Monumento alla Vittoria

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Coordinate: 46°30′01.83″N 11°20′41.97″E / 46.500508°N 11.344993°E46.500508; 11.344993

La facciata est del monumento

Il monumento alla Vittoria di Bolzano (in tedesco Siegesdenkmal o, spregiativamente, Faschistentempel, cioè "Tempio fascista"[1]) è un monumentale complesso marmoreo celebrativo della vittoria italiana nella prima guerra mondiale sull'Austria-Ungheria, progettato dall'architetto Marcello Piacentini (forse su bozzetto di Benito Mussolini[2]) e costruito tra il 1926 ed il 1928.

Si trova in piazza della Vittoria (Siegesplatz), a pochi passi dal ponte sul torrente Talvera, nel punto di convergenza delle valli che sfociano nella conca di Bolzano, sul luogo ove in epoca austro-ungarica sorgeva il Talferpark ("parco del Talvera"). Il regime fascista lo creò a proprio simbolo, accesso alla Bolzano italiana e razionalista che si andava erigendo a ovest del torrente.[3] Fu costruito demolendo quanto era stato fino ad allora edificato del Monumento ai Kaiserjäger caduti in guerra (Kaiserjägerdenkmal) – ideato e iniziato ad erigere dopo la battaglia di Caporetto – che era rimasto incompiuto dopo la fine del primo conflitto mondiale e si trovava in posizione antistante l'attuale monumento.[4]

Secondo lo storico inglese John Foot il monumento rappresenta bene la visione nazionalista e fascista della guerra e del passato, basata sull'eroismo, sul sacrifi­ciò, sulla "bella morte" e sui "caduti per la pa­tria", in profonda contrapposizione con gli ideali del pacifismo e del socialismo.[5]

Nel 2014 è stato istituito presso il Monumento un percorso espositivo permanente, dal titolo "BZ '18–'45: un monumento, una città, due dittature".[6]

La costruzione e l'inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai Kaiserjäger caduti in guerra, costruito nel 1917 e demolito nel 1926 per fare posto al monumento alla Vittoria a Bolzano
Autorità italiane e tedesche si salutano dinnanzi al monumento in occasione del decennale della marcia su Roma il 28 ottobre 1932

Dopo l'annessione all'Italia dell'allora Tirolo meridionale fino al Brennero, e in seguito alla presa di potere da parte di Mussolini nel 1922, il governo italiano iniziò a rimuovere molti dei monumenti celebrativi che il governo asburgico aveva precedentemente eretto nei nuovi territori. A Bolzano, in particolare, vennero rimossi i monumenti che erano stati recentemente innalzati dal borgomastro (nazionalista) Julius Perathoner, per celebrare la germanicità della città.

Per contro, come in tutto il Regno, si cominciarono a costruire monumenti celebrativi della vittoria e/o del fascismo.

La decisione di costruire a Bolzano un monumento commemorativo della vittoria nella Grande guerra venne presa dalla Camera dei deputati il 10 febbraio 1926. Lo stesso giorno, Mussolini, parlando nell'aula della Camera attaccò duramente il ministro degli Esteri tedesco Gustav Stresemann e il presidente bavarese Heinrich Held, i quali avevano apertamente criticato la politica italiana nei confronti della minoranza germanofona.[7]

L'idea originaria di Mussolini era quella di erigere un monumento dedicato a Cesare Battisti.[8] Tale proposito riscontrò grandi consensi nelle organizzazioni fasciste in Italia ed all'estero; le federazioni provinciali indissero una sottoscrizione, alla quale aderirono anche associazioni di italiani all'estero. In breve tempo si raggiunsero i 3 milioni di lire necessari. Il marmo fu offerto dagli industriali lucchesi.

