Mulay Isma'il (Marocco)

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Ismāʿīl ibn ʿAlī al-Sharīf
Moulay ismail ben ali cherif.jpg
Sultano del Marocco
In carica 1672 –
1727
Predecessore Mulay al-Rashid
Successore Mulay Ahmad
Nascita Sigilmassa, 1645
Morte Meknes, 1727
Sepoltura Meknes
Luogo di sepoltura Mausoleo di Moulay Ismail
Dinastia alawide
Padre Mulay 'Ali Sharif
Coniugi Lalla Khnata bint Bakkar
Lalla 'Aisha Mubarka
Lalla Umm al-Iz at-Taba
Lalla Halima al-Sufianiya
Lalla 'Alwa
Religione Islam
Mulay Ismāʿīl ibn ʿAlī al-Sharīf

Mulay Ismāʿīl ibn ʿAlī al-Sharīf (in arabo: مولاي إسماعيل بن علي الشريف; Sigilmassa, 1645Meknes, 22 marzo 1727) è stato un sultano marocchino della dinastia alawide che regnò dal 1672 al 1727.

Era il settimo figlio del fondatore della dinastia alawide Mulay 'Ali Sharif. Servì come governatore di Meknes dal 1667 fino alla morte del suo fratellastro, il sultano Mulay al-Rachid, avvenuta nel 1672. Dopo la morte del fratello, Mulay Isma'il venne quindi proclamato sultano del Marocco a Fes, ma si dovette confrontare con vari pretendenti al trono, quali il nipote Ahmad ibn Mehrez (con cui rimarrà in guerra per quindici anni, fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1687) e i fratelli Mulay Harran, Mulay Ahmad e Mulay Hashem. Sotto il regno di Isma'il la dinastia alawide raggiunse il massimo della sua potenza. Formò un potente esercito, composto in gran parte di schiavi neri, molto fedeli al sultano, permettendo al governo centrale di essere meno dipendente dalle tribù, spesso in stato di ribellione. Mulay Isma'il combatté varie guerre contro gli Ottomani della Reggenza di Algeri e cacciò gli europei dai porti che occupavano, vale a dire Larache, Assilah, al-Ma'mora e Tangeri. Fece migliaia di prigionieri europei e per poco non riuscì a conquistare Ceuta.

Mantenne il controllo su una flotta di corsari con sede a Salé, che lo rifornì di schiavi cristiani e armi grazie alle loro scorrerie nel Mediterraneo e nel Mare del Nord. Ciò non gli impedì di stabilire importanti relazioni diplomatiche con le potenze straniere, in particolar modo con la Francia e il Regno Unito.
Mulay Isma'il venne soprannominato il "re sanguinario" dagli europei a causa della sua crudeltà.

Un monarca costruttore, fece costruire il grande palazzo di Meknes, vari giardini, porte monumentali, più di quaranta chilometri di mura e molte moschee. Morì il 22 marzo 1727 a Meknes a causa di una malattia, dopo la sua morte il suo esercito di schiavi neri (Abid al-Bukhari) fece cadere il paese nell'anarchia e nella guerra civile, deponendo e nominando sultani a loro piacimento, fino all'avvento di Muhammad III, nipote di Isma'il, che riuscì a riportare l'ordine.

Isma'il detiene attualmente il record di longevità come un monarca assoluto, il suo regno durò 55 anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Contesto, origini e salita al potere[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di un oasi nella regione di Tafilalet, dove gli alawiti si installarono nel XIII secolo.

