Moschea di Segrate

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Coordinate: 45°29′25.74″N 9°15′39.49″E / 45.490484°N 9.260969°E45.490484; 9.260969

Moschea di Segrate
La Moschea e il Minareto
La Moschea e il Minareto
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Segrate
Religione Islam
Consacrazione 1988
Inizio costruzione 1987

La moschea di Segrate (o moschea al-Rahmàn ovvero moschea del Misericordioso), è una moschea che si trova nel comune di Segrate, nei dintorni del quartiere Milano 2. L'espressione "Moschea di Segrate", però, induce in errore. A Segrate ha sede il Centro Islamico di Milano e Lombardia titolare della Moschea del Misericordioso che è sita nel territorio del Comune di Milano a cui si accede dal Centro Islamico, con sede in via Cassanese 3 a Segrate essendo stata chiusa la via E. Folli di Milano dalla quale si accedeva alla Moschea attraverso ingresso senza numero civico.

Edificio[modifica | modifica wikitesto]

La moschea è stata fondata nel 1988, da Ali Abu Shwaima, che ne è tuttora l'imam e da Rosario Pasquini, decano del centro islamico. È stata la prima moschea costruita in Italia con cupola e minareto dopo la demolizione delle moschee di Lucera nel 1300. La cerimonia di inaugurazione (Masjid al-Rahmàn) si è tenuta il 28 maggio.

La moschea è costituita da una sala di preghiera, preceduta da un vestibolo e coperta da una cupola di 6 m di diametro e alta in chiave 10 m. Sulla nicchia direzionale (che indica la direzione della Mecca) il frammento di un ayya del Corano, che recita: “Nel ricordo di Allah i cuori trovano la contentezza”. Vi è annesso un ambiente per i servizi.

Il minareto è anch'esso coperto da una piccola cupola (2,25 m di diametro e 25 m di altezza in chiave). Entrambe le cupole sono rivestite in lastre di rame.

L'edificio occupa una superficie di 128 m2 in un terreno di 658 m2. A fianco della moschea c’è un piccolo cimitero per i musulmani deceduti nei dintorni.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

La moschea dipende dal "Centro islamico di Milano e Lombardia", che ha trasferito la sua sede nel comune di Segrate, in località Lavanderie di Segrate.

Vengono organizzate periodicamente visite guidate per scolaresche e in occasione del ventennale dell'inaugurazione, nel 2008 sono state organizzate una serie di mostre, incontri comunitari, dibattiti e tornei sportivi.

Nel 2003 nel 2006 la moschea è stata centro di indagini per attività terroristiche e per instigazione all' odio razziale e religioso. Alcuni membri frequentatori della moschea sono stati arrestati dalla guardia di Finanza accusati di aver fornito supporto logistico a una cellula terroristica del gruppo islamico salafita per la predicazione e il combattimento ritenuto vicino ad Al Qaeda[1]. Tra gli arrestati Youssef Abdaoui, ritenuto dal punto di vista operativo uno dei personaggi più importanti del gruppo smantellato e Essid Sami Ben Khemais, il capo della cellula, condannato per associazione per delinquere. Le indagini si sono successivamente rivolte verso l' imam Ali Abu Shwaima, il quale è stato accusato nell'ottobre del 2006 dalla parlamentare Daniela Santanchè, allora esponente di Alleanza Nazionale, di aver pronunciato a margine di una trasmissione televisiva una Fatwa che comporterebbe una condanna a morte nei confronti della deputata in accordo con la legge islamica Sharia. La notizia, diffusa il giorno seguente in un articolo del giornalista Magdi Allam sul Corriere della Sera[2], si basa sul fatto che secondo la Santanchè l'imam avrebbe, alcuni minuti dopo il termine di un dibattito televisivo tra i due, apostrofato la parlamentare con la frase «lei semina l’odio, è un’infedele»[3]. Secondo Magdi Allam - che all'epoca non aveva ancora abiurato l'Islam in favore del Cristianesimo - tale frase era assimilabile a un'accusa di apostasia (anche se la Santanchè, che non è mai stata musulmana, non può abbandonare un Islam in cui non è mai entrata), punibile con la morte secondo la legge islamica[4]. Alcuni giorni dopo il Ministero dell'Interno ha accolto la richiesta di scorta avanzata dalla Santanchè a causa della presunta minaccia.

Il centro pubblica un periodico Il messaggero dell'Islam, fondato nel 1982 da al-Shaykh ‘Abd al-Rahmàn Pasquini, una delle poche pubblicazioni islamiche in lingua italiana (un'altra è Il puro Islam, di orientamento sciita). Il messaggero dell'Islam ha superato nel 2008 i 160 numeri. Pasquini è anche il fondatore della casa editrice Edizioni del Càlamo, che pubblica opere di divulgazione dell'Islam in italiano.

La presenza della moschea nelle immediate vicinanze del centro residenziale Milano Due ha alimentato alcuni dibattiti sulla convivenza tra credi e strutture di odio religioso e razziale.[5][6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] «Terrorismo. Milano, in manette fiancheggiatori di un gruppo islamico ritenuto vicino ad Al Qaeda»,www.rainews24.rai.it 24 giugno 2003
  2. ^ «Il velo legge di Dio» La guerra scoppia in tv di Magdi Allam, 22 ottobre 2006
  3. ^ «L’Imam era arrogante ma non ha minacciato la Santanchè» di Massimo Solani, L’unità, 24 ottobre 2006
  4. ^ Dal Corano all’elaborazione della tradizione islamica: la pena di morte prevista per il peccato di apostasia ed il divieto di un culto non islamico nella penisola arabica, come casi esemplificativi delle questioni aperte di Giovanni Amico
  5. ^ Magdi Allam, Il caso della moschea di Segrate in Corriere della Sera, 8 agosto 2007. URL consultato il 30 marzo 2011.
  6. ^ Andrea Galli, A Segrate nessuna protesta «Ogni fede ha i suoi simboli» in Corriere della Sera, 1° dicembre 2009, p. 3. URL consultato il 30 marzo 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

http://www.centroislamico.it/