Michele Carrascosa

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Michele Carrascosa (Palermo, 11 aprile 1774[1]Napoli, 10 maggio 1853) è stato un generale e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque in una famiglia di origine spagnola giunta nel Regno di Napoli con Carlo di Borbone nel 1734; dalla famiglia Carrascosa uscirono molti ufficiali dell'Esercito delle Due Sicilie e dell'Esercito italiano. Un fratello di Michele, Raffaele (1779 - 1866) sarà anch'egli generale e più volte ministro di Ferdinando II.

Tenente di cavalleria, prese parte, contro l'esercito di Napoleone nel 1796 alla battaglia di Lodi, nella quale rimase ferito, e alla sfortunata campagna di Mack a Roma (1798). Nel 1799 aderì invece alla Repubblica napoletana e, dopo il ritorno dei Borboni, fu imprigionato, probabilmente nel penitenziario di Santo Stefano, e poi esiliato.

Nel 1808 prese parte alla spedizione spagnola. Nominato generale di brigata, fu ferito e fatto prigioniero dagli spagnoli a Igualada, ma venne liberato dal generale Pino (1809). Nel 1813 Gioacchino Murat, che nel gennaio 1811 lo aveva fatto barone del Regno, lo nominò generale di divisione e governatore militare di Napoli. Partecipò alla guerra austro-napoletana del 1815, durante la quale conseguì la vittoria nella battaglia del Panaro (3 aprile) e occupò le città di Modena, Reggio Emilia e Carpi. Era comandante in capo dell'esercito napoletano quando, il 20 maggio 1815, attraverso il suo plenipotenziario Pietro Colletta, sottoscrisse con gli austriaci il trattato di Casalanza che pose fine alla guerra e al periodo napoleonico nel Regno. Successivamente fu generale nell'esercito borbonico e nei seguenti cinque anni si tenne lontano dalle cospirazioni carbonare.

Scoppiata la rivolta di Morelli Silvati (2 luglio 1820), Michele Carrascosa evitò qualsiasi contatto o scontro con le forze costituzionali. Murattiano, diffidente dei Carbonari, il 9 luglio Carrascosa fu nominato ministro della guerra. La politica di Carrascosa è fonte di discussioni. Sebbene nel 1823, ormai esule, sarà condannato a morte in contumacia per non aver combattuto i costituzionalisti a Monteforte, Carrascosa fu in effetti il rappresentante degli alti ufficiali conservatori murattiani, ostacolò con ogni mezzo le proposte di riarmamento, fatte da Guglielmo Pepe. Il 12 febbraio 1821 assunse il comando del I Corpo d'armata che avrebbe dovuto opporsi all'esercito austriaco tra il Garigliano e il Volturno; dopo la sconfitta di Pepe ad Antrodoco, Carrascosa tuttavia si arrese agli austriaci senza combattere. Esule prima a Malta e poi in Inghilterra, dovette affrontare le accuse degli altri esuli. Nel 1823 si batté a duello con Guglielmo Pepe; poco dopo pubblicò le Memorie sulla rivoluzione di Napoli nel 1820 e 1821, in lingua francese[2], tradotta l'anno successivo in lingua tedesca[3]. Rientrò a Napoli nel 1848: venne reintegrato nel suo grado militare e, dopo il colpo di mano del 15 maggio 1848 di Ferdinando II contro i liberali, il 24 giugno 1848 fu nominato addirittura alla Camera dei pari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ secondo altre fonti nacque a Paternò
  2. ^ Mémoires historiques, politiques et militaires sur la révolution du Royaume de Naples en 1820 et 1821 et sur les causes qui l'ont amenée accompagnés de pièces justificatives la plupart inédites par le général Carrascosa, Londres: chez Treuttel, Würtz, Treuttel fils et Richter, Soho square, 1823
  3. ^ Historische, politische und militärische Denkwürdigkeiten über die Revolution des Königreichs Neapel in den Jahren 1820 und 1821 und über die Ursachen, welche solche herbeigeführt haben: mit grösstentheils noch ungedruckten Belegen; von dem General Carrascosa, Aus dem Franzosischen, Stuttgart: bei Friedrich Franckh, 1824

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • V. Sperber, «CARRASCOSA, Michele». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. XX, Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 1977
  • Pompilio Schiarini, Uno dei dimenticati, il generale Michele Carrascosa, Roma: Bontempelli-Invernizzi, 1912