Nato attorno al 1645 a Sigilmassa, Isma'il era il settimo figlio di Mulay 'Ali Sharif, principe di Tafilalet e fondatore della dinastia alawide[1]. Sua madre era una schiava nera e suo padre discendeva da Muhammad al-Nafs al-Zakiyya[2]. Era il discendente di Hasan al-Dakhil, che pretendeva di essere il ventunesimo discendente di Maometto e il diciassettesimo discendente di Muhammad al-Nafs al-Zakiyya, al-Dakhil sarebbe giunto a Sigilmassa nel 1266.[3]

Dopo la morte del famoso sultano della dinastia Sa'diana Ahmad al-Mansur, il Marocco entrò in un periodo turbolento caratterizzato dalla guerra civile per il trono tra i figli del sultano defunto, e dalla frammentazione del paese a beneficio dei vari signori della guerra[4] [5] All'inizio del regno di Zaydan al-Nasir il Sultanato sa'diano era molto indebolito. La confraternita mistica degli Zawiya di Dila controllava il centro del Marocco, la Zawiya di Illigh estese la propria influenza sulle regioni del Souss e sul Draa, il signore della guerra Sidi al-Ayashi prese possesso della pianura, delle coste atlantiche del nord-ovest e della città di Taza, Salé divenne una repubblica gestita da corsari, Tetouan divenne una città-stato governata dalla famiglia Naqsis.[6] Nella regione di Tafilalet gli Alawiti fondarono un principato indipendente.[7]

Il primo sovrano della dinastia alawide fu, dal 1631, il padre di Isma'il, Mulay 'Ali Sharif, che estese il proprio controllo su tutta la regione di Tafilalet. 'Ali abdicò nel 1636 e suo figlio maggiore, Mulay Muhammad ibn Sharif gli succedette. Sotto il regno di quest'ultimo la dinastia estese il proprio potere fino ai fiumi Moulouya e Draa.[8] Suo fratello Mulay al-Rashid, ambizioso e ribelle, riuscì ad uccidere Muhammad il 3 agosto 1664 in una battaglia che si svolse nelle pianure di Amgad.[9] Isma'il, che sostenne Rashid, venne nominato governatore di Meknes, Isma'il si dedicò allo sviluppo dell'agricoltura e del commercio nella città, al fine di aumentare la propria ricchezza.[10] Godendo della fiducia del fratello, Isma'il ricevette il comando militare nel nord del Marocco e venne nominato nel 1667, viceré di Fes, mentre il fratello combatteva nel sud del Marocco. Mulay al-Rashid distrusse definitivamente la Zawiya di Dila nel 1668. Combatté due anni nella regione di Marrakech prima di poter entrare nella città, nel 1669.[11] Mentre continuava le sue operazioni contro le tribù ribelli dell'Alto Atlante, morì il 9 aprile 1672 a Marrakech a seguito di una caduta da cavallo. Dopo aver appreso della morte del suo fratellastro, Isma'il si affrettò ad abbandonare Meknes e raggiungere Fes, dove venne proclamato sultano del Marocco il 14 aprile 1672.[12]

Instabilità e rivolte interne[modifica | modifica wikitesto]

Khadir Ghaylan, signore della guerra nel nord del Marocco e nemico di Isma'il.

Dopo aver preso il potere, Mulay Isma'il dovette affrontare diverse ribellioni: la prima fu quella di suo nipote Ahmad ibn Mehrez, figlio del fratello Murad ibn Sharif Mehrez; e quella dei suoi fratelli, tra cui Mulay Harran, che assunse il titolo di re di Tafilalet. Nel nord, Khadir Ghaylan resistette al sultano, si ribellarono anche alcune tribù e diversi gruppi religiosi. Nel 1672, Isma'il lanciò una campagna contro il nipote Ahmad, che, con il sostegno delle tribù del Haouz, si era proclamato sultano a Marrakech. Isma'il riucì ad ottenere una vittoria grazie alla sua artiglieria e a riconquistare Marrakech.[13] Ahmad, ferito da un proiettile, fuggì nelle montagne, mentre nel nord si ribellò Khadir Ghaylan.[14] Dopo una rivolta, Fes proclamò sultano Ahmad, mentre quest'ultimo si trovava a Taza. Tuttavia, Isma'il raggiunse la città prima di suo nipote, sedando la rivolta dei suoi abitanti.[15] Dopo un assedio, anche Taza riconobbe l'autorità di Isma'il, costringendo Ahmad ibn Mehrez a fuggire verso il Sahara. Dopo le rivolte di Marrakech e Fes, Mulay Isma'il decise di stabilire la propria capitale a Meknes.[16] In seguito concentrò le sue attenzioni sul nord-ovest, in particolar modo contro Khadir Ghaylan che, con l'aiuto degli Ottomani di Algeri, si era reso padrone delle regioni del Gharb. Con una forza di 12.000 uomini, Mulay Isma'il riconquistò le province settentrionali e Ghaylan venne ucciso il 2 settembre 1673, nei pressi di Ksar El Kebir.[17]

