Mura di Hexamilion

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Posizione geografica delle mura di Hexamilion.

Le mura di Hexamilion o più semplicemente examilion (dal greco ἑξαμίλιον, che significa sei miglia) erano una fortificazione di circa 10 km di lunghezza, si trovavano sull'Istmo di Corinto (Grecia) e furono fatte erigere da Teodosio II per far fronte alle invasioni barbariche del V e VI secolo.
L'Imperatore bizantino Manuele II Paleologo le fece parzialmente ricostruire, a partire dal 1415, durante un suo lungo soggiorno in Morea, per fare in modo di proteggere la regione dagli attacchi dei latini che risiedevano ancora ad Atene dal periodo della quarta crociata, e soprattutto da quelli dei turchi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Hexamilion coronò una serie di tentivi di fortificare l'istmo che probabilmente risalgono all'epoca micenea (tra il 1600 ed il 1000 a.C.). Secondo Erodoto (Storie VII 206) quando Serse invase Grecia nel 480 a.C. molte città del Peloponneso avrebbero preferito proteggere e fortificare l'istmo invece di opporre resistenza alle Termopili.
Le mura di Hexamilion furono erette nel periodo fra il 408 ed il 450, durante il regno di Teodosio II, mentre nell'impero romano imperversavano le invasioni barbariche. L'attacco di Alarico alla Grecia del 396 od il sacco di Roma da parte dei Visigoti del 410 possono averne motivata la costruzione, che comprendeva torri, bastioni marini e almeno una fortezza.[1] La sola fortezza conosciuta aveva due porte, settentrionale e meridionale, la seconda delle quali fungeva da ingresso formale al Peloponneso. Le mura furono costruite con malta e pietrisco al centro e pietra squadrata ai lati. Non è noto quanto tempo fu impiegato per completare l'opera, ma l'importanza ad essa attribuita è evidente dalle dimensioni della medesima: lo Hexamilion è la più grossa struttura archeologica greca del periodo bizantino.
Ogni struttura della regione fu successivamente cannibalizzata per recuperarne la pietra sia da incorporare nella struttura di nuove opere, come è stato per il tempio di Poseidone a Isthmia o per ricavarne tramite calcinazione al fuoco calce (ossido di calcio), come fu per il santuario di Era a Perachora e per altre antiche statue di Corinto. Sotto Giustiniano I, le mura furono fortificate con torri addizionali che raggiunsero così il numero di 153. L'utilizzo militare pare essersi arrestato verso il VII secolo e per i quattro secoli successivi vi furono erette all'interno strutture ad uso privato.

Sotto il despota Teodoro II Paleologo figlio di Manuele II Paleologo, le mura furono ripristinate. L'Hexamilion era costato ingenti spese al moribondo impero bizantino del XV secolo, fu distrutto una prima volta nel 1423 da Murad II, e ricostruito alcuni anni dopo dal despota Costantino Dragazes, futuro Costantino XI Paleologo ultimo imperatore di Costantinopoli. Il 10 dicembre del 1446 l'Hexamilion fu espugnato e distrutto un'ultima volta dai potenti cannoni turchi di nuova concezione. La conquista definitiva del Peloponneso o Morea, fu completata 14 anni dopo la caduta di quest'ultima opera difensiva.

I resti delle mura sono visibili a sud del Canale di Corinto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La datazione fra il 410 ed il 420 d.C. trae evidenza da reperti numismatici

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Barker, J. W., Manuel II Paleologus (1391-1425): A Study in Late Byzantine Statesmanship, New Brunswick, NJ, 1969
  • (EN) Clement, P. A., The Date of the Hexamilion in Essays in Memory of Basil Laourdas, Thessaloniki, 1977
  • (EN) Gregory, T. E., The Hexamilion and the Fortress (Isthmia vol. 5), Princeton, NJ, 1993
  • (EN) Lawrence, A. W., A Skeletal History of Byzantine Fortification, (p. 171-233), BSA 78, 1983
  • (EN) Leake, W. M., Travels in the Morea, London, 1830
  • (EN) Broneer, O. (Hesperia 35 (1966), p. 346-362). “The Cyclopean Wall on the Isthmus of Corinth and Its Bearing on Late

Bronze Age Chronology.”

  • (EN) Wiseman, J. R. (Hesperia 32 (1963), p. 248-275). “A Trans-Isthmian Fortification Wall.”
  • Giorgio Sfranze, Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio, Sellerio, Palermo 2008, ISBN 88-389-2226-8

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