Museo dell'Opera del Duomo (Pisa)

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Coordinate: 43°43′20.91″N 10°23′48.76″E / 43.722475°N 10.396878°E43.722475; 10.396878

Museo dell'Opera del Duomo
Il palazzo all'ombra della Torre pendente che ospita il Museo dell'Opera del Duomo
Il palazzo all'ombra della Torre pendente che ospita il Museo dell'Opera del Duomo
Tipo Arte, Archeologia
Indirizzo Piazza del Duomo, 3, Pisa
Sito [1]
Questa voce fa parte della serie
Piazza dei Miracoli
Voci principali

Il Museo dell'Opera del Duomo di Pisa si trova in Piazza del Duomo, nel palazzo che fu sala del Capitolo della Primaziale, risalente al XIII secolo, seminario, accademia di belle arti e convento.

Fu inaugurato nel 1986 per ospitare il tesoro della cattedrale, i reperti rimossi dai monumenti sacri per ragioni di restauro e salvaguardia, e tutte quelle opere non più presenti dei vari edifici del complesso monumentale, ma che richiedevano uno spazio espositivo pubblico. Il museo prende nome dall'ente che gestisce il complesso monumentale, ovvero l'Opera del Duomo di Pisa.

Tra le sculture si segnalano le opere di Tino di Camaino e Giovanni Pisano, compresa la Vergine con bambino in avorio, scolpita da Giovanni nel 1300 per l'altare maggiore del Duomo.

Nelle sale del Tesoro sono presenti molti reliquiari dei secoli XVII e XVIII, e anche alcuni medievali salvati dall'incendio, tra i quali quello contenente (secondo la tradizione) alcuni sassi del Golgota e il vestito da eremita di San Ranieri, patrono della città.

Vi sono inoltre conservati dipinti dal XV al XVII secolo. Segue una serie di tarsie lignee provenienti dall'antico coro dell'abside, una collezione di paramenti sacri e diversi reperti etruschi, romani ed egizi. Questi ultimi furono raccolti nell'Ottocento da Carlo Lasinio, curatore del Camposanto, che ne fece una sorta di museo. Infine, sempre ad opera del Lasinio, sono presenti delle stampe colorate ad acquarello rappresentanti gli affreschi del Camposanto, che oggi, per molti di essi, restano come testimonianza di quello che erano.

Dal chiostro del museo si può ammirare una splendida vista della Torre pendente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio fu edificato come residenza dei canonici del Duomo verso la fine del XII secolo. Risultava costituito da due corpi di fabbrica rettangolari, in laterizio, disposti ad elle e delimitanti un chiostro. Parti di tale edificio sono ancora oggi visibili, soprattutto nell'incrocio dei due rami dove esiste tuttora una volta affrescata risalente a tale periodo. All'inizio del Seicento fu trasformato in Seminario Diocesano per volere del vescovo Carlo Antonio Dal Pozzo. A lui si deve l’attuale facciata, di impronta fiorentina, sul cui intonaco chiaro si stagliano, profilati in pietra serena, le finestre e i due portali simmetrici. Nel 1784, essendo il seminario trasferito in piazza Santa Caterina, il palazzo passò in mani private: venduto all’erudito e collezionista d’arte Giovanni Rosini, ospitò per un breve periodo l’Accademia Pisana di Belle Arti. Nel 1887 tornò ad essere un edificio religioso diventando monastero femminile: le snaturanti modifiche che ne conseguirono sono state eliminate nell’ultimo restauro, avviatosi dopo che l’Opera della Primaziale, nel 1979, acquistò lo stabile per adibirlo a museo.

Piano Terra[modifica | modifica wikitesto]

Prima Sala, modelli[modifica | modifica wikitesto]

La sala ospita un modello ligneo della Primaziale di G. Bandecchi (1832) nel quale è possibile la visita anche dell'interno, tramite un'apertura sottostante. Sono inoltre presenti due modelli più piccoli dell'intera piazza in alabastro, dei laboratori Barsanti (XIX secolo). È possibile inoltre ammirare le iscrizioni relative alla fondazione della Cattedrale, la cui lapide rispettiva si trova sulla facciata della chiesa. Dei pannelli spiegano brevemente la storia della piazza.

Seconda Sala, Porta di San Ranieri[modifica | modifica wikitesto]

La sala ospita unicamente la porta bronzea di Bonanno Pisano, risalente al XII secolo. Un tempo posta nel transetto di San Ranieri (ora sostituita da una copia), è interamente in bronzo e narra Scene della vita di Cristo. Si salvò miracolosamente dall'incendio che devastò la cattedrale nel 1595.

