Medea (Seneca)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Medea
Tragedia in un unico atto di 1027 versi
Medea uccide i figli  Eugène Delacroix (1838)
Medea uccide i figli
Eugène Delacroix (1838)
Autore Lucio Anneo Seneca
Titolo originale Medea
Lingua originale Latino
Ambientazione Corinto, Grecia
Personaggi
  • Medea
  • Coro di donne Corinzie
  • Nutrice
  • Creonte
  • Giàsone
  • Nunzio
Riduzioni cinematografiche Medea, di Pier Paolo Pasolini
 

Medea è una tragedia di cui è autore Lucio Anneo Seneca. Fu rappresentata fra il 61 ed il 62 d.C.[senza fonte]

L'opera si ispira alla Medea di Euripide e mostra anche l'influenza dell'omonima tragedia perduta di Ovidio.

La tragedia presenta l'innovazione tecnica dell'uccisione dei figli da parte della protagonista sulla scena e davanti agli occhi degli spettatori, contrariamente a quanto si usava nel dramma antico, in cui i fatti luttuosi, anziché essere rappresentati, venivano narrati da un nunzio.

Già nel prologo la figura della protagonista è delineata, non molto come una donna tradita, abbandonata dallo sposo, quanto come una maga dal carattere demoniaco, desiderosa di una tremenda vendetta. È questa una differenza tra la Medea di Seneca e quella di Euripide. Quest'ultimo infatti la descrive come una donna disperata nel suo dolore. Ma diverso è anche l'atteggiamento di Giasone, il marito. Infatti mentre in Euripide Giasone è convinto delle sue azioni e disprezza Medea supplice (comportamento che sarà ammonito dal coro), in Seneca invece, l'eroe è in preda all'angoscia e si dichiara costretto a prendere tale decisione, per amore dei figli. Il coro in questo caso approva la figura di Giasone e vede le sue nuove nozze come la sua liberazione da Medea, per la quale non prova pietà.

[modifica] Trama dell'opera

Giasone è figlio di Esone re di Iolco in Tessaglia. Poiché il suo regno era stato usurpato dallo zio, per riottenere il ruolo di re deve recuperare il vello d'oro per conto dello zio stesso, che gli avrebbe ceduto il trono una volta entrato in possesso del vello. Allora Giasone organizza una spedizione al fine di recuperare il vello dʼoro, su di una nave chiamata Argo insieme agli Argonauti. Il vello dʼoro è una pelle di montone che si trova nella Colchide, una regione della Turchia. Il vello era custodito dal re della Colchide, Eete e fatto proteggere da un drago. Una volta arrivato nella Colchide, a Giasone viene detto dal re che per ottenere il vello deve riuscire a superare una serie di prove impossibili. Ma Giasone viene aiutato da Medea, una maga, figlia del re Eete e che, con le sue arti magiche riesce a impossessarsi del vello dʼoro. Giasone decide quindi di scappare con Medea, innamorata di lui. Il re Eete insegue con delle navi Giasone e sua figlia Medea, la quale allora uccide, facendo uso della sua magia, suo fratello Absirto, facendolo a pezzi e gettandoli a mare, così facendo il padre è costretto a rallentare per raccogliere i resti del figlio. Medea e Giasone si recano poi a Corinto e avranno due figli maschi, Fere e Mermero. Giasone si innamora della figlia del re di Corinto Creonte, di nome Creusa. Medea, furiosa e impazzita, capisce che non cʼè possibilita per lei di riconquistare Giasone, macchina allora la sua vendetta, rivelando il suo lato mostruoso. Innanzitutto decide di uccidere Creusa: fingendosi benevola le fa arrivare una collana e una veste in dono che, appena indossati, bruciano. Creonte, che vede la figlia in fiamme, nel tentativo di abbracciarla per spegnere le fiamme, perde la vita bruciando anche lui. Ma Medea decide di vendicarsi ancora e, infine, uccide i suoi due figli, generati con Giasone.

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue