Museo d'arte orientale (Torino)

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MAO - Museo d'Arte Orientale
L'ingresso del museo.
L'ingresso del museo.
Tipo Arte
Indirizzo Palazzo Mazzonis, via San Domenico 9-11 - 10122 Torino
Sito http://www.maotorino.it/
Statua del Bodhisattva stante, Pakistan settentrionale, II secolo a.C.

Il MAO - Museo d'Arte Orientale è uno dei più recenti musei di Torino. Ubicato in pieno centro, ha sede nello storico Palazzo Mazzonis e ospita una delle raccolte artistiche asiatiche più interessanti d'Italia.[1] Inaugurato nel 2008,[2] è stato visitato da oltre diecimila persone nei primi tre giorni di apertura.[3]

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Inaugurato il 5 dicembre 2008, il MAO - Museo d'Arte Orientale di Torino è tra le più recenti istituzioni museali ad inserirsi nel già ricco contesto culturale del capoluogo piemontese. Da tempo le istituzioni locali si interrogavano su come meglio organizzare le collezioni orientali, già precedentemente conservate nel Museo Civico d'Arte Antica e, con il contributo della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Agnelli, nel corso dei primi anni Duemila si è giunti ad un ragguardevole numero di reperti. Un concreto sostegno è stato garantito anche dal Comune di Torino, che ha messo a disposizione del nascente polo museale il pregevole Palazzo Mazzonis. Il museo è presieduto da Franco Ricca, docente universitario di meccanica quantistica, da anni appassionato cultore di arte orientale.

L'allestimento e le collezioni[modifica | modifica sorgente]

Frutto della necessità di fruire di un nuovo strumento per la conoscenza di mondi lontani, il MAO accoglie le collezioni orientali già precedentemente conservate nel Museo Civico d'Arte Antica ma deve molto anche al contributo dei reperti provenienti dalle collezioni della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Agnelli. È obiettivo del museo custodire e rendere note al pubblico opere emblematiche della produzione artistica orientale e divenire un accesso privilegiato a studiosi della cultura asiatica, anche con l'ausilio di iniziative specifiche. L'allestimento interno, curato dall'architetto Andrea Bruno,[4] prevede l'esposizione di ben 1.500 opere, alcune di notevole rilevanza, disposte in cinque sezioni. I criteri che hanno suggerito le scelte progettuali hanno consentito di realizzare un godibile percorso museografico, malgrado la planimetria tipica di un edificio antico e quindi, non sempre favorevole. L'atrio d'ingresso, in cui è stato realizzato un ampio spazio vetrato, conserva il ciottolato ottocentesco che ospita i giardini zen giapponesi, con sabbia e muschio. Questo è il punto di partenza per visitare le cinque aree, caratterizzate da scelte cromatiche e stilistiche differenti, con ampio uso di teak, acciaio, vetro e una grafica museale evocativa dei luoghi di provenienza.

Il primo piano ospita la prima parte della Galleria Giapponese, dove si possono ammirare i grandi paraventi dipinti e una serie di sculture lignee laccate e dorate. Al secondo piano la galleria prosegue con l'esposizione di ventagli, lacche, dipinti, stoffe e preziose stampe.

Al terzo piano si trova la Galleria Himalayana che ospita pregiati rari esemplari di thang-ka tibetani e sculture in bronzo; degna di nota è la parte dedicata all'esposizione dei manoscritti dalle preziose copertine lignee.

Il quarto piano conclude il percorso con la sala, rigorosamente verde, dedicata all'arte islamica. L'ambiente, caratterizzato dal soffitto a capriate dello storico edificio, appare come un ampio corridoio fiancheggiato dall'arredo espositivo che ospita velluti ottomani, ceramiche, bronzi nonché rari manoscritti persiani e copie calligrafiche del Corano.

Gandhara[modifica | modifica sorgente]

Questa collezione comprende reperti della produzione artistica dell'Afghanistan e del Pakistan nord-occidentale di ispirazione buddhista dal II secolo a.C. e V secolo[5]

India[modifica | modifica sorgente]

In questa ricca collezione sono molte le pietre, i bronzi, le terrecotte e i dipinti su cotone provenienti dall'area del Kashmir e del Pakistan Orientale, databili tra il II secolo a.C. e il XIX secolo.

Sud-est Asiatico[modifica | modifica sorgente]

Una collezione che riflette la marcata influenza indiana della produzione artistica della Cambogia, Myanmar, Thailandia e Vietnam, pur evidenziando caratteristiche iconografiche tipiche di questi paesi.

