Moie

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Moie
frazione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ancona-Stemma.png Ancona
Comune Maiolati Spontini-Stemma.png Maiolati Spontini
Territorio
Coordinate 43°30′00″N 13°07′00″E / 43.5°N 13.116667°E43.5; 13.116667 (Moie)Coordinate: 43°30′00″N 13°07′00″E / 43.5°N 13.116667°E43.5; 13.116667 (Moie)
Altitudine 114[1] m s.l.m.
Abitanti 5 500 (2008)
Altre informazioni
Cod. postale 60030
Prefisso 0731
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti moiaroli
Patrono Natività della Beata Vergine Maria
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Moie

Moie è una frazione del comune di Maiolati Spontini, situata nella Vallesina (la valle attraversata dal fiume Esino), in provincia di Ancona.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Centro contiguo ai centri Stazione del comune di Castelbellino e Pozzetto del comune di Castelplanio. La cittadina è attraversata dal fiume Esino per tutta la sua lunghezza. È separata a nord dal comune di Montecarotto da una collina, definita dagli abitanti Monte Taddé, mentre a nord-ovest confina con la frazione Pozzetto di Castelplanio. Ad est confina con la frazione di Scorcelletti, sempre del comune di Maiolati Spontini. A sud-est confina (avendo in comune la strada principale con essa) con la frazione Stazione del comune di Castelbellino, comune con cui confina per tutto il lato sud del paese, tranne che per la strada che congiunge il comune stesso alla frazione definita dagli abitanti strada Boccolina, a causa della sua pendenza e del grande numero di curve difficili che la caratterizzano in pericolosità). Infine ad ovest confina con il comune di Castelplanio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Abbazia benedettina e il Castello di Moie[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli a ridosso dell'anno Mille sorsero e si svilupparono le prime abbazie benedettine nella Vallesina; i monaci immessi dalla Santa Sede bonificarono infatti la ricca vallata.

La prima memoria storica dell'Abbazia di Santa Maria delle Moie (Santa Maria Plani Mollearum) si ha nel 1201, quando il suo abate Guido di Simone è indicato presente quale testimone all'atto di sottomissione dei Conti di Moie, dopo che Jesi ne aveva distrutto il castello, ma certamente tale abbazia esisteva già da tempo, come attesta lo splendido tempio che per i suoi caratteri architettonici e stilistici viene fatto risalire alla seconda metà del XII secolo. Già da allora essa faceva parte delle chiese che offrivano ristoro, ospizio e servizio ospedaliero (Domus Hospitales) ai viandanti e pellegrini (definiti per l'appunto Romei) che si recavano a Roma per devozione. L'Abbazia era ubicata in mezzo alla selva detta Santa, al margine della riva sinistra dell'Esino, con la tipica moja (zona paludosa), da cui il nome dell'abbazia stessa. In quel periodo, unica testimonianza dell'insediamento accentrato sulla valle a sinistra dell'Esino era il Castrum Mollearum, posto presso l'Abbazia Santa Maria, ai piedi della fascia collinare.

L'abbazia benedettina Santa Maria delle Moie

I Signori di Moie erano i fratelli Oradone, Tommaso e Mollario; essi non avevano ceduto pacificamente alle richieste jesine di assicurarsi il controllo della principale arteria valliva, per cui il castello era stato assalito. Il 14 luglio 1201 avvenne l'atto di pacificazione tra le due parti; in esso gli ex-signori di Moje promisero di non ricostruire il castello in cambio di una cospicua somma e di un terreno per costruire le loro residenze a Jesi, fuori dalla porta S. Martino. La distruzione del castello non segnò la fine della vita associativa nell'area di Moie: presso l'Abbazia sorse la Villa Nova de Moleis (legata, come suggerisce il nome, al processo di bonifica e disboscamento della selva circostante).

