arekap, da cui deriva, per stilizzazione il marchio del Museo.

L'esposizione permanente è allestita al primo e secondo piano dell'edificio. Il percorso espositivo è stato concepito come un immaginario viaggio geo-culturale attraverso le principali aree documentate dalle collezioni del Museo. Inoltre per ciascuna sala, in una dimensione prettamente multifocale, propone al visitatore di osservare le opere secondo quattro distinti livelli di lettura in modo da permettere una riflessione su:

  • il viaggio nei Mari del Sud e la «scoperta» primitivista dell'opera d'arte etnica (visione etica). Si tratta al contempo del «viaggio» interiore degli artisti europei delle avanguardie e del viaggio concreto compiuto dall'Occidente verso il più estremo degli orienti. In tale prospettiva s'intende sottolineare la presenza di una sorta di vera e propria koinè che lega fra loro le espressioni creative di una vasta area culturale che dall'India orientale, attraverso l'Indocina e il Sud-Est asiatico, giunge sino alle Hawaii e all'isola di Pasqua;
  • le strutture culturali e sociali che contraddistinguevano gli ethnos di cui erano parte integrante gli artisti che hanno creato le opere esposte. La scelta monografica ricade qui naturalmente sulle culture meglio documentate dalle opere del Museo: India, Sud-est Asiatico, Borneo, Asmat, Maprik, Golfo di Papuasia e Arco melanesiano, Sepik, Nuova Irlanda e Polinesia;
  • un tema di particolare rilevanza antropologica collegato alla visione del mondo delle culture in questione (visione èmica);
  • uno o più caratteri salienti e le peculiarità dello stile elaborato dalle culture delle aree presenti nel percorso espositivo.

Le esposizioni temporanee del Museo delle Culture sono articolate in tre appuntamenti annuali: il ciclo intitolato Esovisioni è dedicato all'esotismo nella fotografia d'arte del primo Novecento; il ciclo intitolato Dèibambini è dedicato al rapporto pedagogico e creativo che nasce dall'accostamento dei più giovani all'arte etnica; il ciclo Altrarti è dedicato all'approfondimento monografico della complessità dei valori d'una particolare espressione d'arte e di cultura. Ogni esposizione è accompagnata da un catalogo scientifico illustrato.

Attività, strutture e servizi[modifica | modifica wikitesto]

Le attività del Museo si fondano sulla ricerca scientifica svolta dal suo staff e dagli altri collaboratori, in raccordo con musei, atenei e istituzioni culturali di tutto il mondo. Per tale motivo, il Museo è inoltre sede d'attività seminariali e d'alta formazione: insegnamenti universitari, corsi d'aggiornamento e laboratori d'antropologia e museografia.
La biblioteca e l'archivio iconografico del Museo sono aperti al pubblico dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 17.00. Il catalogo della Biblioteca è consultabile online attraverso il Sistema bibliotecario ticinese (Sbt)[2].
I depositi del Museo sono visitabili su appuntamento e ospitano un laboratorio di conservazione e museotecnica attrezzato per le necessità del Museo e per eventuali consulenze specialistiche a terzi.
L'offerta educativa è svolta da personale specializzato e prevede laboratori per l'infanzia, visite guidate, visite-conferenza e altre forme divulgative che possono anche adattarsi su misura alla richiesta dell'utenza.
Su appuntamento, il Museo offre ai visitatori anche una visita guidata del parco e della villa. Il Museo mette inoltre a disposizione i suoi spazi architettonici e il suo parco per meeting, eventi speciali e quale set per servizi fotografici e riprese cinematografiche.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Centro di studi semantici e cognitivi http://issco-www.unige.ch/
  2. ^ Sistema bibliotecario ticinese http://aleph.sbt.ti.ch/F/.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Campione Francesco Paolo (a cura di), La Collezione Brignoni; primo volume, Arte per metamorfosi; secondo volume, Catalogo delle opere, Mazzotta, Milano 2007. ISBN 978-88-202-1843-0 e ISBN 978-88-202-1846-1.
  • Campione Francesco Paolo (ed.), The Brignoni Collection; volume one, Art through Methamorphosis; volume two, Catalogue of Works, Mazzotta, Milan 2007. ISBN 978-88-202-1848-5 and ISBN 978-88-202-1865-2.
  • Cometti Marta, Guida. Museo delle Culture di Lugano, Edizioni Città di Lugano/MCL (Antropunti/3), Lugano, 2009. ISBN 978-88-7777-043-1.
  • Vago Valeria, In viaggio per i mari del Sud. Guida per ragazzi al Museo delle Culture, Edizioni Città di Lugano/MCL (Antropunti/2), Lugano, 2009. ISBN 978-88-7777-042-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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