Matthew Henry

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« "le Sacre Scritture non furono pensate solo per il nostro insegnamento, ma costituiscono il corpo delle regole stabilite per governare la nostra fede e la nostra vita pratica" »
(dalla prefazione del Commentario scritta da Mattew Henry[1])
« "Esposizioni metodiche e pratiche in ambito semplice e domestico [....] promuovere la conoscenza delle Scritture, al fine di riformare il cuore e la vita degli uomini" »
(Matthew Henry descrivendo la sua opera : Commentario della Bibbia[2])

Matthew Henry (Broad Oak, Flintshire, 18 ottobre 1662Nantwich, Cheshire, 22 giugno 1714) , fu un ministro presbiteriano inglese e un riconosciuto[3] studioso commentatore della Bibbia. Nel mondo protestante e presso gli studiosi biblici di ogni confessione religiosa, è conosciuto per la sua imponente opera Commentario Biblico[4], che nonostante fu completato circa trecento anni fa e continua ad essere tradotto in più lingue (italiano compreso)[5], è punto di riferimento per la primaria peculiarità dell'opera, che commenta versetto per versetto[6] tutti i libri della Bibbia, da Genesi a Rivelazione..

Il teologo e ministro presbiteriano Matthew Henry

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Matthew Henry, nasce a Broad Oak , nel Galles ( Regno Unito), il 18 ottobre 1662[7]. Matthew era figlio del Rev. Philip Henry, puritano,[8], ministro della Chiesa Anglicana[9] addestrato ad Oxford, poi dissenziente ed espulso per non aver accettato le condizioni dell'Decreto di Uniformità[10][11].

Matthew, di salute precaria, ebbe una importante ed articolata istruzione secolare e religiosa, seguita costantemente dalla supervisione dello stesso padre Philip. La sua formazione incluse infatti, lo studio del greco, del latino e dell'ebraico. Nel 1680 frequentò l'accademia di Islington a Londra, presieduta da due importanti accademici del tempo, il preside Thomas Doolittle e il suo assistente Thomas Vincent[[12], e ritenuta all'epoca più importante e proficua delle due rinomate università, ovvero l'Università di Oxford e l'Università di Cambridge[13]. Il 9 maggio 1687 a Londra, fu consacrato in forma privata, da alcuni ministri come pastore presbiteriano, anche se, fu solo nel 1702 che ottenne una certificazione scritta del suo operato come pastore presbiteriano, opera che poi continuò fino al 1712 nella città di Chester.

Matthew si sposò due volte. Sposò Katherine Hardware che morì di vaiolo quindi con una donna devota, nipote di un giudice inglese. Nonostante tre dei nove figli muoiono in tenera età, Matthew conduce una vita matrimoniale serena. La sua vita religiosa era invece articolata ed imperniata sullo studio delle Scritture e sulla esposizione di queste, che comprendevano una esposizione mattutina e serale delle Sacre Scritture e i culti pubblici con la predicazione e i canti dei Salmi. I suoi sermoni spirituali e decisamente apolitici riguardavano applicazioni pratiche per la soluzione dei problemi della vita quitidiana, e contenevano costantemente riferimenti alla dure persecuzioni subite nel continente, dalle Chiese riformate.

Nel 1704 dopo essere guarito da una malattia comincia la sua opera Note al Nuovo Testamento che di fatto sarà l'opera base per la sua più imponente e complessa opera : Commentario biblico[14]. Il 22 giugno 1714 Henry muore improvvisamente di apoplessia durante un viaggio da Chester a Londra[15][16] Fu sepolto nella Chiesa della Trinità a Chester [17]

Bibbia Miniata latina attribuita a Pietro Cavallini, sec. XIII – XIV, una delle versioni della Bibbia esistenti al tempo di Henry e che fu oggetto del suo Commentario

Il Commentario Biblico[modifica | modifica wikitesto]

