Melanchra persicariae

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Melanchra persicariae
Melanchra.persicariae.7300.jpg
Melanchra persicariae
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
(clade) Ecdysozoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
(clade) Amphiesmenoptera
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
(clade) Apoditrysia
(clade) Obtectomera
(clade) Macroheterocera
Superfamiglia Noctuoidea
Famiglia Noctuidae
Sottofamiglia Hadeninae
Tribù Hadenini
Genere Melanchra
Specie M. persicariae
Nomenclatura binomiale
Melanchra persicariae
(Linnaeus, 1761)
Sinonimi

Mamestra unicolor Staudinger, 1781
Phalaena accipitrina Esper, 1788
Phalaena accipitrina Esper, 1796
Phalaena graphica Geoffroy, 1785
Phalaena persicariae Linnaeus, 1761
Phalaena sambuci Hufnagel, 1766
Polia japonibia Bryk, 1942

Sottospecie
  • M. p. persicariae (Linnaeus, 1761)
  • M. p. cypriaca Hacker & Wimmer, 1990

Melanchra persicariae (Linnaeus, 1761), è un lepidottero appartenente alla famiglia Noctuidae, diffuso in Eurasia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

L'ala anteriore ha una colorazione di fondo molto scura, tendente al nero. La zona dello stigma rivela invece una macchia reniforme bruno-pallida, bordata di bianco. Nella forma unicolor la macchia reniforme è quasi nera, mentre in accipitrina tende al marroncino. L'apice è arrotondato, mentre il margine esterno è lievemente dentellato.
L'ala posteriore è giallo bruna, più chiara nella parte prossimale, e via via più scura verso il margine esterno e l'area anale.
Le antenne sono filiformi, non uncinate e lunghe all'incirca quanto la metà del margine costale. Il torace è mediamente peloso, più scuro nella parte anteriore, mentre l'addome è nettamente più chiaro.
L'apertura alare è compresa tra 37 e 40 mm.

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

Le uova sono sferoidali, con la base leggermente schiacciata, e appena deposte appaiono verdi-giallastre, anche se in seguito tendono al bruno. La superficie esterna presenta delle striature verticali.

Bruco di Melanchra persicariae nella tipica colorazione verde

Larva[modifica | modifica wikitesto]

La colorazione dei bruchi è alquanto variabile, a seconda dell'ambiente circostante e delle essenze alimentari, ma di norma può essere verde brillante oppure marroncino non troppo scuro. Mostra una sottile linea dorsale più chiara, e macchie laterali più scure sui segmenti IV, V e XI; quest'ultimo presenta anche una sorta di "gobba" dorsale. Il capo è verdastro o brunastro, in relazione alla colorazione del resto del corpo. La linea laterale dei segmenti dal VI all'XI è fortemente inclinata. A maturazione completata, la larva può avere una lunghezza di circa 45 mm.

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

I bruchi si impupano in autunno. Le crisalidi sono rosso-brunastre scure, e mostrano un breve cremaster, dotato di un paio di setole corte ma robuste. Rappresentano lo stadio di resistenza grazie al quale questo lepidottero supera l'inverno.

Bruco di Melanchra persicariae con colorazione brunastra


Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'areale di questa specie è di tipo paleartico e comprende la fascia temperata dell'Eurasia, a partire dalla Penisola Iberica fino alla Corea ed al Giappone. Il confine settentrionale passa per l'Inghilterra (la specie è rara o assente in Irlanda e Scozia), il sud della Scandinavia e prosegue attraverso la Russia centrale, la Siberia meridionale, fino a toccare la penisola di Kamchatka. Il confine meridionale parte invece dal nord della Spagna (Pirenei), comprende l'Italia continentale e la Sardegna (la specie è assente in Sicilia), la Macedonia, la Bulgaria, l'Asia Minore, il Caucaso meridionale, fino all'Asia centrale, al nord della Cina, ed alla Corea.

L'habitat è rappresentato da zone boschive a composizione mista, oltre che da foreste di betulle, macchie di vegetazione sia su valli sia su pendii anche scoscesi, bordi delle strade, giardini, aree agricole anche abbandonate, paludi, torbiere e zone umide in genere. Si può osservare da quote di pianura fino ad alte colline, e sulle Alpi si spinge fino ai 1000 m.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'accoppiamento, le femmine richiamano i maschi grazie ad un feromone rilasciato da una ghiandola, posta all'estremità addominale. Gli adulti di entrambi i sessi sono attratti dalla luce, ma soprattutto i maschi.

Periodo di volo[modifica | modifica wikitesto]

La specie è normalmente univoltina; gli adulti volano tra la fine di maggio e la fine di agosto nella fascia centrale dell'areale; nelle regioni più settentrionali il periodo di volo inizia a giugno, mentre più a sud si può avere una seconda generazione in autunno, quando le condizioni climatiche lo consentano. Nelle aree più meridionali sono stati riportati casi di una terza generazione.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli adulti si alimentano suggendo il nettare da fiori di specie come Buddleja davidii Franch., 1887 (Scrophulariaceae).

