Maxwell's Silver Hammer

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Maxwell's Silver Hammer
Artista The Beatles
Autore/i Lennon-McCartney
Genere Rock
Pubblicazione
Incisione Abbey Road
Data 1969
Durata 3:28
Abbey Road – tracce
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Maxwell's Silver Hammer è un brano musicale dei The Beatles, presente nell'album Abbey Road del 1969 come terza traccia, cui segue Oh! Darling. La canzone è stata scritta e cantata da Paul McCartney, anche se venne firmata, come di consueto, sia da John che da Paul. Manca l'apporto di John Lennon, poiché ricoverato in ospedale a causa di un lieve incidente stradale che lo ha interessato in Scozia.
Il brano venne in realtà composto già nel 1968, di poco in ritardo per poter essere inserito nel White Album.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Il protagonista di questo brano è Maxwell Edison, studente di medicina e spietato assassino seriale, il quale compie, con il suo martello d'argento, vari omicidi. Il primo è quello di Joan, una ragazza che a tarda sera studiava patafisica a casa da sola e che, invitata da Maxwell per andare al cinema, sente bussare alla porta mentre si sta preparando per uscire; si ritrova davanti Maxwell che la uccide a martellate in testa. Il secondo è quello di una sua professoressa che, dopo la lezione, lo rimprovera per il comportamento tenuto e lo obbliga a scrivere per 50 volte: "Non devo comportarmi così". Appena si gira dando le spalle a Maxwell, egli la ammazza con l'immancabile martello d'argento. A seguito di questo, Maxwell viene poi arrestato. Durante l'udienza in tribunale, mentre Rose e Valerie, due ammiratrici di Maxwell, tentano inutilmente di scagionarlo, il giudice pronuncia il verdetto che lo condanna, ma, appena termina di parlare, gli viene fracassata la testa proprio da Maxwell e dal suo martello d'argento.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Maxwell's Silver Hammer cominciò ad essere registrata il 9 luglio 1969 negli studi di Abbey Road. Harrison e Starr registrarono prima 16 volte la canzone per poi aggiungere ulteriori parti di chitarra. Nei due giorni successivi i Beatles registrarono le parti vocali, la traccia del pianoforte e l'organo. Il 6 agosto Paul McCartney ultimò la registrazione con una traccia suonata con un sintetizzatore Moog[1]. L'incudine è suonata da Mal Evans.
Questa canzone rimane un'icona dell'irriverente umorismo inglese: infatti il testo (che racconta di morte) e la musica (pacata e felice) cozzano tra di loro, dando all'ascoltatore quel sapore agrodolce tipico dello humour britannico.

Commenti della band[modifica | modifica wikitesto]

Paul McCartney era convinto che potesse essere un singolo di successo e per questo impiegò numerosi giorni di registrazione per migliorare il pezzo. John Lennon invece non fu mai entusiasta di questa canzone, sottolineando il fatto che spesero più denaro per registrare questo pezzo che per tutti gli altri contenuti in Abbey Road. Ringo Starr in una recente intervista ha dichiarato che la sessione di registrazione peggiore mai fatta fu quella di Maxwell's Silver Hammer che andò avanti per settimane[2][3]. Probabilmente, queste dichiarazioni furono frutto del pedante perfezionismo di McCartney perché, in realtà, la registrazione non durò più di 3 giorni (un tempo medio) e non costò più di altri brani, poiché l'apporto di turnisti non fu elevato[4].

Errate interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Alla sua uscita, alcuni critici attaccarono McCartney dicendo che la canzone era di fatto una parodia degli omicidi di Charles Manson; questo non era tuttavia possibile, infatti la canzone fu scritta da McCartney nel 1968, un anno prima delle carneficine perpetrate dalla sua setta.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

con in aggiunta:

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Al minuto 1:21, quando McCartney pronuncia la parola "writing", ride sommessamente. Questo perché, nella sala regia, Lennon si era abbassato i pantaloni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maxwell's Silver Hammer | The Beatles Bible
  2. ^ http://www.geocities.com/~Beatleboy1/db1977.0200.beatles.html [collegamento interrotto]
  3. ^ Rolling Stone | News
  4. ^ Pepperland.com

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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