Meshes of the Afternoon

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Meshes of the Afternoon
Titolo originale Meshes of the Afternoon
Paese di produzione USA
Anno 1943
Durata 14 min
Colore B/N
Audio muto
Genere sperimentale
Regia Maya Deren
Montaggio Maya Deren
Musiche Teiji Itō
Interpreti e personaggi
Premi

Meshes of the Afternoon (traducibile come "Le maglie - nel senso di "reti" - del pomeriggio") è il primo cortometraggio realizzato dalla regista Maya Deren, in collaborazione col marito Alexander Hammid nel 1943.

Questo film compare dal 1990 all'interno dell'archivio di film preservati nel National Film Registry ed è quindi da considerare come "film culturalmente, storicamente o esteticamente significativo".

Fu girato con pochissimi mezzi, usando una cinepresa Bolex 16mm di seconda mano. Nondimeno è considerato uno dei capolavori di Deren e una delle pellicole d'avanguardia più influenti della storia del cinema statunitense.

Meshes esprime la poetica surrealista abbracciata da Deren agli inizi della sua carriera. Il film è privo di una linea cronologica facilmente comprensibile, ed è costituito piuttosto da una serie di immagini potenzialmente simboliche che si rimandano per analogia.

All'inizio del film, una giovane donna (Deren stessa, all'epoca venticinquenne), sulle tracce di una misteriosa figura che si allontana, entra nella propria casa e si addormenta. In seguito la scena si ripete tre volte, portando (grazie anche a seminali effetti ottenuti tramite l'esposizione della pellicola) alla moltiplicazione delle figure della protagonista. La donna insegue ora un'inquietante figura coperta da un mantello, con uno specchio al posto del viso. Nel finale compare anche una figura maschile, interpretata dall'allora marito di Deren, Alexander Hammid.

L'interpretazione del messaggio del film non è univoca: c'è chi l'ha visto come la messa in scena di un suicidio, chi come un'allegoria femminista, chi, infine, ha ritenuto che l'unico messaggio del film fosse di tipo estetico, e si esaurisse nella godibilità delle associazioni visive da esso suscitate. Maya sembra subito orientata ad offrirci un cinema nuovo epurato da sovrastrutture verticali, tipiche del film di finzione e di largo consumo, dove sono i rapporti causa effetto a rendere possibile l'azione, sarà la stessa Maya al simposio del Cinema 16 su cinema e poesia, a sottolineare l'esistenza di una cinema orizzontale che scende a scandagliare il senso profondo dell'immagine, il suo valore che in questo senso si interseziona con gli altri elementi che si presentano sulla scena (siano essi oggetti o materiale umano) creando una fitta serie di richiami e deja vu che vedranno nell'andamento ellittico dell'azione diegetica propria figura chiavela figura chiave. Si stabilisce dunque un campo d'azione inconoscibile dove le cose del sogno e quelle della vita (la realtà e l'immaginazione) irremediabilmente si fondono. Maya scrive in un poemetto dedicato a Sasha per il suo compleanno: "il sogno che viene visto viene reso reale dalla visione, morte è la notte senza sogni". È l'angosciante vitalità del sogno che ordisce la sua trama di rimandi e di concezioni sullo spazio tempo.

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Maya Deren si è sempre dichiarata grata agli insegnamenti ricevuti dai maestri della slapstick comedy, Buster Keaton e Charlie Chaplin rappresentano un punto saldo nella sua produzione, in particolare Keaton, con - La palla n.13 - sembra aver ispirato maya sui temi del sonnambulismo e dello sdoppiamento, ovvero sulla loro resa cinematografica e sul potenziale tecnico del medium.

La stilizzazione del personaggio interpretato dalla stessa Maya sembra provenire da quel magico cinema del muto, l'esigenza di dover comunicare emozioni complicate senza l'uso del suono rese inevitabile una cristallizzazione delle espressione, elemento funzionale che maya trova nei suoi primi lavori e intervenire attivamente a suggerire l'atmosfero con l'espressione (solitamente smarrita). La fotografia di Sasha Hammid, drammatizza lo spazio (che tende all'inconoscibilità) attraverso una tecnica dal gusto espressionista le lunghe ombre rendono ulteriormente angosciate uno spazio che diventa, attraverso i suoi nodi di corrispondenze, la metafora del vivere moderno (in questo senso si inscrive perfettamente la scena della scala che appare come tramite tra uno spazio altro ma rende impervio il suo percorso, Maya si trova sballottolata e rallentata nel continuo salire, in alcune religioni primitive la scala appariva nei sogni degli iniziati, questo a tutto il senso di una traccia lasciata dalla regista persalutare le scene per lasciare che la poetessa Eleonora possa evolversi possa muoversi alla ricerca della sua identità, come avverrà in At Land). Un film che si inscrive dunque alle linee guida del Trance film inaugurato dal Gabinetto del Dr. Caligari di Wiene, l'impossibilità di relazionarsi, l'inconoscibilia dell'ambiente il sonnambulismo (e interessante notare come J.Renoir abbia trattato i due primi elementi, in contrapposizione alla aristocrazia).

Una delle immagini più celebri del film è la figura di Deren affacciata alla finestra, le mani appoggiate al vetro. Hamid disse in seguito che l'immagine aveva un che della pittura di Sandro Botticelli.

Il film fu montato in origine senza sonoro. Nel 1959 fu aggiunto un suggestivo commento musicale composto da Teiji Itō.

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