Mikuma

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Mikuma
L'incrociatore pesante Mikuma nell'aprile 1939
L'incrociatore pesante Mikuma nell'aprile 1939
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo incrociatore pesante
Classe Mogami
Proprietà Giappone Marina imperiale giapponese
Costruttori Mitsubishi
Cantiere Nagasaki
Impostata 24 dicembre 1931
Varata 31 maggio 1934
Completata 29 agosto 1935
Radiata 10 agosto 1942
Destino finale affondata il 6 giugno 1942 durante la battaglia delle Midway
Caratteristiche generali
Dislocamento 9.500 t
Stazza lorda 11.347 tsl
Lunghezza 201,50 m
Larghezza 18 m
Pescaggio 5,5 m
Propulsione dieci caldaie e quattro turbine a ingranaggi a vapore; quattro alberi motore con elica (152.000 shp)
Velocità 37 nodi nodi  (70,3 km/h)
Autonomia 8.150 miglia a 14 nodi
Equipaggio 850
Armamento
Armamento iniziale:

finale:

Corazzatura
  • cintura: 30 - 140 mm
  • ponte: 40 - 60 mm
  • barbette: 75 - 100 mm
  • torrette: 25 mm
Mezzi aerei 3 idrovolanti
Note
Dati riferiti al 1940, dopo le ricostruzioni

fonti citate nel corpo del testo

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Il Mikuma (三隈 Mikuma?) è stato un incrociatore pesante della marina imperiale giapponese, appartenente alla classe Mogami e così nominato dall'omonimo fiume che scorre nella prefettura di Ōita. Fu impostato e varato come incrociatore leggero, armato di tre torri trinate con cannoni Type 3 da 155 mm.

Entrato in servizio nell'agosto 1935, fu rimesso in cantiere appena un anno più tardi a seguito dell'affondamento della torpediniera Tomozuru e dei risultati raccolti durante un'esercitazione combinata, che consigliarono di migliorare la stabilità del naviglio militare nipponico. Nell'ottobre 1937 riprese servizio con i gemelli Suzuya e Kumano, operando sulle coste cinesi sino alla seconda metà del 1939, quando ritornò in patria per un potenziamento dell'armamento principale, che passò a dieci pezzi da 203 mm Type 3 in cinque torri: riclassificato incrociatore pesante, dal maggio 1940 riprese il servizio come parte della 7ª Divisione incrociatori assieme alle altre tre unità tipo Mogami. Dal gennaio al luglio 1941 prese parte alle manovre giapponesi per l'occupazione dell'Indocina francese.

Appena dopo l'attacco di Pearl Harbor, appoggiò gli sbarchi giapponesi in Malesia svoltisi (dicembre) e poi le operazioni anfibie in Sumatra meridionale (febbraio); quindi scortò il convoglio occidentale per l'invasione di Giava. Durante lo sbarco, nella notte tra il 28 febbraio e il 1º marzo 1942, partecipò alla battaglia dello Stretto della Sonda, contribuendo ad affondare l'incrociatore statunitense USS Houston e quello australiano Perth. Dopo un periodo di pausa, con il resto della divisione e altre forze prese parte all'incursione giapponese nell'Oceano Indiano all'inizio di aprile, affondando alcuni mercantili norvegesi. Tornò quindi in patria per riparazioni, revisioni e licenza all'equipaggio rimanendovi fino alla seconda metà di maggio, quando riprese il mare per Guam dove si unì a una delle varie squadre mobilitate dalla marina imperiale per l'attacco all'atollo di Midway. La battaglia si concluse con una disfatta della flotta di portaerei nipponica e quindi l'ammiraglio Isoroku Yamamoto ordinò di bombardare l'atollo: la 7ª Divisione era quasi arrivata quando fu richiamata indietro. Nel corso del ritorno il Mogami impattò col Mikuma per una manovra errata ed entrambi furono lasciati indietro dal resto della divisione; avvistati, furono attaccati nel corso del 6 giugno da decine di bombardieri e aerosiluranti imbarcati che inflissero danni pesanti al Mikuma. L'incrociatore affondò infine durante la sera, con gravi perdite tra l'equipaggio.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Classe Mogami.

