Matrimonio (ordinamento civile italiano)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Alcuni dei contenuti riportati potrebbero non essere legalmente accurati, corretti, aggiornati o potrebbero essere illegali in alcuni paesi. Le informazioni hanno solo fine illustrativo. Wikipedia non dà consigli legali: leggi le avvertenze.

Nel diritto italiano, il termine matrimonio è utilizzato sia per indicare l'atto stesso del matrimonio (cosiddetto matrimonium in fieri), sia per indicare il rapporto che ne consegue per gli sposi (cosiddetto matrimonium in facto).

Inquadramento normativo[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio è un negozio giuridico regolato nel Codice Civile dagli articoli 79-230, costituenti il Titolo VI del Libro I ("Delle persone e della famiglia"). Tale collocazione esclude che l'istituto del matrimonio sia da ricomprendersi nella disciplina dei contratti, che viene trattata invece nel Libro IV. La convenzione matrimoniale è il contratto con il quale i coniugi stabiliscono un regime patrimoniale coniugale diverso dalla comunione legale, e cioè il regime di separazione dei beni o di comunione convenzionale.

La Costituzione italiana tratta del matrimonio agli articoli 29 e 30. Il primo definisce la famiglia quale "società naturale fondata sul matrimonio" e stabilisce che "il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". Il secondo riguarda il mantenimento, l'istruzione e l'educazione dei figli legittimi e naturali (ossia nati nell'ambito e al di fuori del matrimonio), e assicura ai secondi le tutele giuridiche e sociali.

Matrimonio religioso con effetti civili[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, oltre che ai cosiddetti matrimoni civili, gli effetti civili del matrimonio sono riconosciuti anche ai matrimoni religiosi, ossia celebrati davanti a un ministro di culto di una confessione religiosa che abbia stipulato un'intesa con lo Stato italiano.

Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, gli effetti civili del vincolo matrimoniale celebrato in forma canonica sono stabiliti tramite l'accordo di Villa Madama del 1984, che ha sostituito i Patti Lateranensi del 1929. Il matrimonio cattolico con effetti civili prende usualmente il nome di matrimonio concordatario.

Ulteriori intese sono state stipulate dallo Stato con le seguenti confessioni religiose:

Inoltre, dal 2007 sono in attesa di ratifica parlamentare le intese con le seguenti organizzazioni religiose:

che, tra l'altro, prevedono il riconoscimento degli effetti civili dei matrimoni religiosi celebrati davanti ai ministri di culto delle rispettive organizzazioni religiose.

Nessuna intesa è stata ancora raggiunta tra le organizzazioni islamiche in Italia e Repubblica Italiana per attribuire effetti civili ai matrimoni islamici. Le difficoltà nascono dalla mancanza di un'organizzazione degli islamici in Italia e dall'assenza della figura del ministro di culto tra gli islamici sunniti.

Requisiti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Matrimonio del minore.

Il codice civile italiano prevede che il matrimonio possa essere contratto solo da persone che abbiano i seguenti requisiti:

  • la maggiore età, ossia l'aver compiuto 18 anni. In deroga a tale disposizione, il tribunale per i minorenni, previa verifica dei gravi motivi e l'accertamento della maturità psicofisica, può concedere l'emancipazione al minorenne che abbia già compiuto 16 anni, ammettendolo a contrarre matrimonio;
  • la capacità di intendere e di volere, che esclude coloro i quali, in ragione dello stato di grave infermità di mente, siano stati colpiti da interdizione giudiziale. Il matrimonio contratto dall'incapace naturale, ossia da chi è transitoriamente privo della capacità di intendere e di volere, può essere impugnato salvo che vi sia stata coabitazione tra i coniugi della durata di un anno.
  • la libertà di stato, ossia l'assenza di un preesistente legame di matrimonio con effetti civili con altra persona. Secondo la legge italiana, chi contragga matrimonio in violazione del requisito di libertà incorre nel reato di bigamia.

Impedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il codice civile prevede alcune situazioni che costituiscono impedimenti a contrarre matrimonio. Essi si distinguono in impedimenti dirimenti, la cui presenza dà luogo alla nullità, e impedimenti impedienti, la cui presenza obbliga a pagare un'ammenda.

