Moisés Naím

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Moisés Naím

Moisés Naím (Libia, 1952) è uno scrittore e giornalista venezuelano, membro dell' International Economics Program del Carnegie Endowment for International Peace.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in Libia da una famiglia ebrea, nel 1956 è emigrato con la famiglia in Venezuela.
Ha studiato a Caracas e ha un dottorato in filosofia e un master ottenuto nel Massachusetts Institute of Technology.

Al termine degli studi è stato professore e preside all'Instituto de Estudios Superiores de Administración (IESA) di Caracas.
Negli anni novanta Naím è stato il Ministro dell'Industria e del Commercio venezuelano.

Tra il 1992 e il 1994 Naím è stato direttore esecutivo prima, e primo consigliere del presidente poi, della Banca Mondiale. È stato anche direttore dei progetti sulle riforme economiche e sull'America Latina al Carnegie Endowment for International Peace.
È un membro dell'International Media Council, parte del Forum Economico Mondiale, composto da 100 delle figure più influenti nel mondo dei media. Oltre a questo, è presidente del Gruppo dei Cinquanta, formata dai direttori generali delle più grandi industrie del Sudamerica.

Naim ha asserito all'inizio del 2003 che il mondo non può più permettersi di ignorare la situazione politica del Venezuela. Ha affermato che Washington ha contato poco nella crisi venezuelana, e che "la Cuba di Fidel Castro [...] è stata molto più influente a Caracas che non i potenti Stati Uniti di George W. Bush", permettendo a Chávez di mantenere il potere.[1]

Scrittore e giornalista[modifica | modifica sorgente]

Ha scritto ampiamente su politica economica del commercio internazionale, organizzazioni multilaterali, politica estera statunitense, e conseguenze inattese della globalizzazione. I suoi articoli vengono pubblicati da Financial Times, El País (per cui tiene una rubrica settimanale[2]), Newsweek, TIME, Le Monde, Berliner Zeitung, e altra stampa internazionale.
In Italia scrive o ha scritto per Corriere della Sera, L'Espresso[3] e Il Sole 24 ore

Dal 1996 al 2010[4] ha diretto Foreign Policy, un mensile americano.

È l'autore di sei libri, incluso Illecito. Come trafficanti, falsari e mafie internazionali stanno prendendo il controllo dell'economia globale, un best seller selezionato dal Washington Post come uno dei migliori libri del 2005. Illecito è stato tradotto in 18 lingue ed è il soggetto di uno speciale TV da due ore prodotto dalla National Geographic Film and Television.

Tra le lingue da lui parlate, vi è anche un ottimo Italiano fluente.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Paper Tigers & Minotaurs: The Politics of Venezuela's Economic Reforms (1993)
  • Lessons of the Venezuelan Experience, scritto insieme a Louis W. Goodman, Johanna Mendelson Forman, Joseph S. Tulchin e Gary Bland (1995)
  • Mexico 1994: Anatomy of an Emerging-Market Crash, scritto insieme a Sebastian Edward (1998)
  • Competition Policy, Deregulation, and Modernization in Latin America, scritto insieme a Joseph Tulchin (1999)
  • Altered States: Globalization, Sovereignty, and Governance, scritto insieme a Gordon Smith (2000)
  • Illicit: How Smugglers, Traffickers, and Copycats are Hijacking the Global Economy (2005)
    • in italiano: Illecito. Come trafficanti, falsari e mafie internazionali stanno prendendo il controllo dell'economia globale, Mondadori, 2006
  • The End of Power: From Boardrooms to Battlefields and Churches to States, Why Being In Charge Isn't What It Used to Be, 2013

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Naim, Moises. "Venezuela gets a hand from nimble Castro." Financial Times 21 Jan. 2003: 12.
  2. ^ Naím per El Pais
  3. ^ Articoli di e su Moisés Naím sull'Espresso
  4. ^ Il messaggio con cui lascia Foreign Policy

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