Museo nazionale dell'Alto Medioevo

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Coordinate: 41°49′54.48″N 12°28′17.76″E / 41.8318°N 12.4716°E41.8318; 12.4716

Museo nazionale dell'Alto Medioevo
Tipo Storico
Data fondazione 1967
Indirizzo Viale Lincoln, 3 Roma
Sito Museo nazionale dell'Alto Medioevo

Il Museo nazionale dell'Alto Medioevo è un museo di Roma situato nel Palazzo delle Scienze al quartiere dell'EUR.

Fu inaugurato nel 1967 per dotare Roma di un museo archeologico dedicato all'Alto Medioevo a partire dall'età postclassica e, soprattutto, promuovere la ricerca di un periodo molto importante della storia della città. Espone materiali che vanno dal IV al IX secolo provenienti soprattutto dalla zona di Roma e dall'Italia centrale, e consta di 8 sale. Da qualche tempo il Museo è aggregato alla Soprintendenza per i Beni archeologici di Ostia e per questo espone anche l'Opus Sectile ritrovato in un'importante domus ad Ostia antica nei pressi di Porta Marina. L'Opus citata è una straordinaria decorazione in marmi policromi.

Sala I[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima sala sono esposti alcuni reperti della Tarda antichità con tre ritratti marmorei degli imperatori del IV e V secolo, una fibula d'oro a balestra, nonché vari reperti che illustrano aspetti della vita quotidiana del periodo.

Sale II e III[modifica | modifica wikitesto]

Manufatti longobardi da Nocera Umbra

La seconda e la terza sala del museo sono dedicate alle necropoli longobarde di Nocera Umbra a Perugia e di Castel Trosino ad Ascoli Piceno, ritrovate alla fine dell'Ottocento e costituite rispettivamente da 166 e 237 tombe.

Nelle tombe femminili sono stati ritrovati accessori d'abito: fibule, fibbie, collane, orecchini, amuleti, gioielli e oggetti di qualità, guarnizioni di calze e scarpe e oggetti d'uso quotidiano, come arnesi da lavoro, pettini, recipienti di vetro o di ceramica cofanetti d'avorio e pissidi di bronzo, questi forse utilizzati come reliquiari.

Nelle tombe degli uomini sono stati ritrovati invece lance, scudi, elmi, frecce, corazze e altri accessori per cavalcare.

Sale IV e V[modifica | modifica wikitesto]

La quarta e la quinta sala documentano l'età carolingia (VIII e IX secolo) con molti oggetti in marmo e ceramica, le principali produzioni artigianali dell'Alto Medioevo, rinvenuti nel corso di vecchi scavi al Foro Romano e rilievi, molti dei quali decorati da simboli cristiani, provenienti dalle chiese di Roma e del Lazio.

Su un rilievo potrebbe essere riconoscibile, nella figura di un personaggio maschile con folta capigliatura e baffi, Alessandro Magno che ascende al cielo su un carro trainato da grifi.

Sale VI e VII[modifica | modifica wikitesto]

Le sale sesta e settima sono dedicate a due insediamenti della campagna romana, rispettivamente a quello di santa Cornelia presso Veio, sorto sul sito di una villa romana, e Santa Rufina sulla via di Boccea dove avvenne il martirio delle due sante Rufina e Seconda.

I materiali marmorei e ceramici esposti documentano le fasi dei due siti. In particolare è testimoniata la continuità dell'insediamento di Santa Rufinia, che all'inizio è stato il sito di un centro agricolo romano, poi di un'area cimiteriale cristiana e dell'insediamento altomedievale, da cui proviene il mosaico pavimentale qui ritrovato, a tessere bianche e nere che formano un reticolo di maglie ottagonali con inserti di motivi in marmo colorato a forma di scacchiera, fiori e quadrati.

Sala VIII[modifica | modifica wikitesto]

L'ottava e ultima sala ospita la collezione di tessuti e rilievi provenienti dall'Egitto dall'età tardo-romana fino all'avvento dell'Islamismo. Si tratta di frammenti di abiti e arredi liturgici decorati con motivi ispirati alla mitologia greco-romana (ciclo dionisiaco), all'iconografia cristiana (santi e cavalieri), al mondo orientale, alla tradizione figurativa egiziana (soggetti nilotici). I tessuti sono inoltre stati dipinti solo con colori naturali (che si trovano in natura) come il rosso, il giallo, il blu e il verde.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione EUR Fermi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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