La Pelée

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La Pelée
La Pelée vue du Carbet.jpg
Vista del Pelée da Carbet
Paese bandiera Francia
Regione Martinica
Provincia Martinica
Altezza 1397 m s.l.m.
Ultima eruzione 1932
Coordinate 14°49′01″N 61°10′01″W / 14.817°N 61.167°O / 14.817; -61.167
Mappa di localizzazione
Coordinate non presenti o al di fuori della mappa

Coordinate: 14°49′01″N 61°10′01″W / 14.817°N 61.167°O / 14.817; -61.167 Il Monte Pelée, o La Pelée, è un vulcano della Martinica alto 1397 m. È famoso per la sua eruzione dell'8 maggio 1902, che distrusse la città di Saint-Pierre causando 30.000 vittime.

Si trova nella parte settentrionale dell'isola della Martinica e, alle sue pendici di sud ovest si stendeva in riva al mare la vivace cittadina di Saint-Pierre.

Indice

[modifica] Storia

Venne descritto per la prima volta nel 1640 dagli inglesi come Bald Mountain, fu poi ribattezzato dai francesi col nome attuale, che è una corruzione del termine pelé, cioè "pelato", a causa della sommità arida (anche se, secondo alcuni deriverebbe dal nome della dea hawaiana del fuoco Pele).

Il monte rappresenta il limite nord-occidentale della Martinica, e si presenta come un edificio vulcanico che dev'essere stato più volte distrutto e ricostruito dai tempi preistorici; il cono stesso è impostato su un'antica caldera occupata dal lago Etang des Palmistes, e tutt'intorno si aprono vari pinnacoli craterici. Il più importante era il cosiddetto Etang Sec ("stagno secco"), occupato periodicamente da un altro lago, e che diede origine alla celebre eruzione del 1902. Dalla ripida sommità, s'irradiano, allora come oggi, forre profonde che trasportano detriti alluvionali: la meglio conosciuta era la Rivière Blanche, che giocherà un ruolo fondamentale nel 1902, e che era praticamente un canale diretto tra il cratere e il mare; circa un km più a S, era la città di Saint-Pierre.

Prima del 1902, erano state segnalate solo due eruzioni, nel 1792 e nel 1851, che però furono deboli e produssero perlopiù ceneri. Una piccola fumarola venne osservata sul fondo dell'Etang Sec alcuni anni prima della fatale eruzione.

[modifica] Eruzione del 1902

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Nonostante la sua relativa calma, il vulcano esplose con tutta la sua potenza nel 1902.

Dal mese di aprile erano cominciate emissioni quasi continue di ceneri, dapprima deboli, poi sempre più abbondanti, accompagnate da piccole scosse di terremoto; poi, il 25 aprile fu la volta di esplosioni dal bacino dell'Etang Sec.

Da allora, l'eruzione fu in continuo crescendo, con fitte piogge di ceneri e forte odore di zolfo, causando panico tra gli abitanti che cominciarono ad abbandonare la città, preoccupati dall'eventuale verificarsi di un terremoto. Ad essi si sostituì una ingente massa di contadini provenienti dagli immediati dintorni, tanto da mantenere invariato il numero degli abitanti.

A causa della fuga dei cittadini, ma soprattutto preoccupato per un eventuale depauperamento dell'elettorato per le elezioni del 10 maggio, il Governo fece pubblicare su un giornale locale un rassicurante articolo in cui si dichiarava: "Il Monte Pelée non rappresenta pericolo per gli abitanti di Saint-Pierre, non più di quanto lo sia il Vesuvio per i napoletani". Per rassicurare la popolazione, lo stesso Governatore con la moglie si recò a Saint Pierre la sera del 7 maggio, ed entrambi rimasero vittime dell'eruzione. Pochi giorni prima (alle 12 del 5 maggio), una valanga incandescente lungo la Rivière Blanche aveva travolto e distrutto uno zuccherificio sulla spiaggia, causando 30 morti ed un mini-tsunami che allagò, senza vittime, la parte bassa di Saint Pierre.

Ma il mattino dell'8 maggio alle 7,50, una tremenda esplosione fece andare in pezzi la montagna, sprigionando una nerissima nube ardente che, a causa dell'altissima temperatura del gas e della viscosità della lava (circa 1000 gradi!), precipitò verso il mare alla velocità di un uragano mantenendo il contatto col suolo. Nel giro di due minuti, la nube travolse Saint-Pierre, distruggendola completamente e lasciando in piedi solo pochi muri, perlopiù paralleli alla direzione della raffica incandescente. La nube carbonizzò in pochi minuti i trentamila abitanti di Saint-Pierre.