Il 17 marzo si riunì la commissione che doveva approvare il progetto. I componenti furono nominati da Mussolini in persona: fra gli altri ne fecero parte l'ultranazionalista Ettore Tolomei, il segretario di stato Giacomo Suardo e il ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele. In primo luogo, si accolse la proposta di Tolomei di far sorgere il monumento nei pressi del ponte sul Talvera, dove poco prima della prima guerra mondiale l'amministrazione austriaca aveva cominciato la costruzione di un monumento ai Kaiserjäger.

Il progetto venne affidato all'architetto Marcello Piacentini, che a giugno lo presentò. Si trattava di un tempio/arco, adornato con alte colonne portanti che il periodo vuole impreziosito da alti fasci littori su consiglio del duce.

La posa simbolica della prima pietra ebbe luogo il 12 luglio 1926 (nel decimo anniversario del martirio di Cesare Battisti e di Fabio Filzi), alla presenza del re Vittorio Emanuele III, dei marescialli d'Italia Luigi Cadorna, Pietro Badoglio e di alcuni ministri. Durante la cerimonia vennero in realtà poste tre pietre (una dal monte Corno Battisti, una dal monte San Michele, una dal monte Grappa), legate da una calce ottenuta con l'acqua del Piave, versata dal re.

Durante la costruzione, visto anche il significato politico dell'opera, il prefetto subì pressioni affinché questa venisse terminata al più presto. Nel dicembre del 1927 Piacentini comunicò la fine vicina dei lavori. Il ministro Fedele dettò l'iscrizione, che si può leggere ancora oggi:

(LA)
« HIC PATRIAE FINES SISTE SIGNA
HINC CETEROS EXCOLVIMVS LINGVA LEGIBVS ARTIBVS »
(IT)
« Qui [sono] i confini della Patria. Pianta le insegne!
Da qui educammo gli altri alla lingua, al diritto, alle arti »

L'epigrafe evoca l'immaginario dialogo tra un legionario romano della "X Legio" di Druso (15 a.C.) e un fante del Piave (1918). La frase fu da alcuni interpretata in modo offensivo, intendendosi una missione civilizzatrice dell'Italia verso gli altoatesini.

Sul retro invece si trovano tre medaglioni raffiguranti la Nuova Italia, l'Aria e il Fuoco, di Pietro Canonica. Il lato sud del monumento recò la consueta scritta con riferimento all'"era fascista", tolta dopo la liberazione del 1945:

(LA)
« BEN. MUSSOLINI, ITAL. DUCE A. VI »
(IT)
« Benito Mussolini, Duce d'Italia, Anno sesto [dell'era fascista] »

L'inaugurazione era prevista per il 12 luglio 1928. Considerata la ferma opposizione della moglie di Battisti Ernesta Bittanti e della figlia Livia all'utilizzo a fini propagandistici della figura dell'irredentista trentino da parte del regime, Mussolini (che era stato compagno di partito di Battisti), decise di cambiare l'intestazione e di dedicare il monumento alla Vittoria. All'interno rimasero però il busto di Battisti, insieme a quello di Fabio Filzi e di Damiano Chiesa, opere dello scultore Adolfo Wildt.

Alla fine, la data dell'inaugurazione venne confermata, ma la signora Battisti non vi presenziò. Fu tenuta invece una grande cerimonia in perfetto stile fascista. Vennero precettate 23 bande di paese da tutto l'Alto Adige, si schierarono le truppe di stanza in città e furono imbandierate le finestre. Parteciparono in forma ufficiale rappresentanti dei grandi invalidi, ufficiali della MVSN, dei forestali e delle guardie confinarie.

Stando alle cronache del giornale locale, La Provincia di Bolzano, dei giorni successivi,[9] il convoglio reale arrivò alle 8.30, annunciato dai colpi di un cannone sulla strada del Colle. Con Vittorio Emanuele III, giunsero il duca d'Aosta, il duca degli Abruzzi, Costanzo Ciano, Italo Balbo, Giovanni Giuriati. Quest'ultimo tenne il lungo discorso di inaugurazione, che fece seguito alla breve cerimonia religiosa di benedizione officiata dall'arcivescovo di Trento (della cui diocesi Bolzano faceva allora parte) Celestino Endrici.