« Cominciava a lavorare ogni giorno alle 4 o alle 5 della mattina, e intendeva usare appieno per lo studio tutte le ore disponibili. Non sorprende che il voler adempiere ad una vasta opera di ministero e, al tempo stesso, di scrivere un grande commentario sull'intera Bibbia, lo avessero molto provato fisicamente Dal sito riforma.net, biografia di Matthew Henry[18] »

Il Commentario Biblico fu l'opera più importante ed imponente di Matthew Henry. Il Commentario nelle intenzioni di Henry si proponeva di dare una spiegazione ad ogni singola parola riportata nella Sacra Bibbia esaminando tutti i termini dei versetti dei libri biblici e tutto ciò in un'epoca in cui gli ausili di prestampa, di archiviazione ed elaborazione dati erano pressoché inesistenti. Il risultato, in lingua italiana, è oggi un'opera di 12 volumi con 10.000 pagine[19] di commenti. Ma come si arrivò alla realizzazione dell'opera? Henry commentando la sua opera disse che si trattava di esposizioni metodiche e pratiche in ambito semplice e domestico, lo scopo del commentario doveva essere quindi quello di promuovere la conoscenza delle Scritture, al fine di riformare il cuore e la vita degli uomini.[20]

Peculiarità dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1704 Henry incomincia con le Note al Nuovo Testamento che di fatto rappresenta l'inizio del suo commentario. L'opera che riesce a realizzare, da solo, si propone di commentare ogni singolo versetto delle Sacre Scritture. Nonostante il suo impegno arriva solo alla fine del libro degli Atti.

Ricavando dalle sue note e dai suoi appunti il materiale opportuno, saranno i suoi amici dopo la sua morte, a completare definitivamente l'opera. <<Il suo stile di esposizione biblica [ è ] molto dettagliato e spiritualizzato, [......] I problemi di critica testuale non rientravano nella sua sfera di interesse. Basti pensare che poteva scrivere 190 parole di commento, incluso uno schema di sermone in tre parti, su un versetto come: "Quando Esaù ebbe quarant'anni, prese per moglie Judith, figlia di Beeri, lo Hitteo e Basemath, figlia di Elon, lo Hitteo. Esse furono causa di profonda amarezza a Isacco e Rebecca". Molto influenzato dai Puritani, egli fa dell'esposizione biblica il centro del suo ministero.>>[21]. Il commentario è ritenuto <<unico nel suo genere[....]E’ un'opera pratica e devozionale, scritta da un uomo che è stato considerato come fra i più grandi commentatori di tutti i tempi. Non è stata prodotta da un uomo chiuso nel suo studio ed interessato solo a questioni accademiche, ma è il risultato di esperienze pastorali e personali. Nei culti di famiglia in casa di suo padre, e più tardi nelle sue preghiere quotidiane con la propria famiglia, come pure in casa dei suoi vicini, egli non solo studiava le Scritture, ma imparava come applicarle nel migliore dei modi a giovani ed anziani, ricchi e poveri.>>[22]

D'altronde nella sua prefazione all'opera lo stesso Matthew Henry il 2 ottobre 1706, nonostante avesse accesso a una grande quantità di letteratura nelle biblioteche di Londra, Henry asserisce che erano state solo le Sacre Scritture, le principali fonti del suo Commentario, tutte le Sacre Scritture sia il Vecchio, sia il Nuovo Testamento:
<<La famosa traduzione dell'Antico Testamento in lingua greca, realizzata dai Settanta, fra 200 e 300 anni prima della nascita di Cristo, fu per le nazioni una felice preparazione al vangelo, realizzata tramite la diffusione della conoscenza della legge. Infatti, così come il Nuovo Testamento spiega e completa l'Antico, e quindi lo rende più utile a noi di quanto non fosse alla comunità ebraica, allo stesso modo, l'Antico Testamento conferma ed illustra il Nuovo e mostra che Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre. [....] I racconti del'Antico Testamento furono scritti per nostra ammonizione e direzione (1 Co 10:11), e non solo per nostra informazione o per il diletto dei curiosi. I profeti, anche se sono morti da così lungo tempo, continuano a profetizzare,attravero i loro scritti, sopra molti popoli e nazioni (Ap 10:11), e le esortazioni di Salomone parlano a noi come ai suoi stessi figli. Il soggetto della Sacra Scrittura è universale e perpetuo, e quindi, è di interesse generale>>[23]