Attraverso il catasto Diocesano del XIII secolo possiamo sapere che la popolazione che gravitava intorno a Santa Maria delle Moie si attestava intorno alle 25 famiglie. L'Abbazia era, quindi, il centro di aggregazione più importante ma era anche molto potente, dato che tra i suoi beni contava circa 430 ettari di terreno quasi tutti posti nella fertile pianura dell'Esino. Le carestie e le epidemie che devastarono l'Europa nel XIV secolo non risparmiarono l'Italia e la zona dell'Esino, che si spopolò; avanzò l'incolto così da essere di nuovo menzionata la vecchia selva dell'abbazia di Moie. I beni dell'Abbazia passarono al capitolo della Cattedrale di Jesi nel XV secolo.

Solo nel XVI secolo, dopo l'affitto e la vendita delle terre pubbliche agli abitanti dei castelli, il territorio del fondovalle entrò a far parte stabilmente delle circoscrizioni comunali di Maiolati (allora sprovvisto del secondo nome Spontini, dovuto alla nascita nel comune dell'importante compositore Gaspare Spontini) e parzialmente di quelle di Castelbellino, Monte Roberto e Castelplanio.

Il fiume Esino, che divide in due il territorio comunale, oltre a determinare lo sviluppo della vallata, determinò anche la nascita della parrocchia di Santa Maria delle Moie. Questa venne istituita il 2 agosto 1600 dal vescovo Marco Agrippa Dandini per soddisfare, infatti, la richiesta della popolazione del luogo, che spesso non poteva avere i sacramenti o assistere alle sacre funzioni per l'impossibilità di attraversare il fiume o per la distanza dai rispettivi castelli.”

1800[modifica | modifica sorgente]

Col proseguire degli anni la vallata si arricchì di mulini e di agricoltura, dalla coltura del riso (che fu poi tolta essendo causante di malattie mortali, quali malaria) a quella dei foraggi. Sino al 1800 la vallata ed i suoi mulini annessi furono di proprietà del comune di Jesi, e più in alto, dello Stato Pontificio. Nel 1801 esso passò in proprietà alla Reverenda Camera Apostolica (in pratica il Demanio Pontificio) che nel 1824 lo vendette (all'asta) al Marchese Stefano Ludovico Pallavicino, i cui discendenti continuarono a godere della proprietà sino al 1916, cioè alla nota sentenza della Magistratura italiana che dichiarò le acque fluenti e scorrenti proprietà dello Stato. Il “Vallato Pallavicino” assolveva al funzionamento dei mulini per l'agricoltura e per l'orticoltura.

Inoltre, in base al Decreto del 3 gennaio 1861, voluto con la costituzione dell'Unità d'Italia, i beni ecclesiastici dovevano far nascere una classe di coltivatori diretti, cosa che invece si sviluppò con l'acquisizione di tali beni da parte dei ceti più abbienti che a Maiolati erano rappresentati dal Marchese Domenico Pallavicino da Genova, il quale acquistò così 248 ettari (di cui 183 a Moie).

È solo con l'arrivo dei francesi in Italia tra il sette e l'Ottocento che viene dato uno scossone anche ai vecchi sistemi di amministrazione dello Stato Pontificio (di cui la Vallesina faceva parte). A Moie i catasti urbani non registrano edifici oltre la chiesa e la casa parrocchiale fino al 1875, quando vengono censite la casa del Marchese Pallavicino, un edificio comunale usato come scuola e bottega e una casa cantoniera della ferrovia. Solo nel censimento del 1901 si registra l'esistenza di un agglomerato di case tali da formare una frazione o almeno una borgata. Esistono però edifici in campagna utili per riporre gli attrezzi, per ricoverare gli animali, ma anche e soprattutto per farvi abitare il colono che così poteva sorvegliare le coltivazioni. Edifici con una struttura esterna in muratura ed un primo piano sostenuto da assi di legno costituiscono il tipo di casa colonica più diffuso.