Terza Sala, reperti del Duomo[modifica | modifica wikitesto]

La sala contigua contiene tarsie marmoree, bassorilievi e capitelli provenienti dalla facciata della Cattedrale, assieme a quanto resta dell’originario arredo del presbiterio e alle spoglie arabe. Tra le opere in mostra i pannelli intarsiati e gli eleganti capitelli corinzi che rivelano l'influenza sia dell'arte classica che di quella islamica sulla produzione artistica di Pisa nel XII e XIII secolo. Degno di nota una serie di pannelli intarsiati del 1200 ricavati da altrettanti pannelli con bassorilievi di epoca romana risalenti al 200. L'imponente statua in bronzo del Grifone (o Grifo) è opera di artigiani islamici, risalente al periodo Taifa (1031-1086) e proveniente quasi per certo dalla Spagna islamica come preda di guerra di una delle tante battaglie vinte dai Pisani contro i Musulmani, probabilmente quella delle Baleari (1113-1115). Alcune fonti lo indicano anche come oggetto fabbricato dell'Egitto fatimide nell'XI secolo, e arrivato a Pisa come bottino di guerra preso nel sacco di Palermo. L'origine ispano-araba è suggerita anche da evidenti analogie tra le iscrizioni del bronzo (riferite ad un generico possessore, da cui si evince il carattere laico del Grifone) e le epigrafi spagnole. In origine usata come getto di fontana, una volta portata a Pisa fu impiegata come acroterio del tetto della Cattedrale. Straordinario esempio di metallurgia medievale, il Grifone reca un esemplare equilibrio tra astrazione e vitalità reale della raffigurazione, ornata anche da preziosi arabeschi in rilievo. È inoltre possibile ammirare un crocifisso ligneo policromo risalente al Duecento. Originariamente facente parte di una Deposizione, oggi è l'unico elemento rimasto.

Quarta Sala, reperti del campanile[modifica | modifica wikitesto]

La sala contigua contiene un modello in legno della Torre pendente eseguito nel 1992 dal professor Giancarlo Geri (1935-2008) - restauratore di arredi lignei presso l'Opera della Primaziale Pisana -, oltre ad uno dei pochi capitelli originali del campanile ed una tarsia marmorea, sempre appartenente alla Torre.

Quinta Sala, reperti del Battistero[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala sono esposti molti piccoli frammenti provenienti dal Battistero, tre mascheroni e due teste in marmo della taglia di Nicola Pisano, una base di colonna con leoncino in marmo della fine XII sec. e frammenti di cornici di transenna presbiterale in marmi policromi di Guido da Como (metà XIII sec.).

È possibile ammirare un altro modello in legno, anche questo realizzato da Giancarlo Geri (1990), rappresentante uno spaccato del Battistero in scala 1:31. Inoltre è presente una ricostruzione (scala 1:7) in gesso del pulpito di Giovanni Pisano, comprensiva di scala di accesso, realizzata da Giuseppe Fontana nel 1867.

Sesta Sala, statue del Battistero[modifica | modifica wikitesto]

La sala si impone subito alla vista in quanto facente parte di un antico torrione ora inglobato nel corpo dell'edificio adibito a museo. La volta, affrescata, rappresenta Cristo Pantocratore attorniato dai Simboli degli Evangelisti e risale al XIII secolo. Qui sono esposte le statue originali del Battistero della taglia di Giovanni Pisano. Ventitré di esse, in calcare di San Giuliano, un tempo esposte nella parte esterna del Battistero sopra le guglie, sono qui conservate per proteggerle dagli eventi atmosferici, che le hanno corrose in modo assai evidente. Esse furono tolte nel 1846 e 1946 ed esposte inizialmente all'interno del Battistero stesso, per poi essere poste nel Museo. Rappresentano quasi tutte, con l'eccezione di due guerrieri e un profeta, figure femminili.

Sono presenti anche tre busti della taglia di Nicola Pisano, sempre provenienti dal Battistero, raffiguranti la Madonna, Cristo benedicente e San Giovanni Evangelista.

Settima Sala, Giovanni Pisano[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono esposti ventitré frammenti in marmo delle antiche gràdule del Duomo, trattasi di una serie di formelle scolpite con motivi umani e zoomorfi che un tempo cingevano tutto il perimetro della Cattedrale, dal 1298 fino alla metà del XIX secolo, quando furono rimosse per costruire il sagrato.

