Milovan Gilas

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Milovan Gilas[1] (Đilas o anche Djilas) pronuncia serbocroata [ˈmilovan ˈd͜ʑilas][2] (Podbišće, 4 giugno 1911Belgrado, 20 aprile 1995) è stato un politico, antifascista partigiano e militante comunista jugoslavo, la cui vicenda politica è strettamente legata alla storia dell’Europa nel dopoguerra e del comunismo europeo. Negli anni '50 pubblicò alcuni libri sul sistema comunista che gli valsero la fama di dissidente.

Di origini montenegrine, ancora giovane cooperò con il Partito Comunista Iugoslavo. Fu il braccio destro di Tito e uno degli attori principali della resistenza iugoslava, nonché una delle personalità politiche più influenti della nuova Iugoslavia socialista.

Al termine della seconda guerra mondiale, venne nominato vice-primo ministro della FNRJ, presidente del parlamento e inviato dell’ONU.

A metà degli anni ’50 cadde in disgrazia: venne progressivamente allontanato dal partito (SKJ) e da tutte le cariche pubbliche. Subì alcuni processi e fu condannato più volte a pene detentive. Con l’estromissione dalla vita politica, ripiegò sull’attività di saggista e narratore, cooperando con giornali e riviste straniere. Morì a Belgrado nel 1995.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Milovan Gilas nacque il 4 giugno 1911 nel villaggio di Podbišce in Montenegro. Il padre era un commerciante in vista mentre la madre insegnante. Rimasto orfano del padre, andò a Berane, dove finì le scuole elementari e il liceo. Ai tempi del ginnasio iniziò la sua attività per il movimento operaio locale. Dopo la maturità andò a Belgrado dove nel 1932 si iscrisse alla Facoltà di filosofia e diritto dell'università. Contemporaneamente si iscrisse allo SKOJ e allo KPJ, ossia l’allora illegale movimento comunista jugoslavo. Si occupò soprattutto della stesura e della diffusione di materiale propagandistico all'università. Proprio per questo motivo venne più volte espulso dalla facoltà. Nel 1933 fu arrestato dalla polizia durante una manifestazione al mercato di Belgrado; fu quindi condannato a cinque anni di carcere.

Detenuto a Sremska Mitrovica, tradusse tre romanzi e dieci racconti di Maksim Gorkij, oltre al Paradiso perduto di John Milton. Qui rimase rinchiuso a lungo in un regime di rigida detenzione. Dopo un’attenuazione delle misure di trattamento venne rilasciato anzitempo nel 1936. Di ritorno dal carcere, convisse con un ex-compagno di studi nella periferia di Belgrado continuando a occuparsi di propaganda comunista.

Tra il 1936 e il 1938 nasce il sodalizio tra Gilas e Tito, che allora era il segretario generale del KPJ. Nel congresso di Zagabria del 1938, Tito affidò a Gilas il compito di organizzare le unità di volontari serbi per la guerra di Spagna. Nello stesso anno Gilas venne eletto membro del Comitato centrale del KPJ (CK KPJ). Fu tra il ’38 e il ’40 che Gilas entrò a pieno regime nel KPJ, come dirigente, gestendo la filiale iugoslava del Partito comunista internazionale. Scrisse l’articolo Za cistocu i boljševizaciju Partije[3] di cui il completamento fu scritto da Tito. Collaborò con le riviste Naša Stvarnost, Sodobnost, Književni Savremenik, Mlada Kultura e altri.

Nell’aprile 1941 il Terzo Reich, il Regno d’Italia e i loro alleati sconfissero l’Esercito reale iugoslavo e smembrarono il Regno di Iugoslavia. Tito mandò Gilas a Belgrado, per avvisare il KPJ dei sollevamenti popolari in atto[senza fonte]. A Belgrado, assieme alla moglie Mitra Mitrović (con la quale combatté nella Seconda guerra mondiale) conobbe Rade Koncar e organizzò un sodalizio tra il KPJ e il movimento dei contadini di Dragoljub Jovanović[senza fonte].

