Matajur

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Monte Matajur
Matajur001.JPG
Il monte Matajur
Stati Italia Italia
Slovenia Slovenia
Regione Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
Provincia Udine Udine
Altezza 1.641 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°12′43.88″N 13°31′45.95″E / 46.21219°N 13.52943°E46.21219; 13.52943Coordinate: 46°12′43.88″N 13°31′45.95″E / 46.21219°N 13.52943°E46.21219; 13.52943
Altri nomi e significati Monte Re
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Matajur
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Alpi e Prealpi Giulie
Sottosezione Prealpi Giulie
Supergruppo Prealpi Giulie Meridionali
Gruppo Gruppo Matajur-Kolovrat
Codice II/C-34.II-B.4

Il Matajur, detto anche Monte Re e Baba in dialetto sloveno locale, è una montagna delle Prealpi Giulie alta 1.641 m. Si trova nella parte orientale del Friuli ed è l'altura che sovrasta la città di Cividale.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il monte, nonostante la limitata altezza, è facilmente individuabile dalla pianura friulana per la sua caratteristica forma conica ed è il rilievo più rappresentativo ed il simbolo delle Valli del Natisone.

Il periodo di formazione del monte non è precisamente databile in quanto risulta composto, per lo più, da materiale sedimentario dei periodi compresi tra il giurassico ed il cretacico superiore[1]. Sondaggi effettuati sui versanti del monte hanno portato all'individuazione di tracce di oro con zinco, argento e mercurio nativo.[2]

La salita al monte, che è rivestito fino alla vetta da boschi o prati, non presenta particolare difficoltà per la scarsa pendenza dei fianchi. Il modo più breve e semplice per raggiungere la vetta è quello di iniziare la salita partendo dal rifugio Guglielmo Pelizzo, che è raggiungibile in auto con una comoda strada asfaltata. Come alternativa si può partire dalla frazione di Mersino da dove mulattiere e sentieri, che attraversano boschi e prati dove crescono narcisi, crochi, fragole, lamponi e mirtilli, portano, in circa un'ora e mezzo e senza difficoltà, alla meta.

Sulla cima del monte spicca la chiesetta del Cristo Redentore, costruita sulle macerie della cappella inaugurata nel 1901 per ricordare i diciannove secoli dalla Redenzione e colpita prima da un fulmine e quindi distrutta dalle vicende belliche legate alla battaglia di Caporetto[3].

Dalla cima si può osservare un panorama che spazia dal Carso, all'Istria, alla laguna di Grado e alle cime del Canin, del Mangart, del Tricorno, del Monte Nero e delle Dolomiti. Nelle giornate particolarmente terse è visibile Venezia e si possono avvistare i Colli Euganei

Dai fianchi del monte sgorgano le acque delle sorgenti e dei torrentelli che ingrossano il fiume Natisone e, nella vallata di Savogna, le acque del torrente Alberone e dei suoi affluenti di destra.

Nel versante sud, nei pressi della fonte Skrila, da cui nasce l' Alberone, sono presenti delle interessanti conformazioni carsiche, i campi solcati, alla base dei quali ci sono delle brevi pareti (10-12 m) su cui è possibile arrampicare, una sorta di palestra di roccia naturale.

Nella zona del monte Matajur, ed in special modo nella valle di Savogna, sono presenti un numero notevole di cavità e di grotte tra le quali occorre ricordare la voragine di Cerconizza[4], la Ta Pot Čelan Jama[5], la Velika Jama[6], la grotta Klančina di Mersino Alto[7], la Sesna Jama di Mersino[8], la Casera Glava di Masseris[9] e la grotta di Jeronizza[10].

La cima del monte è stata, fin da tempi remoti, terra di confine: dapprima con l'Austria, poi con la Jugoslavia e, oggigiorno, con la repubblica di Slovenia.

Ai piedi del versante settentrionale del Matajur scorre la Strada statale 54 del Friuli, che è la via di comunicazione più agevole tra l'Italia e la Slovenia per chi deve accedere al tratto medio dell'Isonzo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Si ritiene che il Matajur fu scalato dal re longobardo Alboino quando, giunto in prossimità dell'Italia, lo risalì per ammirare le fertili pianure friulane che stava per invadere[11][12].

L'altura del Matajur, nel corso della prima guerra mondiale, fece parte dell'ultima linea di difesa italiana approntata dalla 2ª Armata per la protezione della pianura friulana in caso di sfondamento dei reparti combattenti nelle posizioni avanzate. Il monte passò alla storia in quanto, nel corso della battaglia di Caporetto, il tenente Rommel, il futuro feldmaresciallo, ne conquistò la cima. Il 24 ottobre 1917, dopo un lungo bombardamento, il tenente Rommel, a capo di sei compagnie tedesche, lanciò una veloce offensiva, con la tattica dell'attacco a sorpresa, sul Colovrat e in breve tempo ne conquistò le cime. Invase quindi la vallata di Savogna ed attaccò il Matajur, difeso dalla Brigata Salerno. Dopo 52 ore di marce sfibranti ed audaci combattimenti, ne conquistò la vetta facendo quasi 9000 prigionieri ed un enorme bottino di materiale bellico. L'avanzata del tenente Rommel fu uno dei più importanti episodi della battaglia di Caporetto perché fu determinante per la tragica ritirata italiana.