La Madonna con Bambino, detta di Arrigo VII e risalente al 1312 si trovava un tempo nella lunetta esterna sopra la porta di Bonanno in Cattedrale assieme alla statua femminile con due bambini al seno, allegoria di Pisa (1312).

Un trittico di statue del 1306, San Giovanni Battista con committente, Madonna con Bambino e San Giovanni Evangelista. Un tempo collocate nella lunetta esterna della porta di ingresso del Battistero.

Infine un busto in due pezzi raffigurante la Madonna col Bambino, detta Madonna del colloquio, risale alla metà del XIII secolo e proviene dalla lunetta esterna della porta opposta a quella di Bonanno, in Cattedrale.

Ottava Sala, Arrigo VII[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata a Tino di Camaino. Una delle sue opere maggiori fu il sepolcro monumentale per Arrigo VII, originariamente collocato nell'abside del Duomo. Successivamente, per motivi spesso politici, il sepolcro fu suddiviso in più parti che furono distribuite in zone diverse. La tomba vera e propria è sempre in Cattedrale, nel transetto di San Ranieri, alcuni angeli furono posti sulla sommità' della facciata e il gruppo di Arrigo VII coi consiglieri nel Camposanto Monumentale, questi almeno fino alla costruzione del Museo dove adesso è possibile ammirarli. Questo gruppo di statue, risalenti al 1315, è composto da cinque figure comprendenti al centro l'imperatore stesso. Altre sculture presenti nella sala, come una statua della Vergine e una parte di colonna scolpita, probabilmente facevano parte dello stesso complesso sepolcrale.

Completano la sala alcuni frammenti di un fonte battesimale in marmi policromi del 1311, distrutto durante l'incendio del Duomo; la tomba di San Ranieri del 1305, un tempo collocata dove oggi in Duomo si trova la tomba di San Guido; alcuni frammenti di gradule dell'inizio del XIV secolo.

Nona Sala, Nino Pisano[modifica | modifica wikitesto]

Decima Sala[modifica | modifica wikitesto]

Nino Pisano, monumenti funebri arcivescovi Scherlatti-Moricotti

Andrea Guardi monumento funebre arcivescovo Pietro Ricci e statue Vergine con bambino tra S.Giovanni Battista e S.Giovanni Evangelista, inizialmente posti sopra portale di accesso del campanile o torre pendente

Matteo Civitali, prototipo d'altare

Undicesima Sala, Tesoro, reliquiari antichi[modifica | modifica wikitesto]

La Sala contiene i reperti più antichi del cosiddetto tesoro della Cattedrale. Si tratta di reluquiari e oggetti religiosi provenienti dal Duomo. Nel particolare possiamo ammirare:

  • Un cofanetto eburneo a rosette (manifattura bizantina, inizi XI sec.) nel quale sono raffigurati putti e animali di varia specie, di ispirazione siriaca.
  • Una croce detta dei Pisani (manifattura italiana, XII sec.), in argento, rame dorato e serpentino. La tradizione vuole che il Crocifisso si girasse tre volte per incitare i pisani ad assalire Gerusalemme durante la Prima Crociata.
  • Un reliquiario in rame smaltato e dorato (manifattura di Limoges, XIII sec.). La copertura a capanna è decorata con figure di Cristo in mandorla, del Crocifisso, della Madonna, di angeli e di santi. Custodisce pietre del Golgota portate durante le crociate.
  • Un reliquiario in rame dorato e smaltato (manifattura di Limoges, XIII sec.). È decorato con figure di Dio, del Crocifisso e di santi. All'interno custodiva un frammento di mantello ricamato, appartenuto a San Ranieri quando si trovava nel monastero di S. Vito in Pisa.
  • Un telo ricamato, lampasso lanciato e broccato, (manifattura lucchese, prima metà del XIV sec.). Tessuto in seta azzurra, rosa, bianca e oro filato. I disegni rappresentano animali.
  • Una lunetta di ostensorio in argento dorato (manifattura fiorentina, XIV sec.). Faceva parte di un ricco ciborio argenteo.
  • Un reliquiario di San Clemente, in marmo, argento e rame dorato (manifattura toscana, XV sec.). L’urna quadrangolare contiene la pietra su cui sarebbero cadute gocce di sangue dalle narici di papa Clemente durante la Messa di consacrazione dell’altare della basilica di San Piero a Grado. Proviene dall’altare di San Clemente, nel transetto nord del Duomo.
  • Una borsa da messa detta di papa Gelasio, ricamata in seta, oro e velluto rosso (manifattura toscana, XV sec.). Vi è ricamato il papa in trono in abiti pontificali.
  • Un crocifisso in legno policromo di Giovanni Pisano (fine del XIII sec.), noto come Crocifisso d'Elci. Tale scultura era sconosciuta fino al 1986, perché chiusa dal 1742 sopra il sepolcro dell’arcivescovo Francesco d'Elci nel transetto nord del Duomo. Anteriormente stava sull’altare del Santissimo Sacramento.
  • Una Madonna eburnea con Bambino di Giovanni Pisano (1299). È forse il pezzo più pregiato della Sala, essendo ricavato da una zanna di elefante di cui appunto conserva la particolare forma ricurva e faceva parte di un complesso di sculture in avorio, poste sopra l’altare maggiore del Duomo, delle quali è perduta ogni traccia. La statua fu restaurata in alcune parti. All'interno della base in ebano, di epoca posteriore, è racchiusa una reliquia della Madonna.
  • Un frammento della cosiddetta Cintola del Duomo, in argento smaltato e gemme su damasco rosso (XIII-XIV sec).
  • Un piviale detto di papa Gelasio II (XV sec.). Ricamo su seta rossa e grande gallone dorato con santi a mezzo busto entro quadrilobi.
  • Alcuni fregi con santi, in rame dorato (metà del XVI sec.). Questi undici fregi, un tempo fermati su seta rossa e raffiguranti dieci santi più la Madonna, ornavano l’altare maggiore del Duomo. Sono attribuiti a Jacopo d'Ognabene da Pistoia.
  • Un paliotto ricamato del 1325. Filato in seta con ricami in oro e argento: al centro è figurata l’Incoronazione della Vergine, attorniata da cinque apostoli. Ai lati sono scene della vita di Gesù e della Madonna. Sul bordo inferiore una iscrizione rammenta che il manufatto fu donato al Duomo in memoria della madre dall’arcivescovo pisano Giovanni, quando venne trasferito a Nicosia. Manifattura toscana trecentesca.

