Mercury-Atlas 5

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Mercury-Atlas 5
Emblema missione
Mercury insignia.jpg
Dati della missione
Lancio 29 novembre 1961
Cape Canaveral
rampa n. 14
Ammaraggio 29 novembre 1961
Durata 3 ore 20 min 59 s
Numero orbite 2
Apoapside 237,2 km
Periapside 160,1 km
Periodo orbitale 88,6 minuti
Inclinazione orbitale 32,57 gradi
Distanza percorsa 81.902 km
Massa 1.331 kg
Equipaggio
Membri equipaggio 1 - lo scimpanzé Enos
Programma Mercury
Missione precedente Missione successiva
Mercury-Scout 1 Mercury-Atlas 6

Mercury-Atlas 5 fu una missione nello spazio nel corso del programma Mercury degli Stati Uniti d'America. Venne lanciato il 29 novembre 1961 con a bordo lo scimpanzé Enos. La capsula orbitò intorno alla Terra per due volte, atterrando in mare nei pressi della costa di Porto Rico, territorio associato agli Stati Uniti nell’est del Mare dei Caraibi. Enos sopravvisse al volo, e restò anzi completamente illeso.

Motivazioni della missione[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre del 1961, l’Unione Sovietica aveva lanciato due uomini nello spazio, mentre gli Stati Uniti continuavano a far orbitare dei primati. Tale situazione comportò non poche polemiche all’interno della NASA e l’opposizione portò al rischio di un'escalazione. Diversi dirigenti consideravano infatti un ulteriore lancio di una capsula Mercury senza un equipaggio umano un'inutile perdita di tempo, per l’appunto in considerazione del fatto che i sovietici avevano concluso con successo due voli umani in orbita. Infine il quartier generale per gli affari pubblici della NASA terminò tali discussioni con la dichiarazione ufficiale che "Gli uomini impegnati nel programma Mercury hanno insistito di lanciare in orbita gli scimpanzé come fondamentale e necessaria sperimentazione di tutto il programma Mercury prima che si potesse rischiare la vita di un astronauta."

Per la missione venne impegnata la capsula Mercury con il numero di serie 9, mentre il razzo vettore del tipo Atlas aveva il numero di serie 93-D. La capsula venne consegnata a Cape Canaveral il 24 febbraio 1961. La fase di preparazione alla missione impegnò ben 40 settimane. Fu la fase di preparazione più lunga nella storia delle missioni nello spazio eseguite fino a tale momento nell’ambito del programma Mercury. Anche gli obbiettivi della missione vennero modificati durante questa preparazione. In un primo momento si pensò infatti di eseguire un semplice volo suborbitale di diversi strumenti, in un secondo momento un volo suborbitale equipaggiato da uno scimpanzé. Un terzo programma prevedeva tre orbite terrestri di un volo strumentale. Infine si decise di eseguire una missione per portare in orbita un primate, missione effettivamente svolta dallo scimpanzé Enos.

Lo scimpanzé Enos

MA-5 venne dunque programmata il più vicino possibile al lancio della missione successiva, cioè la MA-6 programmata per portare in orbita intorno alla Terra un essere umano. Il lancio di Mercury-Atlas 5 fu programmato per la rampa di lancio numero 14 di Cape Canaveral. Per entrare in orbita, la capsula Mercury doveva percorrere una distanza di 722 km (480 miglia) da Cape Canaveral. L’altezza da raggiungere misurava 161 km (100 miglia) a una velocità stimata di 7,832 metri al secondo. L’accensione dei retrorazzi frenanti venne programmata per 4 ore, 32 minuti e 26 secondi dopo il lancio. 21 minuti e 49 secondi dopo tale manovra era programmato l’atterraggio in mare. Si calcolarono pure le possibili temperature che si raggiungono durante la fase di rientro in atmosfera: 1.650 °C sullo scudo termico, 1.095 °C nei pressi dell’antenna, modesti 582 °C sulla sezione della capsula a forma cilindrica contro i 682 °C sulla sezione della capsula a forma conica. Il razzo vettore Atlas completamente spento sarebbe rientrato nell’atmosfera dopo 9 1/3 orbite intorno alla Terra per spegnersi man mano in questa fase.