L'intera popolazione di 30.000 abitanti fu annientata, bruciata viva o travolta dall'onda d'urto. Ci fu un solo sopravvissuto, un prigioniero di colore di nome Auguste Ciparis, che si salvò giacché era incarcerato in una cella sotterranea; ritrovato tre giorni dopo dai soccorritori che udirono le sue urla (era gravemente ustionato), fu curato e passò il resto della sua vita con il circo Barnum, diventando noto come "Il prigioniero di Saint-Pierre".

Più tardi si scoprì che altre persone erano sopravvissute. Un calzolaio, Leòn Compère-Leandre, pieno di sanguinanti ustioni, riuscì a correre fino alla vicina Fonds-Saint Denis; una bambinaia e la sua bambina, passeggere di una nave attraccata nella baia, la cui padrona insieme ad altri due figli erano morte davanti ai suoi occhi; parte dell'equipaggio e dei passeggeri della medesima, e di un'altra, nave. Tutto il resto della popolazione della città morì per vari motivi: le polveri, i gas, l'alta temperatura.

Si scoprì poi, studiando a fondo il fenomeno, che la causa della violenta eruzione era stata la cupola di ristagno che occludeva il cratere: essendo infatti troppo resistente alla pressione dei gas, questi ultimi si aprirono una via laterale sui fianchi della Pelée, causando la nube ardente sopra citata ed un conseguente surriscaldamento della lava.

Giovanni Pascoli dedicò all'eruzione l'ode Il negro di Saint Pierre.

[modifica] La Spina

Dopo l'eruzione dell'8 maggio, il Monte Pelée continuò l'attività, emettendo nubi ardenti sempre più mastodontiche, fino agli inizi del 1904, quando nel cratere si stabilì un domo lavico. Per la verità, il domo s'era cominciato a formare già nella primavera dell'anno precedente, ma a causa della scarsa solidità, era stato più volte distrutto dalle esplosioni. Ma in un punto dove questo s'era dimostrato più resistente, la lava assai viscosa, subendo la pressione del magma sottostante, cominciò ad innalzarsi in verticale, creando, tra febbraio e giugno del 1903, uno spettacolare pinnacolo, detto Torre o Spina di Pelée, che in poco tempo crebbe fino a toccare i 330 m d'altezza. Sarà poi distrutta da esplosioni successive nel dicembre dello stesso anno.

[modifica] Ulteriori attività e stato odierno

Dopo l'attività del 1902 - 1903, il Monte Pelée ritornò in attività nel 1929 - 1932. Saint-Pierre, che era stata ricostruita e contava circa 2000 abitanti, fu prontamente evacuata, evitando così perdita di vite umane. L'eruzione fu simile alla precedente, anche se con intensità minore. Furono prodotte numerose nube ardenti che precipitarono in mare, e verso la fine del 1931 cominciò a formarsi il domo lavico che, in parte, esiste tuttora.

Frank A.Perret, noto vulcanologo americano, seguì costantemente l'eruzione, e fu protagonista di un eroico quanto per lui fortunoso evento: rinchiuso in una baracca con una nube ardente in avanzamento, piuttosto che fuggire volle restare sul posto dopo aver serrato ogni fessura. Rimase in vita (anche se svenne a causa dell'elevatissimo calore), e fu il primo a poter descrivere una nube ardente dal suo interno, ponendo le preziose basi per le ricerche successive. Tra l'altro, constatò che il Monte Pelée necessitava di un attento monitoraggio: fu così costruito l'Osservatorio della Martinica nel paese di Fonds-Saint Denis, attivissimo tuttora.

Il Monte Pelée, sebbene sia attualmente in fase di semi- quiescenza, è sorvegliatissimo: il rischio di un'altra eruzione come quella del 1902 è più che possibile. Saint-Pierre è oggi ridiventata una florida città turistica con circa 6000 abitanti, e si vi possono ancora trovare le rovine della città distrutta. Inoltre, un Museo locale raccoglie abbondantissimo materiale sull'eruzione e l'attività del Monte Pelée.

Dal monte, il noto geologo Alfred Lacroix trasse il nome, classificando i tipi di eruzioni vulcaniche, del "Tipo Peleano", le cui caratteristiche sono quelle dell'eruzione del 1902.

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