Sono impedimenti dirimenti:

  • l'esistenza di un precedente vincolo matrimoniale;
  • l'incapacità di intendere e di volere di uno dei nubendi;
  • la minore età di uno dei nubendi (salvo che per lo stesso non sia intervenuta l'emancipazione);
  • il rapporto di parentela, affinità, adozione e affiliazione tra i nubendi;
  • il cosiddetto impedimentum criminis, ossia il matrimonio tra chi è stato condannato per omicidio (consumato o tentato) ed il coniuge della persona offesa.

Sono impedimenti impedienti:

  • il lutto vedovile;
  • la mancanza di pubblicazione.

Nullità e scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Divorzio (ordinamento civile italiano).

La dichiarazione di nullità del matrimonio (erroneamente nota come annullamento) è un provvedimento con il quale il matrimonio viene dichiarato nullo, ossia mai esistito e ha quindi efficacia retroattiva. Il codice civile indica le cause che possono portare all'annullamento di un matrimonio: vi sono incluse la scoperta di anomalie o gravi difetti di uno degli sposi (purché esse esistessero prima dell'atto di matrimonio e fossero state celate), la mancanza dei requisiti per il matrimonio di uno dei coniugi (esempio si scopre che uno dei due era già vincolato in un altro matrimonio, oppure si scopre che i coniugi sono parenti sanguini).

Lo scioglimento del matrimonio, o divorzio, è invece il processo legale che scioglie il vincolo matrimoniale tra i coniugi o, nel caso di matrimonio concordatario, pone fine ai suoi effetti civili. Esso è pronunciato dal giudice, su istanza di uno o di entrambi i coniugi, quando accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Alcune statistiche sul matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

I matrimoni celebrati in Italia nel 2013 sono stati 194.057[1] contro i circa 419.000 del 1972 (un calo del 51%). Questo è un primo dato che indica la crisi del matrimonio in Italia (fenomeno comune ad altri paesi occidentali). Un altro dato significativo di questo fenomeno è rappresentato dall'età media in cui si contrae matrimonio, che nel 2014 è stata di 34 anni per gli uomini celibi e 31 per le donne nubili; l'età di picco (in cui avvengono più matrimonio percenentualmente) secondo i dati Istat 2009 è di 27 anni per le donne (con un grafico fortemente spezzato che presenta un netto calo oltre questa età) e di 31 anni per gli uomini (con un grafico più «morbido» che tende a formare un plateau tra i 28 e 31 anni e degrada più lentamente oltre questa età). Per i divorziati l'età sale a 47,87 anni per gli uomini e 48,93 anni per le donne. Per i vedovi l'età media è di 61,49 anni per gli uomini e 48,93 anni per le donne. A titolo di confronto per tutti gli anni settanta del XX secolo l'età media è stata di circa 27 anni per gli uomini e inferiore ai 24 per le donne. Solo il 70% dei trentacinquenni del 2005 è sposato, a fronte dell'85% di 15 anni prima. I dati però sono disomogenei tra le diverse aree geografiche d'Italia. Mentre il tasso di nuzialità nel centrosud è 4,9 matrimoni ogni mille abitanti, questo indicatore scende a 3,8 nel Nord.

La crisi del matrimonio religioso e la crescente diffusione dei matrimoni civili[modifica | modifica wikitesto]

I dati ISTAT relativi al 2013 confermano una tendenza emersa negli ultimi decenni, ossia la diminuzione dei matrimoni religiosi e l'aumento di quelli civili. Nel 2013 i matrimoni civili sono stati 80.387, rappresentando il 39,2% dei matrimoni, mentre non arrivano al 20% del 1996.[2].

Dai dati ISTAT del 2013, gli ultimi disponibili, si evince che tutte le regioni del centro e nord Italia hanno registrato percentuali superiori al 50%, con punte superiori al 60% in Liguria e Valle d'Aosta. Il matrimonio religioso mantiene invece una quota alta in quasi tutte le regioni del Sud Italia, rappresentando oltre il 70% in quasi tutte le regioni meridionale e con punte dell'85,9% in Basilicata.

