Scrittura corsiva romana
La corsiva romana (o corsiva latina), è una forma di scrittura a mano usata nell'antica Roma e talvolta nel medioevo. Viene suddivisa in corsiva antica (o capitale corsiva) e corsiva nuova (o minuscola corsiva).
Indice |
[modifica] La capitale corsiva latina
| Per approfondire, vedi la voce Maiuscola corsiva. |
La capitale corsiva latina, anche chiamata maiuscola corsiva, è la forma di scrittura a mano usata per scrivere lettere, per tenere i conti, per imparare l'alfabeto latino dagli scolari romani e anche dagli imperatori romani per inoltrare i loro comandi. Lo stile è basato sulla scrittura formale del capitale quadrata lapidaria ma la corsiva è usata per una scrittura informale e veloce. È stato usata dal I al III secolo d.c. ma probabilmente esisteva da prima, infatti Tito Maccio Plauto parla della illegibilità della corsiva nella commedia Pseudolus (Pseudolo):
| (LA)
« Calidorus: Cape has tabellas, tute hinc narrato tibi quae me miseria et cura contabefacit.
Pseudolus: Mos tibi geretur. Sed quid hoc, quaeso? |
(IT)
« Calidoro: Le tavolette, eccole qua. Fatti dire da loro che pene, che dolori mi stanno consumando.
Pseudolo: Come desideri. Ma scusa, che cos'è? |
(Plauto, Pseudolo, 21-30)
L'antica corsiva latina è oggi difficile da leggere per noi che usiamo un corsivo moderno molto differente. Questa scrittura usa molte "legature" e molte lettere sono irriconoscibili:
- la "a" assomiglia alla "r" moderna;
- "b" e "d" sono molto simili (la "b" ha la pancia a sinistra, come si usa dire);
- "e" ed "f" consistono in due linee verticali perpendicolari, di eguale lunghezza nella "e", mentre nella "f" il tratto di destra è più breve;
- "r" e "t" sono molto simili;
- la "v" assomiglia ad una linea retta scritta quasi come una sovraiscrizione invece che rimanere sulla linea di base.[2]
[modifica] La corsiva nuova
La corsiva nuova, anche chiamata corsiva minuscola o tarda corsiva romana si è evoluta dalla vecchia corsiva romana. È stata usata dal III al VII secolo d.c. e i suoi caratteri sono simili a quelle odierni: "a", "b", "d" e "e" hanno la forma consueta e ogni lettera è proporzionata con le altre tanto in larghezza e altezza che per quanto riguarda la posizione rispetto alla riga. Si è successivamente evoluta nello stile medievale conosciuto come la minuscola carolina che veniva usata nel IX secolo presso la cancelleria imperiale. L'onciale e la semionciale discendono probabilmente da questa corsiva: "a", "g", "r" e "s" sono molto simili. [3]
Secondo Jan-Olaf Tjäder, la nuova corsiva romana ha influenzato lo sviluppo non solo dell'onciale ma di tutti gli stili del medioevo.[4]
[modifica] Note
- ^ Tavole di Vindolanda
- ^ Iscrizioni di Vindolanda pagina 2 pagina 3 Riferimenti Tavole di Vindolanda
- ^ Iscrizione di Vindolanda: contesto storico Riferimenti Tavole di Vindolanda
- ^ Jan-Olaf Tjäder, Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700 (Lund, 1955).
[modifica] Bibliografia
- Corsivo latino presente presso la Papyrus Collection dell'University of Michigan [1]
- Tavole di Vindolanda sul sito web del Centre for the Study of Ancient Documents presso l'Oxford University