Muro di Padova

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Un'immagine del "muro"

Il muro di Padova (o muro di via Anelli) è la denominazione con cui i media fanno riferimento alle barriere erette in un quartiere di Padova verso la fine del 2006 a seguito della decisione dell'amministrazione comunale di recintare un'area della città per ragioni di ordine pubblico.

Indice

[modifica] Caratteristiche

Il termine usato dai media in realtà è impreciso non trattandosi di un muro in mattoni e cemento, ma di una recinzione lunga circa 80 metri ed alta 3 metri, innalzata a partire dal 9 agosto 2006 per cercare di separare la zona di via Luigi Anelli, situata nella prima periferia di Padova, dalle proprietà dei residenti nella adiacente via De Besi, e per facilitare i controlli da parte alle forze dell'ordine.

La recinzione è stata realizzata usando pannelli di lamiera agganciati a montanti in ferro. La via è stata chiusa al traffico non residenziale e al suo ingresso sono stati creati due posti di blocco per identificare eventuali trasgressori.

La barriera è andata a sostituire la recinzione che separava la parte posteriore del Complesso Serenissima dai giardini e cortili privati di pertinenza delle abitazioni situate in via De Besi, strada chiusa vicina al complesso ma non direttamente comunicante con via Anelli. La recinzione originaria era stata quasi interamente abbattuta, e gli spacciatori di sostanze stupefacenti e i loro clienti avevano preso l'abitudine di servirsi di questo varco irregolare per i loro traffici per eludere la sorveglianza delle forze dell'ordine sempre presenti in via Anelli, finendo però per invadere sistematicamente le proprietà dei residenti nella via vicina che, per tentare di risolvere questo problema, richiesero al Comune la costruzione del cosiddetto "muro".

[modifica] Evoluzione urbanistica di Via Anelli

I palazzoni-alveari della zona recintata furono costruiti negli anni settanta per gli studenti universitari. Il progetto originario prevedeva la realizzazione di appartamanti con finiture di ottimo livello ed il complesso avrebbe dovuto comprendere servizi e strutture sportive, che però non vennero mai realizzate. Successivamente alcuni appartamenti finirono per essere occupati da alcune prostitute che li usarono per esercitarvi la loro attività: questa presenza, ampiamente nota in città, fece naturalmente scendere notevolmente il valore degli appartamenti del complesso. Questa situazione, unitamente al fatto che molti degli appartamenti erano rimasti di proprietà di famiglie di studenti che non risiedevano ormai più a Padova e disposte quindi ad affittarli senza particolari condizioni fece sì che, con l'ampliarsi del fenomeno dell'immigrazione, il complesso fu abitato da un numero sempre crescente di cittadini extracomunitari. Con il trascorrere del tempo i cittadini extracomunitari, particolarmente di provenienza africana, hanno finito per diventare quasi gli unici abitanti delle cinque palazzine di via Anelli .

I 5 palazzoni dell'area recintata sono stati in seguito interamente sgomberati. Nel complesso è attualmente (giugno 2009) aperto solo il locale adibito a moschea, anch'essa in attesa di trasferimento in nuova sede.

[modifica] Critiche

L'innalzamento del muro ha avuto una vasta eco mediatica, venendo paragonato addirittura quello di Berlino; altri hanno paragonato la costruzione della recinzione con quello che in passato accadeva con i ghetti ebraici, che erano appunto zone recintate da cui era possibile uscire solo in certi periodi della giornata. L'amministrazione comunale e i sostenitori della costruzione della recinzione ritengono invece che il concetto sia diverso: mentre il ghetto serviva a separare le minoranze per evitare l'integrazione, in questo caso la recinzione è stata dettata da ragioni di pubblica sicurezza e richiesta dagli stessi abitanti.

Per i detrattori si tratta solo un gesto di intolleranza e discriminazione mentre viene valutato dai sostenitori del muro come una semplice forma d'intervento rapido, in una realtà urbana in rapida evoluzione, da chi ne ha promosso la costruzione.

[modifica] Riqualificazione della zona

L'amministrazione di Padova ha operato in seguito con interventi più mirati volti a risolvere il disagio urbano e gli abitanti della zona recintata sono stati invitati, con l'aiuto dell'amministrazione, a cambiare residenza.

L'assessorato alla casa e alla immigrazione di Padova ha fatto quindi murare alcuni edifici disabitati per evitarne la rioccupazione abusiva, ne restano ancora due abitati da immigrati, che non intendono abbandonare queste dimore precarie. Gli stessi padovani temono che il problema venga solo spostato da una zona all'altra della città e non risolto nella sua essenza.

[modifica] Collegamenti esterni

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