Movimento Politico

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Il Movimento Politico, o M.P., è una organizzazione di estrema destra nata a Grottaferrata nel 1984, il cui leader riconosciuto è Maurizio Boccacci.

È stata disciolta nel 1993, in seguito all'entrata in vigore della legge Mancino.

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Le premesse sono dunque il Movimento Politico Occidentale, una formazione di matrice nazional-rivoluzionaria fondata nel 1984 a Grottaferrata da un gruppo di reduci dalle esperienze prima di Avanguardia Nazionale e quindi della sezione romana del FUAN di via Siena, ed il Dart, ovvero una divisione del movimento giovanile del MSI nata alla fine degli anni ottanta con il proposito di creare aggregazione attraverso i codici della cultura pop ed in particolare la musica rock, e intorno al quale ruotava il circuito White Power Rock romano e nacque la storica band nazi-oi Intolleranza, la cui storia si intreccia inestricabilmente con la storia stessa di questa scena musicale a Roma.

Dall'unione di queste organizzazioni nasce dunque il Movimento Politico tout court, l'unico gruppo che riuscirà a cavalcare appieno nell'area romana il fenomeno emergente di quegli anni dei cosiddetti naziskin.

Membri[modifica | modifica sorgente]

Composta da circa 400 membri, il suo scopo era quello di orientare politicamente il movimento skinhead fornendogli una base ideologica. I militanti, rifacendosi al nazismo e al fascismo, rivendicano teorie razziste e antisemite.

Simbologia e tesi ideologiche[modifica | modifica sorgente]

La simbologia di MP richiama direttamente la svastica.

Dello stesso tenore il segno distintivo del gruppo, il cosiddetto “gancio” o “dente di Lupo”, già simbolo di Terza Posizione, che fu uno dei primi emblemi runici del partito nazista ed adottato successivamente da alcune divisioni delle Waffen- SS (tra cui quella olandese).

Le tesi politiche incentrate sulla lotta all'immigrazione, la difesa della razza[1], solide relazioni gli altri gruppi naziskin della penisola ed un'attività ben radicata nel mondo della strada.

Tanto per capire i toni del movimento, basti pensare che il 22 aprile 1992 MP è tra i gruppi organizzatori del concerto per l'anniversario di Hitler. Ormai portavoce degli skinheads della capitale, MP, e il suo stesso leader Boccacci in prima persona, sono sempre più spesso coinvolti in episodi di violenza di matrice politica.

Il leader Boccacci[modifica | modifica sorgente]

Il leader del gruppo è Maurizio Boccacci, considerata una delle figure di spicco della destra extraparlamentare italiana. È stato militante negli anni settanta del MSI e del FUAN, successivamente aderisce ad Avanguardia Nazionale, compagno di scuola di Valerio Fioravanti, sindacalista della CISNAL-credito ed istruttore di pugilato. Nel 1984 fonda a Grottaferrata il Movimento Politico Occidentale, di cui è il leader fino allo scioglimento per decreto nel '93. I trascorsi con la giustizia di Boccacci partono dall'aggressione a Grottaferrata contro un giovane di sinistra il 1º febbraio 1993, di cui è stato ritenuto responsabile. Il 16 aprile 1994 guida un centinaio di naziskin all'assalto del centro sociale Break Out a Primavalle a Roma. Il 14 maggio 1994 tiene un comizio a Vicenza. È presente domenica 20 novembre 1994 allo stadio di Brescia durante gli scontri tra tifosi e polizia che portano al ferimento del vicequestore Giovanni Selmin[2]. Arrestato per i fatti di Brescia, il 7 dicembre 1995 viene rinviato a giudizio per "resistenza", "lesioni aggravate", "porto abusivo di armi", "manifestazioni fasciste" e altro. Viene condannato a 4 anni e 2 mesi. Nel 1997 mentre gira per il palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio, aggredisce un brigadiere per protestare contro il processo ai fratelli Ovidi. Nella notte fra l'10 e 11 dicembre 1995 viene fermato mentre affigge manifesti con la scritta "Liberate Priebke", il capitano delle SS condannato per la strage delle Fosse Ardeatine. Il 3 giugno 1996 organizza una manifestazione di solidarietà per Priebke fuori dal tribunale di Roma, dove si sta svolgendo il processo al gerarca nazista. Si definisce "soldato fascista senza compromessi" e dice: "Ammiro quello che Hitler ha fatto. Gli ebrei erano dei nemici che si opponevano ai suoi disegni". Le sue ultime gesta politiche riguardano il movimento Militia Roma, che fa riferimento ai principi cardine della sua militanza politica. Boccacci nel 2008 fu coinvolto e denunciato per alcuni striscioni, a firma Militia Roma, contro Gianfranco Fini e Israele. Sempre nel 2008 fu lui stesso ad ammettere alla Digos di Roma che c'era la sua firma dietro gli striscioni contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici.

È responsabile e leader del gruppo neonazista romano "Militia". Il 14 dicembre 2011 è arrestato per istigazione all'odio razziale insieme ad altre 4 persone.[3]

Il network nero[modifica | modifica sorgente]

Nel '90 il Movimento Politico Occidentale entra a far parte, insieme a Azione Skinhead e al Veneto Fronte Skinheads, il movimento Skinhead d'Italia. Nel '91 aderisce al network nero di Base Autonoma, sciolta nel 1993 in virtù della legge Mancino.

La sede del movimento in via Domodossola risulta essere stata chiusa nel maggio 1993, peraltro dopo aver subito nel 1992 la devastazione da parte di ebrei romani in seguito all'apposizione anonima di stelle di David sulle saracinesche dei negozi del ghetto di Roma[4].

Tuttavia ancora oggi, delle iniziative che commemorano ex dirigenti nazisti, sono rivendicate dal Movimento Politico.

Un gruppo di militanti vicini a Boccacci agisce oggi sotto il nome di "I Camerati", mentre molti aderenti gravitano attorno al Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ da articolo Il manifesto, "Eversione in commissione", Carlo Lania, 9 gennaio 2001
  2. ^ articolo La Repubblica, Carlo Bonini, 14 novembre 2007
  3. ^ Operazione contro l'estrema destra In carcere Boccacci e altri 4 di Militia - Repubblica.it
  4. ^ Nel libro Melagrana di Lia Tagliacozzo, Edizioni Castelvecchi, viene ricordato il ruolo di Riccardo Pacifici, iscritto al partito radicale, nipote del rabbino capo di Genova morto a Auschwitz e portavoce della Comunità ebraica di Roma

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Davide Sabatini, "Il Movimento Politico Occidentale", Settimo Sigillo, Roma, 2010. ISBN 9788861480711.