Il Mikuma formava assieme al Mogami, al Suzuya e al Kumano la classe di incrociatori leggeri Mogami, progettata a partire dal 1930 sulla scorta della precedente classe Takao di incrociatori pesanti.[1]

Il Mikuma presentava una lunghezza fuori tutto di 201,50 metri, una larghezza massima pari a 18 metri e un pescaggio di 5,50 metri; il dislocamento arrivava a 9.500 tonnellate, 11.169 tonnellate a pieno carico. La corazzatura fu ottenuta per quanto possibile mediante saldatura elettrica, ciononostante il suo peso arrivò a più di 2.000 tonnellate. Alla cintura era inclinata di 20° verso l'interno e in corrispondenza delle sale macchine era spessa 100 mm nella fascia alta, 65 mm in quella mediana, 30 mm in quella inferiore. La fascia alta era connessa al ponte con corazzature da 60 mm, eccettuate le zone che coprivano i magazzini di munizioni dove lo spessore scendeva a 40 mm. Le barbette variavano tra i 75 mm e 100 mm ma le torrette sopra di esse avevano solo piastre da 25 mm. Le aree della cintura in corrispondenza delle pareti dei magazzini erano spesse 140 mm e diminuivano verso il basso sino a 30 mm, mantenendo l'inclinazione di 20°.[2]

L'apparato motore era composto da dieci caldaie, due piccole in coppia e le altre disposte in singolo, tutte separate da paratie tagliafuoco corazzate e alimentate a olio combustibile. A esse erano vincolate quattro turbine a ingranaggi a vapore, ciascuna delle quali forniva energia a un albero motore con elica: la potenza totale erogata arrivava a 152.000 shp e la velocità massima a 37 nodi. La scorta di carburante trasportabile a bordo ammontava a 2.163 tonnellate di nafta, abbastanza per coprire 8.150 miglia alla velocità di 14 nodi.[2]

L'armamento principale era formato da quindici cannoni Type 3 da 155 mm lunghi 60 calibri, distribuiti in cinque torrette triple: due erano a poppa e tre a prua, delle quali quella centrale poteva solo sparare di bordata. A dispetto delle specifiche, gli affusti impedivano di raggiungere con facilità un alzo di +70° e di poter adoperare i pezzi in funzione antiaerea.[2] Questo ruolo era meglio svolto da quattro impianti binati di cannoni Type 89 da 127 mm L/40, disposti attorno le sovrastrutture di prua. La difesa contro i velivoli a breve raggio era assicurata da quattro impianti binati di cannoni Type 96 da 25 mm L/60 (a mezzanave) e due altri di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm (davanti la torre di comando)[3]. Come ulteriore arma antinave erano presenti dodici tubi lanciasiluri da 610 mm con sistema di ricarica rapida, raggruppati tre a tre e disposti a coppie nelle fiancate sul primo ponte, più o meno dove finiva la sovrastruttura.[2]

Inizialmente il Mikuma disponeva di due hangar, quattro idrovolanti, due catapulte e altro materiali avio. L'incrociatore aveva un equipaggio di 850 tra ufficiali e marinai.[2]

Servizio operativo[modifica | modifica wikitesto]

Il varo e gli anni trenta[modifica | modifica wikitesto]

Il Mikuma fu impostato come incrociatore leggero il 24 dicembre 1931 nel cantiere Mitsubishi di Nagasaki e fu varato il 31 maggio 1934:[4] come da tradizione nella marina imperiale giapponese per gli incrociatori leggeri, la nave ebbe il nome di un fiume, in questo caso il Mikuma nella prefettura di Ōita, nella zona nord-orientale dell'isola di Kyūshū.[5] Il 29 agosto 1935 i lavori di completamento si conclusero e il Mikuma entrò ufficialmente in servizio.[4]