Pochi mesi dopo l'invasione del 6 aprile 1941, si organizzò la resistenza e nel congresso del 4 luglio Đilas venne eletto delegato del Partito comunista jugoslavo in Montenegro, dove fu mandato per debellare le forze di occupazione italiane. Queste il 12 luglio 1941 avevano proclamato un’entità fantoccio fascista, ossia lo Stato Indipendente di Montenegro, con a capo Sekule Drljević, ma guidata strettamente dall’autorità italiana con a capo un fidato di Mussolini, il generale Alessandro Pirzio Biroli. Il 13 luglio la controffensiva partigiana, guidata da Gilas, si scontrò con le forze italiane, liberando in poco tempo ampi settori del Montenegro[senza fonte]. Nell'ottobre ‘41 ritornò a Užice, che nel frattempo era stata liberata, dove gestì le edizioni del giornale Borba.

Con la caduta della Repubblica di Užice (novembre ’41) e la fuga dalla Serbia, il movimento partigiano attraversò un periodo di crisi. Tito (comandante in capo) era in Bosnia, mentre Gilas si ritirò a Nova Varoš[senza fonte]. Qui trascorse alcuni mesi in condizioni precarie, prima di raggiungere lo stato maggiore del Partito in Bosnia, nel mezzo dell’inverno 1942[senza fonte]. Nel frattempo era divampata una guerra civile tra partigiani comunisti e cetnici. Nel marzo del ’42 partì alla volta del Montenegro, con il compito di sostituire i quadri dirigenti interni al Partito e riconquistare il Montenegro[senza fonte].

Ritornato in Bosnia, riprese a lavorare per Borba che veniva stampata nel villaggio di Drinići, nella Krajina bosniaca[senza fonte]. Durante l’operazione Schwarz si ritirò assieme allo stato maggiore. Durante gli Accordi di marzo, era presente sotto il falso nome di Miloš Marković[senza fonte]. A metà del 1944 venne mandato assieme al generale V. Terzić a Mosca, a capo di un’ambasceria dello stato maggiore[senza fonte]. Dopo aver ricevuto alcune direttive di carattere politico tornò a Belgrado, nel novembre 1944[senza fonte].

A cavallo tra 1943 e 1944 i gruppi partigiani capeggiati da Hebrang avevano liberato e occupavano una parte cospicua della Croazia. Scoppiò una polemica interna al partito che accusava il movimento partigiano croato di essere troppo filo-croato. Gilas fu il principale detrattore di Hebrang e lo accusò di essere troppo indulgente con paveliciani e anticomunisti. Tra settembre e ottobre ’44 Hebrang venne destituito e sostituito da Vladimir Bakarić. La liberazione di Belgrado (ottobre ’44), alla quale Gilas partecipò, sancì l’espulsione delle forze dell’Asse dalla Serbia. All’indomani della caduta di Hitler, Gilas e Tito si recarono a Mosca per sottoscrivere un accordo di mutua cooperazione tra Iugoslavia e URSS.

Nel governo provvisorio dell’8 marzo 1945 Gilas divenne ministro del Montenegro[senza fonte]. Dal febbraio 1946 fu ministro senza portafoglio di diversi governi; rivestì durante tutto il dopoguerra cariche ai vertici dello Stato iugoslavo:

  • Vice-primo ministro iugoslavo (1945-1954)
  • Membro dello stato maggiore (Vrhovni štab)
  • Luogotenente generale dell’Armata di Liberazione Nazionale (AVNOJ)
  • Membro del Consiglio Esecutivo Federale (SIV, Savezno Izvršno Veće)

In una intervista concessa nel 1991, Gilas ricostruì come segue la propria attività in Istria nel 1946:

« Ricordo che nel 1946 io ed Edvard Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: predisponemmo manifestazioni con striscioni e bandiere.
Ma non era vero? (domanda del giornalista)

Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d'ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto. »

(Milovan Gilas - Panorama, 21 luglio 1991[4])

All’apertura del Cominform nella Polonia occidentale, rappresentò il KPJ assieme a Edvard Kardelj.
All’inizio del 1948 ricevette una chiamata da Mosca, per partecipare ad alcune discussioni sull’Albania. Al colloquio erano presenti Stalin, Bulganin, Vasilevski e Antonov. Gilas vi si recò assieme a Svetozar Vukmanović-Tempo e Konstantin Koča Popović, alti funzionari dello KPJ. La sua missione a Mosca durò fino al marzo 1948.[senza fonte]