Mentre molti critici della Bibbia fanno notare la "estrema" subalternità della donna rispetto all'uomo, che a loro avviso, ovunque nelle Sacre Scritture, contradistinguerebbe l'insegnamento biblico; Henry nel suo commentario spiega diversamente il rapporto tra uomini e donne secondo i propositi divini. Lo fa con il racconto della creazione di Eva, nel libro della Genesi dando una spiegazione controcorrente anche per il tempo in cui fu composto il suo Commentario che è poi diventato il più celebre commento della sua opera:

<<La donna è stata fatta da una costola tratta dal fianco di Adamo, non fatta dalla sua testa per essere governata da lui, né dai suoi piedi per essere da lui calpestata, ma dal suo fianco per essere uguale a lui, (costola) sotto il braccio per essere protetta, e (costola) vicino al suo cuore per essere amata>>[24]

Cosa dicono gli studiosi[modifica | modifica wikitesto]

Teologi, predicatori e studiosi della Bibbia sono unanimemente concordi nel ritenere che l'opera di Matthew Henry rappresenta un'opera "edificante" da leggere, come presbitero, almeno una volta nella propria vita. Fra questi spiccano i giudizi positivi di Charles Spurgeon, George Whitefield e Charles Wesley.

Il predicatore battista riformato Charles Haddon Spurgeon, la cui influenza continua a rimanere oggi molto grande fra cristiani riformati di diverse denominazioni e fra i quali è ancora conosciuto come "il principe dei predicatori", disse che a suo avviso, dopo aver studiato il Commentario di Henry <<ogni ministro dovrebbe leggere l'opera di Matthew Henry interamente e attentamente almeno una volta nella vita>>.[25]

George Whitefield, predicatore inglese, guida dell'Holy Club (un Club di studiosi biblici metodisti di Oxford)[26][27][28]lesse il Commentario per ben quattro volte e parlando di Matthew Henry ammise francamente di essergli debitore[29]

Charles Wesley, presbitero arminiano inglese, e fondatore del movimento metodista, fu tanto influenzato dall'opera di Matthew Henry[30] che <<....usò nell'inno A charge to keep I have intere frasi di questo commentario che sono diventate epigrammi popolari nella lingua inglese>>[31]

Alcuni esempi di versetti biblici commentati dal Commentario[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito, per esemplificare l'ampiezza del Commentario, sono riportati i commenti al primo e secondo versetto della Sacra Bibbia, ovvero quello di Genesi capitolo 1 versetti 1 e 2, e il commento agli ultimi due versetti delle Sacre Scritture, ovvero quello di Rivelazione (o Apocalisse) capitolo 22, versetti 20 e 21.

Commenti su Genesi 1:1,2 del Commentario Biblico in italiano[modifica | modifica wikitesto]

Genesi 1:1,2 : 1. Nel principio Iddio creò i cieli e la terra. 2.E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.[32]

Ci sono tre punti importanti in questo capitolo :
I) L'esposizione generale dell'opera della creazione, Ge 1:1,2.
II) Il racconto dettagliato dell'opera svolta giorno per giorno, riportata separatamente e in ordine come in un diario. La creazione della luce, il primo giorno, Ge 1:3-5; del firmamento, il secondo giorno, Ge 1:6-8; del mare, della terra e dei suoi frutti, il terzo giorno, Ge 1:9-13; delle luci del cielo, il quarto giorno, Ge 1:14-19; dei pesci e dei volatili, il quinto giorno, Ge 1:20-23; degli animali terrestri, Ge 1:24,25, dell'uomo, Ge 1:26-28, e del cibo per tutti, il sesto giorno, Ge 1:29,30.
III) La ricapitolazione e approvazione di tutta l'opera creativa, Ge 1:31.

In questi versetti noi abbiamo l'opera della creazione in sintesi e in embrione.

