Minchia

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Minchia è un termine adoperato frequentemente nella lingua siciliana, nei dialetti calabresi e nel dialetto salentino e nel dialetto gallurese per indicare il pene, passato poi ad essere espressione di esclamazione, di disprezzo, di apprezzamento o di stupore.

La parola ha prodotto anche altri termini derivati come minchiata (per indicare sciocchezza) o minchione, per indicare una persona sciocca (cioè quella che, nei dialetti più settentrionali, viene chiamata coglione).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La derivazione è dal latino mencla, formula volgare di mentula, che indicava appunto l'organo sessuale maschile (la radice ment-, indo-europeo *men-, indicava una sporgenza, vedi parole come "mento" o "monte"). Altri fanno derivare la radice da mingere che significa urinare. Secondo altre fonti la parola deriva dal nome del dio dell'amore egizio Min che veniva raffigurato negli alto e bassorilievi con un grosso organo sessuale.

Utilizzo nella musica[modifica | modifica wikitesto]

Frank Zappa ha pubblicato una canzone dal titolo Tengo 'na Minchia Tanta, con testo in italiano di Massimo Bassoli (con inflessioni tra il siciliano ed il napoletano), all'interno dell'album Uncle Meat nella ristampa in CD del 1987 nonché parte dell'omonimo film del 1987.

Il termine è stato adoperato nella canzone Signor Tenente di Giorgio Faletti presentata al Festival di Sanremo 1994 per sottolineare la difficile vita di alcuni reparti dei corpi di polizia. L'intercalare del ritornello Minchia signor tenente era utilizzata come espressione "forte" molto comune all'interno di questi corpi armati per la grande presenza di rappresentanti originari dell'Italia del Sud.

Utilizzo nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

In letteratura il termine viene spesso utilizzato soprattutto nell'ambito della comicità, più che altro per la caratterizzazione del linguaggio di personaggi di origine siciliana. Ad esempio, ne "I Malavoglia" di Giovanni Verga, padron 'Ntoni viene giudicato "minchione" dalla comunità perché incapace di fare i suoi affari.

Non mancano utilizzi del termine anche nella letteratura completamente slegata dal sud dell'Italia: ne "Il giornalino di Gian Burrasca" di Vamba (Luigi Bertelli), il protagonista guarda di nascosto le fotografie dei pretendenti di sua sorella Luisa ed ecco cosa vi trova scritto: Che risate matte ho fatto, con quei ritratti!… Su uno c'era scritto: Un vero imbecille!... Su un altro: Oh, carino davvero!... Su un altro: Mi ha chiesto, ma... fossi minchiona!

Più recentemente Luciana Littizzetto ha pubblicato un libro dal titolo Minchia Sabbry! (editore Zelig) che prende spunto da uno dei personaggi che interpreta durante i suoi spettacoli di cabaret.

Un derivato da questo termine, minchiate, è gioco di carte, una sorta di gioco dei tarocchi, descritto con molti dettagli da Lorenzo Lippi nel suo Malmantile racquistato (Firenze 1664).

L'autore trapanese Giacomo Pilati ha pubblicato nel 2004, per Mursia, il libro Minchia di re, relativo ad una vicenda svoltasi nell'isola di Favignana alla fine del 1800. In siciliano minchia di re è un altro modo per chiamare la Donzella, coloratissimo pesciolino ermafrodita.

Altri significati[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua napoletana indica anche un particolare tipo di pesce di mare detto volgarmente anche Cazzo di re (Coris julis).

Nei paesi siciliani adiacenti al mare con il termine minchia marina o minchia di mari si indica volgarmente l'oloturia. Nella Sicilia ionica il nome "minchia di mare" è riservato all'Aplysia depilans e congeneri altrimenti dette "lepre di mare".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Perlone Zipoli (=Lorenzo Lippi), Il Malmantile racquistato, Firenze 1664 (Rist. anastatica Empoli 2005, ISBN 88-901887-0-7)
  • Pilati Giacomo, Minchia di Re, Milano, 2004, Mursia.

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