Mosca non crede alle lacrime

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Mosca non crede alle lacrime
Titolo originale Moskva slezam ne verit
Paese di produzione URSS
Anno 1979
Durata 140 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Vladimir Mensov
Soggetto Valentin Chernykh
Sceneggiatura Valentin Chernykh
Fotografia Igor Slabnevich
Montaggio Yelena Mikhajlova
Musiche Sergei Nikitin
Scenografia Said Menyalshchikov
Costumi Zhanna Melkonyan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Mosca non crede alle lacrime è un film del 1979, diretto da Vladimir Mensov, che ha vinto l'Oscar al miglior film straniero nel 1981.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A Mosca, nel 1958, un obšežitje (qualcosa di simile a una "casa dello studente") ospita tre amiche molto diverse fra loro: Katia, intelligente, seria, con tanta fiducia nel futuro; Ljudmila, ambiziosa e frivola, perennemente alla ricerca di un marito; Tonia, ragazzona di campagna, fidanzata da sempre con un onesto lavoratore.

Mosca negli anni sessanta è come Parigi: città delle opportunità, con vita movimentata, star del cinema e vestiti alla moda. Katia è coinvolta nei piani di Ljudmila per accaparrarsi un buon partito e insieme approfittano dell'appartamento degli zii di Katia (proprio sopra la Biblioteca centrale), che lo affidano in custodia alla nipote durante le loro vacanze. Le ragazze, fingendo di avere un'ottima posizione sociale, organizzano una cena alla quale invitano i loro pretendenti.

Mentre Ljudmila si fidanza con un famoso giocatore di hockey, Gurin, Katia conosce Rudolph, un giovane operatore televisivo che crede fermamente nelle potenzialità della televisione. I due si piacciono e Katja rimane incinta, ma Rudy la abbandona dopo aver scoperto che lei è una semplice operaia. Katja decide di tenere il bambino e di ricostruirsi una vita. Di giorno lavora e di notte studia, aiutata dalle amiche nell'allevare la bimba che nel frattempo è nata e cui è stato dato il nome di Aleksandra.

Passano gli anni. Tonia ha un matrimonio felice. Ljudmilla sposa Gurin da cui finisce col separarsi per i problemi di alcolismo dell'uomo. Katia riesce a laurearsi in ingegneria, diventa direttrice di una fabbrica, ha allevato una bellissima figlia, dispone di un bell'appartamento e di un'automobile, ma è sola. Non ha ancora trovato l'uomo della sua vita, troppo impegnata nel realizzarsi professionalmente. Ha lasciato poco spazio al sentimento. Ha un amante, Volodja, che è sposato e con cui s'incontra saltuariamente. Ma il rapporto l'amareggia e comincia a credere di essersi sempre scelta uomini meschini. La sua famiglia sono le sue amiche e il luogo di ritrovo è la dacia di Tonia, costruita un po' alla volta nel corso degli anni.

Al ritorno da una di queste gite in campagna, Katja incontra casualmente sul treno Goša, simpatico e galante, che s'impone con brillantezza e decisione nella vita di Katja fino a diventarne il compagno, anche con l'approvazione degli amici di sempre. Improvvisamente nella vita di Katja ricompare Rudolph, che vuole conoscere la figlia Aleksandra e che informa Goša del successo professionale di Katia. La scoperta del vero ruolo sociale di Katia, che fino ad allora l'aveva taciuto al compagno, induce Goša a lasciare la donna. Grazie all'aiuto degli amici, però, Katja e Goša tornano presto insieme.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il Morandini commenta: «Garbata commedia con risvolti drammatici. Qua e là convenzionale, ma sagace nella descrizione degli ambienti, con una colorita galleria di personaggi e qualche spiraglio sulla realtà socio-politica»[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini: dizionario dei film 2001, Zanichelli, Bologna, 2000, p. 841. ISBN 88-08-03105-5.

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