I) La creazione in sintesi. Ge 1:1 In questo primo versetto scopriamo con piacere il primo articolo di fede del nostro credo: Dio è il Padre Onnipotente Creatore del cielo e della terra. Questo è il Dio in cui crediamo.

1. Questo versetto mette in evidenza quattro punti:
(a) Il risultato della creazione: i cieli e la terra, cioè l'intera struttura e l'intero equipaggiamento dell'universo, insomma: il mondo e tutte le cose che sono in esso. At 17:24 Il mondo è come una grande casa comprendente piani superiori e inferiori, una costruzione maestosa e stupenda, uniforme e razionale, ed ogni stanza è arredata con saggezza. Qui Mosè intende descrivere solo la parte visibile del creato; pertanto non menziona la creazione degli angeli. Come la terra non ha soltanto una superficie adorna di vegetazione e di fiori, ma anche un interno ricco di minerali metalliferi e di pietre preziose (che costituiscono la maggior parte della sua struttura solida e del suo valore, sebbene qui non si parli della loro creazione), così i cieli non sono soltanto abbelliti dalla splendida luce che ne guarnisce la parte esteriore, ma sono anche pieni di esseri gloriosi, fuori dalla nostra visuale, superiori in magnificenza come lo sono l'oro e gli zaffiri rispetto ai gigli selvatici. Nel mondo visibile è facile osservare: [1] La grande varietà: numerose specie estremamente differenti fra di loro per natura e costituzione. Signore, quanto svariate sono le tue opere e una più bella dell'altra! [2] La grande bellezza: il cielo azzurro o la campagna verdeggiante sono già affascinanti allo sguardo dello spettatore; le due cose insieme lo sono ancor di più. Quanto più grande dev’essere la bellezza del loro Creatore! [3] La grande precisione ed accuratezza: chi osserva al microscopio i dettagli della natura la scopre molto più bella di qualsiasi opera d’arte. [4] La grande potenza: non un semplice ammasso di materia morta e inerte, ma in ogni creatura c’è dell'energia. La terra stessa esercita una forza magnetica. [5] Il grande ordine: esseri che sono in rapporto di mutua dipendenza, movimenti in perfetta armonia e un'ammirevole sinergia di cause. [6] Il grande mistero: ci sono fenomeni naturali che non si possono spiegare, segreti che non si riesce a descrivere né a scandagliare. Ma quel che vediamo nel cielo e nella terra ci permette di intuire facilmente l'eterna potenza e divinità del grande Creatore, Ro 1:20 e ci fornisce abbondanti motivi di lode. E ricordiamo che, come cristiani, siamo chiamati a tenere gli occhi puntati al cielo e i piedi ben poggiati a terra.

(b) L'autore e la causa di questa grande opera creatrice è DIO. La parola ebraica, Elohim, indica: [1] La potenza di Dio creatore. El significa Dio ovvero potenza e chi, se non l'Onnipotente, poteva trarre tutte le cose dal nulla? [2] La pluralità delle persone nella Deità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo uso al plurale del nome di Dio forse per i Gentili era una sorta di odore di morte a morte che li riconfermava ulteriormente nella loro idolatria, ma per noi è un odore di vita a vita che conferma la dottrina della Trinità, solo accennata nell'Antico Testamento e chiaramente rivelata nel Nuovo. Il Figlio di Dio, l'eterna Parola e Sapienza del Padre, era con Dio quando creava il mondo; Pr 8:30 spesso è detto che il mondo è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nessuna cosa è stata fatta. Gv 1:3,10 Ef 3:9 Cl 1:16 Eb 1:2 Basta questo a suscitare nella nostra mente l'idea della grandezza di Dio-quando ci avviciniamo a lui in adorazione-e la grandezza del Mediatore che rende possibile avvicinarci a Dio!