Altro fenomeno significativo è rappresentato dal fatto che i matrimoni civili hanno percentuali molto più elevate nei centri urbani, rispetto a quelli rurali. A testimonianza, che nel centro sud e nei piccoli paesi le tradizioni sono maggiormente consolidate. L'aumento dei matrimoni civili è dovuto a una serie di fattori.

  • Nel 2013 nel 15,8% dei matrimoni almeno uno degli sposi era divorziato. Per i divorziati non è ammesso il matrimonio religioso cattolico[3].
  • Nel 2013 il 13,4% dei matrimoni era con almeno uno straniero. Spesso, ma non sempre, gli stranieri praticano culti per i quali lo Stato italiano non riconosce la validità civile del matrimonio religioso. Quando uno solo degli sposi è straniero la ragione del matrimonio civile è anche la disparità di culto.
  • La progressiva disaffezione nella religione cattolica e, più in generale, verso il sentimento religioso. I matrimoni religiosi sono scesi dai 257.555 del 1991[4] ai 214.255 del 2000[5], fino a calare a 111.545 del 2014.

Occorre infine precisare che il numero dei matrimoni religiosi può essere leggermente sottostimato; nelle statistiche Istat infatti vengono considerati solo i matrimoni concordatari e civili. Non sono invece inclusi i matrimoni religiosi; in diversi casi gli sposi scelgono di effettuare separatamente il matrimonio civile e quello religioso (non concordatario), per svariate ragioni, tra le quali il desiderio di una unione religiosa successiva a quella civile, l'esistenza di impedimenti giuridici di natura civile ma non ecclesiastica, il differimento tra i due matrimoni per conseguire più rapidamente gli effetti civilistici e successivamente sancire l'unione col rito religioso. Nelle statistiche questi casi sono classificati come solo civili o non vengono conteggiati perché celebrati solo con rito religioso. Secondo un'indagine della CEI il 3,4% delle coppie di partecipanti ai corsi per matrimoni religiosi è già sposato civilmente[6], per cui si dovrebbe dedurre che per ogni 29 matrimoni concordatari c'è un matrimonio canonico celebrato con solo rito religioso cattolico.

Rilevante è anche il dato dei secondi matrimoni celebrati con rito religioso, il 2,06% nel 2009, ossia 2.988 su 144.842. In questo dato sono comprese le seconde nozze per morte di uno dei coniugi e quelle derivanti da annullamento del primo matrimonio da parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche.

È da rilevare che il numero dei matrimoni civili dall'agosto 2009 è destinato a calare per effetto delle norma del cd. pacchetto sicurezza (legge 15 luglio 2009 n. 94). La legge impone agli sposi extracomunitari l'esibizione, oltre al nulla osta del paese di provenienza, del permesso di soggiorno. Inoltre la legge limita fortemente l'acquisizione per matrimonio della cittadinanza italiana per il coniuge straniero o apolide. La cittadinanza sarà acquisibile quando, dopo il matrimonio, lo straniero risieda legalmente da almeno due anni in Italia, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero[7]. Infatti nel comune di Prato i matrimoni tra cittadini cinesi sono calati dai 237 del 2009 ai 60 del 2010[8].

In aumento sono anche i primi matrimoni tra cittadini italiani con rito civile, quelli che maggiormente sono celebrati con rito religioso. Erano il 18,8% nel 2008 e sono aumentati al 27,3% nel 2012 [9]

I dati delle serie storiche dal 2004 sono consultabili sul sito dell'ISTAT[10].