Nel giorno dell'inaugurazione si tenne una manifestazione di protesta a Innsbruck, sul monte Isel, con circa 10.000 partecipanti, fra cui diversi rappresentanti sudtirolesi.[10]

Il nome del monumento e l'iscrizione vennero sentiti dalla popolazione germanofona come provocazione, dato che avevano lingua, arte e cultura propria già prima dell'annessione e un tasso di alfabetizzazione maggiore che nel resto d'Italia,[11] anche se il ministro Fedele addolcì la versione originariamente prevista, ove compariva il termine barbaros al posto del meno offensivo ceteros, poi utilizzato.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Piazza della Vittoria, già Piazza della Pace

Nel corso degli anni si sono registrate proposte da parte di rappresentanti dell'etnia tedesca, fra cui Alexander Langer, per demolire o perlomeno rinominare/ridedicare il monumento. Langer intervenne in merito ben due volte, la prima nel 1968, quando assieme a Josef Schmid e Siegfried Stuffer, a nome del cosiddetto Brücke-Kreis di Bolzano, un'associazione interetnica, protestò in nome del pacifismo contro le solite celebrazioni della vittoria del 4 novembre presso il monumento.[12] Nel 1979 Langer, divenuto nel frattempo consigliere provinciale per la Nuova Sinistra-Neue Linke, in una mozione chiese di fare del Monumento «un segno di monito e di memoria autocritica», riprendendo un'idea già di Livia Battisti, figlia del martire socialista.[13]

Nel 1977 i deputati di Südtiroler Volkspartei, Democrazia Cristiana, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano e alcuni indipendenti presentarono un disegno di legge, in cui si chiedeva di eliminare dalla città di Bolzano le costruzioni inneggianti al fascismo.[14] Da allora però non se ne parlò più.

Al giorno d'oggi, solo alcuni rappresentanti dei partiti di destra Alleanza Nazionale (confluito nel PDL nel 2008) e Unitalia commemorano il 4 novembre con una deposizione di una corona davanti al monumento. Il giorno ha un grande potere simbolico, dato che è l’anniversario della fine della Grande guerra e della sconfitta dell’impero Austro-Ungarico con la conseguente annessione al Regno d'Italia del Trentino Alto-Adige. L’evento viene tuttora percepito negativamente dalla maggioranza di lingua tedesca della Provincia [senza fonte]. Per evitare tensioni, l’esercito non partecipa a questa cerimonia dal 1997, per iniziativa del generale di corpo d'armata Pasquale De Salvia. Nel 2008 invece anche le Forze Armate hanno depositato una corona davanti al monumento, su diretta richiesta del ministro alla difesa Ignazio La Russa.[15]

Nel giugno 1990 è iniziato un primo restauro del monumento da parte del Ministero dei beni culturali, affidato alla Soprintendenza di Verona, e finanziato dallo Stato con 400 milioni di lire. Le proteste furono vivaci, soprattutto da parte degli Schützen che facevano notare che negli Stati dell'Est, dopo la fine del comunismo, venivano smantellate le statue di Lenin e Stalin, ma altrettanto ferma fu la difesa dell'operazione da parte del MSI locale.[16]

Nel dicembre 2001, la giunta comunale di Bolzano decise di cambiare il nome alla piazza antistante il monumento, da piazza della Vittoria (Siegesplatz) a piazza della Pace (Friedensplatz). In seguito al referendum popolare, richiesto dalle destre italiane locali, ma votato a grande maggioranza dagli abitanti del capoluogo, nell'ottobre 2002 il nome di piazza della Vittoria è stato ripristinato.[17] La giunta comunale di Bolzano è stata quindi costretta a reintrodurre la denominazione precedente, ma ha voluto comunque lasciare un segno tangibile della sua disapprovazione, facendo apporre sotto la targa toponomastica "Piazza della Vittoria" la scritta "Già della Pace".