Ma quando Mosca pubblicò alcune lettere compromettenti, Gilas lavorò alla risposta da parte del CK KPJ. Erano così scoppiate le tensioni tra Stalin e Tito che avrebbero portato la Iugoslavia a staccarsi dal blocco sovietico. Gilas cooperò in questo periodo con il Partito comunista iugoslavo, oltre che come editorialista di Politika e Borba. Divenne uno critici principali dei tentativi di Stalin di portare la Iugoslavia sotto un controllo più diretto di Mosca. Inizialmente i comunisti iugoslavi, nonostante la rottura con Stalin, mantennero una linea intransigente. Ma presto (anche a seguito di una campagna di epurazione antistalinista) iniziarono a perseguire una politica di socialismo indipendente che sperimentarono con l’autogestione dei lavoratori in imprese statali. Gilas fu uno dei promotori di questa politica, ma presto iniziò un processo di evoluzione e deviazione da questa linea. Data la sua posizione di spicco nell’apparato di propaganda jugoslavo, avviò una piattaforma per nuove idee. Lanciò così un giornale, Nova Misao (“Il Nuovo Pensiero”), nel quale pubblicò una serie di articoli di schieramento progressivamente sempre più liberalista[senza fonte]. Fu visto per un certo periodo come il più probabile successore di Tito. Nel 1954 fu vicino a divenire il Presidente della Jugoslavia[senza fonte].

Gilas cominciò a lavorare a pieno regime con Borba l’11 ottobre 1953, pubblicando degli articoli nei quali trattava alcuni dei problemi cruciali del Partito, delle sue riforme e dello sviluppo futuro della Iugoslavia. Ci furono in tutto 17 articoli di questo tipo che vennero pubblicati oltre che per Borba anche per “Nova misao”.

Questi articoli suscitarono accese discussioni e dibattiti sia nello SKJ sia a livello di masse popolari. Uno degli articoli più discussi portava il titolo Anatomija jednog morala, ossia “Anatomia di una morale”.

In questo articolo Gilas attaccava apertamente il comunismo in quanto sistema[senza fonte]. Tre giorni prima del penultimo articolo di Gilas (7 gennaio 1954) Borba pubblicò una sorta di limite agli articoli di Gilas, voluto dal Comitato esecutivo del CK SKJ. Fu sottolineato come gli articoli di Gilas abbiano creato disordine all’interno del SKJ, di come questi articoli siano direttamente contrari alle direttive del VI Congresso del SKJ e che sono distruttivi per tutto il sistema politico iugoslavo.

Gilas dichiarò al Comitato esecutivo che avrebbe interrotto la pubblicazione dei suoi articoli. Tuttavia era già tardi, poiché il Comitato esecutivo aveva già indetto un vertice straordinario dove si sarebbe giudicato il caso eccezionale di Milovan Gilas. Gilas venne a conoscenza di questa convocazione il giorno stesso della seduta.

A Belgrado si tenne il 16 e 17 gennaio 1954 il Terzo vertice straordinario CK SKJ dedicato al caso di Milovan Gilas. Uno dei punti del vertice titolava così: “Il caso Milovan Gilas e l’attuazione delle decisioni del VI congresso SKJ”. Il vertice fu aperto da Tito che criticò pubblicamente gli scritti di Gilas. Sottolineò come Gilas avesse attaccato la Lega dei comunisti iugoslavi (SKJ), come avesse tentato di istigare all’anarchia, e come avesse predicato la democrazia pura e facendo ciò come avesse denigrato lo SKJ. Durante la seduta fu criticato Vladimir Dedijer in quanto direttore del giornale Borba e quindi complice di Gilas. Alla fine della seduta Gilas non reagì, giacché sapeva che la sua sorte era già segnata.

Il vertice stabilì che le interpretazioni di Milovan Gilas erano in nuce contrarie alla linea politica stabilita dal VI Congresso SKJ; che queste interpretazioni avevano indotto l’agitazione e la confusione in tutto il partito; che le interpretazioni avevano colpito esclusivamente il Partito; e facendo ciò aveva cercato di infrangere l’ideale unità dell’intero SKJ.