I bruchi sono polifagi e si alimentano sulle foglie di una grande varietà di piante nutrici, erbacee e arbustive, tra cui:

Infiorescenza di Cirsium arvense
Particolare di Lonicera xylosteum
Bacche di Ribes alpinum
La Verga d'oro comune (Solidago virgaurea)

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Sono state distinte due sottospecie:

  • Melanchra persicariae persicariae (Linnaeus, 1761)
  • Melanchra persicariae cypriaca Hacker & Wimmer, 1990

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Vengono riportati sette sinonimi:

  • Mamestra unicolor Staudinger, 1781
  • Phalaena (Noctua) accipitrina Esper, 1788 - Die Schmett., Th. IV, Bd. 1 (36-37): pl. 129, f. 4 (Noct. 50) - Locus typicus: regione di Lipsia
  • Phalaena (Noctua) accipitrina Esper, 1796 - Die Schmett., Th. IV, Bd. 2 (Abs. 1) (48): 393
  • Phalaena graphica Geoffroy, 1785 - Locus typicus: Parigi
  • Phalaena (Noctua) persicariae Linnaeus, 1761 - Locus typicus: Svezia
  • Phalaena sambuci Hufnagel, 1766 - Locus typicus: regione di Berlino
  • Polia japonibia Bryk, 1942 - Locus typicus: Karinzawa, Isole Curili

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ahola M., Silvonen K., 2008 - Larvae of northern European Noctuidae. Vol. 2.
  • Bellmann, Heiko, 2003 - Der neu Kosmos Schmetterlingsführer. 445 S., Franckh-Kosmos Verlags-GmbH, Stuttgart - ISBN 3-440-09330-1
  • Boisduval in Boisduval & Guenée, 1852 - Histoire Naturelle des Insectes. Species Général des Lépidoptéres. Tome Cinquiéme. Noctuélites. Tome 1 Hist. nat. Ins., Spec. gén. Lépid. 5 (Noct. 1) : 1-407 Atlas (Noctuelites): pl. 1-24 (1858)
  • Chinery, Michael, 1989 - Farfalle d'Italia e d'Europa. 323 pp.; De Agostini/Collins; ISBN 88-402-0802-X
  • Ebert, Günter, Steiner, Axel, 1998 - Die Schmetterlinge Baden-Württembergs Band 7, Nachtfalter V (Eulen (Noctuidae) 3. Teil), Ulmer Verlag Stuttgart - ISBN 3-800-13500-0
  • Esper, 1788 - Die Schmetterlinge in Abbildungen nach der Natur mit Beschreibungen. Theil IV. Die Eulenphalenen Die Schmett., Th. IV, Bd. 1 (29): 1-16, pl. 80-85 (Noct. 1-6) (1786) (30): 17-32, pl. 86-91 (Noct. 7-12) (1786) (31): 33-48, pl. 92-97 (Noct. 13-18) (1787) (32): 49-64, pl. 98-103 (Noct. 19-24) (1787) (33): 65-80, pl. 104-109 (Noct. 25-30) (1787) (34): 81-96, pl. 110-115 (Noct. 31-36) (1787) (35): 97-112, pl. 116-121 (Noct. 37-42) (1787) (36-37): 113-144, pl. 122-133 (Noct. 43-54) (1788) (38): 145-160, pl. 134-139 (Noct. 55-60) (1788) (39): 161-176, pl. 140-145 (Noct. 61-66) (1789) (40): 177-192, pl. 146-151 (Noct. 67-72) (1790) (41): 193-208, pl. 152-155, 99B, 105B (Noct. 73-76) (1790) (42-44): 209-320, pl. 156-167, 117A (Noct. 77-88) (1791) (45-46): 321-352, pl. 168-177, 125B, 125C (Noct. 89-98) (1791) (47): 353-372, pl. 178-183 (Noct. 99-104) (1794)
  • Esper, 1796 - Die Schmetterlinge in Abbildungen nach der Natur mit Beschreibungen. Theil IV. Die Eulenphalenen Die Schmett., Th. IV, Bd. 2 (Abs. 1) (48): 373-420, pl. 184-186 (Noct. 105-107) (1796) (Abs. 1) (49-50): 421-464, pl. 187-191 (Noct. 108-112) (1798) (Abs. 1) (51): 465-496, pl. [192],[193] (Noct. 113-114) ([1799-1803]) (Abs. 1) (52): 497-536, pl. 194-195 (Noct. 115-116) (1804) (Abs. 1) (53): 537-632, pl. 196 (Noct. 117) (1804) (Abs. 1) (54): 633-698, pl. 197-198 (Noct. 118-119) (1805) (Abs. 2) (49-50): 1-44 (1798) (Abs. 2) (51): 45-54 ([1799-1803]) (Abs. 2) (52): 55-62 (1804) (Abs. 2) (53): 63-85 (1805)
  • Hacker Hermann, Ronkay Lázló, Hreblay Márton, 2002 - Hadeninae I.- Noctuidae Europaeae, Volume 4., Sorø - ISBN 87-89430-07-7
  • Heppner, 1981 - The dates of E. J. C. Esper's Die Schmetterlinge in Abblidungen... 1776-[1830]; Archives of Natural History (1981) 10 (2): 251-254
  • (EN) Kükenthal, W. (Ed.), Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies in Kristensen, N. P. (a cura di), Handbuch der Zoologie, Fischer, M. (Scientific Editor), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, Berlino, New York, Walter de Gruyter [1998], 1999, pp. x + 491, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917.
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  • Leraut, Patrice, 1992 - Le farfalle nei loro ambienti. 255 pp.; Ed. A. Vallardi (ecoguide); ISBN 88-11-93907-0
  • Lewis, H. L., 1974 - Butterflies of the World; ISBN 0-245-52097-X
  • Poole, R. W, 1989 - Noctuidae; Lepidopterorum catalogus (New Series, Fasc. 118)
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