Museo dell'olivo e dell'olio

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Coordinate: 43°01′31″N 12°26′03.5″E / 43.025278°N 12.434306°E43.025278; 12.434306

Museo dell'olivo e dell'olio
Tipo Etnografia, Archeologia, Arti applicate
Data fondazione 2000
Fondatori Fondazione Lungarotti
Indirizzo via Garibaldi, 10 - Torgiano (PG)
Direttore Maria Grazia Marchetti Lungarotti
Sito Sito ufficiale

Il Museo dell'olivo e dell'olio è un museo privato specializzato, situato a Torgiano, in ambienti che furono sede di un frantoio attivo fino agli anni sessanta del Novecento[1]. Attraverso collezioni di arti applicate e raccolte di cultura materiale documenta le tecniche di olivicoltura ed elaiotecnica, gli usi tradizionali e i significati simbolici dell’olivo e dell’olio d'oliva.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Curato da Maria Grazia Marchetti Lungarotti e gestito dalla Fondazione Lungarotti, il Museo dell’Olivo e dell’Olio è stato aperto al pubblico nel 2000. Insieme al Museo del vino di Torgiano è inserito nel Sistema Museale dell’Umbria.

Il percorso museale[modifica | modifica wikitesto]

Tavole botaniche raffiguranti le diverse varietà d’olivo diffuse in Umbria introducono la sezione che documenta le caratteristiche botaniche della pianta, le tecniche tradizionali e i sistemi innovativi di coltura. La presenza di una mola a trazione animale e di un imponente frantoio a trazione idraulica testimoniano, affiancati da documentazione fotografica e da schemi didattici, la lunga evoluzione dei sistemi di estrazione olearia. Il percorso prosegue con la trattazione del tema mitologico: un alábastron attico a figure rosse, attribuibile al Pittore della Fonderia (sec. V a.C.), ritrae Atena, divinità che avrebbe fatto dono dell’olivo all’umanità[2]. Gli altri reperti esposti attestano l’azione civilizzatrice della dea – depositaria del sapere tecnologico – in ambito domestico femminile, agricolo, navale e bellico. La sezione dedicata al paesaggio conserva cabrei, carte e oggetti evocativi del Grand Tour: la ricorrenza, in Umbria, di terreni condotti a oliveto colpisce l’immaginazione dei viaggiatori che riportano nei loro taccuini, sotto forma di descrizioni o di rapidi schizzi, il loro interesse per il paesaggio. Gli ambienti successivi documentano gli impieghi tradizionali dell’olio: l’uso più remoto – l’olio come fonte di luce – è documentato da una collezione di lucerne da età preclassica al neoclassicismo. Gli usi rituali dell’olivo e dell’olio nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell'Islam, il loro impiego nell’alimentazione, nello sport, nella preparazione di unguenti e profumi, nella sfragistica, nella tessitura, nell’ebanisteria e in numerose altre attività, costituiscono gli spunti per le rimanenti sale espositive. Il complesso di significati simbolici che, per diretta derivazione dall’antico, conferisce all’olivo e all’olio valenze di sacralità e poteri magico-terapeutici, è documentato nell’ultima sala del percorso espositivo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monica Amari, I musei delle aziende. La cultura della tecnica tra arte e storia, Franco Angeli, Milano, 1997
  • Gian Luigi Bravo, Italiani: il racconto etnografico, Meltemi, Roma, 2001
  • Fondazione Lungarotti, Museo dell'Olivo e dell'Olio. Itinerario, Perugia, 2001
  • Madel Castra, I musei del gusto: mappa della memoria enogastronomica, Carsa, Pescara, 2007
  • Marcello Calzolari, Musei da gustare. Guida ai musei del cibo italiani, Toriazzi Editore, Parma, 2012

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Luigi Bravo, Italiani. Racconto etnografico, Roma, Meltemi, 2001, p. 229
  2. ^ Concetta Masseria, L'aristeia del Banausos. L'athlon di uno scudo per Atena, Loffredo Editore, Napoli, 2001

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]