Il vertice escluse Gilas dalla SKJ, lo allontanò da qualsivoglia funzione pubblica interna al partito e gli indirizzò un ultimo ammonimento.

Nel dicembre 1954 Gilas diede un'intervista al New York Times nel quale sosteneva che il Paese era governato dai più grandi reazionari. In seguito a ciò, prese il via una processo giudiziario segreto a Belgrado, nel quale fu preso in causa anche Dedijer in quanto simpatizzante di Gilas. Gilas fu condannato a un anno e mezzo di prigione con la condizionale; lo stesso per Dedijer. Il 13 gennaio 1955 Gilas rassegnò le proprie dimissioni scritte da presidente della Camera dei deputati; quindi argomentò che da allora non si sarebbe più considerato membro del SKJ e che di sua spontanea volontà rinunciava a esserne membro. Nonostante il precedente ammonimento, Gilas pubblicò Nova klasa i analiza komunistickog sistema.

Durante la carcerazione fu privato della medaglia di eroe nazionale, che aveva ricevuto verso la fine del 1945; il tribunale militare gli tolse il grado di generale-colonnello della JNA in riserva; oltre a tutti i riconoscimenti che aveva guadagnato ai tempi della guerra.

Escluso da qualsiasi incarico pubblico, Gilas guadagnò fama internazionale grazie ai suoi scritti. In un'intervista del 24 ottobre 1956, in piena rivoluzione di Budapest, sostenne apertamente la rivolta dei magiari. Fu subito messo sotto sorveglianza e il 27 novembre ’56 il tribunale lo condannò a tre anni di reclusione per “presa di posizione contro gli interessi iugoslavi”. Recluso a Sremska Mitrovica, uscì nel 1958. Ma nello stesso 1957 diede alle stampe Nova Klasa (La nuova classe), che gli costò altri due anni di reclusione (1957-1961). Anche dopo l’uscita dal carcere, mantenne ferme le sue posizioni critiche verso il partito. In carcere finì di scrivere Istorija Crne Gore e Razgovori sa Staljinom (“Dialoghi con Stalin”). Quest’ultimo testo assieme ad altri scritti per i media stranieri, gli valse un secondo processo. Fu condannato a tredici anni di carcere, di cui ne scontò quattro (1962-1966). Uscì dal carcere il 31 dicembre 1966, sposando subito dopo Štefica Gilas[5]. Nel 1967 partì per gli Stati Uniti (dove rimase per un certo periodo) e scrisse a Tito, annunciando i pericoli della divisione della Iugoslavia dati dalla tendenza delle repubbliche all’autonomia.

Alla fine del 1967 Gilas viaggiò negli Stati Uniti, ospite all’Università di Princenton. Di ritorno in Iugoslavia, si stabilì a Belgrado in via Palmotic 8. Continuò a criticare il Partito e sostenne le agitazioni studentesche del 1968 in Iugoslavia, per quanto il movimento studentesco lo considerasse un politico implicato nelle dinamiche del regime.

Durante il disfacimento della Iugoslavia negli anni ’90, Gilas si oppose alla svolta nazionalista[senza fonte] del paese e alle sue spinte centrifughe[senza fonte]. Prima della morte perse la vista da un occhio. Lasciò disposizioni affinché venisse sepolto secondo il rito serbo-ortodosso. Morì il 20 aprile 1995, nel suo appartamento a Belgrado. È sepolto nella tomba di famiglia di Podbišce.