(c) Il modo in cui è stata effettuata quest’opera: Dio l'ha creata, cioè l'ha tratta dal nulla. Non c’era alcuna materia preesistente con cui si potesse produrre il mondo. È vero che verrà poi specificato che i pesci e gli uccelli sono stati prodotti dall'acqua e gli altri animali e l'uomo dalla terra, ma quella terra e quell'acqua sono stati creati dal nulla. Nel corso ordinario della natura è impossibile che qualcosa venga fuori dal nulla: nessun artigiano, per quanto abile, può lavorare se non ha del materiale su cui lavorare. Invece, per la forza onnipotente di Dio non solo questo è possibile (il Dio che ha fatto la natura non è soggetto alle leggi di natura), ma è impossibile il contrario, altrimenti non si parlerebbe di creazione. Nei confronti della Mente eterna nulla è più ingiurioso della supposizione che esista una materia eterna. Quindi a lui vanno onore, potenza e gloria.

(d) Il momento in cui quest’opera è stata compiuta: nel principio, e cioè all'inizio del tempo, quando l'orologio si è messo in moto. Il tempo è cominciato con la creazione di quelle cose che si misurano appunto con il tempo. Prima che il tempo avesse inizio, non c’era altro che l'Essere Infinito che abita l'eternità. Se ci chiedessimo perché Dio non ha creato il mondo prima, diremmo una cosa senza senso: come poteva esserci un prima o un dopo nell'eternità? Quindi, egli ha creato il mondo nel principio, secondo il suo eterno consiglio, prima che il tempo fosse. I rabbini ebrei dicono che ci sono sette cose che Dio ha creato prima del mondo e con questo intendono solo sottolineare l'importanza di queste cose: la legge, il ravvedimento, il paradiso, l'inferno, il trono di gloria, la casa del santuario e il nome del Messia. Ma per noi è sufficiente dire che nel principio era la Parola. Gv 1:1

2. Ecco alcune riflessioni:

(a) L'ateismo è una follia e gli atei sono i più grandi stolti, perché constatano che c’è un mondo che non si poteva fare da sé, eppure non ammettono che ci sia un Dio che lo ha creato. Senza dubbio essi sono inescusabili e il dio di questo secolo ha accecato le loro menti. Cfr. Ro 1:20-23 2Co 4:4

(b) Dio è a pieno diritto Signore sovrano su tutto. Se egli è il Creatore, incontestabilmente è anche il padrone del cielo e della terra.

(c) Con Dio ogni cosa è possibile: beati coloro che hanno lui come Dio, che confidano nel suo aiuto e sperano nel suo nome. Sl 121:2 124:8

(d) Il Dio che noi serviamo è degno di ogni gloria e adorazione. Il suo nome è esaltato al di sopra di ogni benedizione e di ogni lode. Ne 9:5,6 Se egli ha creato il mondo, non ha bisogno dei nostri servigi, né può trarne beneficio; At 17:24,25 ciò non toglie che egli abbia pieno diritto alla nostra ubbidienza e che meriti tutta la nostra lode. Ap 4:11 Se tutto è suo, tutto gli spetta.

II La creazione in embrione: Ge 1:2 qui si parla della materia prima e del primo motore.
1. La materia prima era il caos. Qui viene chiamata terra (anche se la terra propriamente detta non fu fatta fino al terzo giorno, Ge 1:10), perché somigliava molto a quella che in seguito fu chiamata terra, terra spoglia, senza alcuno dei suoi ornamenti, una massa enorme e pesante. Viene anche chiamata abisso sia per la sua vastità sia per le acque che solo successivamente vennero separate dalla terra, quindi ora erano mescolate ad essa. Questa immensa massa di materia era informe in quanto perfino il firmamento e i cieli visibili furono prodotti in seguito dalla potenza della Parola eterna. Il Creatore avrebbe potuto fare subito un'opera perfetta, ma attraverso questo processo graduale ha voluto illustrare il suo modo usuale di dispensare provvidenza e grazia. Osserviamo la descrizione di questo caos:

