Mu'awiya ibn Abi Sufyan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Il minareto di ʿĪsā, edificato da al-Walid I sui resti della prima moschea di Damasco, costruita da Muʿāwiya b. Abī Sufyān

Muʿawiya ibn Abi Sufyan, arabo: معاوية بن أبي سفيان, Muʿāwiya ibn Abī Sufyān (La Mecca, 603Damasco, 18 aprile 680), è il nome del primo califfo omayyade che regnò a Damasco tra il 661 e il 680.

Figlio minore di Abū Sufyān ibn Harb, massimo esponente del potente lignaggio omayyade del clan dei Banū ʿAbd Shams della tribù dei Quraysh, Muʿāwiya si convertì col padre pochissime ore prima della conquista islamica della città pagana di Mecca da parte del profeta Muhammad, Muʿāwiya fu nondimeno uno dei suoi segretari (kātib), incaricato con altri di conservare e mettere eventualmente sotto forma scritta parti della Rivelazione del Corano.

Partecipò come alfiere del fratello maggiore Yazīd alla spedizione islamica in Siria che si trasformò presto in azione di conquista e, morto Yazid di peste ad ʿAmwās (Emmaus), Muʿāwiya gli subentrò per volere del califfo ʿUmar ibn al-Khattāb come governatore (wālī ).

Operò con abilità ed efficienza anche sotto il califfato del suo parente ʿUthmān ibn ʿAffān grazie tra l'altro alla sua sagace politica di tolleranza con l'elemento ebraico e cristiano siriano (il suo medico, Ibn ʿUthāl, era cristiano) ma resistette decisamente alla deposizione disposta contro di lui dal nuovo califfo ʿAlī b. Abī Tālib, pretendendo che innanzi tutto fosse fatta piena luce e giustizia per l'assassinio di ʿUthmàn.

Se nello scontro di Siffin che ne seguì non vi furono vincitori né vinti e se da un arbitrato (o forse due) con ʿAlī egli trasse indubbi vantaggi politici, se non proprio legali, fu solo dopo la morte del cugino di Muhammad e dopo la rinuncia da parte del figlio di ʿAlī, al-Hasan, che Muʿāwiya poté farsi acclamare califfo a Gerusalemme dai suoi sostenitori e dalla cerchia dei suoi collaboratori e sottoposti.

Governò da califfo con la stessa capacità e moderazione (proverbiale il suo ʿilm, l'"autocontrollo", che gli permetteva di non esasperare le tensioni coi suoi oppositori, giungendo quasi sempre in modo pacifico alla soluzione dei problemi) già mostrata nel corso del suo ventennale governatorato siriano, tanto da smorzare le perduranti espressioni di bellicosità civile. Ebbe però il torto di designare suo successore il figlio Yazīd b. Muʿāwiya, inaugurando un'inusitata e sgradita modalità di designazione dinastica per il califfato. Questo gli fece perdere ascendente agli occhi dei credenti musulmani più tradizionalisti (tanto che si parlerà di lui più in termini di "re" che di "Comandante dei credenti"), anche se l'obbligo di ubbidire al califfo rimase pur sempre uno dei doveri maggiormente sentiti da parte dei musulmani dell'epoca.

Operò anche alcune importanti riforme, creando la figura del percettore del kharāj (ṣāḥib al-kharāj), distinto dal Governatore e istituendo i cosiddetti jund che, ispirati probabilmente ai themata bizantini, erano circoscrizioni militari e fiscali, in grado di raccogliere il previsto gettito e di fornire, alla bisogna, un certo numero di soldati all'esercito califfale. Tra essi si ricordano i jund di Damasco (amministrato dallo stesso Muʿāwiya), quelli di Qinnasrin, di Urdunn e di Filasṭīn.

Il completamento della sua riforma fu affrontato dal suo figlio ed erede.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • al-Ṭabarī, Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk (Storia dei profeti e dei re), Muḥammad Abū l-Faḍl Ibrāhīm (ed.), Il Cairo, Dār al-maʿārif, 1969-77.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Califfo Successore
Al-Hasan ibn Ali (661) 661–680 Yazīd I b. Muʿāwiya (680-683)

Controllo di autorità VIAF: 39541902