L'incidente occorso alla torpediniera Tomozuru il 12 marzo 1934 (affondata in una tempesta) e il disastro sfiorato durante le esercitazioni della 4ª Flotta il 21-22 settembre 1935 (funestate da un tifone di enorme potenza) ebbero grande impatto sullo stato maggiore generale della marina; le costruzioni in corso furono fermate e fu ordinato di rivedere a fondo tutte le navi in servizio, per migliorarne la stabilità e la tenuta in condizioni atmosferiche avverse. In particolare destò preoccupazione la nuova classe Mogami:[6] il Mogami e il Mikuma avevano subito danni di scarsa entità durante il fortunale e le prove di fuoco avevano evidenziato la debolezza delle saldature,[7] quindi nell'autunno 1936 furono posti in secca al cantiere di Kure per approfondite ricostruzioni. La plancia fu sbassata, l'altezza del ponte fu ridotta, il volume e la convessità della carena furono incrementati rendendo complessivamente più stabile la nave: tutte queste modifiche si rivelarono eccellenti e ben eseguite.[6] Si provvide infine a sostituire le piastre saldate dello scafo con parti fissati tramite rivettatura,[7] a eliminare gli hangar ed estendere verso poppa la sovrastruttura (in parte riprogettata) per dare spazio agli aerei, che furono ridotti a tre. Il dislocamento a vuoto aumentò a 9.636 tonnellate, la stazza lorda a 11.347 tonnellate.[2]

Il Mikuma entrò nuovamente in servizio nell'ottobre 1937, formò la 7ª Divisione incrociatori con il Suzuya e il Kumano e fu inviato a operare lungo la costa della Cina. Poiché, tuttavia, l'Impero giapponese si era ritirato dal trattato navale di Washington (dicembre 1934) e non aveva sottoscritto il secondo trattato navale di Londra (gennaio 1936), lo stato maggiore generale della marina ordinò di rimpiazzare le torri da 155 mm con torri binate armate con cannoni Type 3, modello 2 da 203 mm L/50, sostituzione facilitata dalla progettazione degli anelli di rotolamento in vista di una simile eventualità. Tale seconda ricostruzione vide anche l'installazione di catapulte più capaci e di tubi lanciasiluri adatti a utilizzare gli efficaci ordigni Type 93.[2] Il processo durò dal settembre 1939 all'aprile 1940 ed ebbe leggere ripercussioni sulla velocità massima, che calò a 34,5 nodi. Il Mikuma fu a questo punto riclassificato incrociatore pesante.[8]

Dal momento del varo e per tutto il corso degli anni trenta, il Mikuma fu comandato dai seguenti ufficiali: capitano di fregata Tsunemitsu Yoshida (1º giugno - 4 luglio 1934), capitano di fregata Kozo Suzukida (4 luglio 1934 - 29 agosto 1935 e 29 agosto - 11 novembre 1935), capitano Moriji Takeda (11 novembre 1935 - 1º dicembre 1936), capitano Kanki Iwagoe (1º dicembre 1936 - 1º dicembre 1937), capitano Naosaburo Irifune (1º dicembre 1937 - 15 novembre 1938), capitano Kumeichi Hiraoka (15 novembre - 15 dicembre 1938), capitano Koso Abe (15 dicembre 1938 - 20 luglio 1939), capitano Kyuji Kubo (20 luglio - 15 novembre 1939) e capitano Susumu Kimura (15 novembre 1939 - 1º novembre 1940).

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

1939 - 1941[modifica | modifica wikitesto]

Mentre il Mikuma subiva successive modernizzazioni, in Europa era scoppiata la seconda guerra mondiale. La 7ª Divisione incrociatori poté essere schierata a pieno organico a partire dal 1º maggio 1940 quando furono completati anche i lavori del Mogami.[2] Il 1º novembre 1940 il capitano Kimura cedette il comando del Mikuma al pari grado Shakao Sakiyama.[4] Nel gennaio 1941 la 7ª Divisione fu inviata nelle acque dell'Indocina francese per costringere il governo di Vichy a trovare un accordo con la Thailandia e porre fine alla guerra franco-thailandese.[2]

