Museo archeologico nazionale di Chiusi

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Coordinate: 43°00′57.39″N 11°56′56.83″E / 43.015942°N 11.949119°E43.015942; 11.949119

Museo archeologico nazionale di Chiusi
Museo Archeologico Nazionale di Chiusi.JPG
Tipo Archeologia
Indirizzo Via Porsenna 93
Sito Museo archeologico nazionale di Chiusi
Canopo
Urna cineraria in stile architettonico
Statua funeraria

Il Museo archeologico nazionale di Chiusi si trova in via Porsenna 93 e raccoglie numerosi reperti provenienti dagli scavi nella zona, in particolare antichissimi canopi e i tipici sarcofagi. Con il biglietto del museo si possono anche visitare la tomba del Leone, la tomba della Pellegrina e, su prenotazione, la tomba della Scimmia.

Vi è annesso anche un importante laboratorio di restauro, specializzato in materiale archeologico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo venne istituito nel 1871 come museo comunale. Nel 1901 venne trasferito nella sede attuale, dentro un edificio di origine neoclassica. Un ampliamento risale al 1932, quando furono esposte nuovi reperti provenienti da collezioni private. Fu danneggiato durante la seconda guerra mondiale e divenne statale nel 1963. Nel 2003 è stato interamente riallestito, migliorando l'esposizione che risaliva all'impaginazione del 1985, con modifiche del 1992.

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel portico si trova una serie di iscrizioni funerarie, cippi e statue marmoree, provenienti dalla tomba della gens Allia sulla via Cassia (fine del I secolo a.C.)

L'esposizione è ordinata per criteri cronologici e tematici, con una stretta connessione col territorio di Chiusi. Dove possibile è sempre indicato il luogo di reperimento e alcune cartine facilitano la localizzazione nell'area. La prima sala è dedicata alle Età del Ferro e del Bronzo, oltre alla fase "orientalizzante" della produzione etrusca. Vi si trovano sia oggetti di produzione locale, sia altri oggetti di importazione nell'antichità, come i buccheri con decorazione a cilindretto.

La sala successiva traccia la peculiare produzione chiusina tra VII ed il VI secolo a.C., incentrata sui canopi antropomorfi, tra i quali spicca il famoso canopo di Dolciano, posto in un trono di bronzo decorato a sbalzo. Un'altra sala mostra la scultura in pietra fetida, con statue usate come cinerari, rilievi e sculture funerarie, come le figure di sfingi o donne piangenti.

Tra le opere di importazione spiccano le ceramiche attiche a figure nere (come l'anfora con Achille e Aiace che giocano a dadi alla presenza di Atena, del pittore di Kleophrades), a figure rosse (skyphos con una rara raffigurazione di Telemaco, del Pittore di Penelope con scene dall'Odissea) e di ceramiche di imitazione etrusca, sia figure nere che rosse. La stessa sala ospita anche reperti di bucchero pesante tipici della produzione locale, bronzi e opere di oreficeria.

La sezione territoriale ospita reperti provenienti dagli scavi nella zona di Petriolo e dalle necropoli della zona, con corredi databili dal VII al III secolo a.C. Tra quest'ultimi spicca il corredo della Tomba della Pania, con una grande situla in bronzo e il calco della pisside eburnea conservata oggi al Museo archeologico nazionale di Firenze. Il cinerario Paolozzi è decorato da figure femminili piangenti e teste di grifo.

Glirarium

Il piano inferiore è dedicato ai reperti di età ellenistica e romana. Vi si trovano numerose urne in marmo e alabastro, caratterizzate da un ritratto idealizzato del defunto sdraiato sul coperchio e scene mitologiche sulla cassa; le più antiche si rifanno alla mitologia greca, quelle successive hanno mostri alati dell'Oltretomba etrusco; spesso l'urna conserva il nome del defunto. Tra gli esemplari più raffinati figura l'urna in alabastro di Larth Sentinates Caesa, dalla tomba della Pellegrina. Altre urnette cinerarie sono in terracotta dipinta e sono esposte anche terrecotte architettoniche e votive. Chiusi è la città etrusca che ha restituito il maggior numero di iscrizioni di epoca ellenistica, a testimoniare la straordinaria alfabetizzazione e fioritura culturale di quelle periodo.

L'epoca romana è documentata dalla ceramica sigillata di produzione aretina, vetri, bronzi, cippi funerari, alcuni statue (un Augusto, una statua acefala e ritratti del II e III secolo) e una base onoraria. Spicca anche un emblema musivo, con Melagro che caccia il cinghiale calidonio. Raro è un glirarium, contenitore per allevare i ghiri, all'epoca considerati vere ghiottonerie.

Segue una sezione sull'arte longobarda (Chiusi fu un importante Ducato), con vari materiali rinvenuti in tombe della zona di Arcisa: armi, fibule e gioielli.

Le ultime vetrine ospitano i reperti delle collezioni Paolozzi e Mieli Servadio, che fecero da base alla raccolta museale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Rastrelli, Museo archeologico di Chiusi, Roma 1991.
  • L. Martini (a cura di), Chiusi cristiana, Chiusi 1997.
  • A. Rastrelli (a cura di), Chiusi etrusca, Chiusi 2000.
  • M. Iozzo e F. Galli, Museo Archeologico Nazionale. Chiusi, Chiusi 2003.

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