Motore FIRE

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Il FIRE (acronimo di Fully Integrated Robotized Engine, talvolta scritto anche Fire) è un motore 4 tempi, 4 cilindri in linea verticale, distribuzione ad asse a camme in testa a 8 o 16 valvole, disposizione trasversale anteriore prodotto dalla Fiat in molti stabilimenti (in Italia è prodotto nello stabilimento Powertrain di Termoli).

Indice

[modifica] Storia

I motori FIRE cominciano a rimpiazzare i vecchi motori ad aste e bilancieri Fiat da metà degli anni ottanta (per la precisione debuttano nel 1985 a bordo della Autobianchi Y10 prima serie). Il progetto, guidato da Rodolfo Bonetto[1] è rivoluzionario: abbracciando la logica dell'integrazione, il numero di componenti del propulsore è straordinariamente basso, a beneficio della riduzione di peso e della facilità costruttiva.

Questo motore a benzina rispetto ai precedenti era più semplice, affidabile, meno costoso e pensato per essere assemblato da impianti automatici; a parità di prestazioni consumava molto meno in quanto ottimizzato in ogni sua parte. Il consumo ridotto fu ottenuto anche grazie al funzionamento "a combustione magra", cioè con eccesso di aria rispetto al carburante. Da specificare un altro vantaggio: anche in caso di rottura della cinghia di distribuzione non si riportava nessun danno né alle valvole né al cilindro, perché l'apertura massima delle valvole era minore della distanza dal PMS (punto morto superiore) alla camera di combustione. I primi modelli erano alimentati da carburatore, l'iniezione compare in Italia nel 1989, mentre in Svizzera era già presente sulla Y10 Fire 1000 per via delle normative più restrittive.

Il primo, con cilindrata di 999 cm³, pur mantenendo la stessa potenza del suo predecessore di 903 cm³ (derivato dalla Fiat 127) ne migliorava la coppia motrice, i consumi e la rumorosità. L'adozione dell'albero a camme in testa e l'accensione elettronica riduceva drasticamente gli interventi di manutenzione. Lo spinterogeno calettato direttamente sull'albero a camme ha permesso di eliminare i rinvii a vantaggio di leggerezza, semplicità progettuale e realizzativa, i tempi necessari per assemblare un motore FIRE scesero a 2 ore contro le 4 necessarie per il 903 (suo predecessore). La pompa dell'olio direttamente inserita sull'albero a gomiti seguiva la stessa filosofia dello spinterogeno. Fu montato per la prima volta sulla Autobianchi Y10 e subito dopo sulla Fiat Uno 45 intorno al 1985, successivamente venne prodotto il 769 cm³ che fu montato sulla Panda.

Da sottolineare che il passaggio dal 903 al 999 cm³ ha significato un netto miglioramento a livelli di rendimento del propulsore stesso, ovvero, a parità di potenza sono migliorati tutti gli aspetti ad esso collegati: più coppia, più leggerezza, manutenzione ridotta, ma soprattutto minori consumi.

Nel 1985 Il motore FIRE 1000 (999 cm³) nacque come motore di piccola cilindrata ma con un'elevata potenza: un primo progetto infatti riusciva a erogare circa 80 cavalli, ma fu poi limitato per ridurre notevolmente i consumi e l'usura del motore stesso.

Dal FIRE 1000 derivarono dapprima il 1.108 cm³, poi il 1.242 cm³ in uso (anche attualmente) su svariati modelli Fiat, Lancia e Ford Ka seconda serie (2008). Il più grande motore aspirato derivato dal FIRE è il 1.368 cm³ in uso su modelli Fiat, Alfa Romeo e Lancia, dal 2009 disponibile anche con sistema di aspirazione Multiair.

Il motore 1.4 FIRE T-Jet

Nel 1993 per contribuire a rispettare la normativa antinquinamento Euro 1, le versioni con il carburatore vennero sostituite con le versioni a iniezione single point (SPI), e iniezione multi point (MPI). Poiché il motore FIRE era stato originariamente concepito per funzionare "a combustione magra", l'obbligo del catalizzatore e quindi il conseguente utilizzo del rapporto aria-benzina stechiometrico limitò il rendimento del propulsore, snaturandone il funzionamento. I valori di coppia e potenza subirono così un decremento, mentre il consumo di carburante aumentò. Tuttavia, nel giro di qualche anno, la Fiat mise a punto aggiornamenti via via più efficaci, ripensando il funzionamento del propulsore nell'ottica delle nuove normative. Così il motore FIRE, anche grazie all'efficacia del progetto iniziale, diede vita a nuove versioni sempre più performanti e all'avanguardia.

Nel 1997 uscì la versione chiamata Super-FIRE, con testate plurivalvole con 4 valvole per cilindro e l'iniezione multi point sequenziale (SMPI). Inoltre nel 2007, con la presentazione della nuova Fiat Bravo, è stato presentato il FIRE 1.368 cm³ in versione sovralimentata grazie al turbocompressore (T-Jet)[2], montato in seguito su altre vetture del gruppo Fiat, in particolare sulle Fiat Grande Punto e sulle Abarth 500. Il più potente motore FIRE prodotto ha raggiunto la potenza massima di 180 cavalli sotto il cofano della Abarth Grande Punto esseesse[3].

[modifica] Lista di motori FIRE in ordine di cilindrata

  • 769 cm³ 8v (dal 1986 al 1992)
  • 999 cm³ 8v (dal 1985 al 1992)
  • 999 cm³ 8v SPI (dal 1993 al 2003)
  • 999 cm³ 16v SMPI (dal 1998, solo in Brasile)
  • 1.108 cm³ 8v (dal 1989 al 1993)
  • 1.108 cm³ 8v SPI (dal 1993 al 2000)
  • 1.108 cm³ 8v MPI (dal 2001 al 2010 sostituito dal 1242 omologato Euro 5)
  • 1.242 cm³ 8v SPI (dal 1993 al 2000)
  • 1.242 cm³ 8v MPI (dal 2000, ancora in produzione)
  • 1.242 cm³ 16v SMPI (dal 1997, ancora in produzione)
  • 1.368 cm³ 8v SMPI (dal 2005, ancora in produzione)
  • 1.368 cm³ 16v SMPI (dal 2003, ancora in produzione)

[modifica] Veicoli motorizzati FIRE in ordine di apparizione

[modifica] Note

  1. ^ Breve biografia su Rodolfo Bonetto
  2. ^ Bravo T-Jet con motore FIRE Turbo
  3. ^ Abarth Grande Punto esseesse con motore FIRE T-Jet
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