(a) Non c’era nulla di piacevole da vedere, poiché era informe e vuota. Le parole usate qui, tohû e bohû, significano "confusione" e "vacuità" e si trovano anche nel testo ebraico di Is 34:10. La terra non aveva forma, era inutile e, ovviamente, senza abitanti e senza ornamenti; era solo un'ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose. Eb 10:1 Oggi la terra è quasi ritornata alla stessa condizione a causa del peccato dell'uomo, sotto il quale geme tutta la creazione: io guardo la terra, ed ecco è desolata e deserta. Gr 4:23 A coloro che hanno il cuore rivolto al cielo il mondo quaggiù, al confronto, non sembra altro che confusione e vanità. Non c’è nulla di veramente bello da vedere, non c’è soddisfazione da godere pienamente in questa terra, ma solo in Dio.
b) Quand’anche ci fosse stato qualcosa di piacevole da vedere, non c’era luce per illuminarlo; poiché le tenebre (fitte tenebre) coprivano la faccia dell'abisso. Non è stato Dio a creare le tenebre (anche se viene detto che Dio crea le tenebre e l'Avversità,is 45:7) in quanto esse erano dovute solo all'assenza di luce; d’altronde non se ne sentiva il bisogno visto che non c’era nulla da vedere se non confusione e vuoto. Se l'opera della grazia in un'anima è definita una "nuova creazione" (o "nuova nascita"), questo caos rappresenta lo stato dell'anima non rigenerata: c’è disordine, confusione e ogni genere di opere malvagie; è priva di ogni bene, perché, senza Dio e senza luce, c’è solo notte e tenebre profonde. Tal è la nostra condizione naturale, fino a quando la grazia onnipotente non produce un benedetto cambiamento.

2. Lo Spirito di Dio è la causa prima, il primo motore: Egli aleggiava sulla superficie delle acque. La terra era informe e vuota, come una valle piena di morte e di ossa secche. Potranno mai rivivere? Questa massa informe potrà esser trasformata in un bellissimo mondo? Sì, se vi penetra lo spirito della vita procedente da Dio. Ez 37:3 Ora c’è finalmente speranza, poiché quando lo Spirito di Dio inizia un'opera, chi o che cosa potrà impedirla? Sta scritto che Dio ha fatto il mondo mediante il suo Spirito, o soffio; Sl 33:6 Gb 26:13 mediante il suo intervento potente egli opera la nuova creazione. Lo Spirito si muove sulla superficie delle acque, un po’come Elia si distese sul bambino morto (1Re 17$), come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali per riscaldarli e confortarli Mt 23:37 o come un'aquila che desta la sua nidiata e svolazza sopra i suoi piccini. De 32:11 Impariamo qui che Dio non solo è l'autore di ogni essere, ma è anche la sorgente della vita e del movimento. La materia inerte sarebbe stata morta per sempre se Dio non le avesse infuso la vita; e questo ci aiuta a credere che Dio un giorno risusciterà i morti. Quella stessa potenza che all'inizio del tempo ha tratto questo mondo fuori dalla confusione, dal vuoto e dalle tenebre, alla fine dei tempi trarrà i nostri miseri corpi fuori dalle tombe, come da una terra oscura come notte profonda dove regnano l'ombra di morte e il caos, Gb 10:22 e li trasformerà in corpi gloriosi.

Commenti su Rivelazione (Apocalisse) 22:20,21 del Commentario Biblico in italiano[modifica | modifica wikitesto]

Apocalise 22:20,21: 20. Colui che attesta queste cose, dice: Sì; vengo tosto! Amen! Vieni, Signor Gesù! 21. La grazia del Signor Gesù sia con tutti.[33]
Siamo così giunti alla conclusione del libro, che si divide in tre parti:
I. Il saluto di Cristo alla sua Chiesa. Dopo aver rivelato queste cose al suo popolo sulla terra, Gesù sembra congedarlo per ritornare in Cielo. Tuttavia, si allontana dal suo popolo con grande benevolenza, assicurandogli che presto ritornerà da lui: Sì; vengo tosto. Così come, quando ascese al Cielo dopo la sua risurrezione, Cristo si allontanò con una promessa della sua presenza misericordiosa, allo stesso modo qui si allontana con una promessa di ritorno immediato. Se qualcuno domanda: « Dov’è la promessa della sua venuta, se sono passati così tanti anni da quando fu scritta? », sappia che Cristo non è indolente nei riguardi del suo popolo, ma che è longanime verso i suoi nemici. Verrà prima di quanto essi credano, prima di quando saranno pronti, e prima di quanto desiderino, mentre per il suo popolo verrà al momento giusto. La visione è per un tempo già fissato, e non tarderà. Cristo verrà tosto. Lasciamo che la sua Parola risuoni sempre nelle nostre orecchie e cerchiamo di essere sempre diligenti affinché Cristo ci trovi in pace, immacolati e irreprensibili.

