Michele Capobianco

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Padiglione dell'America Latina, 1948-1952, con Arrigo Marsiglia e Alfredo Sbrizolo

Michele Capobianco (Vitulano, 1921Napoli, 2005) è stato un architetto italiano, attivo nella città di Napoli.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato nel 1922 in provincia di Benevento, Capobianco si laureò in architettura, insieme ad altri ventidue studenti, nel 1946. Negli anni universitari fu allievo di Marcello Canino, dove lavorò presso il suo studio sin dal 1943. Subito dopo la laurea aprì uno studio con Arrigo Marsiglia. Nel 1948 ci furono le prime commissioni: un edificio a Poggioreale (1948), il padiglione dell'America Latina (1948-52) ed alcuni edifici per abitazioni al Parco Commola Ricci (1952-55). Nel 1950, in seguito ad una vista eseguita da una delegazione di professori e studenti svedesi per studiare i nuovi quartieri popolari, Capobianco, sollecitato da alcuni architetti svedesi, fu invitato ad andare in Svezia. A Stoccolma frequentò Sven Markelius e studiò la cultura urbanistica nordica, ritornato a Napoli fu chiamato da Canino per sostenere l'esame di libera docenza. Nel 1955 progettò un palazzo per abitazioni a piazzetta Santo Stefano per il quale vinse il premio Inarch nel 1961, contemporaneamente con Giulio De Luca progettò l'edificio Decina al Parco Grifeo.

Negli anni sessanta fu attivo, come molti altri, nella progettazione di quartieri popolari e nel 1964, insieme a Riccardo Dalisi e Massimo Pica Ciamarra, realizzò il Palazzo della Nuova Borsa Merci. Divenne professore Emerito di Progettazione architettonica alla Facoltà dell' università Federico II dal 1973 al 1988. Collaborò insieme a Pica Ciamarra e Corrado Beguinot alla progettazione del palazzo di Giustizia, i cui lavori terminarono dopo l'incendio della torre più alta. Negli anni ottanta progettò a Miano alcuni quartieri popolari realizzati nell'ottica del PSER, diversi edifici nel Centro Direzionale e le stazioni della metropolitana Vanvitelli, Medaglie d'Oro e Colli Aminei. Nel 1992 vinse un secondo premio Inarch e successivamente fondò la rivista di architettura ArQ. Il figlio Lorenzo ha intrapreso anch'egli la carriera di architetto, proseguendo alcuni cantieri del padre come il restyling della Stazione Vanvitelli al Vomero, la prima stazione d'arte del progetto della nuova Metropolitana di Napoli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Diego Lama, Storie di Cemento. Gli architetti raccontano, CLEAN edizioni, Napoli 2007