Mod

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altre voci che possono riferirsi alla stessa combinazione di 3 caratteri, vedi MOD.
Mod a bordo di una Lambretta 175 TV 3ª serie del 1962, ampiamente modificata secondo lo stile mod

Il termine mod, abbreviativo di modernism (termine coniato inizialmente per definire i fan del "modern jazz"), fa riferimento alla subcultura giovanile che si sviluppò a Londra, nel Regno Unito, nei tardi anni cinquanta e raggiunse il picco di popolarità nel decennio successivo.

Il logo identificativo del movimento mod è il simbolo della Royal Air Force (l'aeronautica militare britannica), spesso presente sui giacconi Parka indossati dai mod.

Il logo del movimento mod è un bersaglio stilizzato, basato sul simbolo della Royal Air Force.

Gli elementi significativi della subcultura mod sono: il look curato ed innovativo, la musica black (in particolare il soul, lo ska), la musica beat, e il rhythm and blues, gli scooter italiani (Vespe e Lambrette), spesso adornati con molte luci e specchietti supplementari per richiamare l'attenzione e le notti intere a ballare nei club notturni.[1][2]

A partire dalla seconda metà degli anni sessanta, i mass media spesso iniziarono a usare il termine "mod" in un senso più ampio, per descrivere tutto ciò che si credeva essere popolare, alla moda, o moderno.

Verso la fine degli anni settanta si sviluppò nel Regno Unito un mod revival, chiamato anche mod 79, che si espanse poi anche in tutta Europa ed in Nord America nei primi anni ottanta, in particolare nel sud della California.[3] Infine si può identificare una terza ondata mod, che va dai primi anni novanta a oggi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il modernismo nasce tra il 1958 e il 1962 nelle zone di Stepney e Shepherd's Bush a Londra, sulla spinta della ribellione giovanile che si manifestava nella società dell'epoca: proprio questo clima causò la rottura tra gli adolescenti ed i loro genitori per le vicendevoli incomprensioni socio-culturali dovute al fervore innovativo tipico di quegli anni; fin dalla prim'ora il movimento è caratterizzato da una spiccata predisposizione verso tutto ciò che è nuovo ed insolito (uno dei motti dei mod era moving and learning), la cura maniacale del proprio look, e la musica.

Il parka fish-tail

Origini[modifica | modifica sorgente]

I primi mod non usavano riunirsi in gruppi, né seguire uno stile ben preciso, ma si può comunque ritrovare un look comune nei tagli di capelli new french line, abiti sartoriali italiani, giacche strette a tre o quattro bottoni, e pantaloni stretti e affusolati (storicamente del modello Sta-Prest) che non terminavano mai a più di due centimetri dalla scarpa.

Tra i negozi di abbigliamento, i punti di riferimento erano John Stephens in Beak Street e, poi, Cecil Gee e Lou Austin in Shaftesbury Avenue, Vince in Newburgh Street, His Clothes in Carnaby Street, ma anche Sam Arkus nel West End, Lou Rose nell'East End, e Bilgorri a Bishopsgate. In particolare i mod vi ricercavano abiti firmati Fred Perry, Lonsdale, e Ben Sherman.

Sulla base dell'attrazione per lo stile italiano prese piede l'utilizzo di scooter italiani (Vespe e Lambrette) come mezzo di trasporto; per proteggere gli abiti sartoriali durante gli spostamenti in motorino, i mod iniziarono allora a indossare i giacconi Parka già comuni tra gli Scooter Boy.

Dal punto di vista culturale, i mod erano soliti guardare film d'essai francesi e italiani, e leggere riviste di moda italiane.[1]

Non esisteva e non esiste tutt'oggi un unico genere musicale mod, ma piuttosto un insieme di generi tradizionalmente ascoltati dai mod a partire dagli anni sessanta, che per semplificare divideremo in due filoni principali:

La diffusione della cultura mod si ebbe circa dal 1962 al 1965, quando i mod cominciarono a non avere più un'estrema cura del look per dedicarsi maggiormente agli scooter, alla musica e alla sperimentazione di droghe, in particolare le anfetamine. Bisogna ricordare che all'epoca le anfetamine erano legali e potevano venire prescritte da un medico mediante il rilascio di una comune ricetta (normalmente venivano raccomandate per dimagrire in quanto anoressizzanti); inizialmente l'uso delle anfetamine non aveva lo scopo di portare allo "sballo" ma semplicemente a massimizzare il tempo libero, riducendo il bisogno di sonno, che normalmente era costretto dai ritmi lavorativi. Grazie alle pastiglie di "speed" i modsters potevano dedicarsi alla musica, alla danza, alla frequentazione di cafés e locali per buona parte del week-end prima di tornare lunedì alle loro usuali occupazioni. Proprio l'uso di droghe portò ad una serie di modifiche all'interno della subcultura, che cominciò via via a gerarchicizzarsi al proprio interno, proprio per distinguere i fondatori del genere mod dai nuovi aderenti allo stile.

Dal 1966 in poi, sotto l'influenza delle nuove sostanze da club (LSD in particolare) e della nuova ondata proveniente dalla California (psichedelia), il movimento cominciò a mutare e a frammentarsi generando altri stili. L'ala più legata alla moda "Carnaby", generò un tipo di musica chiamato "Freakbeat" che manteneva la forma-canzone nella lunghezza del brano e nella melodia, pur con un'intenzione chiaramente psichedelica. I capostipiti musicali del movimento, Who e Small Faces in primis, fedeli all'importante concetto del "Moving and Learning" adottarono immediatamente la "new thing" seguiti da ottimi gruppi come: Creation, Eyes, Fleur De Lys, Attack,Cryan Sames,Pretty Things ect.ect. Un'altra ala si caratterizzò maggiormente in stile "workin' class", con capelli ancora più corti, bretelle e jeans Levis con doppio risvolto hard mod e furono forse quelli che di più si distaccarono dalla subcultura originale e che saranno successivamente riconosciuti come i primi skinhead.

Mod revival[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mod revival.

Durante i tardi anni settanta il movimento mod affievolitosi lungo il decennio, visse un'ondata revivalistica; dapprima in Inghilterra per poi espandersi in America, e successivamente nel resto d'Europa durante i primi anni ottanta.

Il trampolino di lancio di questa nuova ondata fu la combinazione fra l'uscita nelle sale cinematografiche del film Quadrophenia di Franc Roddam, e la nascita di gruppi punk dai forti connotati mod; primi su tutti i The Jam.

Il mod revival pur ispirandosi ai mod originali, pone alcune differenze sostanziali sia dal punto di vista estetico sia musicale, proponendo un look più stravagante, composto da abiti dai colori e dalle fantasie più vivaci ed eccentriche, e da una crescente affezione nei confronti dei gruppi musicali (principalmente punk e 2 tone ska) della scena.

Al contempo durante i Mod allnighter il northern soul viene definitivamente consacrato come genere musicale predominante, a discapito del mod jazz, dello ska, del rhythm and blues e del soul americano, che avevano caratterizzato la prima epoca.

La terza ondata[modifica | modifica sorgente]

Noel e Liam Gallagher in concerto.

La terza ondata mod viene collocata all'incirca nei primi anni novanta, grazie alla diffusione dell'acid-jazz e del britpop. Molti di questi mod si trovarono in difficoltà al confronto coi precedenti revivalisti, sia per una questione d'abbigliamento, sia per un cambio di idee seguito all'evoluzione socio-culturale; questi ultimi cominciarono a ricorrere ad un abbigliamento vintage o moderno che si rifaceva allo stile degli anni settanta, periodo in cui affondava la musica contemporanea da loro prediletta.

Si può dire che la terza ondata in sé non ha portato grandi cambiamenti alla scena mod già esistente, come successe nel 1979 con il mod revival, ma ha semplicemente fatto riscoprire ai giovani dell'epoca lo spirito, e lo stile mod dei decenni precedenti.

In particolare il britpop viene considerato, soprattutto nel Regno Unito, come la terza ondata mod per eccellenza, grazie alle numerose influenze musicali di gruppi degli anni sessanta o legati alla scena modernista originale su gruppi che hanno raggiunto l'apice del successo negli anni novanta come Blur, Oasis, Ocean Colour Scene e Pulp.