Ahmad ibn Mehrez provò di nuovo a sollevarsi contro lo zio nel 1674, riconquistando Marrakech. Mulay Isma'il assediò la città per due anni prima che Ahmad decise di fuggire verso il Souss. Questa volta, Isma'il punì molto violentemente e crudelmente coloro che avevano sostenuto Ahmad.[18] [19] Nel 1675, con l'aiuto della popolazione di Taroudant, Ahmad tornò segretamente a Marrakech, riuscendo a rioccuparla dopo aver sconfitto la guarnigione disposta da Isma'il. Isma'il assediò nuovamente la città, Ahmad riuscì a fuggire di nuovo, grazie all'aiuto dello zio Mulay Harran. Questa volta Isma'il lasciò che la città venisse saccheggiata dal suo esercito.[20] Verso la fine del 1678 e l'inizio del 1679, i suoi tre fratelli Mulay Harran, Mulay Ahmad e Mulay Hashem si rivoltarono contro la sua autorità con l'aiuto della tribù Ait Atta. Isma'il riuscì, con un grande esercito, a sconfiggere i ribelli che fuggirono nel Sahara.[21] La peste fece la sua comparsa verso la fine del decennio, uccidendo migliaia di persone, soprattutto nel Gharb e nel Rif.[22]

Stabilizzazione dell'impero[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver sedato queste rivolte, Isma'il, restaurò e fortificò Oujda, città al confine con l'Algeria ottomana, e tra il 1678 e il 1679 guidò una spedizione nei territori Ottomani, ma l'artiglieria turca respinse l'esercito marocchino costringendo il sultano a riconoscere il limite del fiume Tafna come confine tra la Reggenza di Algeri e il Marocco.[23] [24] Isma'il organizzò una spedizione nell'estremo sud nel 1678, le oasi di Tuat nella provincia di Chenguit (nell'attuale Mauritania) riconobbero la sua autorità. Nel suo viaggio, edificò varie fortezze nella regione, disponendo guarnigioni e nominando governatori.[25] Il controllo del Marocco su Timbuktu rientrò in vigore nel 1670.[26] Nel 1680 , un discendente dei marabutti di Dila, Ahmad ibn Abd Allah, sostenuto dagli Ottomani di Algeri, fomentò una rivolta nella regione di Tadla e nelle province occidentali del Marocco. La punizione non si fece attendere, e circa 10.000 capi dei ribelli e le loro famiglie vennero inchiodati sulle mura di Fes e Marrakech, per gettare il terrore nelle due ex capitali dell'impero.[27]

Incisione del 1680 raffigurante la Tangeri inglese.

Dopo aver completato l'unificazione del Marocco, Mulay Isma'il decise di porre fine alla presenza europea nel regno. Iniziò una campagna per riprendere la città di Tangeri, non più sotto il controllo del Marocco dal 1471, anno in cui venne conquistata dai portoghesi, la città passò nelle mani britanniche come dote di Caterina di Braganza a Carlo II. La città era ben fortificata e presidiata da 4.000 uomini.[28] Isma'il incaricò di uno dei suoi più fidati generali, 'Ali ibn Abd Allah al-Rifi, di assediare Tangeri nel 1680.[29] Durante l'assedio, Mulay Isma'il inviò un altro esercito, comandato da 'Amar ibn Haddu al-Rifi, ad assediare la città di al-Ma'mora, nel 1681.[30] La città era stata occupata dagli spagnoli nel 1614, in un periodo in cui il Marocco era nell'anarchia e nella guerra civile. Isma'il conquistò la città e catturò tutti gli spagnoli presenti in città. Tangeri riuscì invece a resistere all'assedio, ma il costo di mantenimento del presidio era molto elevato, al che i britannici decisero di abbandonarla il 5 febbraio 1684.[31]
Orgoglioso delle sue vittorie, Mulay Isma'il decise di lanciare una spedizione contro le tribù del monte Atlante, dove il sultano venne sconfitto, perdendo quasi tremila tende del suo accampamento e una parte del suo esercito. Infuriato, eliminò un suo visir e altri membri della sua corte che nulla c'entravano con la sconfitta.[32] Fu dopo questa umiliante sconfitta che Isma'il progettò la creazione di un nuovo corpo militare: l'Abid al-Bukhari[33], fino a quel momento l'esercito del sultano era composto principalmente da soldati della regione di Tafilalet, rinnegati e disertori europei e turchi, o soldati tribali che volevano della terra in cambio dei servizi militari.[34] Isma'il decise di acquistare un gran numero di schiavi neri, presumibilmente 14.000, e farne un disciplinato ed organizzato corpo militare.[35]

Mura della medina (città vecchia) di Taroudant, la città che sostenne l'insurrezione di Ahmad ibn Mehrez e Mulay Harran.

Mentre Mulay Isma'il era impegnato a combattere gli europei e le tribù ribelli dell'Atlante, il nipote Ahmad ibn Mehrez approfittò della situazione, e si alleò con lo zio Harran per destabilizzare il regno di Isma'il. Quando, nel 1685, seppe che entrambi i ribelli avevano preso il controllo di Taroudant, Isma'il si mise immediatamente in marcia in direzione della città e la assediò. Ahmad venne ucciso durante l'assalto dell'esercito del sultano, mentre Mulay Harran è riuscì a sfuggire nel Sahara, dopo un assedio che si concluse nel 1687. Da questa data in poi, nessuno contestò più il potere del sultano. La guerra tra Ahmad e Isma'il era quindi terminata dopo quindici anni di conflitto.[36]

Mulay Isma'il inviò quindi un forte esercito, il cui numero è stimato tra i 30.000 e i 50.000 uomini, sotto il comando dei generali 'Ali ibn Abd Allah al-Rifi e Ahmad ibn Haddu al-Rifi, contro la città di Larache, sotto il controllo spagnolo dal 1610.[37] Le operazioni militari contro la città iniziarono il 15 luglio 1689, l'esercito del sultano conquistò la città l'11 novembre, dopo cinque mesi di combattimenti, subendo pesanti perdite. I marocchini catturarono 1.600 soldati spagnoli, di cui 100 ufficiali. L'esercito spagnolo perse 400 soldati in combattimento.[38] I prigionieri vennero ridotti in schiavitù e condotti a Meknes. Subito dopo aver conquistato Larache, Isma'il mandò il generale Ahmad ibn Haddu contro la città di Assilah, che venne evacuata dagli spagnoli 1691.[39]

Ritratto di Jean-Baptiste Estelle, console di Francia a Salé, negoziava l'acquisto di prigionieri francesi catturati dai corsari barbareschi.

Jean-Baptiste Estelle, console di Francia a Salé, scrisse nel 1698 al suo ministro, il marchese Jean-Baptiste Colbert de Torcy:

« "la vasta estensione dell'Impero alawita è in un unico pezzo, dal Mediterraneo al fiume Senegal. Da nord a sud, tutti pagano la Gharama al sultano". »

[40] Al suo apice, l'esercito del sultano raggiungeva le 150.000 unità, composto principalmente dai soldati di colore (Abid al-Bukhari).[41].

Utimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

L'impero alawita alla sua massima estensione, nei primi anni del XVIII secolo, durante il regno di Mulay Isma'il.

Verso gli ultimi anni del suo regno, Mulay Isma'il iniziò a subire delle sconfitte militari e problemi familiari a causa delle lotte di successione. Nel 1694, Isma'il cercò di conquistare la città di Ceuta, assediandola con un esercito di 40.000 soldati, ma a causa della grande resistenza spagnola, l'assedio si protrasse per diversi anni, senza dare risultati.[42] Al contempo Isma'il mandò un esercito anche contro Melilla (1694-1696), che non riuscì ad espugnarla. Nel 1700, Isma'il lanciò una spedizione contro la Reggenza di Algeri. Circa 12.000 Ottomani riuscirono a respingere i 60.000 soldati del sultano. Nel 1702, il figlio Mulay Isma'il, Mulay Zaydan, con un esercito di 12.000 uomini, riuscì a conquistare Peñón de Vélez de la Gomera. I marocchini distrussero la fortezza spagnola, ma non riuscirono a mantenerne il controllo dell'isola.[43]

Nel 1706, a causa dei complotti, le calunnie e l'odio della matrigna Lalla 'Aisha, che voleva mettere sul trono il figlio Mulay Zaydan, un figlio di Isma'il, il principe Mulay Muhammad si ribellò e conquistò Marrakech. Il fratellastro Mulay Zaydan a capo di un esercito marciò verso Marrakech, costringendo Mulay Muhammad a fuggire e nascondersi a Taroudant. Suo fratello assediò la città, lo catturò e la portò a Meknes. Isma'il lo punì in maniera crudele, facendoli mutilare una mano e un braccio, e poi uccise un boia che inizialmente si rifiutò di eseguire l'ordine di amputare Mulay Muhammad. Venuto a sapere degli orrori commessi dal figlio Mulay Zaydan a Taroudant, Isma'il organizzò l'assassinio del figlio, facendolo soffocare dalle sue mogli mentre era ubriaco, nel 1707.[44] Un altro figlio di Isma'il, Mulay Abd al-Malik, governatore di Souss, iniziò a comportarsi come un sovrano assoluto e indipendente, e si rifiutò nel 1718 di pagare i soldati del padre, Isma'il decise di modificare l'ordine di successione al trono.[45] Abd al-Malik in seguito chiese perdono al padre[46], ma Isma'il continuò a provare odio nei confronti di suo figlio, e nominò Mulay Ahmad nuovo erede al trono.[47]

Mulay Isma'il morì il 22 marzo 1727 all'età di 81 anni.[48] Gli succedette al trono il figlio Mulay Ahmad. Il regno cadde in uno stato di guerra civile a causa delle guardie nere (Abid al-Bukhari), che iniziarono a detronizzare ed intronizzare sultani a loro piacimento.[49]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Secondo gli scritti del diplomatico francese Dominique Busnot, Mulay Isma'il aveva almeno 500 concubine e centinaia di figli. Un totale di 867 figli, di cui 343 femmine 525 maschi sono menzionati nel 1703, altre fonti invece dicono che avrebbe avuto il suo settecentesimo figlio nel 1721 e più di un migliaio di bambini verso la fine del suo regno[50], 1042 secondo il Guinness dei primati[51], 1171 secondo due ricercatori antropologi dell'Università di Vienna.[52]

Tra le sue quattro mogli ufficiali, è nota Lalla Khnata, figlia di un capo tribale berbero. Bella, intelligente e colta, era una delle poche persone da cui Isma'il accettava rimproveri e consigli. Mulay Abd Allah era suo figlio. Anche Lalla 'Aisha Mubarka fu una delle quattro mogli ufficiali del sultano, e anche lei era molto influente su Isma'il, e fece di tutto per tentare di intronizzare suo figlio Mulay Zaydan, che fu fatto uccidere dal padre nel 1707. Le fonti europee dell'epoca chiamano Lalla 'Aisha "imperatrice del Marocco".[53]

Opere architettoniche[modifica | modifica wikitesto]

La Bab al Mansur, la porta che il sultano fece costruire a Meknes, che tuttora da l'accesso alla città vecchia.
La Bab al-Khamis a Meknes, la porta che dava l'accesso al mellah, il ghetto ebraico.