Dodicesima Sala, Tesoro, reliquiari seicenteschi[modifica | modifica wikitesto]

Primo Piano[modifica | modifica wikitesto]

Tredicesima Sala[modifica | modifica wikitesto]

Angeli cerofori lignei.

Quattordicesima Sala[modifica | modifica wikitesto]

Maria Assunta.

Quindicesima Sala, Tarsie lignee[modifica | modifica wikitesto]

Sedicesima Sala, libri corali[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala sono esposti i pochi libri corali miniati sopravvissuti all'incendio del 1595 oltre ad alcuni epistolari. Di particolare rilevanza i due Exultet del 1200 circa. Da notare una pergamena recante notizie sulla fondazione della Città di Pisa e alcuni quadri che illustrano la ricorrenza della consacrazione della Cattedrale, nei quali è possibile notare la Cintola del Duomo.

Diciassettesima, diciottesima e diciannovesima Sala, paramenti sacri[modifica | modifica wikitesto]

Ventesima Sala, reperti romani[modifica | modifica wikitesto]

Ventunesima Sala, Riproduzioni degli affreschi del camposanto[modifica | modifica wikitesto]

Ventiduesima Sala, reperti etruschi[modifica | modifica wikitesto]

Ventitreesima Sala, reperti egizi[modifica | modifica wikitesto]

Ballatoio[modifica | modifica wikitesto]

Cortile[modifica | modifica wikitesto]

Nel cortile, a forma di chiostro dovuto ai precedenti stati di Seminario e di Monastero, possiamo ammirare i busti in marmo di San Giuliano, come a ideale continuazione della Sesta Sala. Originariamente collocati nella parte esterna del Battistero sopra le arcate, furono poi sostituiti da copie e gli originali furono conservati all'interno dello stesso Battistero fino all'epoca di allestimento del Museo. Provengono dalla taglia di Nicola e Giovanni Pisano. Essi rappresentano, nell'ordine, San Giovanni Battista, Mosè, San Luca, San Matteo, Madonna col Bambino, San Giovanni Evangelista, San Marco, re David e un non identificato profeta. L'apparenza rozza e non definita è voluta in quanto scolpiti per essere ammirati da lontano e dal basso.

Sono inoltre presenti un'acquasantiera seicentesca (1617-1618), opera di Francesco Cioli, un tempo presente all'interno della Cattedrale, e alcune statue di Tino di Camaino. Queste ultime originariamente facevano parte del sepolcro di Arrigo VII, poi furono spostate nella parte più alta della facciata del Duomo, dove adesso si trovano le relative copie.

Sale multimediali[modifica | modifica wikitesto]

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