Descrizione della missione[modifica | modifica sorgente]

Il 29 ottobre 1961 tre scimpanzé accompagnati da 12 specialisti medici presero alloggio negli appositi stabili di Cape Canaveral per preparare la missione. Il nome dato allo scimpanzé infine scelto per la missione MA-5, cioè "Enos," è di origine ebraica e significa "uomo". Pure Enos ebbe un equipaggio di riserva, composto dai seguenti primati (nominativi indicati nell’eventuale ordine di sostituzione): Duane, Jim, Rocky e Ham (il "veterano" della missione MR-2). Enos era originario del Camerun in Africa, (in origine semplicemente denominato "scimmia numero 81"), ed era stato acquistato dall’aeronautica militare americana il 3 aprile 1960.

Il 29 novembre 1961, circa cinque ore prima del lancio, Enos e il suo "divano-tuta spaziale" vennero inseriti e fissati all’interno della capsula spaziale. Il conto alla rovescia dovette essere interrotto più volte brevemente, tanto che impegnò ben 2 ore e 38 minuti. Finalmente il lancio della missione avvenne alle ore 15:08 UTC. Il razzo vettore del tipo Atlas lanciò la capsula del MA-5 su una traiettoria d’orbita con un perigeo di 159 km contro un apogeo di 237 km.

Le varie manovre eseguite durante la immissione in orbita comportarono un consumo di carburante alquanto minore rispetto alle precedenti missioni.

Alla fine della prima orbita intorno alla Terra, il centro di controllo a terra notò che l’orologio all’interno della capsula era in avanti di ben 18 secondi nei confronti del cronometro ufficiale della missione. Così, sorvolando Cape Canaveral, venne inviato un apposito segnale via radio per resettare e allineare tali cronometri. Durante questo sorvolo venne pure constatato che tutti i sistemi all’interno della capsula funzionavano correttamente e si trovavano in ottime condizioni.

Quando MA-5 invece all’inizio della seconda orbita sorvolò le flotte presenti nell’Oceano Atlantico, che come sempre fruivano da ponti radio, venne trasmesso che gli indicatori della temperatura all’interno della capsula spaziale segnalavano un notevole aumento delle stesse. Il malfunzionamento dell’apposito sistema per la regolazione delle temperature venne confermato dal centro di controllo presente nei pressi delle Isole Canarie. Temperature alte anormali erano intercorse pure in missioni precedenti, ma non avevano mai condizionato il funzionamento dei sistemi di regolazione. Esse avevano finito con l’influenzare la traiettoria di volo. Pertanto il fatto non creò un vero e proprio stato di allarme presso il centro di controllo principale della missione Mercury. Quando la capsula ebbe raggiunto Muchea in Australia altri sistemi segnalarono un malfunzionamento o addirittura che avevano smesso di funzionare correttamente. Si trattò comunque di sistemi meno importanti per il procedere della missione, inoltre, e ciò fu la notizia più tranquillizzante, venne segnalato che l’inclinazione dell’orbita terrestre si era mantenuta costante sui 34 gradi. Infine, quanto MA-5 sorvolò la stazione di controllo di Woomera in Australia si ebbe la certezza definitiva di poter procedere con la missione, dato che non erano subentrate modifiche all’altitudine di volo. Le precedenti segnalazioni non vennero dunque più prese in considerazione.

Solo quando la capsula del MA-5 ebbe raggiunto la stazione di Canton Island, il centro di controllo principale del Mercury si rese conto che il sistema di controllo d’altitudine non funzionava correttamente. Una piastra di metallo in una tubazione del rifornimento di carburante aveva causato un malfunzionamento del sistema di stabilizzazione - sistema che comportava un'autorotazione della capsula stessa. Pertanto furono pure chiariti i motivi per l’aumento di temperatura, dato che la capsula rimase esposta ai raggi solari sempre sulla stessa parte. Il malfunzionamento azionò in ogni caso un programma di ristabilizzazione dell’altitudine, sempre ed in ogni caso quando la capsula lasciò la traiettoria programmata, cioè di inclinazione di 34 gradi. Eseguita la manovra, la sequenza riprese da capo. Pertanto, la capsula ripeté tale manovra involontaria di deviazione dalla traiettoria e ristabilizzazione per ben nove volte, prima dell'azionamento dei retrorazzi frenanti.

Ovviamente tali manovre durante la seconda orbita costarono un enorme quantità di carburante. Basti pensare che una sola manovra sopradescritta comportava un consumo di oltre 0,45 kg (1 libra) quando durante l’intera prima orbita era stato consumato un totale di 0,68 kg (1 libra e mezzo).