Il 22 febbraio 2005, sono state apposte dai rappresentanti del comune di Bolzano delle targhe commemorative che contestualizzano il significato del monumento. Queste sono state montate a circa 50 m di distanza, dato che l'installazione in prossimità del monumento è stato proibita dal Ministero della Cultura, dopo massicce proteste dei partiti italiani di destra. Il loro testo è redatto in quattro lingue (italiano, tedesco, ladino, inglese), il testo italiano reca:

« Questo monumento fu eretto durante il regime fascista per celebrare la vittoria dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. Essa comportò anche la divisione del Tirolo e la separazione della popolazione di questa terra dalla madrepatria austriaca.
La Città di Bolzano, libera e democratica, condanna le divisioni e le discriminazioni del passato e ogni forma di nazionalismo, e si impegna con spirito europeo a promuovere la cultura della pace e della fratellanza. »

Il 9 novembre 2008 ha avuto luogo una manifestazione degli Schützen contro i monumenti fascisti presenti a Bolzano, compreso il monumento alla Vittoria, percepita però come manifestazione antiitaliana dalla maggioranza italofona.[18] La manifestazione è partita da piazza Walther e terminata in piazza Tribunale con un comizio conclusivo da parte di alcuni esponenti del gruppo tirolese. Nella mattinata alcuni esponenti di Alleanza Nazionale hanno deposto 2000 ceri nel piazzale e nel perimetro antistante al monumento per protesta, e, sempre per protesta Unitalia ha organizzato un picchetto con fiaccole davanti allo stesso, prima, e durante il passaggio degli Schützen. Un nutrito gruppo di persone, tra cui elementi dell'estrema destra italiana, hanno protestato insultando gli Schützen al loro passaggio.[19]

Il 23 novembre 2009 partono nuovamente lavori di restauro del monumento, a cura del Ministero per i Beni Culturali ed eseguiti dalla Soprintendenza di Verona, alla quale il monumento compete. In una mozione del 1 dicembre 2009 il consiglio provinciale di Bolzano, con un voto a maggioranza, ha protestato contro l'iniziativa, considerandola di stampo revisionista e non consona allo spirito europeo.[20] Contestualmente è stato chiesto dall'Assessorato provinciale alla cultura di cogliere l'occasione del restauro per "trasformare il monumento in una testimonianza contro il fascismo".[21]

Il processo di storicizzazione del patrimonio monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Cesare Battisti dello scultore Adolfo Wildt

Il 21 maggio 2010, l'Archivio storico della città di Bolzano ha rivolto un appello a storicizzare, depotenziare e musealizzare i monumenti dell'era fascista a Bolzano, con al centro il monumento alla Vittoria, creando una memoria condivisa e condivisibile da parte della società civile.[22] Il progetto chiamato «Bolzano città di due dittature» vorrebbe ricordare entrambi i fascismi europei, quello italiano e quello tedesco, il nazionalsocialismo, che hanno così fortemente condizionato il Novecento bolzanino, affrontando una scomoda eredità e al contempo sfruttando al meglio le grosse opportunità di rielaborazione democratica ed europea del bellicismo e dei nazionalismi del passato.[23]

Il 26 gennaio 2011, in occasione di un voto di fiducia parlamentare, il ministro alla cultura Sandro Bondi ha dato il via libera, tramite un impegno scritto, alla Südtiroler Volkspartei di storicizzare i monumenti dell'era fascista, in primis il monumento alla Vittoria, fermando il restauro in atto. L'inaspettata decisione del governo è stata aspramente criticata dalla stampa locale di lingua italiana che lo ha definito "un tradimento ai cittadini",[24] mentre ha riscontrato i favori dell'opinione pubblica di lingua tedesca.[25]

