Messapia

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Messapia è il nome antico del territorio comprensivo della provincia di Brindisi, della provincia di Lecce e di parte della provincia di Taranto. La denominazione originaria del territorio è incerta, in quanto quello di Messapia (cioè Terra tra due mari) fu il nome dato al territorio dagli storici greci.

Le principali città della messapia erano organizzate in una dodecalopoli: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hyretum/Veretum (Vereto), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Thuria Sallentina (Roca Vecchia). Queste città sono oggi indagate da numerosi scavi archeologici, condotti in particolare dall'Università del Salento.

[modifica] Fonti letterarie

Le fonti letterarie greche e latine che parlano della Messapia e dei Messapi sono molteplici. Tra gli autori antichi che più se ne sono occupati si ricordano: Erodoto, Strabone, Servio Tullio. Un significativo passo di Erodoto è questo:

« Si racconta infatti che Minosse, giunto in Sicania (oggi detta Sicilia) alla ricerca di Dedalo, vi perì di morte violenta. Tempo dopo i Cretesi, indotti da un dio, tutti tranne quelli di Policne e di Preso, arrivarono in Sicania con una grande flotta e strinsero d'assedio per cinque anni la città di Camico (ai tempi miei abitata dagli Agrigentini). Infine, non potendo né conquistarla né rimanere lì, oppressi com'erano dalla carestia, abbandonarono l'impresa e se ne andarono. Quando durante la navigazione giunsero sulle coste della Iapigia, una violenta tempesta li spinse contro terra: le imbarcazioni si fracassarono e giacché non vedevano più modo di fare ritorno a Creta, fondarono sul posto una città, Iria, e vi si stabilirono cambiando nome e costumi: da Cretesi divennero Iapigi Messapi e da isolani continentali. Muovendo da Iria fondarono altre città, quelle che molto più tardi i Tarantini tentarono di distruggere le stesse, subendo una tale sconfitta da causare in quella circostanza la più clamorosa strage di Greci a nostra conoscenza, di Tarantini appunto e di Reggini. I cittadini di Reggio, venuti ad aiutare i Tarantini perché costretti da Micito figlio di Chero, morirono in tremila; i Tarantini caduti, poi, non si contarono neppure. Micito, che apparteneva alla casa di Anassilao era stato lasciato come governatore di Reggio ed è lo stesso che, scacciato da Reggio e stabilitosi a Tegea in Arcadia, consacrò a Olimpia numerose statue »
(Erodoto (VII, 170))

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

I Messapi dell'Altosalento

Il Tafaluro a Torre Sant'Andrea, marina di Melendugno (LE)

Salento - Tacco d'Italia

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Ulivi e muretti a secco a San Vito dei Normanni (BR)


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