A Moie, per la mancanza di un borgo consistente fino al XX secolo, le famiglie polinucleari costituiscono oltre un terzo del totale ed il 60% della popolazione vive in esse. Per Moie il quadro della realtà sociale è dato dallo stato delle anime del 1891, secondo il quale il 40% delle famiglie ha come capofamiglia un mezzadro ed il 28% ne ha uno indicato come bracciante, giornaliero o casanolante.

Elemento trainante dello sviluppo viario dopo l'unità fu la realizzazione della ferrovia lungo tutta la Vallesina. L'inaugurazione della Roma-Ancona avvenne il 29 aprile 1866: per la prima volta il treno percorse la valle tra il mare e la Gola della Rossa. La nuova linea ferroviaria modificò profondamente il paesaggio e la sua stessa costruzione fu un avvenimento che scosse quelle quiete contrade. Vi furono anche riflessi economici innovativi: diversi lavoratori locali vi trovarono occupazione, si aprirono attività di tipo ristorativo e commerciale, si produssero anche i primi insediamenti “urbani” lungo la Strada Clementina (così chiamata tuttora sin dal 1733).

1900[modifica | modifica sorgente]

Certamente lo sviluppo di Moie è relazionato direttamente con la nascita della ferrovia, nonché con l'antica Strada Clementina, la cui importanza, contrariamente alle previsioni, non diminuì per la concorrenza del treno, ma crebbe impetuosamente nel corso del novecento con lo sviluppo dell'industria e del traffico automobilistico. Crescendo le richieste di terreno per costruire, emerse la necessità di reperimento di nuove aree edificabili e di un piano regolatore. Questo, redatto nel 1907, previde insediamenti abitativi sui terreni del Marchese Pallavicino. Dopo alcune vicissitudini prettamente burocratiche, si ebbe la nascita, intorno al 1910, del primo nucleo abitativo di Moie, tuttora esistente e chiamato popolarmente “Le Casette”.

Da lì lo sviluppo sempre costante della città: nuovi lavori, nuovi edifici (scuole, alimentari) destarono la popolazione e si ebbe così la crescita, sia a livello demografico che geografico, di Moie. La "Via dei Tesori" è una nuova pista ciclabile, progettata da cooperative moiarole e di Castelbellino, che costeggiando il fiume Esino permette di raggiungere il mare . Da poco è stata anche inaugurata la nuova biblioteca eFFeMMe23, che si è spostata da un edificio al centro, presso lo stabile che ospitava l'antica fornace di laterizi. L'area intorno a questo nuovo centro culturale è stata abbellita e migliorata, con l'apertura di nuovi uffici per la società che controlla i servizi cittadini (CIS) e con il ripulimento di un boschetto adiacente che ora è diventato un ottimo luogo per passare i pomeriggi.

La crescita fu esponenziale dopo i due dopoguerra, con la nascita di farmacie, piazze, il mercato settimanale, la nuova scuola, il cinema...man mano quella che era una valle paludosa fu ribonificata non tanto a livello naturale, quanto con l'arrivo di nuovi abitanti che tuttora porta ad una continua crescita della città.

MoiePanorama.JPG

Persone legate a Moie[modifica | modifica sorgente]

Photogallery[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La scuola media "Gaspare Spontini" di Moie ha visto come insegnante in lettere e storia il professor Luciano Innocenzi, noto poeta marchigiano.
  • Nel Wolaita, a sud dell'Etiopia, nel villaggio di Mokonissa è stata inaugurata nel novembre del 1999, una scuola-laboratorio denominata "Mokonissa Social Center Citta' di Moie" per la preparazione professionale dei piccoli orfani, grazie al contributo degli amici delle missioni di Moie.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La squadra di calcio locale è il Vallesina City (erede del Moie calcio 1933) che gioca nel campionato di Prima Categoria.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Censimento ISTAT 2001. URL consultato il 26 ottobre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • V. Villani, C. Verdelli e R. Giacomini. Maiolati Spontini, Vicende storiche di un castello della Vallesina.
  • Costantino Urieli. La chiesa di Jesi.
  • Francesco Bonasera. I Vallati del territorio di Jesi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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