Per consentire una riflessione più pacata sulla problematica della monumentalistica d'epoca fascista a Bolzano, il 5 febbraio 2011 un nutrito gruppo di storici e storiche di lingua tedesca e italiana e di varia nazionalità, legati in larga parte all'associazione "Geschichte und Region/Storia e regione", pubblicò un appello[26] nel quale chiese un'efficace storicizzazione dei manufatti, evitandone lo smantellamento o la rimozione, ma facendo sì che venissero messe in chiara evidenza il carattere totalitario e il messaggio di violenza dei monumenti stessi, al fine di impossibilitare ogni forma di revisionismo nostalgico.[27][28][29]

Contro la storicizzazione del monumento e "per la difesa degli italiani", l'associazione CasaPound d'ispirazione neofascista, il 5 marzo 2011 organizzò un corteo in piazza della Vittoria.[30][31]

Nel gennaio 2012 venne approvata la creazione di un percorso espositivo nei locali al di sotto del monumento alla Vittoria[32] destinato a completare ed ampliare i lavori di ristrutturazione e a documentare la storia del monumento e le vicende cittadine dal 1918 al 1945 correlate alle due dittature fascista e nazista che in quel periodo si avvicendarono nella città e in regione, la cui apertura avvenne il 21 luglio 2014, presente il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.[33]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Alfons Gruber, Bozen unter dem Liktorenbündel, in Bozen: Stadt im Umbruch – Beiträge über Bozen seit 1900, Bolzano, Südtiroler Kulturinstitut, 1973 (= Jahrbuch des Südtiroler Kulturinstituts, 8).
  • (DE) Gerhard Mumelter, Das Siegesdenkmal, in Südtiroler Volkszeitung n. 25, 1979.
  • Pier Luigi Siena, Il monumento nazionale alla Vittoria, in Il Cristallo n. 1, 1979.
  • Vincenzo Calì, Il Monumento alla Vittoria di Bolzano. Un caso di continuità fra fascismo e post-fascismo, in La Grande Guerra. Esperienze, memoria, immagini, a cura di Diego Leoni e Camillo Zadra, Bologna, 1986, pp. 663–670.
  • Ugo Soragni, Il Monumento alla Vittoria di Bolzano. Architettura e scultura per la città italiana (1926–1938), Vicenza, Neri Pozza, 1993. ISBN 88-7305-412-9
  • (DE) Thomas Hainz, Das Siegesdenkmal in Bozen – historische, politische und ästhetische Aspekte, Vienna, Università di Vienna, 1997.
  • Karin Franchi, La Grande Guerra nella memoria. Il caso del Monumento alla Vittoria di Bolzano, Tesi di laurea, Università degli studi di Trento, a.a. 2000/01.
  • (DE) Thomas Pardatscher, Das Siegesdenkmal in Bozen. Entstehung – Symbolik – Rezeption, Bolzano, Athesia, 2002. ISBN 978-88-8266-151-9
  • Carlo Romeo, Alto Adige XX secolo. Cent'anni e più in parole e immagini, Bolzano, Edition Raetia, 2004. ISBN 88-7283-197-0
  • (ITDE) Andrea Bonoldi; Hannes Obermair (a cura di), Tra Roma e Bolzano. Nazione e provincia nel ventennio fascista / Zwischen Rom und Bozen. Staat und Provinz im italienischen Faschismus, Bolzano, Città di Bolzano, 2006. ISBN 88-901870-9-3
  • Emilio Gentile, Fascismo di pietra, Roma-Bari, Laterza, 2007. ISBN 9788842084228
  • Paolo Nicoloso, Mussolini architetto: propaganda e paesaggio urbano nell'Italia fascista, Torino, Einaudi, 2008 (= Einaudi storia, 20). ISBN 978-88-06-19086-6[34]
  • (DE) Harald Dunajtschik; Gerald Steinacher, Die Architektur für ein italienisches Südtirol 1922–1943, in «Geschichte und Region/Storia e regione», 17 (2008), n. 1
  • (DE) Aram Mattioli; Gerald Steinacher, Für den Faschismus bauen. Architektur und Städtebau im Italien Mussolinis, Zurigo, Orell Füssli, 2009 (= Kultur - Philosophie - Geschichte. Reihe des Kulturwissenschaftlichen Instituts Luzern, 7). ISBN 978-3-280-06115-2[35]
  • Nerio de Carlo; Hartmuth Staffler, Il monumento del regime, Egna, Effekt! Buch, 2010. ISBN 978-88-9705-302-6
  • (DE) Harald Dunajtschik; Aram Mattioli, Eroberung durch Architektur. Die faschistischen Um- und Neugestaltungsprojekte in Bozen, in Italien, Blicke: neue Perspektiven der italienischen Geschichte des 19. und 20. Jahrhunderts, a cura di Petra Terhoeven, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2010, pp. 87–106.
  • (DE) Hans Heiss; Hannes Obermair, Erinnerungskulturen im Widerstreit: das Beispiel der Stadt Bozen/Bolzano 2000-2010, in Der Grenzraum als Erinnerungsort. Über den Wandel zu einer postnationalen Erinnerungskultur in Europa, a cura di Patrick Ostermann et al., Bielefeld, transcript, 2012, pp. 63–79 (= histoire, 34). ISBN 978-3-8376-2066-5