L’opera[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le prime esperienze letterarie giovanili (traduzioni, saggi, composizioni poetiche), si dedicò soprattutto all’attività di propaganda. Dal ’36 al ’56 Gilas fu soprattutto giornalista, saggista e uomo politico. Dopo il processo del ’56 si dedicò quasi esclusivamente all’attività di saggista politico. Dal ’56 fino al ’95 la sua produzione di scritti aumentò notevolmente, sia sul versante saggistico-giornalistico, sia su quello narrativo, dove produsse alcuni romanzi di matrice real-socialista. I libri di Gilas furono a lungo vietati in Iugoslavia. L’interdizione venne tolta all’inizio degli anni ’90. Uno dei più fermi sostenitori di questo processo di riabilitazione di Gilas fu l’accademico Matija Becković, che ha anno messo in rilievo come Gilas non fosse stato uno scrittore ideologico. Tra i saggi celebri di Gilas è da ricordare Nova klasa. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, il saggio denunciava la degenerazione burocratica della società comunista. Il libro venne indicato dal New York Times tra i 100 libri più significativi del XX secolo[senza fonte]. Dieci anni dopo ne pubblicò la continuazione, Nesavršeno društvo. In Nova klasa si contestava il fatto che il comunismo in Europa orientale non fosse affatto egualitario e stesse portando alla creazione di una nuova classe di privilegiati, un’oligarchia di burocrati di partito, che godevano di vantaggi materiali dalla loro posizione. Gilas quindi non credeva più nella necessità del partito unico, fondamentale durante la guerra, ma superfluo in tempo di pace. Egli spiegava il ruolo del terrore nel sistema sovietico con la polizia segreta. Dopo Zemlja bez pravde (1958), nel 1961 venne incarcerato per aver pubblicato Razgovori s Staljinom.

Libri pubblicati[modifica | modifica wikitesto]

  • Nova Klasa. Kritika savremenog komunizma (“La nuova classe”; Londra, 1957)
  • Zemlja bez pravde (“Terra senza giustizia”; 1958)
  • Razgovori s Staljinom (“Dialoghi con Stalin”; Belgrado, 1962)
  • Crna Gora(“Montenegro”; 1963)
  • (“Il lebbroso e altre storie”; 1964)
  • (“Njegoš: Poeta, Principe, Vescovo”; 1966)
  • Nesavršeno društvo (“Una società imperfetta”; Londra, 1969)
  • (“La pietra e le violette”; 1970)
  • Ispod boja (“La battaglia perduta”; Chicago, 1970)
  • Secanje jednog revolucionara (“Ricordi di un rivoluzionario”; Oxford, 1973)
  • Delovi iz životnog vremena (“Frammenti di vita”; Chicago, 1975)
  • Revolucionarni rat (“La guerra rivoluzionaria”; Londra, 1980)
  • Tito-Prica iznutra (“Compagno Tito – La storia da dentro”; Londra, 1980)
  • Disintegration of Leninist Totalitarianism (Disintegration of Leninist Totalitarianism, a cura di Irving Howe, New York, Harper and Row, 1983. Edizione rivista: "Tolitarianism in Our Century", 1984.)
  • Ideje iz zatvora (“Idee dal carcere”; Londra, 1986)
  • Uspon i pad (“L’ascesa e la caduta”; Washingron, 1986)
  • (“Se la memoria non m'inganna”; 1987)
  • Pad Nove Klase (“La caduta della nuova classe”; Belgrado, 1994)
  • Milton John, Izgubljeni raj, traduzione di Milovan Gilas, KIZ Altera, Belgrado, 1989.

Studi critici e storiografici[modifica | modifica wikitesto]

