Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone

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Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone
Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone.JPG
Tipo Arte giapponese
Indirizzo Villetta Dinegro - Piazzale Mazzini, 4 - 16122 Genova
Sito www.museochiossonegenova.it

Il Museo d’arte orientale Edoardo Chiossone di Genova, situato all'interno di Villetta Dinegro, è una delle più importanti collezioni di arte orientale in Europa e la più importante in Italia. Esso conserva l'intera collezione del pittore ed incisore Edoardo Chiossone, nativo di Arenzano (in provincia di Genova) ma che, dopo la gioventù trascorsa a Firenze, passò buona parte della sua vita in Giappone, dirigendo l’Officina imperiale di carte e valori di Tokyo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

In tarda età Chiossone divenne - grazie alla sua preparazione e competenza, ed alla stima personale che riscuoteva presso l'élite politica e culturale nipponica - un appassionato raccoglitore e conoscitore d'arte giapponese.

Poté così formare un'importante collezione di circa quindicimila pezzi (poi donata al Comune di Genova), facilitato dall'abbandono in quell'epoca del sistema feudale giapponese, trasformazione che portò al dissesto finanziario di molte famiglie aristocratiche, che misero in vendita oggetti gelosamente custoditi da secoli, di cui Chiossone fece incetta.

La sua raccolta comprese numerose armi e armature, ma anche bronzistica cinese e giapponese, smalti, ceramiche, tessuti, lacche e maschere teatrali.

L'incisore lasciò nel suo testamento le collezioni alla città di Genova, dove giunsero, in un centinaio di casse, nel 1899.

I bellissimi reperti furono esposti dapprima nel Palazzo dell'Accademia in Piazza De Ferrari, e dopo vari traslochi, trovarono posto definitivo nell'attuale sede nella Villetta Dinegro, in un edificio costruito appositamente, su progetto iniziale di Mario Labò.

Il Museo riaprì i battenti il 7 maggio 1971, con un patrimonio incrementato dall'acquisto del Comune di grandi sculture specie della Cina e del Siam.

Nel giro di pochi anni acquisì notorietà mondiale: « il Giappone, nel 1989, chiese in prestito molte opere per una mostra a Tokio, preludio di quella itinerante nell'anno successivo (quattro mesi: da Tokio a Kyoto, a Osaka, a Yokohama). Ancora trasferimenti di stampe e dipinti a Londra, per l'esposizione di An Italian in Japan, nell'autunno del 1991 ».[1]

Collezioni[modifica | modifica sorgente]

Nell’atrio sono esposte tre sculture cinesi rispettivamente di epoca Sung, di tarda epoca Yuan e di epoca Ming, alternate a grandi lanterne giapponesi da tempio.

Salendo alla prima galleria, nella sala principale si trova una antichissima campana in bronzo di epoca prebuddista, grandi sculture giapponesi del periodo Edo, un Buddha seduto di epoca Kamakura.

Nella seconda galleria sono esposte in vetrine dodici stupende armature giapponesi databili tra la fine del sec. XVI ed il 1868. Alle pareti si trova una serie di panoplie formate da elmi abbinati a sciabole o daghe, oltre a maschere di guerra.

Salendo alla terza galleria si trovano pitture giapponesi delle scuole classiche e due splendidi paraventi di scuola Tosa raffiguranti le Battaglie di Dan-no-ura e Ichi no Tani.

La quarta galleria comprende altre pitture giapponesi raffiguranti scene della vita quotidiana delle scuole dell’Ukiyo-e del periodo compreso fra la metà circa del sec. XVII e la seconda metà del XIX.

A questo punto del percorso inizia la discesa, che porta alla quinta galleria, dove in otto vetrine sono esposti varie categorie di oggetti giapponesi e cinesi (guardie di sciabole giapponesi; specchi in bronzo di arte cinese, giapponese e coreana; smalti cinesi di epoca Ming; ceramiche e porcellane cinesi, giapponesi, e coreane; fermagli in legno giapponesi; lacche di arte cinese e giapponese).

Scendendo alla sesta galleria si trovano nove vetrine contenenti oggetti prevalentemente di arte giapponese, tra cui: maschere teatrali; sculture minori del Giappone in legno e bronzo; altre sculture minori in bronzo della Cina, del Tibet, e della Birmania.

Nella sottostante settima galleria è esposta una serie di sculture del Siam, fra cui tre esemplari dello stile di Sukhodaya e una dello stile di U T'ong.

Riattraversando la prima galleria fino all’atrio, si incontra a metà della scala di raccordo una rastrelliera accogliente una serie di armi da punta dei periodi Momoyama e Edo. Al termine della scala una vetrina presenta abiti in parte riguardanti il teatro No e kyogen, ed un abito da cerimonia di arte cinese del sec. XVIII.

Nel sottopiano, normalmente non aperto al pubblico, si apre la sala destinata a mostre didattiche. Il resto del sottopiano è costituito dai Depositi. Il materiale esposto è infatti solo parte di quanto custodito nell’importante Museo.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Ambientato all'interno del Museo e collegato ai suoi reperti, è il racconto di Amedeo Benedetti Urga, l'Alighieri mongolo.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enrico Baiardo, L'identità nascosta, Genova, Erga, 1999, p. 34.
  2. ^ in "Indizi", Genova, n. 7, 1988, pp. 29-33.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]