Il Mikuma, al centro, con altri due incrociatori della 7ª Divisione, estate 1938

Il 16 luglio 1941 la 7ª Divisione partì da Kure in vista dell'occupazione totale dell'Indocina. La Divisione giunse il 22 a Samah sull'isola di Hainan e il giorno successivo le autorità francesi concessero all'Impero giapponese l'uso delle basi militari nella zona meridionale del paese; il 25 la divisione salpò per coprire un convoglio navale recante a bordo le forze d'occupazione (operazione "FU"), assieme all'incrociatore pesante Ashigara e alla due portaerei Sōryū e Hiryū. Il 30 luglio la formazione raggiunse Saigon e il 31, essendo la missione completata, la 7ª Divisione ripartì e il 7 agosto raggiunse la baia di Sukomo, sulla costa meridionale dell'isola di Shikoku: qui rimase circa due settimane per far riposare gli equipaggi, quindi il 19 salpò e il 20 si fermò a Kure. Il 20 novembre 1941 la divisione passò al comando del contrammiraglio Takeo Kurita (che scelse il Kumano come nave ammiraglia) e fu posta alle dipendenze della 4ª Flotta del viceammiraglio Shigeyoshi Inoue, stanziata nel Mandato del Pacifico meridionale: quello stesso giorno l'unità, eccettuata l'ammiraglia (che seguì il 23 novembre) ma accompagnata dall'incrociatore pesante Chōkai, partì e il 26 fece tappa a Samah, dove il 29 fu raggiunta dal Kumano. Qui il 2 dicembre 1941 fu ricevuto il messaggio in codice Niitakayama nobore 1208, che indicava l'inizio imminente dell'attacco di Pearl Harbor e l'apertura delle ostilità sul fronte dell'Oceano Pacifico.[4]

Il 4 dicembre il Mikuma, il Suzuya, il Kumano e il Mogami lasciarono Samah assieme al Chōkai, otto cacciatorpediniere e l'incrociatore leggero Yura: tutte queste navi furono poste agli ordini del viceammiraglio Jisaburō Ozawa, comandante della "Flotta di Spedizione del Sud" incaricata delle imminenti operazioni contro la Malesia britannica. L'8 dicembre in effetti, in contemporanea all'attacco di Pearl Harbor a causa del fuso orario, con gli sbarchi a Kota Bharu, Singora e Patani prese avvio la campagna della Malesia: il Mikuma con il resto della 7ª Divisione incrociatori fornì supporto ravvicinato, ma il giorno successivo furono distaccati con l'incrociatore leggero Sendai e i cacciatorpediniere Ayanami, Isonami, Shikinami, Uranami per attaccare la corazzata HMS Prince of Wales e l'incrociatore da battaglia HMS Repulse, uniche grandi unità britanniche in Estremo Oriente; ma poiché il 10 dicembre entrambe furono affondate da reiterati attacchi aerei, la 7ª Divisione fu richiamata e dirottata all'ancoraggio di Poulo Condore, Indocina. Il 12 lasciò il luogo per scortare, il 14 dicembre, il secondo convoglio di trasporti per Kuantan; il 19 gettò le àncore nella baia di Camranh in Indocina e il 22 il Mikuma e il Mogami ripresero il mare per proteggere gli sbarchi presso Kuching, avvenuti con successo tra il 23 e il 27 dicembre. I due incrociatori fecero ritorno nella baia il 29.[4]

1942[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 gennaio 1942 la 7ª Divisione incrociatori, il Chōkai, il Sendai, lo Yura e alcuni cacciatorpediniere ebbero l'ordine di intercettare naviglio britannico fuori Singapore, ma durante la navigazione la missione fu annullata e le navi rientrarono a Camrahn il 19 gennaio. Il 23 il Mikuma con il Mogami partirono con destinazione la zona di capo Saint Jacques per coprire gli sbarchi in corso a Endau; il 28 ritornarono alla baia dopo il successo dell'operazione. Il 10 febbraio l'intera 7ª Divisione incrociatori (più il Chōkai) prese il mare per scortare un grande convoglio di venticinque trasporti truppe: l'informazione fu captata e decrittata dal comando statunitense sommergibili sull'isola di Giava e un battello, lo USS Seareaven, fu in grado di avvistare e attaccare due dei quattro incrociatori pesanti il giorno successivo. I siluri di vecchio tipo però mancarono i bersagli e il 13 febbraio 1942 poté svolgersi l'operazione "L", l'invasione giapponese di Palembang e dell'isola Bangka.[4]

Profilo e informazioni tecniche della classe Mogami prodotti dall'Office of Naval Intelligence nel corso della guerra