Cina[modifica | modifica sorgente]

Nella collezione cinese si può constatare quanto la millenaria cultura della Cina e la sua immensa estensione abbiano generato una grande varietà di rappresentazioni artistiche. Tuttavia, la coesione della sua struttura sociale e politica ha favorito l'evolversi di uno stile omogeneo e fortemente caratterizzante. La collezione comprende vasellame neolitico, esemplari di bronzi rituali e lacche dal periodo preistorico ai periodi Han e Tang.

Giappone[modifica | modifica sorgente]

Forse la più elegante, la collezione giapponese svela l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali. In questa sezione si trovano statue lignee (dal XII al XVII secolo), paraventi del XVII secolo, dipinti e xilografie, nonché oggetti laccati. La galleria giapponese è soggetta a periodiche rotazioni delle opere che coinvolgono prevalentemente paraventi e stampe.

Himalaya[modifica | modifica sorgente]

In questa suggestiva collezione si può cogliere il lato più mistico del Buddhismo, che coinvolge l'arte dei suoi paesi (Bhutan, Ladakh, Nepal, Sikkim e Tibet) in tutte le sue forme: dalla scultura alla pittura, dalla scrittura all'architettura. In questa sezione si trovano sculture in legno e in metallo, strumenti rituali, dipinti a tempera (thangka) e alcune copertine lignee di testi sacri, intagliate e dipinte.

Islam[modifica | modifica sorgente]

La collezione islamica è caratterizzata da manoscritti e suppellettili provenienti da Turchia, Persia ed ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale, dove si evidenzia l'importanza della calligrafia.

Palazzo Mazzonis[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Mazzonis.

Già noto come Palazzo Solaro della Chiusa e dimora dell'omonima famiglia, l'edificio fu ampiamente rimaneggiato già nel Seicento e, nel 1870, divenne proprietà del Cav. Paolo Mazzonis di Pralafera, industriale tessile. A seguito di lavori di restauro egli adibì parte del palazzo a sede della Manifattura Mazzonis S.n.c., che qui rimase per quasi cent'anni. A seguito della sfavorevole congiuntura economica, l'attività cessò nel 1968 e, dopo lunghi anni di degrado, nel 1980 fu ceduto al Comune di Torino che lo destinò ad ospitare parte degli uffici giudiziari. Nel 2001, in seguito al trasferimento di quest'ultimi presso il nuovo Palazzo di Giustizia, l'edificio fu completamente restaurato e, dal 2008, è sede del MAO.

Come raggiungere il museo[modifica | modifica sorgente]

Essendo ubicato nel centro storico della città si consiglia di consultare il sito del Comune di Torino per informarsi sulle restrizioni dell'accesso ai veicoli.
Parcheggi sotterranei a pagamento: Piazza Emanuele Filiberto, Santo Stefano, Piazza Castello. In alternativa, è utilizzabile la linea del bus 52, Star 2 e bus Citysightseeing (fermata 7); il museo si trova in prossimità di altri siti di interesse, come Palazzo Madama (Torino) e Palazzo Reale ed è facilmente raggiungibile a piedi anche da Piazza Castello (Torino).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Articoli tratti dai maggiori quotidiani italiani (Stefano Malatesta, Quelle meraviglie mai viste in Italia, "La Repubblica", 3 dicembre 2008, pp. 40-41, Massimo Novelli, MAO. Il tesoro dell’arte orientale, "La Repubblica", 3 dicembre 2008, p. 39. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/03/mao-il-tesoro-dell-arte-orientale.html.
  2. ^ A Torino l'apertura del MAO Museo Arte Orientale
  3. ^ Musei: Mao di Torino, 10.500 visitatori nei primi 5 giorni (ANSA)
  4. ^ Esperto italiano del'Unesco per il restauro e la conservazione del patrimonio artistico e culturale.
  5. ^ Frutto dei ritrovamenti delle missioni archeologiche italiane a Barikot (nello Swat), dell'India e del Sud-Est asiatico.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Ludovica Rosati, Oriente italiano. Il nuovo MAO di Torino nel contesto dei musei d’arte orientale della Penisola
  • Andrea Bruno, Franco Ricca (a cura di), "Il Museo d'Arte Orientale", Torino, Allemandi, 2008. ISBN 9788842216995
  • "Guida al Museo d'Arte Orientale", Torino, Edizioni Fondazione Torino Musei, 2009. ISBN 9788888103754

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]