Argentometria

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L'argentometria è una tecnica analitica usata in chimica, in cui, per determinare la quantità di analita presente in un campione da analizzare, si sfrutta l'insolubilità dei sali di argento, che si formano titolando la soluzione dell'analita con nitrato d'argento (AgNO3).

A seconda del metodo utilizzato per la determinazione del punto finale si possono avere tre tipologie di titolazioni argentometriche: metodo di Mohr, metodo di Volhard e metodo di Fajans.

Metodo di Mohr[modifica | modifica sorgente]

Come indicatore si usa cromato di potassio che, reagendo con il AgNO3 forma cromato d'argento (di colore rosso). Essendo il cromato d'argento più solubile dell'alogenuro d'argento formatosi, precipita al punto di equivalenza dando colorazione rossa alla soluzione. Durante la titolazione, per ragioni cinetiche, precipita per primo il cloruro d'argento, e successivamente il cromato d'argento; la titolazione viene condotta sempre in condizioni di vivace agitazione. La metodica deve essere effettuata a pH neutro o debolmente basico poiché a pH troppo basici (pH>10,5) l'argento tende a precipitare come ossido e a pH troppo acidi (pH<6,5) il cromato si trasforma in bicromato.

Metodo di Volhard[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una retrotitolazione: al campione acidificato per acido nitrico viene aggiunto un eccesso di nitrato d'argento che precipita tutto l'analita. Il restante Ag+ viene titolato con tiocianato e il punto finale indicato con allume ferrico o nitrato ferrico. Gli ioni argento reagiscono con lo ione tiocianato precipitando come tiocianato d'argento, bianco

SCN + AgNO3 → AgSCN↓ + NO3

finché sono presenti ioni argento liberi. Quando tutti gli ioni argento sono precipitati, l'aggiunta di ulteriore tiocianato di potassio porta alla reazione con il Fe3+ a formare uno ione complesso

SCN + Fe3+ → [Fe(SCN)]2+

dal caratteristico colore rosso sangue, immediatamente visibile. Poiché il tiocianato di argento è 100 volte più insolubile del cloruro di argento il punto di fine della titolazione non è stabile (il primo eccesso di tiocianato scioglie il precipitato di AgCl). Si consiglia di ricoprire il precipitato di AgCl con un solvente inerte e immiscibile (ad esempio il nitrobenzene), prima della retotitolazione, in modo da evitare la reazione:

SCN- + AgCl → AgSCN + Cl-

Metodo di Fajans[modifica | modifica sorgente]

Viene utilizzato un indicatore per adsorbimento, l'indicatore originale descritto da Fajans era la fluoresceina.

Il meccanismo di azione dell'indicatore è di comprensione meno immediata di un comune indicatore acido-base ma non complicato: occorre analizzare l'intorno chimico del precipitato nel corso della titolazione.

Prima del punto equivalente
in soluzione sono presenti cloruri in eccesso e quindi il primo strato di adsorbimento sul precipitato sarà composto principalmente da Cl e avrà come controione uno dei cationi presenti nella soluzione.
(ClAg ClAg ClAg) Cl::Na+
Dopo il punto equivalente
i cloruri sono tutti precipitati e gli Ag+ sono in eccesso e vengono adsorbiti sul precipitato che ha quindi una carica positiva superficiale e può adsorbire l'anione fluoresceinato (qui abbreviato con Fl) che acquista la caratteristica colorazione rosso-bruna.
(AgCl AgCl AgCl) Ag+:: Fl

In vicinanza del punto finale, variando la carica sulla superficie del colloide, si ha una flocculazione, le miscele colloidali cioè si rapprendono in particelle più grosse visibili sulla superficie del liquido, per questo spesso l'analisi viene svolta in agitazione continua. Nella titolazione secondo Fajans la soluzione deve essere neutra o debolmente basica perché la fluoresceina, che è un acido debole, deve essere nella sua forma dissociata e va condotta in presenza di luce ridotta poiché la fluoresceina è fotosensibile e si decompone formando un composto nero che maschera il punto di fine.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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