Il 17 febbraio la 7ª Divisione incrociatori fu distaccata alle isole Anambas per rifornimento di carburante e munizioni, quindi il 24 febbraio salpò per partecipare all'invasione di Giava. In questa occasione il Mogami e il Mikuma furono posti a protezione del convoglio occidentale, destinato a scaricare nel golfo di Bantain.[4] Nella notte tra il 28 e il 1º marzo gli incrociatori USS Houston (statunitense) e HMAS Perth (australiano), sopravvissuti alla battaglia del Mare di Giava, passarono nel golfo per attraversare lo stretto della Sonda e raggiungere Tjilatjap sulla costa meridionale di Giava, dove l'ammiraglio Helfrich (comandante della flotta ABDA) aveva deciso di concentrare tutte le navi superstiti.[9] Alle 22:40 sorpresero il gruppo occidentale nipponico intento nello sbarco; iniziarono a cannoneggiarlo ma, attaccati dal cacciatorpediniere Fubuki, i due incrociatori uscirono a tutta velocità dal golfo con rotta nord-nord-ovest cozzando attorno le 23:45 contro il Mikuma e il Mogami, scortati dall'incrociatore leggero Natori con dieci cacciatorpediniere. Alle 23:55 il Mikuma fu colpito dallo Houston (si ebbero sei morti e undici feriti[4]) mentre alle 00:05 circa il Perth fu investito da quattro siluri e da numerose granate, si capovolse e affondò; rimasto solo, lo Houston fu presto gravemente colpito e prima di 00:30 fu a sua volta colato a picco.[10]

Il 4 marzo 1942 il Mikuma leggermente avariato con il Suzuya, Kumano e Mogami lasciò l'isola di Giava, che ormai stava per cadere, e giunse il giorno successivo alla base di Seletar a Singapore: da qui la divisione con aggregato il Chōkai salpò per formare la forza di protezione per l'operazione "T", l'assalto anfibio alle località di Sabang e Iri nella porzione settentrionale di Sumatra. Il 15 la forza di incrociatori rientrò a Singapore, poi il 20 riprese il mare in supporto alla cattura delle isole Andamane e il 26 fece tappa a Mergui, sulla costa della Birmania da poco occupata. Il 1º aprile la 7ª Divisione, sempre con il Chōkai, lasciò Mergui e si unì alla "Seconda Flotta di Spedizione del Sud" del viceammiraglio Ozawa che penetrò nel golfo del Bengala per dare la caccia alle navi mercantili; il 5 aprile la squadra si divise in tre gruppi, uno dei quali era composto dal Mogami, dal Mikuma e dal cacciatorpediniere Amagiri. La mattina del 6 aprile queste tre navi affondarono la petroliera norvegese Elsa con un carico di 7.000 tonnellate di kerosene, poi i due mercantili britannici Dardanus e Gardana, danneggiati da attacchi aerei; in seguito i soli Mikuma e Mogami cannoneggiarono fino alla distruzione la nave norvegese Dagfred dopo aver ingiunto all'equipaggio di abbandonarla, il quale fu poi mitragliato (senza vittime) da parte di tre idrovolanti giapponesi. Infine alle 13:15 circa, assieme all'Amagiri, i due incrociatori affondarono un terzo mercantile norvegese, lo Hermod.[4]

L'11 aprile la 7ª Divisione incrociatori arrivò a Singapore, ne partì il 13 aprile per la baia di Camrahn, dove sostò dal 16 al 17, quindi fece rotta sul Giappone fermandosi il 22 aprile a Kure: qui gli equipaggi poterono godere di una licenza, il contrammiraglio Kurita fu promosso a viceammiraglio e il 4 maggio il Mikuma, Mogami, Kumano e Suzuya furono poste in bacino di carenaggio dove furono sottoposte a revisione e pulizia dello scafo. Il 12 furono nuovamente messi in mare e dal 15 al 18 maggio l'intera divisione prese parte a un'esercitazione con la 1ª Divisione da battaglia (Yamato, Nagato, Mutsu) nelle acque dell'isola di Hashirajima; la sera del 18 l'equipaggio fu lasciato libero.[4]

L'affondamento[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia delle Midway.