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Th. Pardatscher, Das Siegesdenkmal in Bozen, op. cit., p. 7.
  2. ^ U. Soragni, Il Monumento alla Vittoria di Bolzano, op. cit., pp. 8 e 9, con riferimento in nota 15 che rimanda a Gino Cucchetti, Il nostro Monumento, in «La Rivista della Venezia Tridentina», n. 7, 1928, pp. 11-27.
  3. ^ Sull'interpretazione del monumento le opinioni sono concordanti: cfr. i due Convegni internazionali di studi sui cosiddetti "relitti fascisti", sala di rappresentanza del Comune di Bolzano, rispettivamente "Fascismo di confine", 15 gennaio 2010 e "Storia, memoria e territorio", 29 gennaio 2010; Blog di Riccardo Dello Sbarba con riferimenti al libro Mussolini architetto di Paolo Nicoloso, http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2008/12/05/il-monumento-la-testa-ed-il-cuore/
  4. ^ Stefan Riesenfellner (a cura di), Steinernes Bewußtsein I: Die öffentliche Präsentation staatlicher und nationaler Identität Österreichs in seinen Denkmälern, Vienna-Colonia-Weimar, Böhlau, 1998, pp. 443ss.
  5. ^ John Foot, I fantasmi della Grande Guerra (2008)
  6. ^ "BZ '18–'45": sito web del percorso espositivo
  7. ^ Harald Dunajtschik, Aram Mattioli, Eroberung durch Architektur, in Petra Terhoeven (a cura di), Italien, Blicke: neue Perspektiven der italienischen Geschichte des 19. und 20. Jahrhunderts, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2010, p. 92.
  8. ^ Cesare Battisti si era battuto a lungo in ogni sede politica per il riconoscimento dei diritti degli italiani in Trentino e, dopo lo scoppio della Grande guerra, per l'annessione all'Italia. L'Alto Adige, a quell'epoca, era considerato austriaco a tutti gli effetti, ed era abitato solo da una minoranza poco significativa di italiani: lo stesso Battisti nutriva "talune perplessità" sullo spostamento del confine al Brennero in ragione del principio di nazionalità, ma lo considerava militarmente "formidabile" (cfr. Antonio Scottà, La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani (1919-1920), visto su Google libri il 25 gennaio 2011).
  9. ^ La Provincia di Bolzano, n. 165 e 166 del 192]
  10. ^ Pardatscher, Das Siegesdenkmal, op. cit., pp. 100ss.
  11. ^ Ad esempio, nel 1900 il tasso di analfabetismo in Tirolo era già sceso al 7,1%, mentre in Italia era al 55% (al 21% nel 1931). ( Dizionario di storia, alfabetizzazione. URL consultato il 09-10_2009.)
  12. ^ Karin Franchi, La Grande Guerra nella memoria. Il caso del Monumento alla Vittoria di Bolzano, Tesi di laurea, Università degli studi di Trento, a.a. 2000/01, pp. 129s.
  13. ^ "Alto Adige", 6 marzo 1979, n. 52, p. 5. Citato in Franchi, La Grande Guerra, op. cit., p. 135.
  14. ^ Franchi, La Grande Guerra, op. cit., p. 135.