Gli Oasis collaborano spesso con Paul Weller e con gli Who, e Liam Gallagher ha spesso sfoggiato nelle apparizioni un look tipicamente mod, oltre ad aver lanciato una catena d'abbigliamento ispirata ai modernisti.[4]

Un altro filone musicale moderno che si rifà al mod revival è inoltre l'indie rock: pur essendo un genere molto ampio che comprende diverse varietà di artisti, all'interno della scena indie si sono realizzate nicchie di chiara ispirazione modernista. Un esempio su tutti sono i Last Shadow Puppets, gruppo di Miles Kane e Alex Turner, leader del gruppo indie-rock degli Arctic Monkeys, anch'essi molto apprezzati. Altri gruppi che rientrano nel filone mod di terza generazione sono inoltre i britannici The Enemy, The Ordinary Boys, i Kaiser Chiefs e i Twisted Wheel. Tutti questi gruppi hanno poco in comune con quelli della scena mod musicale degli anni sessanta e settanta, ma sono considerati da alcuni semplicemente come un'attualizzazione o emulazione delle sonorità e dello stile di allora.

Scontri con altri movimenti giovanili[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mods & Rockers.

I mod si scontrarono spesso con altri movimenti giovanili, primi fra tutti con i rocker, e più tardi con i punk (il gruppo punk Exploited scrisse anche una canzone al riguardo contro i mod intitolata Fuck The Mods). Gli attriti talvolta degenerarono in vere e proprie battaglie tra le differenti fazioni rivali nelle strade cittadine, come accadde sul lungomare di Brighton e su quello di Margate.

I mod in Italia[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Un graffito in Piazza Capranica a Roma

In Italia i mod cominciano ad apparire nel 1979, con il mod revival: i primi modernisti di Milano avevano come luogo di ritrovo un bar all'angolo tra via Dogana e via Cappellari, per poi spostarsi in via definitiva nella storica Piazza Mercanti.

Solo successivamente al 1980 e all'uscita nei cinema italiani del film Quadrophenia, a Torino, Milano, Roma ed in altre località cominciano a formarsi i vari gruppi mod. Da allora comincia la formazione di una scena nazionale, grazie anche alla fanzine Faces, redatta da Tony Face e Alfred 'The Mod' Cancellieri, che serviva da collante per le varie realtà. Il tutto culmina con l'organizzazione del primo raduno nazionale mod che si svolge a Gabicce Mare nel 1981.

Nel dicembre del 1983 si tenne il raduno noto come Mod Alldayer in un locale di Roma, in cui suonarono gli Halfbeat di Roma, i Lager di Cosenza, gli inglesi Small World, gli spagnoli Brighton 64, e i romani Underground Arrows, con la presenza del DJ Eddie Piller. Verso la fine dell'anno, gli Underground Arrows suonano in Inghilterra (primo gruppo mod italiano insieme ai Four By Art di Milano), esibendosi a Londra con due concerti, nel primo come spalla al gruppo inglese Fast Eddie all'Ilford Palais. Negli anni successivi i raduni dei mod italiani si svolgono a Rimini e Savona.

La situazione attuale[modifica | modifica sorgente]

Attualmente, le principali presenze mod italiane sono a Torino (Piazza Statuto), Milano, Roma (piazza Capranica), Bologna, Genova, Pordenone, Teramo, il Veneto e Cagliari, e vengono puntualmente organizzate serate e raduni nazionali ed internazionali in collegamento con le varie scene mod europee.

I complessi più affermati riconducibili alla scena mod sono attualmente gli Statuto (Torino), Minivip (Novara), Tailor Made (Torino), Link Quartet (Piacenza), Mike Painter (Milano), Emotionz (Cagliari) e i Made (La Spezia).

I principali raduni mod nazionali ed internazionali si svolgono ogni anno a Rimini con "The italian Job" durante il week-end di Pasqua ed a Marina di Ravenna con il "Raduno Mod Italiano" alla penultima settimana di settembre, mentre un altro evento di carattere internazionale è l'All Saints Mod Holiday a Lavarone (Trento) durante il week-end di Ognissanti.

Vengono tuttora organizzate serate mod, il Flamingo Mod Club a Torino, l'Underground Blues a Teramo, il Buzz with the Fuzz a Milano, il Maximum Speed Mod Weekend a Genova, il Soulvivors a Bologna, il Right Track e la Youth in Revolt a Roma nel periodo invernale, l'Hot Mod Summer on the Lake sul lago Trasimeno nel periodo estivo, l'Ed Sullivan Show nelle Marche a Giugno.

