Menade danzante

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Menade danzante
Menade danzante
Autore Skopas
Data copia da un originale del 330 a.C. circa
Materiale marmo
Dimensioni 45 cm 
Ubicazione Staatliche Kunstsammlungen, Dresda

La Menade danzante è una scultura di Skopas, databile al 330 a.C. e conosciuta da una piccola copia frammentaria in marmo (altezza 45 cm) conservata nella Staatliche Kunstsammlungen di Dresda.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

La statua rappresenta una delle menadi, le fanciulle seguaci del dio Dioniso che ne celebravano il culto con cerimonie orgiastiche e danze forsennate al suono di flauti e tamburelli, al culmine delle quali aveva luogo il sacrificio di un capretto o di un capriolo, dilaniato a colpi di coltello e divorato crudo nel momento del parossismo estatico.

La Menade di Dresda è molto danneggiata, senza tuttavia perdere i suoi tratti fondamentali. L'agitazione che pervade tutta la figura viene resa dall'impetuosa torsione a vortice che, dalla gamba sinistra, passa per il busto e il collo sino alla testa, gettata all'indietro e girata, a seguire lo sguardo, verso sinistra; il volto è pieno, bocca naso e occhi sono ravvicinati, questi ultimi schiacciati contro le forti arcate orbitali per conferire maggiore intensità all'espressione. Il panneggio si apre e si volge verso l'alto, assecondando il ritmo ascensionale della statua. Il totale abbandonarsi del corpo alla passione è sottolineato anche dalla massa scomposta dei capelli, dall'arioso movimento del chitone che, stretto da una cintura appena sopra la vita, si spalanca nel vortice della danza, lasciando scoperto il fianco sinistro, e dal forte contrasto chiaroscurale tra panneggi e capigliatura da una parte e superfici nude dall'altra. Le braccia, perdute, dovevano seguire la generale torsione del corpo: il braccio sinistro, sollevato, stringeva contro la spalla un capretto; il destro era teso all'indietro e la mano impugnava un coltello.

In questo lavoro resta poco della razionalità e del controllo delle opere, ad esempio, di Policleto, raffigurando i nuovi orizzonti sociali, politici, culturali e religiosi che attraversavano la Grecia in un momento di instabilità come il IV secolo a.C.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andreas Linfert, Von Polyklet zu Lysipp. Polyklets Schule und ihr Verhältnis zu Skopas v. Paros, Diss, Friburgo 1965.
  • Andrew F. Stewart, Skopas of Paros. Noyes Pr., Park Ridge, New York 1977. ISBN 0-8155-5051-0
  • Gisela M. A. Richter, L'arte greca, Torino, Einaudi, 1969.
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, Enrico Paribeni, L'arte dell'antichità classica. Grecia, Torino, UTET Libreria, 1986, ISBN 88-7750-183-9..
  • Giuliano A., Storia dell'arte greca, Carocci, Roma 1998 ISBN 88-430-1096-4
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7107-8

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]