Museo civico al Castello Ursino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Il Museo civico di Catania è situato all'interno del Castello Ursino dal 20 ottobre 1934.

Indice

[modifica] Origini

Pianta del primo piano del Castello Ursino, le cui sale ospitano le collezioni Biscari-Benedettini.

Dopo la chiusura del Museo Biscari (tra le più importanti collezioni d'Europa del tempo, definito da Dominique Vivant Denon una "lodevole raccolta") e il sequestro della Collezione dei Benedettini, a Catania si avvertì ben presto la necessità di un Museo Civico. La sua apertura tuttavia avvenne non prima del 1934 su un primo progetto di Guido Libertini, al tempo soprintendente alle Antichità di Catania. La scelta dell'ubicazione ricadde sul Castello Ursino, unico monumento cittadino abbastanza capiente per ospitare la collezione benedettina a cui presto si aggiunsero i reperti acquistati dagli eredi del Principe di Biscari e molte donazioni private. Il Museo si avvaleva così di due importanti collezioni che comprendevano così le sezioni archeologica, medievale, rinascimentale e moderna.

A causa di problemi burocratici e di reperimento di fondi per la necessaria ristrutturazione, il museo è successivamente rimasto chiuso per moltissimi anni.

Nel 1995 venne riaperta un'ala del maniero per rendere fruibile la parte relativa alla pinacoteca. In essa erano presenti opere di Luca Giordano, Guglielmo Borremans, Giulio Cesare Procaccini e scuola di José de Ribera, un'Adorazione dei Magi del pittore fiammingo Simone di Wobreck, una Madonna con Bambino di Antonello de Saliba.

Inoltre erano esposte opere di Bernardino Niger, Luis de Morales.

Del periodo barocco si ammiravano i lavori di Matthias Stomer, Caravaggio, Pietro Novelli e Antoon van Dyck.

Una collezione di opere di artisti catanesi comprendeva pitture di Giuseppe Sciuti, Giuseppe e Michele Rapisardi, Pasquali Liotta e diversi altri. Oggi la pinacoteca è in re-allestimento e dovrebbe ampliarsi con l'esposizione delle tele e dei paliotti conservati nel magazzino.

[modifica] Il Museo oggi

La riapertura del primo piano del museo (avvenuta nel 1999) permette di ammirare parte delle sculture di epoca ellenistica e romana fra cui spiccano la testa di efebo del VI secolo a.C., ritrovata negli scavi dell'antica Leontinoi e appartenuto a Ignazio Paternò Castello (si crede che appartenesse in origine all'acefalo Kouros esposto al Museo Paolo Orsi di Siracusa), la statua di Ercole di III secolo proveniente dagli scavi del palazzo Zappalà in via A. di Sangiuliano a Catania, il monumentale torso di imperatore Giulio-Claudio raffigurato come Giove. Inoltre molti frammenti decorativi provenienti dal Teatro e pregevoli mosaici pavimentali provenienti da diverse parti della città (spicca sugli altri un invitante "Vtere Feliciter", augurio che faceva da ingresso al ninfeo di piazza Dante). Pure di notevole importanza (soprattutto per la storiografia Siciliana di età imperiale e per le funzioni pubbliche) il cippo monumentale di Q. Atilius, chiamato cippo Carcaci[1] e il frammento di decorazione (dato l'aspetto probabilmente in origine dovette essere parte di una colonna istoriata) proveniente dagli scavi presso la Porta delli Canali (oggi Porta di Carlo V)[2], trovati entrambi a Catania.

Notevoli i due portali rispettivamente del XIII e XV secolo. Quest'ultimo situato nel cortile è un importante documento del periodo in cui il Castello fu sede di prigione, con le scritte (firme, poesie, disegni) incise dai condannati sugli stipiti.

Esiste anche una notevole collezione numismatica ricca di preziose monete greche e romane, che tuttavia non è stata ancora allestita (marzo 2009).

Per finire una ricca collezione di crateri greci fra cui spicca un cratere attico con disegni di Perseo che decapita la Gorgone.

[modifica] Note

  1. ^ Dove è scritto
    « DM. S. Q ATILIO Q. F. CLA. SEVERO
    PRAEF. FABR. IIVIR. SVF POPVL CREATO »
    vedi A. Holm, Catania Antica, trad. it. di G. Libertini, Catania 1925, p. 75; sulla carica del praefectus fabrum e la eleggibilità popolare del duuvirus vedi anche D. Asheri, Le città della Sicilia fra il III e IV secolo d.C., in «Kokalos», XXVIII-XXIX, 1982-83, pp. 463-464.
  2. ^ AA.VV., Il Museo Civico a Castello Ursino – Introduzione al nuovo ordinamento, Catania 2000, p. 23.

[modifica] Bibliografia

  • Barbara Mancuso, Castello Ursino a Catania. Collezioni per un museo, Edizioni Kalós, 2008

[modifica] Altri progetti

Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sicilia
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti