Mudawwana (Marocco)

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La Mudawwana (in arabo: مدونة) o Codice di Statuto Personale Marocchino è la legge marocchina sul diritto di famiglia. È stata riformata nel febbraio 2004 dal Parlamento del Marocco, e promulgata dal re Mohammed VI.

Basato sulla scuola giuridica malikita[1] il codice ha ricevuto il plauso degli attivisti per i diritti umani per le sue riforme sociali e religiose[2]. Questa revisione, che migliora tra gli altri i diritti delle donne, ha provocato forti proteste da parte degli integralisti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Malik ibn Anas, fondatore della scuola giuridica sunnita del malikismo, fu l'autore dell'al-Muwaṭṭāʾ e dell'al-Mudawwana, collezione di detti del profeta Maometto, della sua famiglia e dei suoi Compagni, oltre che delle riflessioni di Malik stesso, raccolte e pubblicate dall'imam e dai suoi allievi (la Mudawwana fu in realtà messa in forma scritta dall'allievo di Malik, Saḥnūn) con ampi commentari su diverse fattispecie giuridiche.[3] L'al-Mudawwana consisteva in gran parte della legge di famiglia, che regolava il matrimonio, l'eredità e la custodia dei figli.

Tamara Sonn, professore di religione e scienze umane al College of William and Mary (a Williamsburg, in Virginia), apprezza il codice marocchino per l'abolizione della famiglia patriarcale e l'espressione di rispetto verso la donna.[2][4]

Il Codice[modifica | modifica sorgente]

La Mudawwana coinvolge diversi aspetti della vita familiare:

  • La poligamia, pur restando autorizzata, diviene più difficile. La donna ha diritto a includere nel contratto matrimoniale la condizione per cui il marito si asterrà dal prendere altre mogli. La poligamia deve essere espressamente autorizzata da un giudice, e solo nei casi in cui:
    • c'è una giustificazione eccezionale ed obiettiva
    • la prima moglie acconsente
    • l'uomo ha sufficienti risorse per sostenere le due famiglie e garantire i diritti di mantenimento, alloggio ed eguaglianza in tutti gli aspetti della vita
  • L'obbligo dello sposo di soddisfare i bisogni della moglie, e quello della moglie di obbedire al marito, sono stati rimpiazzati dall'obbligo dello sposo di soddisfare i bisogno della famiglie, e dal diritto dei due sposi di gestire congiuntamente gli affari familiari.
  • Viene richiesto che le coppie chiedano il divorzio davanti ad una corte di giustizia. La semplice lettera di ripudio stabilita davanti ad un responsabile religioso non è più sufficiente.
  • In caso di divorzio, il genitore che ottiene la custodia dei figli conserva il domicilio familiare.
  • L'età minima legale per il matrimonio passa da 15 a 18 anni.
  • La molestia sessuale è considerata come un reato e punita dalla legge
  • Viene ribadito che una donna può sposarsi senza il consenso del padre ("walī" o tutore può essere anche un parente di sesso maschile)
  • La fedeltà della donna verso il marito, principio tradizionale del diritto matrimoniale musulmano, ma che era stato codificato solo in Marocco, viene modificato: mentre il vecchio codice faceva della fedeltà della moglie "il primo diritto del marito", il nuovo prescrive una "fedeltà reciproca"[5].
  • Viene riconosciuto valido il matrimonio di cittadini marocchini secondo le leggi di altri paesi.
  • Il codice non includeva la possibilità per una donna marocchina di trasmettere la sua nazionalità ai figli; dopo una campagna pubblica, essa è stata riconosciuta nel nuovo Codice della Nazionalità, promulgato dal re Mohammed VI nell'ottobre 2006.[6]

Messa in atto[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo Codice di famiglia marocchino entrò in vigore l’ 8 marzo con la Legge n. 70 del 2003. La messa in atto è stata lunga e burrascosa, da un lato i conservatori erano contrari, dall'altra i modernisti (femministe) appoggiavano la riforma, voluta direttamente dal Re. I punti essenziali della riforma sono: da un lato assicurare stabilità al nucleo familiare attraverso il riconoscimento dell’ uguaglianza tra uomo e donna all’ interno della famiglia, dall’ altro tutelare i diritti dei figli.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rubah Salih, Gender in Transnationalism: Home, Longing and Belonging Among Moroccan Migrant Women, 2003, p. 49.
  2. ^ a b Tamara Sonn, A Brief History of Islam, 2004, p. 579.
  3. ^ Syafiq Hasyim, Understanding Women in Islam: An Indonesian Perspective, 2006, p. 73.
  4. ^ Unknown, Bio of Tamara Sonn, Center for Islam and Democracy, Unknown. URL consultato il 7 settembre 2007.
  5. ^ François-Paul Blanc, Le droit musulman, Dalloz, 2 éd., 2007, p. 61.
  6. ^ (EN) Kid of Alien Dad May Get Moroccan Nationality

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]