II. L'eco sincera della Chiesa alla promessa di Cristo. Essa infatti:

1. Dichiara la sua fede salda nella promessa: Amen! Così è e così sarà.

2. Esprime il suo sincero desiderio che la promessa si compia: Vieni, Signor Gesù! Fa’presto, mio diletto e sii simile a una gazzella o a un cerbiatto, sui monti degli aromi. Così batte il polso della Chiesa, così respira lo Spirito misericordioso che muove e informa il corpo mistico di Cristo, e noi non dovremmo mai sentirci appagati finché non troveremo uno Spirito simile in noi, che ci spinga ad aspettare la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù. Questo è il linguaggio della Chiesa dei primogeniti, e noi dovremmo unirci a loro, cercando di ricordare spesso la sua promessa. Ciò che viene dal Cielo come promessa deve essere rimandato al Cielo come preghiera: « Vieni, Signor Gesù, poni fine a questa condizione di peccato, di dolore e di tentazione. Raccogli il tuo popolo in mezzo a questo mondo malvagio e portalo in Cielo, nella condizione di purezza, di pace e di gioia perfetta, terminando così il grande progetto e compiendo tutta la Parola in cui hai spinto il tuo popolo a confidare ».

III. La benedizione apostolica, che chiude il libro: La grazia del Signor Gesù sia con tutti. Si noti che:

1. La Bibbia si conclude con una chiara prova della Divinità di Cristo. Infatti, lo Spirito di Dio insegna all'Apostolo a benedire il suo popolo nel nome di Cristo e a implorare la benedizione di Cristo, che è un perfetto gesto di adorazione.

2. Nulla dovrebbe essere più ambito della grazia di Cristo con noi in questo mondo, per prepararci per la gloria di Cristo nel seguente. È mediante la sua grazia che dobbiamo continuare ad aspettare con gioia la sua gloria, preparandoci e preservandoci per vederla. La sua apparizione gloriosa sarà accolta con gioia da chi condivide ora la sua grazia e il suo favore, perciò a questa preghiera, che è la più completa, dovremmo tutti aggiungere il nostro sincero Amen, con la sete più fervida delle massime influenze misericordiose del beato Gesù nelle nostre anime e della sua presenza misericordiosa in mezzo a noi, finché la gloria non avrà completato tutta la sua opera di grazia nei nostri confronti, perché l'Eterno Iddio è sole e scudo; l'Eterno darà grazia e gloria. Egli non ricuserà alcun bene a quelli che camminano nella integrità. NOTA DEL REVISORE: Publio Cornelio Scipione fu detto Africanus e suo fratello Lucio Cornelio Scipione fu detto Asiaticus. La maggioranza dei commentatori moderni dicono che questo cavallo bianco sia Satana e non Gesù.

L'opera cartacea e quella digitale[modifica | modifica wikitesto]

  • 12 volumi, 10.000 pagine di commenti[34][35]L'opera cartacea di Matthew Henry tradotta dall'inglese in spagnolo, francese ed italiano consta di 12 volumi rilegati.
  • In tempi recenti e precisamente nel 2011, il Commentario Biblico[36] è stato prodotto anche in formato digitale in un unico CD-ROM della serie Biblioteca elettronica. Lo stesso CD contiene inoltre una concordanza e quattro versioni di traduzioni bibliche : Diodati, Nuova Diodati, Riveduta e Nuova Riveduta. Ci sono inoltre diverse applicazioni in lingua inglese che permettono di scaricare il Commentario su dispositivi smartphone e tablet.