Mulay Isma'il è stato un re costruttore. Egli scelse Meknes come capitale del suo impero nel 1672. Fece saccheggiare il Palazzo El Badi di Marrakech (il palazzo della dinastia Sa'diana, la dinastia che governò il Marocco prima degli Alawidi) e ne utilizzò i materiali per le sue opere a Meknes[54], inoltre prese anche le colonne di marmo delle vicine rovine romane di Volubilis.[55] Impiegando non meno di 30.000 dei suoi sudditi come operai, e 2.500 schiavi europei, Isma'il, durante gli ampi lavori di costruzione, andava personalmente a controllare come procedeva il lavoro, e spesso dimostrò grande crudeltà, non esitando a punire in modo terribile quelli che secondo lui non lavoravano come si deve.[56]

Le scuderie reali di Meknes, che potevano contenere 1200 cavalli.
Il bacino Agadl a Meknes.

Iniziò la costruzione del magnifico palazzo di Meknes, secondo gli ambasciatori europei le mura che circondavano il palazzo, ancora prima che finisse, erano lunghe 23 chilometri. La Dar el-Kbira fu il primo palazzo costruito da Isma'il, che venne completato dopo tre anni di costruzione, era enorme e possedeva dei giardini sospesi, costruito su ispirazione dei giardini pensili di Babilonia. Finito questo palazzo, ben presto si cominciarono a porre le basi per il Dar al-Makhzen, che nacque dall'unione di cinquanta palazzi, intorno al Dar al-Makhzen venne costruita la Madinat al-Riyadh, il luogo di residenza del visir.[57]

Sempre a Meknes costruì una rete di settantasei forti che costeggiavano le strade principali e le montagne circostanti. Meknes era protetta da quaranta chilometri di mura merlate dotate di spessi bastioni.[58] A causa delle continue guerre contro l'Algeria ottomana, Mulay Isma'il fece costruire un gran numero di fortezze nel nord-est del paese.

Fece costruire il gigantesco magazzino detto Hri Souani, un importante centro di conservazione di alimenti, il bacino Agdal, costruito per irrigare i giardini di Meknes, e le grandi stalle che potevano contenere 1200 cavalli. Riceveva gli ambasciatori nel padiglione chiamato Koubat Al Khayatine, costruito verso la fine del XVII secolo. Nei sotterranei del suo palazzo fece costruire l'immensa prigione di Qara, dove erano detenuti sia i criminali che gli schiavi europei catturati dai suoi corsari. Oltra a tutto ciò fece costruire a Meknes tantissime moschee, madrase, fontane e giardini.[59]

La maggior parte delle opere fatte costruire del sultano a Meknes sono andate distrutte durante il terremoto di Lisbona del 1755.[60]

Relazioni diplomatiche[modifica | modifica wikitesto]

Mulay Isma'il riceve a Meknes l'ambasciatore di Luigi XIV, François Pidou de Saint-Olon, 1693, dipinto di Pierre Denis Martin.
Gli ambasciatori marocchini tentato di convincere Maria Anna di Borbone ad accettare la proposta di matrimonio di Mulay Isma'il.

Proseguendo la politica di avviata dal sa'diano Abu Marwan Abd al-Malik I, Mulay Isma'il mantenne buoni rapporti con la Francia e la Gran Bretagna, a causa dei comuni interessi commerciali. Le trattative diplomatiche riguardavano principalmente il riscatto dei marinai europei catturati in mare principalmente dai corsari di Salé, ma anche la creazione di alleanze. Isma'il chiese inutilmente a Luigi XIV di Francia di aiutarlo nella guerra contro la Spagna. Un'alleanza contro la Reggenza ottomana di Algeri venne sviluppata con la Francia e il Bey di Tunisi.[61]
Il Regno Unito sostenne il sultano durante l'assedio di Ceuta del 1704, effettuando un blocco contro il porto spagnolo.

Nel 1682 venne stilato un trattato di amicizia tra il Marocco e la Francia a Saint-Germain-en-Laye, ma quando nel 1710 salì sul trono di Spagna il nipote del Re Sole, l'alleanza e le relazioni diplomatiche tra Marocco e Francia terminarono, e i mercanti e i consoli francesi e spagnoli vennero cacciati.[62] [63]

Isma'il mandò diversi ambasciatori in Europa, come Muhammad Tamìm e Abd Allah ibn 'Aisha in Francia. Una missione diplomatica con lo scopo di chiedere la mano di Maria Anna di Borbone, una delle figlie naturali Luigi XIV, fallì.

