Museo dell'Ara Pacis

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Museo dell'Ara Pacis
Vista del fronte del museo sul lungotevere
Vista del fronte del museo sul lungotevere
Tipo Archeologia
Indirizzo Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) - 00100 Roma, Italia
Sito http://www.arapacis.it

Il Museo dell'Ara Pacis appartiene al Sistema dei Musei in Comune di Roma; contiene l'Ara Pacis di Augusto, inaugurata il 30 gennaio del 9 a.C.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

I ritratti della dinastia Giulio-Claudia collocati subito dopo l'entrata
La collocazione dell'ara
La copia, realizzata in epoca fascista, delle Res Gestae Divi Augusti, collocata sul retro del museo

Opera di Richard Meier, costruita in acciaio, travertino, vetro e stucco, è il primo grande intervento architettonico-urbanistico attuato nel centro storico di Roma dai tempi del Fascismo: è una struttura dai caratteri trionfali, con chiari accenni allo stile imperiale romano. Si erge sopraelevato e richiama in luce il Mausoleo di Augusto sulla sinistra del manufatto architettonico, mentre ampie superfici vetrate consentono di ammirare l'Ara Pacis in condizioni di luminosità uniformi.

Il colore bianco è il marchio di fabbrica di Richard Meier; le lastre di travertino che decorano parte dell'edificio sono invece frutto delle modifiche apportate dall'architetto in corso d'opera (originariamente erano previste superfici di alluminio), dopo un riesame del progetto in seguito alle polemiche sorte con alcuni nostalgici della vecchia teca, costruita nel 1938 nell'ambito dei lavori di realizzazione della piazza Augusto Imperatore diretti dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.

L'ambizioso progetto di Meier intende imporsi con energia nel cuore della città, diventando centro nevralgico e di scambio. Il complesso, a lavori eseguiti, sarà infatti dotato di un percorso pedonale che, grazie alla costruzione di un sottopassaggio,[1][2] consentirà di saldare la struttura museale al Tevere.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il museo in costruzione (2006)

Progettato dall'architetto Richard Meier, il complesso è stato inaugurato e aperto al pubblico dopo sette anni di lavori, il 21 aprile 2006 (in occasione del Natale di Roma).

Nella notte tra il 31 maggio e 1º giugno 2009, ignoti hanno imbrattato con vernice verde e rossa il muro bianco esterno, posizionando anche un water ai piedi del muro.

La teca di Vittorio Ballio Morpurgo prima dei lavori di demolizione 19 settembre 2000

Il 12 dicembre 2009 invece un gruppo di attivisti di Earth First!, in concomitanza con il vertice di Copenhagen, hanno tinto di verde la fontana e affisso sul lato della teca di Via Tomacelli uno striscione con scritto «Earth First! Act Now» (La terra prima di tutto! Agisci ora!). I funzionari e gli addetti al Museo, immediatamente intervenuti, hanno rimosso in pochi minuti la scritta e svuotato la fontana. In relazione a quanto accaduto, il Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, Umberto Broccoli, ha invitato «chi manifesta in questo modo le proprie, pure condivisibili, preoccupazioni per le sorti del clima del pianeta a farlo con maggiore senso civico e nel rispetto dei monumenti di Roma e di quanti lavorano per la loro tutela e valorizzazione».

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Il contesto urbanistico in cui si trova l'edificio

Ciò nonostante, l'opera è stata accolta con pareri contrastanti. Il New York Times l'ha definita senza mezzi termini un "flop", mentre il famoso critico d'arte e polemista Vittorio Sgarbi l'ha liquidata spregiativamente definendola «una pompa di benzina texana nel cuore di uno dei centri storici più importanti del mondo», nonché il primo passo verso una "internazionalizzazione" della Città di Roma. Tuttavia il giudizio non è stato affatto unanime,[3] e Achille Bonito Oliva ha ad esempio espresso apprezzamenti per il progetto di Meier. Oltre a quest'ultimo anche Antonino Saggio, un architetto italiano, ha espresso un parere positivo: «l'apertura di un cantiere nel centro di Roma rappresenta un evento per la città, ormai caratterizzata da interventi temporanei e da una tendenza alla musealizzazione».[4]

In una delle sue prime dichiarazioni dopo l'elezione a sindaco di Roma (aprile 2008), Gianni Alemanno aveva annunciato la sua intenzione di rimuovere la teca di Meier, che la destra romana ha sempre contestato. Lo stesso Alemanno ha però successivamente precisato che l'intervento sull'Ara Pacis non era in ogni caso fra le priorità del suo programma[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Allo stato attuale (febbraio 2013) il progetto del sottopasso è stato del tutto abbandonato e sono in dubbio anche le successive ipotesi avanzate dal sindaco Alemanno.
  2. ^ Non si abbatterà il muretto dell'Ara Pacis arriva lo stop della soprintendenza Lilli Garrone sul Corriere della Sera
  3. ^ Giannino Cusano, Il progetto di Richard Meier per l'Ara Pacis a Roma: perché si!. URL consultato il 03-05-2008.
  4. ^ Intervista concessa al TG3 all'indomani delle dichiarazioni di Gianni Alemanno.
  5. ^ Non si abbatterà il muretto dell'Ara Pacis arriva lo stop della soprintendenza Lilli Garrone sul Corriere della Sera

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Federico Del Prete, Ara Pacis, Punctum, Roma 2006
  • Roma, museo dell'Ara Pacis, in Casabella, anno LXX, n. 745 (giugno 2006), pp. 4-17, Arnoldo Mondadori Editore, Segrate.

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