Mito di Iside ed Osiride

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Iside abbraccia Osiride con le sue ali

Il mito di Iside ed Osiride è il mito più famoso della mitologia egizia. Esso è narrato nelle iscrizioni sui templi egizi, sia nel testo Isidis et Osiris, scritto da Plutarco. Qui lo riportiamo nella sua versione più completa.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

La dea del cielo Nut e il dio della terra Geb generarono Osiride, Iside, Nefti e Seth. Iside, dea dell'amore, sin da quando erano insieme nel ventre materno amava Osiride e i due, dopo la nascita, divennero faraoni e civilizzarono il mondo.

Un giorno Osiride, ubriaco, ingravidò Nefti che era la sposa di Seth, che decise di uccidere il fratello. Assieme ad alcuni complici costruì quindi un sarcofago riccamente decorato in oro, argento e lapislazzuli e, durante una festa, proclamò che l'avrebbe regalato a chiunque fosse riuscito ad entrarci perfettamente.
Mentre Osiride, incoraggiato da Seth, tentava di entrarvi, il fratello lo chiuse dentro e gettò il sarcofago nel Nilo, uccidendo il malcapitato all'interno. Il sarcofago discese il fiume fino al mare per poi arenarsi a Biblo, dove un'acacia lo avvolse coi propri rami. In tempi successivi l'acacia venne tagliata e dal tronco si ricavò un pilastro per il palazzo del re di Biblo, Malcandro.

Nella disperata ricerca dell'amato, Iside giunse a Biblo dove, sotto le sembianze da comune mortale, riuscì ad entrare a far parte della corte reale, a guadagnarsi la fiducia della regina Nemano ed a divenire nutrice del giovane principe della città. Uno giorno Nemano scoprì Iside mentre poneva il principe bambino sulle braci ardenti: non consapevole del fatto che si trattava di un rito atto a garantire l'immortalità al bambino, la regina si allarmò ed Iside fu costretta ad assumere le sue vere sembianze ed a svelare il vero motivo per cui si trovava nella città. Messa al corrente, Nemano consegnò il sarcofago, che ancora era contenuto nel pilastro d'acacia, alla dea.

Iside tentò vanamente di resuscitare Osiride, ma ne rimase fecondata. Ne nascose quindi il corpo a Buto, mentre qualche tempo dopo partorì Horus e lo allevò in segreto nelle paludi del Delta.
Un giorno Seth trovò il corpo di Osiride. Furibondo, lo smembrò e ne disperse i pezzi per l'Egitto, sicuro che Iside si sarebbe arresa ed infine, per maggior sicurezza, mise Iside e Nefti sotto chiave. Queste vennero liberate successivamente da Selket e altre sette dee, e si misero subito alla ricerca delle parti del corpo di Osiride. Dopo averlo ricomposto lo mummificarono, affinché il dio potesse rinascere nei campi Aaru, una sorta di paradiso egizio. Iside sarebbe poi andata, insieme ai cari di Osiride, nell'Oltretomba per vivere in eterno con Lui.

Sarebbe spettato ad Horus, il figlio di Iside ed Osiride concepito a Biblo, sconfiggere lo zio Seth in una serie di battaglie e divenire faraone[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

"Iside fu probabilmente la più diffusa e multiforme divinità mediterranea. Il suo culto non fu sempre asociato ai misteri ed all'esoterismo ma con l'espressione "culto isiaco" è principalmente a tali aspetti che sovente si fa riferimento, poiché con queste caratteristiche si diffuse a Roma fin dagli ultimi anni della Repubblica. Il suo culto si era diffuso prima a Pompei, Ercolano e nelle città magnogreche della Campania dalla fine del II secolo a.C." (da Virgili A., "Culti misterici ed orientali a Pompei", Roma, 2008)

Di origine egiziana, il mito fu oggetto di grande culto. Iside e Osiride furono associati alle piene del Nilo, momento di grande festa. Il mito, evolutosi nel corso dei secoli, fu adottato dai romani e dai greci. Ancora oggi nel mondo alcuni credono in questo mito. Essi sono chiamati Kemetisti e formano una vera e propria religione, sebbene fra le meno praticate.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Plutarco, Iside ed Osiride