Medicane

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L'uragano Mediterraneo Zeo del dicembre 2005. Durante la sua formazione, a sud della Sicilia, ha provocato sull'isola venti tempestosi, alluvioni, danni e vittime.
L'uragano Mediterraneo Celeno - Medicane - del gennaio 1995.
L'uragano Mediterraneo Cornelia - Medicane - dell'ottobre 1996.
Piccola ciclogenesi tropicale davanti alle coste della Sicilia Orientale nell'ottobre 2005.

In meteorologia per Medicane (ciclone di tipo tropicale) o Cicloni tropicali mediterranei o anche uragani mediterranei s'intende un sistema di bassa pressione caratterizzato da piogge torrenziali, forti venti e un calo della pressione al centro[1] . Il loro nome deriva dalla somiglianza fra queste tempeste e quelle che si scatenano ai tropici (ciclone tropicale).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fra i fenomeni convettivi che possono interessare il Mediterraneo a diverse scale spaziali e temporali (fronti freddi, mesocicloni, celle isolate) vi sono anche dei fenomeni denominati "cicloni mediterranei" o Tropical Like Cyclones (TLC). "Cicloni mediterranei", in senso lato, vengono spesso chiamate le più intense depressioni (minimo al suolo inferiore a 1000 hPa), caratterizzate dalla presenza di un occhio, privo di nubi, ben delimitato e da venti particolarmente intensi[1].

Nell'ambiente meteorologico sono stati spesso chiamati "bombe meteorologiche" così definite da T. Bergeron: "un approfondimento molto rapido del ciclone extratropicale, nel quale la caduta di pressione in superficie corrisponde a 1 hPa ogni ora o più per un periodo di almeno 24 ore"[1]. L'ultimo ciclone tropicale mediterraneo è VEGA formato a sud della Sicilia, tra Lampedusa e Malta il 07/11/2014. In questo caso è stato possibile osservare la formazione del Medicane VEGA tramite analisi dei dati satellitari trasmessi a terra grazie alle quali è stato possibile determinare il fenomeno durante la genesi.

Morfologia dei cicloni mediterranei[modifica | modifica wikitesto]

I veri e propri cicloni mediterranei, detti anche TLC (Tropical Like Cyclones ovvero Cicloni di tipo tropicale) sono in tutto e per tutto simili a quelli delle zone tropicali. Si caratterizzano morfologicamente per una struttura a spirale delle nubi con occhio molto ben delineato e persistente, circondato da una muraglia di nubi torreggianti e con moti di aria calda discendente all'interno[1].

Il vento supera, almeno in prossimità di questa muraglia, i 135 km/h e sono presenti violenti, persistenti ed abbondanti piogge a prevalente carattere temporalesco e di rovescio (intensità massima di 500 mm/h). Il diametro massimo dei cicloni mediterranei è di 200-400 km[1]. La durata temporale è molto variabile ma in genere è limitata a 1 o 2 giorni (molto spesso tali fenomeni durano solo poche ore). Nell'unico caso in cui è stato possibile misurare la pressione nei pressi del minimo (quello del 16 gennaio 1995) grazie ad una nave meteorologica tedesca, la Meteor che si trovava nei pressi della tempesta, è stato di 975 hPa[1].

Genesi dei cicloni mediterranei[modifica | modifica wikitesto]

La loro origine, come quella degli uragani tropicali, è da ricercarsi nell'eccesso di energia termica accumulata sopra il mare (in questo caso il mar Mediterraneo)[1]. Tale energia viene trasformata rapidamente in energia cinetica, ovvero in un intenso moto vorticoso dell'aria, con minima dispersione in moti traslazionali essendo una struttura quasi isolata[1].

Il periodo dell'anno in cui si possono verificare è quello in cui la temperatura superficiale del mar Mediterraneo è più alta (intorno ai 26 °C), condizione che si verifica normalmente tra agosto e settembre sullo Ionio, sul basso Tirreno, sul canale di Sicilia, sul mar Libico, sul mar di Sardegna e sull'Adriatico centrale, ma possono formarsi comunque tra luglio e gennaio se ci sono altre condizioni favorevoli[1]. Condizione necessaria per la loro nascita è la presenza di aria molto calda e prossima alla saturazione nei bassi strati sopra la superficie del mare[1].

Per innescare però la liberazione dell'energia in eccesso è necessaria la formazione di un'area di convergenza nei bassi strati che determini la nascita di moti ascensionali e quindi di una piccola depressione al suolo[1]. Tale situazione si può presentare per i seguenti motivi:

  • presenza di un vortice isolato in quota (cut off)[1]
  • passaggio di un ramo del getto polare in quota[1]
  • presenza di un gradiente termico verticale fortemente superadiabatico in prossimità del suolo o negli strati prossimi ad esso (diminuzione della temperatura superiore ad 1 °C ogni 100 metri fino ad una quota di circa 1000 metri)[1]
  • presenza di un'area di discontinuità frontale quasi stazionaria al livello del mare[1]

L'ascesa dell'aria, se non ostacolata da alte pressioni dinamiche con moti discendenti, causa il raffreddamento per espansione adiabatica e quindi la condensazione del vapore d'acqua in essa contenuto, ma la condensazione libera il calore latente di evaporazione che è il calore che l'acqua aveva assorbito in precedenza per evaporare, prendendolo dall'energia solare; questo calore si aggiunge al calore sensibile già presente nell'aria calda e determina un'ulteriore ascesa dell'aria che continua finché viene raggiunto il livello di congelamento, dove si libera ulteriore calore latente di fusione e così il meccanismo si autoalimenta[1].

Tutto ciò se il rifornimento di vapore continua (persistenza sul mare) e se persistono le condizioni che favoriscono l'ascesa dell'aria causa la formazione di un vortice grazie alla ben nota forza di Coriolis (forza deviante): a questo punto il vortice funziona come una pompa aspirante che continua a risucchiare vapore e calore dal mare; intensificandosi sempre più, la pressione precipita a valori molto bassi (difficilmente misurabili) ed il vento raggiunge le intensità massime[1].

Le principali fasi di sviluppo di un ciclone mediterraneo sono:

  1. si crea un'onda termica, con un settore caldo ben definito localizzato nel settore sud-orientale della depressione al suolo; i venti sono deboli;
  2. non appena il processo convettivo ha inizio, l'aria calda ed umida viene aspirata verso l'alto finché del precedente settore caldo rimangono poco tracce; i venti iniziano ad intensificarsi attorno al minimo di pressione al suolo;
  3. non appena il ciclone comincia a svilupparsi ed accrescersi si crea un "cuore" (core) con aria calda e più secca di quella circostante; i venti raggiungono la loro massima intensità;
  4. dopo circa 37 ore dalla formazione del ciclone al suolo il "cuore" ha temperature di 6-8 °C superiori a quella della circostante aria fredda che di solito si trova nel settore nordoccidentale del TLC.

Tale struttura è simile a quella osservata negli uragani ed essa si estende fin verso i 400 hPa (circa 7000 metri).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q I cicloni mediterranei - TLC