Medea (Benda)

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Medea
Lille PdBA delacroix medee.JPG
Medea uccide i figli, di Eugène Delacroix
Lingua originale tedesco
Genere melodramma
Musica Georg Benda
Libretto Friedrich Wilhelm Gotter
Fonti letterarie Medea di Euripide, Medea di Publio Ovidio Nasone
Atti uno
Epoca di composizione 1775
Prima rappr. 1º maggio 1775
Teatro Theater am Rannstädter Tora, Lipsia

Medea è un melodramma in un solo atto composto nel 1775 da Georg Benda su libretto di Friedrich Wilhelm Gotter (scritto nel 1763).

L'opera venne considerata dai contemporanei una rottura nella tradizione musicale del tempo. Benda la compose a 52 anni, nella sua piena maturità, e fu spunto per la successiva opera di Wolfgang Amadeus Mozart, come egli stesso testimonia nei suoi scritti.
Secondo alcuni critici, Benda anticipò in quest'opera addirittura alcune delle caratteristiche musicali presenti nella musica di Richard Wagner.

Il librettista Gotter, drammaturgo tedesco oppositore del movimento Sturm und Drang che si stava affermando in quel periodo in Germania, si richiamava ai temi della cultura classica. Nella sua Medea rappresentò le vicende della figura mitologica rifacendosi alle omonime tragedie di Euripide e di Ovidio.

L'opera fu rappresentata per la prima volta al Theater am Rannstädter Tor di Lipsia il 1º maggio 1775. La parte della protagonista fu affidata a Sophie Seyler, attrice e moglie dell'impresario teatrale Abel Seyler, che aveva commissionato appositamente il melodramma alla coppia di autori dopo che la rivale artistica della consorte, Charlotte Brandes, aveva ottenuto un grande successo nel melodramma Ariadne auf Naxos nel gennaio dello stesso anno.

La Medea di Benda riscosse subito grandi consensi e fu messa in scena in altre città tedesche. Mozart assistette all'opera nel 1778 a Mannheim. Venne tradotta anche in altre lingue, tra cui italiano, danese (da Frederik Schwarz) e ceco.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Tornati in Grecia dalla lontana Colchide in Oriente, Giasone, il guerriero capo degli Argonauti e la sua sposa Medea incominciano una nuova vita. Quest'ultima tuttavia, un tempo principessa venerata come una grande sacerdotessa ed ora dispersa in un mondo nuovo, comincia a manifestare segni di spaesamento. Medea in effetti non ha fatto altro che seguire ciecamente il suo amore per Giasone: per lui ha ucciso sia il fratello minore Absirto che voleva tradirla, sia il crudele re Pelia, che non voleva restituire a Giasone il trono di Iolco. Passano alcuni anni, Medea ha dato nel frattempo due figli a Giasone, ma non si è ancora completamente ambientata in Grecia, tanto meno a Corinto, dove si sono trasferiti. Una nuova crisi sconvolge Medea quando scopre che Giasone intende abbandonarla per sposare Glauce, la figlia di Creonte, re dell'isola di Creta. Medea, sconvolta dalla rabbia, non trova ascolto presso Giasone che rifiuta di parlarle e la scaccia dalla città. Furibonda, Medea si vendica di lui regalando il giorno delle sue nozze all'ignara Glauce un mantello avvelenato. Quando questa se lo infila, immediatamente prende fuoco ed è ridotta ad un cumulo di cenere. Giasone, comprendendo che è stata Medea, si precipita in casa, trovando i corpi sgozzati dei due figlioletti: Medea ha compiuto così la sua terribile vendetta.


Altri adattamenti operistici di Medea[modifica | modifica wikitesto]

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