Moneta bimetallica

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500 lire del 1988
Italia lire 500.jpg

Una moneta bimetallica è una moneta il cui tondello è composto da due o più metalli.

L'utilizzo di più metalli nasce dall'esigenza di rendere più difficoltosa e antieconomica la falsificazione delle monete ed è tipicamente riservata alle monete col valore facciale più alto.

La moneta bimetallica ha costituito un progresso tecnologico innovativo nella monetazione. L'Italia ha contribuito all'introduzione di questo tipo di moneta in Europa, Africa e Asia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Diffusione della moneta bimetallica nel mondo.

Sebbene siano noti esemplari di monete bimetalliche antiche[1], l'utilizzo di più metalli nella produzione dei tondelli è una tecnica che è stata perfezionata e brevettata dal Poligrafico e Zecca dello Stato in Italia. Infatti, la prima moneta bimetallica prodotta per la circolazione è stata la moneta da 500 lire italiana[2], che è anche stata la prima moneta a presentare il valore anche in braille (1982). Autore dell'invenzione fu l'ing. Nicola Ielpo, allora Direttore della Zecca.

L'autore aveva, personalmente, portato a compimento uno studio per un nuovo tipo di moneta che con una tecnologia elevata consentisse di aumentare il valore intrinseco delle monete e quindi le proprietà anti-falsificazione per i tagli più elevati.

Dopo i confortanti risultati delle prove effettuate per la fabbricazione della moneta bimetallica ed aver presentato la domanda di brevetto, fu proposto al Ministero del Tesoro di realizzare una moneta da 500 lire con la nuova tecnologia. Il decreto di emissione di questa nuova moneta fu emesso nel luglio del 1981; la preparazione del relativo materiale creatore fu terminata nei primi mesi del 1982 ed in quel momento nacque la prima moneta bimetallica del mondo.

Nella nuova moneta, oltre alla principale novità dell’accoppiamento di due metalli di composizione e di colore diverso, furono introdotti diversi elementi innovativi, come l’indicazione del valore in caratteri Braille e la rigatura discontinua sul contorno, elementi che non erano mai apparsi prima su una moneta metallica.

Per i materiali furono scelti due metalli comunemente utilizzati nella monetazione italiana, il bronzital delle 20 e 200 lire e l’acmonital delle 50 e 100 lire. Poiché queste due leghe erano prodotte da aziende italiane, la composizione della moneta fu definita matrimonio all'italiana.

Cogliendo l’occasione della partecipazione alla Conferenza Mondiale dei Direttori di Zecca che si teneva a Lisbona nel mese di aprile di quell'anno, il Direttore della Zecca Italiana presentò ad un pubblico qualificato ed internazionale la novità.

Per governare l’intero ciclo produttivo della moneta, compresa la fabbricazione dei tondelli, l’Istituto acquisì la partecipazione di maggioranza nella Verres, un’azienda della Val D'Aosta produttrice di tondelli, appartenente alla Soc. Cogne, tradizionale fornitrice della Zecca Italiana.

Per la fabbricazione dei tondelli bi-metallici la nuova Verres, precedentemente attrezzata solo per la produzione di tondelli di acciaio, fu dotata di nuovi impianti per consentire la fabbricazione anche di tondelli in leghe di metalli non ferrosi.

Dai suoi superiori, il Direttore Generale dell’Istituto, avv. Vittorio Morgera ed il Direttore Generale del Ministero del Tesoro, prof. Mario Sarcinelli, fu indicato al Direttore come obbiettivo il raggiungimento di cento milioni di monete da produrre entro l’anno. La produzione, dopo le difficoltà iniziali, assunse un andamento soddisfacente, cosicché il traguardo fu raggiunto con notevole anticipo e alla fine del 1982 furono prodotte più di 162 milioni di monete da 500 lire bimetalliche.

L’emissione di questa moneta ebbe un’accoglienza molto favorevole nel Paese e destò grande interesse all'estero, tanto che un esemplare è conservato al British Museum di Londra.

Numerosi esemplari erano sottratti alla circolazione dai turisti che li conservavano come souvenir del loro viaggio in Italia, mentre era diventato uno sport nazionale cercare di separare manualmente i due elementi.

Il caso del brevetto italiano in Francia[modifica | modifica sorgente]

In Francia la moneta da 10 franchi di nuova emissione veniva abbondantemente falsificata, cosicché la Zecca Francese si interessò molto al nuovo tipo di moneta ed il suo direttore chiese di poter inviare dei tecnici presso lo stabilimento italiano per verificarne la fattibilità. I tecnici francesi si resero conto della bontà del progetto e, tra la Zecca Italiana e quella Francese, ebbe inizio uno scambio di corrispondenza per la concessione dell’autorizzazione allo sfruttamento del brevetto.

All’improvviso i contatti si esaurirono e, un anno dopo, si apprese dalla stampa che in Francia era stata emessa una moneta bimetallica da 10 franchi. Alle immediate proteste della zecca di Roma la Zecca di Parigi rispose che avevano usato una nuova tecnologia e, per amore di pace, alla cosa non fu dato alcun seguito.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ storia delle monete bimetalliche. URL consultato il 22 marzo 2011.
  2. ^ storia delle monete bimetalliche. URL consultato il 22 marzo 2011.

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