I mod e lo stadio[modifica | modifica sorgente]

Il recarsi allo stadio per tifare la propria squadra di calcio era una scelta più che altro individuale, e non una ragione o un motivo di appartenenza al gruppo, anche se a lungo andare questo tipo di pratica fu causa di divisioni interne al movimento. La principale fu quella tra mod e hard mod, avvenuta verso metà degli anni settanta, principalmente per ragioni sociali, ma dove la "cultura da stadio" giocò un ruolo importante.

Gli hard mod erano abituali frequentatori degli stadi inglesi, dove spesso si mischiavano ai primi skinhead, nel tifare e soprattutto nel cercare il contatto fisico con gli avversari e con la polizia, al contrario dei coetanei mod, che preferivano non partecipare a queste pratiche tipiche di quell'epoca.

« La prima volta che vidi uno skinhead fu quando il Chelsea venne a giocare a Leicester nel 1968. Arrivarono a tonnellate. Rimasi affascinato dai loro vestiti e dal loro gusto. »
(Nigel Mann, citato in Paolo Hewitt, Mods. L'anima e lo stile, Arcana, Milano, 2002)

Anche in Italia la presenza mod, dagli ottanta ad oggi, è attestata nelle curve degli stadi a fianco degli ultras a titolo strettamente personale poiché non vi è nessun legame ufficiale tra i due movimenti. Dei tanti striscioni recanti la dicitura "Mods" apparsi nelle curve, alcuni appartengono a frequentatori della scena modernista, come i Granata Mods del Torino, e, nei primi anni novanta, gli ASR Mods della Roma,[5] altri a gruppi di giovani che in un primo tempo erano modernisti ma che poi hanno perso i legami col movimento, altri infine addirittura a personaggi semplicemente ispirati dal nome.

I mod nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

  • Storicamente contemporanea, ma quasi sconosciuta, è la pellicola interpretata da Alberto Sordi e la prima da lui diretta, Fumo di Londra (1966), dove un maturo antiquario italiano viene irretito dalle bizarrie di un gruppo di giovani mod londinesi per poi rimanere coinvolto in una gigantesca rissa in un bosco con una banda di rocker, mentre degli anziani benpensanti assistono flemmatici commentando ipocritamente, senza celare la loro maggiore vergogna generazionale.

Movimenti correlati[modifica | modifica sorgente]

  • Il movimento MOD apre le porte a quelle che poi saranno sottoculture dello stesso, tra le quali possiamo citare: EMO (Emotive) ed ampie sottoculture come l'EmoCore, Screamo e derivati. (ciuos)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dick Hebdige. "The Meaning of Mod". In Resistance Through Rituals: Youth Subcultures in Post-War Britain. Stuart Hall e Tony Jefferson, edizioni Routledge, Londra, 1993.
  2. ^ (EN) Andrew Wilson, Mixing the Medicine: The unintended consequence of amphetamine control on the Northern Soul Scene (PDF), Internet Journal of Criminology, 2008. URL consultato il 14 aprile 2011.
  3. ^ (EN) Mario Artavia, SoCal Mods, South Bay Scooter Club, 2006. URL consultato il 14 aprile 2011.
  4. ^ Pretty Green: la nuova fashion label firmata da Liam Gallagher.
  5. ^ Mods. URL consultato il 14 aprile 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Bacciocchi, Mod Generations. Storia musica rabbia e stile, NdA Press, Rimini, 2009. ISBN 978-88-89035-27-6
  • Yari Selvetella, La Scena Ska Italiana. Il Levare (Che Porta Via la Testa), Arcana musica, 2003
  • P. Hewitt, Mods. L'anima e lo stile, Arcana, Milano, 2002. ISBN 88-7966-241-4
  • F. Gazzara, Mods. La rivolta dello stile, Castelvecchi, Roma, 1997.
  • D. Hebdige, The Meaning of Mod in Resistance Through Rituals: Youth Subcultures in Post-War Britain di Stuart Hall e Tony Jefferson, Routledge, Londra, 1993.
  • O. Giammarinaro, Il migliore dei mondi possibili. Storie di Mods e degli Statuto. Ed.STILE CONSIGLIATO (Torino).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]