I rapporti con la Gran Bretagna erano molto buoni, dal momento che gli inglesi, nonostante la perdita di Tangeri, aiutarono Isma'il nella sua lotta contro la Spagna. Il sultano mandò diversi ambasciatori in Inghilterra, come l'ebreo Moshe ibn 'Attar, che firmò per conto del sultano un trattato di pace nel 1721. Dopo la rottura dei rapporti con la Francia, l'influenza inglese aumentò. Mulay Isma'il si offrì di aiutare Giacomo II d'Inghilterra a riconquistare il trono, se quest'ultimo si fosse convertito all'islam.[64]

Descrizione fisica e carattere[modifica | modifica wikitesto]

Mulay Isma'il ritratto nel XVII secolo.

Tutti le descrizioni della sua epoca sono concordi a descrivere il sultano come "un uomo autoritario e dalla volontà di ferro". Pare che abbia affermato "Se Dio mi ha dato il regno, nessuno me lo può portare via".[65]

Secondo i diplomatici francesi, Mulay Isma'il era estremamente avido, e, secondo loro, le trattative e le alleanze che stabiliva avevano il solo scopo di ricevere i lussuosi doni che gli altri sovrani gli spedivano. Una volta soddisfatta la sua avidità, egli non esitava a negare ciò che aveva proposto nelle sue lettere ai regni europei.[66] [67] Vittima della sua avidità fu anche la minoranza ebraica del Marocco, che, pur sperimentando un periodo di grande sicurezza nel suo tollerante periodo di regno, dovevano pagare opprimenti tasse e subire i continui stratagemmi del sultano atti ad estorcere loro denaro. Un giorno minacciò gli ebrei di convertirli con la forza al'Islam, se il loro Messia non si fosse presentato entro un limite di tempo ben preciso da lui stabilito. Gli ebrei compresero cosa si nascondeva dietro lo zelo pio del sultano, e lo accontentarono con una grande somma di denaro, salvandosi dalla conversione forzata[68]. Isma'il utilizzò un altro stratagemma per estorcere denaro agli ebrei: per una certa somma di denaro avrebbe dato ad un aspirante ebreo il titolo di capo di tutti gli ebrei del Marocco. Un certo Maimaran, che già ricopriva tale carica, e temeva il rivale (di nome Moshe ibn 'Attar), offrì al sultano una certa somma per la testa del rivale. Isma'il fece in modo che Moshe ibn 'Attar sapesse quanto era stato offerto per la sua testa, al che Ibn' Attar offrì il doppio della somma per la testa del suo avversario. Il sultano prese i soldi da entrambi, definendoli pazzi, e li riconciliò uno con l'altro, al che Ibn 'Attar sposò una figlia di Maimaran e condivise con l'ex rivale la carica di capo degli ebrei.

A causa della sua crudeltà, avidità e falsità, Mulay Isma'il lasciò una cattiva immagine di lui presso gli europei. Fu la sua crudeltà e la sua ferocia ad attirare l'attenzione degli europei. Secondo uno schiavo cristiano, durante i primi 26 anni del suo regno, Isma'il aveva ucciso personalmente più di 36.000 persone.[69]Secondo il diplomatico francese François Pidou de Saint-Olon, furono 20.000 le persone uccise da Isma'il durante i primi 20 anni di regno.[70] Venne descritto dal frate trinitario Dominique Busnot come un "mostro assetato di sangue".[71]

Era un ottimo cavaliere e aveva un fisico vigoroso, mantenne la sua straordinaria agilità e abilità anche durante la vecchiaia.[72] [73] Uno dei suoi passatempi preferiti era quello cavalcare con la spada in mano e decapitare lo schiavo che gli teneva le staffe.[74]

La sua descrizione fisica è comune a tutte le fonti europee dell'epoca. Egli aveva "la faccia lunga e nera", secondo Saint-Amans, un ambasciatore di Luigi XIV, egli è "l'uomo il più forte e vigoroso del suo impero".

