Matrice jacobiana

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Nel calcolo vettoriale e nel calcolo infinitesimale con funzioni a molteplici variabili e molteplici valori, la matrice di Jacobi (d'ora in avanti semplicemente jacobiana) è la matrice i cui elementi sono le derivate parziali prime di una funzione che ha dominio e codominio in uno spazio euclideo. La sua importanza è legata al fatto che rappresenta la migliore approssimazione lineare di una funzione differenziabile vicino ad un punto dato. In questo senso, la jacobiana è simile alla derivata, ed estende tale nozione alle funzioni multivariate.

Indice

[modifica] Definizione

Sia \mathbf{f}: U \rightarrow \mathbb R^m una funzione definita su un insieme aperto dello spazio euclideo  \mathbb R^n . La funzione è detta differenziabile in un punto \mathbf{x}_0 del dominio se esiste una applicazione lineare \mathbf{L}:\mathbb R^n \rightarrow \mathbb R^m tale che valga l'approssimazione:[1]

\mathbf{f}(\mathbf{x}_0+ \Delta\mathbf{x})-\mathbf{f}(\mathbf{x}_0) = \mathbf{L}(\mathbf{x}_0)\Delta\mathbf{x} + \mathbf r(\Delta \mathbf{x})

dove il resto \mathbf r(\Delta\mathbf{x}) si annulla all'annullarsi dell'incremento \Delta\mathbf{x}. Se la funzione \mathbf{f} è differenziabile in \mathbf{x}_0, allora tutte le derivate parziali calcolate nel punto esistono.

Si definisce matrice jacobiana Jf \in \mathbb R^{mn} di f in \mathbf x_0 la matrice associata all'applicazione lineare \mathbf L(\mathbf x_0) rispetto alle basi canoniche di  \mathbb R^n e  \mathbb R^m , quindi il corrispondente operatore:

\operatorname (Jf)_{ij} = \frac{\partial f_i (\mathbf {x})}{\partial x_j} \qquad \operatorname J_{ij} = \frac{\partial_i}{\partial x_j}

In particolare, dette:

\{\mathbf e_j\}_{1 \le j \le n} \qquad \{\mathbf u_i\}_{1 \le i \le m}

le basi canoniche di  \mathbb R^n e  \mathbb R^m rispettivamente, il j-esimo vettore colonna della matrice jacobiana è dato da:

Jf \cdot \mathbf e_j = \sum_{i=1}^m \frac{\partial f_i (\mathbf {x})}{\partial x_j} \cdot \mathbf u_i

E dunque si ha:[2]

Jf \cdot \Delta\mathbf{x} = \sum_{i=1}^m \left[ \sum_{j=1}^n \frac{\partial f_i (\mathbf {x})}{\partial x_j} \Delta x_j \right] \cdot \mathbf u_i = \begin{bmatrix} \dfrac{\partial f_1}{\partial x_1} & \cdots & \dfrac{\partial f_1}{\partial x_n} \\ \vdots & \ddots & \vdots \\ \dfrac{\partial f_m}{\partial x_1} & \cdots & \dfrac{\partial f_m}{\partial x_n}  \end{bmatrix} \cdot \Delta \mathbf{x}

A seconda delle dimensioni  m e  n , il jacobiano ha diverse interpretazioni geometriche:

  • Se  m = 1 , la matrice jacobiana si riduce ad un vettore n-dimensionale, chiamato gradiente di f in \mathbf x_0. In tal caso si ha:
 L(\mathbf x ) = \nabla f = \sum_{i=1}^n \frac{\partial f (\mathbf {x})}{\partial x_j} \mathbf e_i
Il gradiente indica la direzione di "massima pendenza" del grafico della funzione nel punto.
  • Se  n = 1 , la funzione f parametrizza una curva in \mathbb R^m, il suo differenziale è una funzione che definisce la direzione della retta tangente alla curva nel punto.
  • Se  m = n = 1 , la condizione di differenziabilità coincide con la condizione di derivabilità. La matrice jacobiana si riduce ad un numero, pari alla derivata.

[modifica] Jacobiano

Se m = n, allora f è una funzione dallo spazio n-dimensionale in sé e la jacobiana è una matrice quadrata. Possiamo allora calcolare il suo determinante, noto come jacobiano.

Lo jacobiano in un dato punto dà importanti informazioni circa il comportamento di f vicino a questo punto. Per esempio, la funzione f differenziabile con continuità è invertibile vicino a x0 se lo jacobiano in x0 è non nullo: questo è il teorema della funzione inversa. Per di più, se lo jacobiano in x0 è positivo, allora f preserva l'orientazione vicino a x0; se il determinante è negativo, f inverte l'orientazione.

Il valore assoluto dello jacobiano in x0 ci dà il fattore del quale la funzione f espande o riduce i volumi vicino a x0; per questo motivo esso compare nella generale regola di sostituzione.

[modifica] Esempio

Lo jacobiano della funzione  f: \R^3 \to \R^3\! con componenti:

f_1 = 5\cdot x_2 \!
f_2 = 4\cdot x_1^2 - 2 \cdot \sin(x_2 \cdot x_3)\!
f_3 = x_2 \cdot x_3\!

è:

\begin{vmatrix} 0 & 5 & 0 \\ 8x_1 & -2x_3\cos(x_2 x_3) & -2x_2\cos(x_2 x_3) \\ 0 & x_3 & x_2 \end{vmatrix}=-8x_1\cdot\begin{vmatrix} 5 & 0\\ x_3&x_2\end{vmatrix}=-40x_1 x_2

Da questo vediamo che f inverte l'orientazione vicino a quei punti dove x1 e x2 hanno lo stesso segno; la funzione è localmente invertibile ovunque eccetto i punti caratterizzati da x1=0 e da x2=0. Se inizi con un piccolo volume in un intorno del punto (1,1,1) e applichi f a tale volume, ottieni un volume 40 volte superiore all'originale.

[modifica] Note

  1. ^ W. Rudin, op. cit., Pag. 213
  2. ^ W. Rudin, op. cit., Pag. 217

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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