Moschea Taiba di Amburgo

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Interni della moschea.

La moschea Taiba di Amburgo (dall'arabo Tayyiba, "la bella") era un luogo di culto islamico di Amburgo.

Fondata nel quartiere St. Georg di Amburgo (Germania) nel 1996 sotto il nome Al Quds (in arabo "la Santa", per antonomasia "Gerusalemme") da un'associazione culturale arabo-tedesca, era un importante centro religioso per la comunità musulmana della città. Nel 2008 fu ribattezzata Taiba, forse per segnalare un discostamento dal controverso passato (vedi sotto).[1]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti con gli attentati dell'11 settembre 2001[modifica | modifica sorgente]

Alcuni mesi dopo l'avvio delle indagini relative agli attentati dell'11 settembre 2001, emerse come Mohammed Atta, Marwan al-Shehhi e Ziyad Jarrah (tre degli attentatori), fossero stati fino a poco tempo prima dell'attacco terroristico abituali frequentatori della moschea, nonché regolarmente iscritti all'associazione islamica Al Quds, a capo della moschea. Indagando sui presunti collegamenti che potevano esserci tra la motivazione ideologica dei terroristi e la frequentazione del centro, uscirono i nomi di altre persone legate ad ambienti radicali che li si recavano per pregare, come Ramzi bin al-Shibh, considerato uno degli ideatori degli attacchi dell'11 settembre. In relazione a queste scoperte, dal 2001 la magistratura tedesca iniziò a tenere sotto stretta osservazione le attività interne della moschea.

L'imam Mohammed al-Fasasi, dalle intercettazioni ambientali, avrebbe contribuito alla formazione ideologica degli attentatori dell'11 settembre, incentrando i suoi discorsi sull'odio e il jihad da attuare verso gli infedeli. Comunque, al-Fasasi è stato successivamente incarcerato in Marocco per scontare una pena prevista di 30 anni, e funzionari carcerari segnalarono in seguito del cambiamento avvenuto durante la condanna del predicatore circa pensieri d'odio e fanatismo.[1]

Preparazione jihadista[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo 2009 fu indicato che un gruppo di fedeli, assidui frequentatori della moschea, era partito dalla città per avviarsi a un corso di formazione jihadista in un campo d'addestramento sito tra l'Afghanistan e il Pakistan. Quando poi alcuni mesi dopo, in ottobre, uno dei presunti militanti, tale Abu ʿAskar, apparì in un video propagandista di al-Qa'ida armato di spada e Kalashnikov, inneggiando alla guerra santa.[1] Un altro iraniano le cui generalità non furono rese note, dopo un periodo di frequentazione della moschea, si trasferì in Medio Oriente per aderire al movimento islamico dell'Uzbekistan.[2]

Non era un caso isolato: secondo l'intelligence, tale era diventata la predicazione ai frequentatori di rendersi attivi nel jihad, che alcuni di essi si erano trasferiti nei vari campi di reclutamento e preparazione jihadista sparsi tra Afghanistan, Pakistan e Uzbekistan. In un rapporto del Ministero dell'Interno di Amburgo, Al Quds era divenuto il «principale centro di riferimento degli ambienti del jihad». Ciò, andava a confermare quando confermato dalle indagini della polizia, che indicavano stretti legami tra la moschea e il terrorismo.[3]

Il piano di attentati in Europa del 2010 e la definitiva chiusura[modifica | modifica sorgente]

Dopo la scoperta di un progetto terroristico finalizzato ad attentati in Germania, Francia e Gran Bretagna nel 2010, le autorità tedesche dopo una serie di indagini arrivarono a chiudere definitivamente la moschea. Infatti, 8 dei presunti sospetti indicati come fautori del piano d'attentati, sarebbero stati frequentatori del luogo di culto. Alla luce dei fatti e dei precedenti controversi, le autorità amburghesi ordinarono il 9 agosto una serie di perquisizioni del locale e di 4 appartamenti i cui assegnatari erano membri del consiglio direttivo di Al Quds. Il giorno stesso, in una conferenza stampa, Manfred Murck, responsabile dell'Ufficio per la Protezione della Costituzione, annunciò la chiusura della moschea.[1][4][5][6]

Reazioni alla chiusura[modifica | modifica sorgente]

Sebbene personalità della scena politica tedesca abbiano espresso il loro assenso alla scelta di chiudere il luogo, gli esperti hanno dichiarato come la misura potrebbe invece rivelarsi controproducente: infatti, con la moschea aperta era possibile per i servizi di sicurezza interna seguirne le attività e quindi essere continuamente prevenuti ad azioni d'odio, essendo informati sulle attività fatte e sulle personalità potenzialmente più pericolose. Con l'avvenuta chiusura, i movimenti delle autorità sulla scena dell'Islam radicale di Amburgo sarebbero più difficili e mancanti di una strategia efficace.[1]

Dall'aprile 2010, le attività della polizia tedesca circa il controllo dei luoghi di culto islamici hanno portato all'apertura di oltre 300 inchieste.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Emanuela Pessina. La Moschea della discordia. Altre notizie, 12-08-2010 (ultimo accesso il 09-01-2011).
  2. ^ (DE) Björn Hengst, Christoph Scheuermann, Hamburg Hate Preachers Lose Their Home, Der Spiegel, 09-08-2010.
  3. ^ a b Augusto D'Amante. Amburgo, chiusa la moschea di Mohammed Atta. New Notizie, 09-08-2010 (ultimo accesso il 09-01-2011).
  4. ^ (EN) Richard Esposito, Rhonda Schwartz, Matthew Cole, Anna Schecter. 9/11 Mosque Continued To Produce Jihadis; German-Speaking Militants Came From Same Hamburg Mosque As 9/11 Hijackers. ABC News, 29-09-2010.
  5. ^ (EN) Germany shuts 9/11 plotters' mosque in Hamburg, BBC, 09-08-2010.
  6. ^ (DE) Hamburg Officials Raid Alleged Islamist Recruiting Site, Der Spiegel, 09-08-2010.