Secondo Germain Moüette, prigioniero francese che visse in Marocco fino al 1682:

« "E' un uomo forte e alto [...] Il suo volto è marrone chiaro e allungato, ha una lunga barba leggermente biforcuta; i suoi occhi sembrano piuttosto dolci, ma non è un'indicazione della sua umanità, al contrario, è molto crudele [...] ". »

[75]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Dominique Busnot Isma'il aveva "un forte attaccamento alla sua legge e praticava pubblicamente tutte le cerimonie, le abluzioni, le preghiere, i digiuni e le feste con scrupolosa precisione".[76]

Gli piaceva parlare di teologia con i religiosi trinitari che si trovavano in Marocco. In un dibattito con un religioso francese disse:

« "Ho parlato fin troppo ad un uomo che fa uso della sua ragione, se sei testardo, peggio per te. Siamo tutti figli di Adamo e quindi fratelli, c'è solo la religione che fa la differenza tra di noi. E 'quindi, come fratello che obbedisce ai comandamenti della sua legge, ti ho caritatevolmente avvertito che la vera religione è quella di Maometto, l'unica che può garantirci la salvezza. Vi ho avvertito per avere la coscienza pulita durante il grande giorno del giudizio". »

[77]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michaud 1821, p. 376
  2. ^ Michaud 1821, p. 376
  3. ^ Bensoussan 2012, p. 67
  4. ^ Mission scientifique du Maroc 1912, p. 1
  5. ^ L'Économiste, p. 4
  6. ^ Bensoussan 2012, p. 67
  7. ^ L'Économiste, p. 4
  8. ^ Mission scientifique du Maroc 1912, p. 1
  9. ^ Mission scientifique du Maroc 1912, p. 8
  10. ^ Michaud 1821, p. 376
  11. ^ L'Économiste, p. 4
  12. ^ Michaud 1821, p. 376
  13. ^ Ogot 1998, p. 174
  14. ^ Michaud 1821, p. 376
  15. ^ Mission scientifique du Maroc 1912, p. 10
  16. ^ Ogot 1998, p. 174
  17. ^ Mission scientifique du Maroc 1912, p. 63
  18. ^ Ogot 1998, p. 174
  19. ^ Michaud 1821, p. 377
  20. ^ Michaud 1821, p. 377
  21. ^ Ogot 1998, p. 174
  22. ^ Clifford Edmund Bosworth et al. , Encyclopédie de l'Islam , vol. VI, G.-P. Maisonneuve & Larose SA,? 1989, chap. 111-112, p. 884-885
  23. ^ Ogot 1998, p. 174
  24. ^ Laurent Pointier, Sahara occidental : La controverse devant les Nations unies, Paris, Karthala,? 2004, p. 46
  25. ^ http://www.maroc-hebdo.press.ma/Site-Maroc-hebdo/archive/Archives_367/html_367/ProvinceMarocaine.html
  26. ^ L'Économiste, p. 4
  27. ^ Michaud 1821, p. 377
  28. ^ Michaud 1821, p. 377
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • David Bensoussan, Il était une fois le Maroc : Témoignages du passé judéo-marocain, iUniverse,‎ 2012
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  • Le Mémorial du Maroc, Encyclopédie en 8 volumes, Laarbi Essakali, Henri Maurin
  • White Gold. The extraordinary Story of Thomas Pellow and North Africa's One Million European Slaves (Hodder & Stoughton, Londres, 2004)
  • Robert Rézette, The Spanish Enclaves in Morocco, Nouvelles Editions Latines,‎ 1976
  • Les Alaouites Mohammed VI: Une Dynastie, un Règne, L'Économiste,‎ 2009
  • Chénier, "The Present State of the Empire of Morocco," i. 354, London, 1788; comp. Jost, "Gesch. der Israeliten," viii. 42 et seq.

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