  15. ^ Interrogazione parlamentare al ministro La Russa, http://www.camera.it/resoconti/resoconto_allegato.asp?idSeduta=154&resoconto=btris&param=btris
  16. ^ Articolo de La Repubblica
  17. ^ Bolzano. Referendum per Piazza della Pace: in testa il sì per tornare al vecchio nome, RAI. URL consultato il 09-10-2009.
  18. ^ La protesta al corteo antiitaliano i vertici della SVP. Ma Durnwalder non va. Bolzano, sfilano 3 mila Schützen Tensione con i militanti di An, Corriere della Sera, 9 novembre 2008. URL consultato il 19-04-2011.
  19. ^ Bolzano, Il Gazzettino. URL consultato il 12-11-2008.
  20. ^ Relitti fascisti: smantellare o spiegare?, Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano. URL consultato il 28-08-2010.
  21. ^ Restauro del Monumento alla vittoria: Kasslatter Mur scrive a Roma, Provincia Autonoma di Bolzano. URL consultato il 28-08-2010.
  22. ^ Bolzano, città di due dittature: sfida e opportunità, Comune di Bolzano. URL consultato il 10-06-2010.
  23. ^ L'appello di Hannes Obermair per la memoria condivisa, Alto Adige (quotidiano). URL consultato il 10-06-2010.
  24. ^ http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/01/30/news/la-politica-che-tradisce-i-cittadini-3310816 La politica che tradisce i cittadini. URL consultato il 30-01-2011.
  25. ^ (DE) http://www.stol.it/Artikel/Politik-im-Ueberblick/Lokal/SVP-Bondi-Siegesdenkmal-Das-sagen-die-Anderen/(language)/ger-DE Südtirol online: reazioni. URL consultato il 30-01-2011.
  26. ^ "Risolviamo insieme il problema della monumentalistica fascista": Il testo bilingue dell'appello degli storici
  27. ^ http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/02/05/news/l-appello-degli-storici-italiani-e-tedeschi-il-passato-va-spiegato-senza-rimozioni-3368143 Appello degli storici italiani e tedeschi. URL consultato il 06-02-2011.
  28. ^ (DE) http://www.stol.it/Artikel/Politik-im-Ueberblick/Lokal/Der-Appell-der-Historiker Il testo dell'appello (con i nominativi delle singole adesioni). URL consultato il 06-02-2011.
  29. ^ Giornale Alto Adige 9 novembre 2008
  30. ^ In tremila al corteo promosso da CasaPound Italia ''Bolzano è Italia'' - Adnkronos Trentino-Alto Adige
  31. ^ I cortei bloccano Bolzano In 1.200 con CasaPound «Difendiamo gli italiani» | Alto Adige
  32. ^ Intesa Stato, Provincia, Comune per il museo destinato a documentare storia del Monumento e vicende cittadine dal 1918 al 1945
  33. ^ Kompatscher al museo sotto la Vittoria: storicizzare e normalizzare sul sito della provincia autonoma di Bolzano
  34. ^ Cfr. la recensione offerta da Ralf Worsdörfer, Faschismus aus Marmor
  35. ^ Presentazione della monografia sul sito dell'editore Orell Füssli

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