In aggiunta ai problemi descritti, si constatò che effettivamente il sistema per la regolarizzazione delle temperature a bordo non funzionava correttamente durante questa seconda orbita. Infatti la temperatura della "divano-tuta spaziale" aumentò ben presto da 18 a 26 °C. Tale fatto fu un evidente segnale che il condizionamento della temperatura non funzionava. L’aumento di temperatura causò ovviamente un aumento della temperatura corporea dello scimpanzé Enos che ben presto raggiunse 37,2 °C, per poi aumentare addirittura a 37,8 °C. Gli osservatori medici iniziarono a temere il peggio per il primate. Raggiunta la temperatura corporea di 38,1 °C, finalmente la stessa si stabilizzò. Ciò fu finalmente il segnale tranquillizzante che il sistema di regolarizzazione della temperatura aveva ripreso a funzionare correttamente. In pratica si constatò che i sistemi di raffreddamento sembravano correggersi a vicenda, mentre i problemi con l’altitudine continuavano.

Quando la capsula si stava avvicinando alle isole Hawaii durante questa seconda orbita, gli osservatori medici proposero di far eseguire una terza orbita intorno alla Terra dato che le condizioni di Enos si erano stabilizzate. Gli ingegneri di volo invece non potevano acconsentire a una tale proposta, già per il fatto dell’elevato consumo di carburante. Ebbero infatti timore che dopo una terza orbita non vi fosse più carburante a sufficienza per eseguire la manovra di rientro in atmosfera.

Il direttore di volo Christopher Kraft allora avvisò i controllori presenti sulle isole Hawaii di essere eventualmente pronti per eseguire la manovra di accensione dei retrorazzi frenanti addirittura in anticipo per far atterrare la capsula nelle acque dell’Oceano Pacifico. Inoltre avvisò i controllori di Point Arguello in California di essere pronti ad azionare i retrorazzi frenanti in ogni caso quando la MA-5 avrebbe sorvolato le loro posizioni. Concordò dunque di far finire alla capsula completamente la sua seconda orbita, accendendo i retrorazzi nelle vicinanze del sorvolo della California. Dodici secondi prima che il punto di accensione dei retrorazzi frenanti precedentemente indicato per la seconda orbita era stato effettivamente raggiunto, Kraft decise di far atterrare Enos. Il direttore del centro di controllo di Point Arguello dunque eseguì l’apposito comando.

Poté dunque essere eseguito un solo ulteriore controllo dell’altitudine durante questa fase. Il resto era dovuto al caso e alla precisione dei calcoli precedenti. Gli incrociatori Stormes e Compton nonché un aereo del tipo P5M stavano aspettando la capsula nei pressi della stazione numero 8, punto di atterraggio indicato dal centro di controllo. Tre ore e 13 minuti dopo il lancio e 9 minuti prima dell’effettivo atterraggio, la capsula venne avvistata dall’aereo a un'altezza stimata di 1.500 metri mentre stava scendendo appesa al paracadute principale. L’informazione venne immediatamente trasmessa agli incrociatori Stormes e Compton, che si trovavano a circa 48 km. I sistemi per il soccorso e recupero della capsula spaziale funzionarono correttamente, a eccezione di piccoli particolari. Durante la discesa, l’equipaggio dell’aereo continuava a girare intorno alla stessa trasmettendo gli eventi della sequenza di atterraggio. L’aereo rimase nella zona fino a quando la Stormes ebbe raggiunto la capsula un'ora e 15 minuti dopo l’atterraggio stesso. La Stormes recuperò Enos e la sua capsula portando il tutto a bordo. Il portello della MA-5 venne staccato mediante una piccola esplosione che comunque causò che la finestra del Mercury, prevista per l’esecuzione di "immagini fotografiche", si frantumò.

Ciò nonostante sia la capsula che in particolar modo Enos erano sopravvissuti alla missione in ottime condizioni.

Il 4 novembre 1962 Enos perì a causa di una malattia che allora era ancora resistente ai medicinali antibiotici. Fu in continua osservazione medica negli ultimi due mesi prima della sua morte. Esperti patologi confermarono comunque che non avevano constatato dei sintomi della malattia attribuibili al volo nello spazio eseguito un anno prima.

Il risultato della missione fu un tale successo che la capsula Mercury poté esser qualificata come idonea per portare un essere umano in orbita.

La capsula utilizzata per questa missione Mercury-Atlas 5, cioè con il numero di serie 9, al momento è esposta presso il North Carolina Museum of Life and Science di Durham, Carolina del Nord.

Altri dati[modifica | modifica sorgente]

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