  • Cemović, Momčilo, Zašto, kako i koliko smo se zadužili, Belgrado, 1985. Cemović è stato un politico iugoslavo, membro dello CK SKJ. Si è occupato soprattutto dell’operato di Gilas tra 1941 e 1944, nel periodo bellico, focalizzando sulla questione dei combattimenti in Montenegro e sulla funzione di Gilas in questa circostanza.
  • Dedijer, Vladimir, Veliki buntovnik Milovan Đilas: prilozi za biografiju, Belgrado, Prosveta, 1991.
  • Đorgović Momčilo, Đilas: vernik i jeretik, Belgrado, Akvarijus, 1989.
  • Marković, Dragan e Kržavac, Savo, Zašto su smenjivani - Politicke krize u Jugoslaviji (“Perché venivano sostituiti – Crisi politiche in Iugoslavia”), Belgrado, Narodna knjiga,1987.
  • Milić Miodrag, Rađanje Titove despotije: prilog fenomenologiji jugoslovenske revolucije, Harrow, Naša reč, 1985
  • Voslenski, Michael, La nomenklatura: la classe dominante in Unione sovietica(1970), traduzione di Simona Martini Vigezzi, Milano, Longanesi, 1980. L'edizione inglese (Londra, 1990) ha un'introduzione a cura di Gilas stesso.
  • Zinaić, Rade, Crucified Wilderness: The Tension Between Tradition and Modernity in the Djilasian Void, 2002.
  • Zulfikarpašić, Adil et al., The Bosniak, Londra, Hurst, 1998. Il titolo complete è The Bosniak/Adil Zulfikarpasic; in dialogue with Milovan Djilas and Nadezda Gace with an introduction by Ivo Banac . Adil-beg Zulfikarpašić è un uomo politico e scrittore bosniaco. Si è occupato prevalentemente del problema bosniaco.
  • Milovan Đilas (1911-1995). Zbornik radova, a cura di Bečković Matija, Belgrado, GIP Kultura, 1996. Bečković è uno scrittore e accademico serbo; si è occupato dell’opera letteraria di Gilas.
  • Vojna Enciklopedija-Tom 2 (Borda-Enc), Belgrado, 1959.
  • Zbornik dokumenata i podataka o narodnooslobodilackom ratu jugoslovenskih naroda, tomo III, libro 1, pag. 9-12.[6]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Guerra resistenza-1941: Oltre che membro dello stato maggiore, da allora in poi ricoprì tra le più alte cariche del Partito: gestì gran parte della propaganda, le linee di condotta del Partito e dell’Esercito, il ricambio dei quadri dirigenti nelle varie repubbliche, le questioni giuridiche intorno alla giustizia esecutiva.
  • Guerra di resistenza/Montenegro: Sulla presenza di Gilas in Montenegro ci sono tesi discordi, che fanno soprattutto perno sui massacri comunisti verificatisi in Montenegro tra il 1941 e il 1942: alcune fonti sottolineano come sia stato Gilas il principale responsabile di questi massacri[senza fonte]; altri sostengono che in questo periodo Gilas fosse altrove (Bosnia)[senza fonte]. Altri ancora tendono a sottolineare come nove giorni prima dell’esplosione dei combattimenti in Montenegro (13 luglio 1941), Gilas avesse pronunciato una serie di direttive in cui sottolineava la necessità di preservare: la libertà personale, la libertà di fede religiosa, la libertà di pensiero e parola, l’immunità della proprietà, la libertà di organizzazione, riunione e scambio di idee, la legalizzazione di tutti i partiti democratici, la libertà di voto (per la prima volta nella storia della Iugoslavia, anche le donne possono eleggere ed essere elette), l’obbligo di presentare gli indiziati davanti al tribunale dopo 48 ore dopo la cattura, e la presenza obbligatoria della avvocato[senza fonte].
  • SKJ-1942: Gilas lavorò anche ai documenti dello stato maggiore e all’emittente radio “Slobodna Jugoslavija”. Suo fu l’articolo “La questione nazionale in Iugoslavia alla luce della guerra di liberazione popolare” che venne diffuso in Montenegro, Erzegovina e Slovenia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grafia in cirillico: Милован Ђилас traslitterato Milovan Ðilas; talvolta si usa anche la grafia Djilas o, in italiano, Gilas; era conosciuto anche col nomignolo "Ðido".
  2. ^ Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini; Pietro Fiorelli, Il DOP - Dizionario d'ortografia e di pronunzia, 2ª ed., Roma, ERI, 1981, p. 205.
  3. ^ ossia, “Per la pulizia e la bolscevizzazione del Partito”
  4. ^ Arrigo Petacco, L’esodo. La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1999.
  5. ^ Con Štefica Gilas ebbe un figlio, Aleksa Gilas, che divenne uno dei politici guida del blocco democratico in Serbia
  6. ^ Zbornik dokumenata: raccolta di testi sulla Resistenza iugoslava. L’indirizzo bibliografico è di riferimento per la questione dei combattimenti in Montenegro. I documenti evidenziano come Gilas avesse dato una serie di disposizione dal taglio democratico. Ciò vorrebbe comprovare la sua sostanziale estraneità ai massacri avvenuti in Montenegro.

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