Melannurca campana

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Melannurca campana (IGP)
Logo Melannurca Campana IGP.jpg
Origini
Luogo d'origine Italia Italia
Zona di produzione Campania
Dettagli
Categoria ortofrutticolo
Riconoscimento I.G.P.
Settore Ortofrutticoli e cereali
Consorzio di tutela http://www.melannurca.it
Altre informazioni Reg. CE n. 417 del 10.3.2006 (GUCE L. 297 del 11.3.06)
 
Melannurca campana alla rinfusa
Dimensione della melannurca campana

La Melannurca Campana (pronunzia: Melannùrca) o Mela Annurca, è un prodotto ortofrutticolo italiano che designa una varietà pregiata di mela tipica della regione Campania, tale da essere considerata la "regina delle mele"[1]

La raccolta di questi frutti, ancora acerbi, deve iniziare intorno alla metà di settembre onde evitare che si decompongano cadendo al suolo in quanto cadùchi. Subito dopo, inizia la fase di maturazione detta "arrossaménto" con l'esposizione al sole per 10-15 giorni.

Le mele vengono sistemate a terra sui melài, filari di graticci di paglia ricavata dalla trebbiatura[2], e frequentemente girate a mano (avutàte, in lingua napoletana). Quest'ultima operazione era svolta, in passato, dalle donne.

La Melannurca presenta due varietà: la Sergente e la Caporale. La prima, dal sapore acidulo, ha la buccia striata di colore giallo-verde mentre la seconda, più dolce, è rossa a puntini bianchi. I frutti di maggiori dimensioni, che possono arrivare ad un peso di 500 grammi, sono tradizionalmente denominati Cape e' ciuccio (teste d'asino)[3].

Il Comune di Giugliano in Campania è uno dei maggiori centri di questa produzione ed è noto, per questo motivo, come Città della Mela Annurca.

Etimologia e storia[modifica | modifica wikitesto]

La Melannurca è presente in Campania da almeno due millenni. Alcuni dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano e, in particolare nella Casa dei Cervi, testimoniano la sua stretta connessione con il mondo romano e la Campania Felix in particolare[4].

Luogo di origine sarebbe il territorio di Pozzuoli, l’antica Puteoli, come riporta Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) nel suo trattato: “Naturalis historia”, con la denominazione di “Mala Orcula” in relazione al limitrofo “Orco” ovvero il lago d’Averno, sede degli Inferi. Secondo un'altra ipotesi, il nome deriverebbe dal verbo latino indulcàre riferendosi alla sopraddetta modalità di maturazione.

Nel 1583, Giovanni Battista Della Porta (1535-1615) nell’opera: “Pomarium”, descrivendo i frutti prodotti nell’agro puteolano, afferma che: «le mele che da Varrone, Columella e Macrobio sono dette orbiculàte, provenienti da Pozzuoli, hanno la buccia rossa, da sembrare macchiate nel sangue e sono dolci di sapore, volgarmente sono chiamate Orcole». Nei secoli successivi compaiono i nomi di Anòrcola e Annòrcola mentre l’attuale denominazione Annùrca è presente, per la prima volta, nel “Manuale di Arboricoltura” di Giuseppe Antonio Pasquale (1876).

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 2006, a livello europeo, la denominazione Melannurca Campana è stata riconosciuta quale Indicazione Geografica Protetta (IGP)[5].

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Melannurca Campana” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 2081/92, con Regolamento (CE) n. 417/2006 (pubblicato sulla GUCE n. L 72 dell’11 marzo 2006). L’iscrizione al registro nazionale delle denominazioni e delle indicazioni geografiche protette è avvenuta con provvedimento ministeriale del 30.03.06, pubblicato sulla GURI n. 82 del 7.04.04, unitamente al Disciplinare di produzione e alla Scheda riepilogativa (già pubblicata sulla GUCE unitamente al predetto Reg. 417/06)[6].

Organismo di controllo[modifica | modifica wikitesto]

L'organismo di certificazione autorizzato è l'Is.Me.Cert. (Istituto Mediterraneo per la Certificazione dei prodotti e dei processi nel settore agroalimentare), Corso Meridionale, 6 80143 Napoli tel. 081.5636647 Fax: 081.5534019 (sito web: www.ismecert.it)[6].

Consorzio di tutela[modifica | modifica wikitesto]

Il "Consorzio di tutela Melannurca campana IGP", costituito nel 2005, è stato riconosciuto dal MIPAAF con DM 18 aprile 2007 (pubblicato sulla G.U. n. 100 del 2.05.2007) in base all’art. 14 della legge 526/99 per la tutela, vigilanza e valorizzazione del prodotto.

Il Consorzio ha sede in Caserta, via Verdi, 29 - Tel: 0823.325144 Fax: 0823.351909; sito: www.melannurca.it[6].

Dati economici e produttivi[modifica | modifica wikitesto]

Con una produzione di poco più di 60.000 tonnellate medie annue, la “Melannurca Campana” IGP costituisce l’80% circa della produzione campana di mele e il 5% circa di quella nazionale, per un valore complessivo stimato in oltre 40 milioni di euro. Attualmente, è per circa 2/3 assorbita dai mercati regionali di Campania e Lazio, mentre circa un 20% raggiunge i mercati di Lombardia, Piemonte e Toscana. La tutela della Mela Annurca si aggiunge a quelle già accordate alle Mele Val di Non Dop e Alto Adige Igp, garantendo a più della metà del raccolto nazionale la protezione comunitaria di qualità certificata. Pur contando su di una superficie di oltre 4.000 ettari (80% del totale Campania), la superficie iscritta al sistema di certificazione dell’IGP (dati 2005) è di 288 ha, per un totale di 86 aziende agricole produttrici iscritte al registro. La produzione certificata è stata di 25.000 quintali circa, commercializzata da 4 delle 8 ditte confezionatrici iscritte al sistema IGP[6].

Aree di produzione[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente coltivata nell’area flegrea e vesuviana, spesso in aziende di piccole dimensioni e, talora, in promiscuità con ortaggi o altre varietà di frutta, la “Melannurca Campana” si è andata diffondendo in questi ultimi decenni nelle aree giuglianese-aversana, maddalonese e beneventana, nel nocerino, nell’irno, i picentini e, infine, in tutta l’area dell’alto casertano dove è più intensamente coltivata.

Provincia di Avellino
Provincia di Benevento
Provincia di Caserta
Provincia di Napoli
Provincia di Salerno

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda dal sito della Regione Campania
  2. ^ Precedentemente al Proibizionismo della Cannabis, venivano utilizzati anche residui di canapa derivanti dall'utilizzo della macènnola che privava del loro sottile fusto ligneo i fasci di queste piante, oramai essiccati dopo la lunga macerazione in fosse colme d'acqua.
  3. ^ Questa pagina Wikipedia si avvale della consulenza del Prof. Alfio Fabris, Membro dell'Associazione Studi Meridionali Onlus «N'Azione Napoletana» di Giugliano in Campania (tratto dall'inedito: "Giugliano in Campania - I miei ricordi del Dopoguerra" - 2013).
  4. ^ Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale, Facolta di Agraria – Portici, pp.2 e 3
  5. ^ Regolamento (CE) n. 417/2006 della Commissione del 10 marzo 2006 per quanto riguarda l'iscrizione nel Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette «Melannurca Campana» (IGP). Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 72/8 del 11.3.2006
  6. ^ a b c d Scheda dal sito della Regione Campania cit.

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