Matrimoni religiosi e civili in Italia dal 1973 al 2013
Matrimoni religiosi in Italia dal 1990 al 2013
Anno 1990 1991 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Numero 266084 257555 235990 232065 222086 220351 219581 215743 214255 192558 192006 186489 169637 166431 162364 163721 156031 144842 138199 124443 122297 111545
Percentuale matrimoni civili dal 1931 al 2013 in Italia
Anno 1931 1936 1941 1951 1961 1966 1971 1981 1986 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Civili 1,6 1,4 1,5 2,4 1,6 1,2 3,9 12,7 14,2 16,70 17,01 17,47 18,25 17,91 19,07 19,98 20,29 20,66 21,59 23,04 24,67 27,07 28,89 29,39 31,86 32,82 34,00 34,61 36,73 37,19 36,52 39,25 40,96 42,52
Percentuale primi matrimoni civili tra cittadini italiani dal 1995 al 2013 in Italia
Anno 1995 2000 2005 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Civili 11,3 13,7 17,3 20,00 21,4 22,1 24,0 24,5 27,32


Matrimoni civili per regioni e province autonome
Regione 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Basilicata 12,5% 14,5% 13,0% 13,4% 13,4% 13,4% 14,2%
Calabria 13,9% 15,2% 14,2% 14,6% 15,2% 15,4% 17,1%
Puglia 16,2% 18,1% 18,6% 19,3% 19,7% 21,9% 23,2%
Campania 21,5% 23,5% 22,4% 21,4% 23,3% 24,3% 25,7%
Molise 20,4% 17,9% 21,4% 20,8% 20,9% 22,6% 26,6%
Sicilia 20,7% 23,3% 24,0% 24,1% 24,7% 25,1% 27,2%
Abruzzo 25,8% 26,6% 27,7% 28,3% 33,5% 34,2% 32,8%
Marche 32,2% 36,4% 36,6% 33,3% 37,6% 38,9% 41,1%
Umbria 34,0% 37,6% 35,5% 39,8% 45,1% 43,6% 45,3%
Sardegna 34,0% 39,9% 40,8% 40,7% 40,8% 42,7% 46,9%
Lazio 37,7% 40,8% 42,1% 43,1% 43,9% 47,2% 49,0%
Veneto 42,4% 44,1% 45,8% 44,4% 47,5% 48,7% 50,2%
Prov. Trento 47,1% 47,8% 49,2% 51,5% 53,0% 53,1% 53,2%
Piemonte 44,1% 47,6% 48,2% 46,8% 48,8% 52,5% 54,2%
Lombardia 45,3% 47,6% 48,0% 47,2% 50,9% 52,6% 54,7%
Emilia R. 49,9% 53,1% 53,4% 52,2% 54,8% 56,8% 58,8%
Toscana 49,1% 52,9% 53,8% 52,3% 56,1% 57,5% 59,1%
Friuli V.G. 50,7% 55,1% 56,9% 55,2% 58,9% 57,2% 59,5%
Liguria 51,3% 56,2% 55,0% 53,6% 56,0% 58,7% 60,5%
V. Aosta 44,9% 47,5% 54,1% 51,7% 55,8% 54,4% 60,9%
Prov. Bolzano 59,6% 60,3% 60,9% 62,7% 62,6% 63,2% 63,7%

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] Dati IStat
  2. ^ Matrimoni per rito - Anni vari (PDF), Istat. URL consultato il 30 novembre 2012.
  3. ^ Matrimoni tra celibi e nubili per età della sposa ed età dello sposo - Anno 2009 (PDF), Istat. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  4. ^ Paolo Mattei, Bambini senza battesimo. Un fenomeno in crescita in 30Giorni, nº 6, 2007. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  5. ^ Annuario Statistico italiano 2011 - cap. 2 (PDF), Istat. URL consultato il 20 dicembre 2011.
  6. ^ Famiglia: convegno CEI, la preparazione al matrimonio soprattutto in parrocchia, Toscana oggi online, 26 giugno 2009. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  7. ^ Maria Lardara, Matrimoni in calo, tra crisi economica e regole sugli stranieri in Altalex. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  8. ^ Maria Lardara, Matrimoni in calo, tra crisi economica e regole sugli stranieri in Il Tirreno, nº 14, febbraio 2011. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  9. ^ Nel 2012 celebrati 207mila matrimoni, grazie alle "nozze miste" in tmnews. URL consultato il 14 novembre 2013.
  10. ^ La rilevazione sui matrimoni, Istat. URL consultato il 30 novembre 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

diritto Portale Diritto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diritto