Altre opere di Matthew Henry[modifica | modifica wikitesto]

  • Life of Mr Philip Henry
  • The Communicant’s Companion
  • Directions for Daily Communion with God
  • A Method for Prayer
  • A Scriptural Catechism
  • Exposition of the Old and New Testaments

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Prefazione Scritta Dallo Stesso Mattehw Henry"
  2. ^ Scopo del Commentario secondo Henry
  3. ^ Matthew Henry è considerato uno dei più grandi espositori della Bibbia - Recensione sull'opera di Henry
  4. ^ Henry's reputation rests upon his renowned commentary, An Exposition of the Old and New Testaments (1708-10, known also as Matthew Henry's Commentary on the Whole Bible) - La reputazione del Commentario di Matthew Henry
  5. ^ Il Commentario tradotto recentemente anche in lingua italiana
  6. ^ Il Commentario commenta versetto per versetto l'intera Bibbia
  7. ^ Dati biografici su Matthew Henry
  8. ^ Dati biografici su Philip Henry
  9. ^ Storia della Riforma
  10. ^ [1] Decreto di Uniformità o Atto di uniformità
  11. ^ I decreti di Uniformità
  12. ^ [2] Formazione di Matthew Henry
  13. ^ l'Accademia di Islington
  14. ^ Inizio Note al Nuovo Testamento
  15. ^ Religious Tract Society, Christian Biography: Lives of William Cowper, Mrs. Ann H. Judson, Anna Jane Linnard, Matthew Henry, 1799, Matthew Henry
  16. ^ Images of England: 41 High Street, Nantwich
  17. ^ Morte e sepoltura di Henry
  18. ^ Sito riforma.net, biografia di Matthew Henry
  19. ^ Il Commentario, 10.000 pagine di commenti e 12 volumi
  20. ^ Scopo del Commentario
  21. ^ http://www.riforma.net/storia/mhenry/biografiadettagli.htm Dalla biografia di Matthew Henry
  22. ^ http://www.riforma.net/storia/mhenry/biografiadettagli.htm Dalla biografia di Matthew Henry
  23. ^ Prefazione al Commentario scritta dallo stesso Matthew Henru
  24. ^ Genesi 2:21-25 sul Commentario on line in inglese di Matthew Henry http://www.biblestudytools.com/commentaries/matthew-henry-complete/genesis/2.html
  25. ^ Spurgeon su Matthew Henry
  26. ^ Holy Club di Oxford
  27. ^ Holy Club sull'Encyclopedia Britannica
  28. ^ Holy Club su Christian History
  29. ^ Withefield su Matthew Henry
  30. ^ Influenza del Commentario su Wesley
  31. ^ Uso del Commentario da parte di Charles Wesley
  32. ^ Riveduta curata da Giovanni Luzzi
  33. ^ Riveduta curata da Giovanni Luzzi
  34. ^ Commentario Biblico Completo - Mattew Henry, pagina 19 del catalogo generale della casa editrice Hilkia Italia
  35. ^ Casa Editrice Hilka
  36. ^ Commentario in Digitale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William Tong, An Account of the Life and Death of Matthew Henry, 1716. Gale Ecco, Print Editions, Londra ISBN 1-170-73710-2
  • John Bickerton Williams, Memoirs of Matthew Henry, 1850, Pierce e Williams, Boston, ISBN 978-1-143-76033-4
  • Charles Chapman, Matthew Henry, his Life and Times, 1859, Read Books Design, Alcester 2010, ISBN 1-4455-3246-8
  • Alexander Balloch Grosart, Representative Nonconformists, 1879; DNB, xxvi. pag. 123-124, General Books, ISBN 1-154-83306-2
  • Allan Harman, Matthew Henry: His life and influence, , Christian Focus, 2012, ISBN 1-84550-783-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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