Gli uomini dovettero ritornare a bordo tra il 21 e il 22 maggio: la mattina infatti la 7ª Divisione incrociatori con la scorta dei cacciatorpediniere Asashio e Arashio dell'8ª Divisione salpò e raggiunse il 26 maggio l'isola di Guam, unendosi al Gruppo di copertura e occupazione di Midway come forza da appoggio ravvicinato[4]: la formazione era inoltre composta da una squadra di dodici trasporti, la petroliera Akebono Maru e una scorta di dieci cacciatorpediniere al comando del contrammiraglio Raizō Tanaka; una d'urto con una portaerei leggera, due corazzate, cinque incrociatori e otto cacciatorpediniere agli ordini del viceammiraglio Nobutake Kondō; una terza con le navi portaidrovolanti Chitose e Kamikawa Maru e una piccola scorta, al comando del contrammiraglio Ruitaro Fujita; una quarta e ultima, formata da naviglio ausiliario (cacciasommergibili, posamine, navi cargo etc.) e guidata dal capitano di vascello Sadatomo Miyamoto.[11]

Il Mikuma il 6 giugno 1942 dopo gli attacchi aerei statunitensi, vista di tre quarti di prua (sopra) e da babordo (sotto) riprese da un velivolo della Enterprise. Da notare le vaste distruzioni, i tubi lanciasiluri che sporgono dalle fiancate e i gruppi di marinai che abbandonano la nave; si scorgono inoltre gli impianti binati antiaerei da 127 mm
Il Mikuma il 6 giugno 1942 dopo gli attacchi aerei statunitensi, vista di tre quarti di prua (sopra) e da babordo (sotto) riprese da un velivolo della Enterprise. Da notare le vaste distruzioni, i tubi lanciasiluri che sporgono dalle fiancate e i gruppi di marinai che abbandonano la nave; si scorgono inoltre gli impianti binati antiaerei da 127 mm
Il Mikuma il 6 giugno 1942 dopo gli attacchi aerei statunitensi, vista di tre quarti di prua (sopra) e da babordo (sotto) riprese da un velivolo della Enterprise. Da notare le vaste distruzioni, i tubi lanciasiluri che sporgono dalle fiancate e i gruppi di marinai che abbandonano la nave; si scorgono inoltre gli impianti binati antiaerei da 127 mm

Il 28 maggio Mikuma, Mogami, Suzuya e Kumano salparono a protezione della squadra del contrammiraglio Fujita; il comandante e gli uomini del Mikuma furono posti al corrente dell'operazione "MI", l'attacco a Midway per attirare e distruggere la flotta di portaerei statunitensi; il 30 maggio la 7ª Divisione e l'8ª cacciatorpediniere s'incontrarono nel punto prestabilito con il gruppo di trasporti del contrammiraglio Tanaka.[4] Attorno alle 15:00 del 4 giugno, dopo la disastrosa perdita delle quattro portaerei Akagi, Kaga, Sōryū e Hiryū della Flotta Combinata (viceammiraglio Chūichi Nagumo),[12] l'ammiraglio Isoroku Yamamoto, al comando di tutte le forze giapponesi dispiegate per la battaglia, ordinò al contrammiraglio Kondo di inviare alcune navi a bombardare Midway: egli distaccò la 7ª Divisione con i cacciatorpediniere Arashio e Asashio e tale formazione si lanciò verso est alla massima velocità; tuttavia la validità di una simile azione fu presto ridiscussa e alle 00:20 del 5 giugno, quando si trovava circa 90 miglia dall'obiettivo, Kurita fu richiamato.[13] Nel corso della notte fu avvistato il sommergibile USS Tambor e il contrammiraglio Kurita ordinò un cambiamento di rotta per 45°. Il Mogami però eseguì un'accostata a 90° ed entrò in collisione con il Mikuma che lo precedeva, danneggiandogli la poppa e sfondando alcuni serbatoi sulla dritta: tuttavia i danni più gravi li subì il Mogami a prua. I due incrociatori furono lasciati indietro con i due cacciatorpediniere poiché potevano mantenere solo una modesta velocità, mentre il comandante continuò con il Kumano e il Suzuya a tutta forza.[4] Frattanto il comando statunitense a Midway, informato dal sommergibile, aveva fatto decollare dodici quadrimotori Boeing B-17 Flying Fortress, sei bombardieri in picchiata Douglas SBD Dauntless e sei aerosiluranti Vought SB2U Vindicator (gli ultimi dodici del Corpo dei Marine: gli aerei attaccarono in mattinata ma la contraerea ne sviò la mira e né il Mikuma né il Mogami furono colpiti.[14]

