Metodo delle differenze finite
Il metodo alle differenze finite è un metodo per risolvere numericamente equazioni differenziali, prevalentemente ordinarie anche se sono spesso usate come schema di avanzamento nel tempo per problemi alle derivate parziali. È di gran lunga il metodo più semplice e intuitivo tra tutti e permette anche una facile analisi di convergenza.
L'idea di base di questi metodi è di sostituire alle derivate i rapporti incrementali, dato che il limite di questi è appunto la derivata. Ad esempio si potrebbe approssimare
≈ 
dove h è un parametro di discretizzazione (positivo). È possibile anche approssimare con il rapporto incrementale all'indietro
≈ 
Indice |
[modifica] Ordine di convergenza e Differenze finite compatte
| Per approfondire, vedi la voce Coefficienti differenze finite. |
Se la funzione u è abbastanza regolare, possiamo scriverla come serie di Taylor col resto nella forma di Lagrange 
Da qui portando u(x) a primo membro e dividendo per h si ottiene che l'approssimazione di u'(x) data precedentemente ha un errore di ordine uno rispetto ad h.
Se la funzione è più regolare, si può fare di meglio. Sviluppiamo ad esempio u(x) in serie di Taylor al secondo ordine sia in avanti che all'indietro


dove y sta fra x e x+h mentre z sta tra x-h e x. Se ora facciamo la differenza tra la prima e la seconda equazione otteniamo la cosiddetta differenza finita centrata per la derivata prima
= 
che si vede essere di ordine due rispetto ad h.
Si può generalizzare l'idea e pensare di prendere una combinazione lineare di espansioni in serie di Taylor di u in punti del tipo (x + nh), sistemando i coefficienti della combinazione lineare in modo da elidere i termini che danno fastidio e tenere solo il termine relativo alla derivata che si vuole approssimare e il termine di grado più alto (che dà l'ordine di convergenza). Questa logica porta agli schemi delle differenze finite compatte che si possono usare per approssimare derivate di qualunque ordine, a patto di supporre u abbastanza regolare e di avere a disposizione un numero di nodi sufficiente. Vediamo ora un esempio di come fare ciò.
[modifica] Esempio
Vogliamo approssimare la derivata seconda con un'accuratezza di ordine 2. Scriviamo dunque




Ora moltiplichiamo la prima equazione per a, la seconda per b, la terza per c, la quarta per d e sommiamo. Per semplicità di notazioni indichiamo con un il valore di u in x+nh. Otterremo


Ora dobbiamo imporre si annullino tutti i primi tre coefficienti del secondo membro in modo che sopravviva solo il termine relativo alla derivata seconda. Porremo quindi
in modo che dividendo per h2 si ottenga

che è di ordine due, come era richiesto.
[modifica] Bibliografia
- (EN)George Boole Treatise on the calculus of finite differences (London, MacMillan, 1880)
- (EN) Lewis Fry Richardson The Approximate Arithmetical Solution by Finite Differences of Physical Problems involving Differential Equations, with an Application to the Stresses in a Masonry Dam Philosophical Transactions of the Royal Society A, 210, p. 307 (1911).
- (DE) N. E. Norlund, Neuere Untersuchungen über Differenzengleichungen in Encyklopädie der mathematischen Wissenschaften mit Einschluss ihrer Anwendungen Band 2, T.3, H.2, pp. 675-717 (1922)
- (DE) R. Courant, K. Friedrichs e H. Lewy Über die partiellen Differenzengleichungen der mathematischen Physik Math. Ann. 100, 32 (1928); traduzione in inglese: On the partial difference equations of Mathematical Physics IBM Journal of Research and Development 11, p. 215 (1967)
- (EN) L. M. Milne-Thomson The Calculus Of Finite Differences (London, MacMillan, 1933)
- (EN) M. Abramowitz e I. Stegun Handbook of Mathematical Functions (New York, Dover, 1972) pp. 882-885
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- LLoyd N. Trefethen Finite Difference and Spectral Methods for Ordinary and Partial Differential Equations
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