Il giorno successivo, 6 giugno, ricognitori lanciati dalle portaerei USS Enterprise e USS Hornet della squadra dell'ammiraglio Raymond Spruance localizzarono di nuovo i due incrociatori in fuga: egli fece decollare di prima mattina ventisei Dauntless e otto caccia Grumman F4F Wildcat dalla Hornet, poi alle 10:45 una seconda ondata dalla Enteprise forte di trentuno Dauntless, dodici Wildcat e tre Douglas TBD Devastator, infine alle 11:30 inviò una terza ondata forte di ventiquattro Dauntless e otto Wildcat dalla Hornet.[15] Le tre ondate sopraffecero la contraerea e misero a segno una bomba su ciascun cacciatorpediniere e sei sul Mogami; il Mikuma fu devastato da cinque ordigni (per lo più della seconda ondata[16]), uno dei quali mise fuori uso le torri di prua mentre gli altri colpirono la plancia e a mezzanave. Diversi cannoni antiaerei e tubi erano carichi e gli incendi fecero detonare granate e siluri, aumentando considerevolmente le distruzioni. Il capitano Sakiyama, ferito, ordinò l'abbandono della nave prima di essere tratto in salvo dall'Asashio.[4] Nel pomeriggio l'incrociatore fu avvistato e fotografato da vicino da un solitario velivolo della Enteprise, prima immagine di una nave da guerra giapponese distrutta.[17] Affondò la sera del 6 giugno alle coordinate 29°22′N 176°34′E / 29.366667°N 176.566667°E29.366667; 176.566667 con 650 morti tra l'equipaggio,[4] una parte dei quali era rimasta uccisa sullo Arashio durante l'attacco del terzo gruppo aereo statunitense, avvenuto prima delle 15:00.[16]

Eventi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Per il resto della giornata e nel coro del 7 giugno il Mogami e i due cacciatorpediniere salvarono 240 superstiti del Mikuma. Il capitano Sakiyama era stato invece trasferito a bordo del Suzuya per ricevere urgenti cure mediche.[4] Il 9 giugno il sommergibile USS Trout passò nella zona dell'affondamento, emerse e catturò due giapponesi, il capo-marconista Katsuichi Yoshida e il fochista di terza classe Kenichi Ishikawa. Il 14 giugno furono sbarcati a Pearl Harbor (dove attendeva l'ammiraglio Chester Nimitz) e passarono il resto del conflitto in prigionia.[17]

Il capitano Sakiyama non sopravvisse alle ferite e morì il 12 giugno: fu promosso postumo a contrammiraglio. Il 10 agosto 1942 il Mikuma fu radiato d'ufficio dalla lista della marina.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stille 2014, p. 174.
  2. ^ a b c d e f g h i (EN) IJN Mogami Class - Japanese warships of WW2 su World-war.co.uk. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  3. ^ Stille 2014, pp. 176-177.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q (EN) Imperial Cruisers su Combinedfleet.com. URL consultato il 4 gennaio 2015.
  5. ^ Stille 2014, p. 150.
  6. ^ a b Evans, Peattie 2014, pp. 243-244.
  7. ^ a b Stille 2014, p. 175.
  8. ^ Stille 2014, p. 176.
  9. ^ Millot 2002, p. 138.
  10. ^ Millot 2002, pp. 138-139, 141.
  11. ^ Millot 2002, pp. 223-224.
  12. ^ Millot 2002, pp. 239-263.
  13. ^ Millot 2002, pp. 265.
  14. ^ Millot 2002, pp. 267-268.
  15. ^ Millot 2002, p. 268.
  16. ^ a b Millot 2002, p. 269.
  17. ^ a b (EN) Battle of Midway--Sinking of Japanese Cruiser Mikuma, 6 June 1942 su History.navy.mil. URL consultato il 7 gennaio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]