Dal Matajur, Rommel proseguì, attraverso Longarone, la sua veloce avanzata fino al fiume Piave.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo Matajur compare negli scritti e sulla carte geografiche solamente nel secolo XVIII[11]. Il nome ha origine da Mont Major (Monte Maggiore di Cividale) che, nel tempo, è mutato in Mot Major, Mat Major, Matajor e, infine, Matajur. La popolazione locale lo chiama anche (Velika) Baba, che sta ad indicare una vetta rocciosa isolata, o, solo dal XX secolo, Kalona con riferimento all'obelisco eretto a fianco della cappella del Cristo Redentore e distrutto, come indicato in precedenza, nel corso della prima guerra mondiale[13].

Sentieri[modifica | modifica sorgente]

Sul Matajur sono presenti diversi percorsi escursionistici o alpinistici:[14]

  • Il sentiero CAI 725, parte del Sentiero Italia e della Via Alpina risale il monte lungo la cresta sud-occidentale partendo dal paese di Stupizza, sul fiume Natisone (203 m s.l.m.); lasciando sotto di se il paese di Mersino arriva alle Malghe di Mersino e, dopo aver attraversato il fianco occidentale sotto la cima, la raggiunge risalendo una breve cresta settentrionale[15].
  • Il sentiero CAI 736, anch' esso attraversato dal Sentiero Italia e dalla Via Alpina, parte dal paese di Cepletischis (547 m s.l.m.) e arriva alla vetta dal versante orientale, restando sempre esposto a sud; quindi ridiscende il versante meridionale fino al rifugio Guglielmo Pelizzo (1325 m s.l.m.). Una variante è il sentiero CAI 736a, che parte dal paese di Masseris (760 m s.l.m.), per collegarsi quindi al sentiero principale[16][17].
  • Il sentiero CAI 749 parte da San Pietro al Natisone, in località "Le Querce" (174 m s.l.m.), a fondo valle e, risale il versante meridionale sfiorando le Malghe di Mersino, prosegue verso il rifugio non cusodito Dom Na Matajure (1550 m s.l.m.) e quindi arriva in cima[18].
  • Il sentiero CAI 749ª parte dalla località Makota e giunge alla vetta del monte San Canziano[19]
  • Il sentiero CAI 750 collega il sentiero 736 alle Malghe di Mersino, attraversano il versante meridionale della montagna tenendosi tra i 1400 e i 1300 m s.l.m.; lungo il suo percorso si incontra la fonte Skrila (1372 m s.l.m.), un bivio che porta a dei campi solcati e ad una piccola palestra di roccia su cui si possono fare brevi arrampicate, la fonte Kunes e il rifugio Pelizzo[20].
  • Il sentiero CAI 750a collega il Dom Na Matajure al sentiero 736, attraversano parte del versante meridionale ad altezza costante[21].
  • La Via Palma (segnavia CAI 724), sentiero per escursionisti esperti, risale il versante nord-occidentale dal Valico di Stupizza (223 m s.l.m.) con una forte pendenza per collegarsi al sentiero 725 all' altezza delle Malghe di Mersino[22].
  • Un sentiero sloveno risale il versante orientale dal paesino di Avsa (860 m s.l.m.), sopra Luicco (Livek), in Slovenia, passando per il rilievo del Mrzli Vrh e incrociando una mulattiera, arriva quindi in vetta[23].
  • Dalla località di Svino, nei pressi di Caporetto (Kobarid), in Slovenia, un altro sentiero risale il versante settentrionale e si immette, nelle vicinanze della vetta, nel sentiero che parte da Luicco[24].

Rifugi[modifica | modifica sorgente]

Sulle pendici del monte sono presenti i seguenti rifugi:

Osservatorio[modifica | modifica sorgente]

Il 31 agosto del 1913 è stato inaugurato l'osservatorio astronomico posizionato nei pressi la vetta del monte. La sua realizzazione è stata curata dalla Comunità montana del Torre, Natisone e Collio e l'attività viene gestita dall'Associazione Friulana di Astronomia e meteorologia di Remanzacco. L'osservatorio viene utilizzato per scopi scientifici ed utilizzato anche a fini didattici[27].

Flora[modifica | modifica sorgente]

Nella zona montagnosa del Matajur crescono circa 619 specie di piante vascolari; le sue pendici esercitano un grande interesse per gli studiosi della flora delle Prealpi italiane perché, per la sua posizione orografica tra la pianura friulana a la catena alpina retrostante, offre la presenza di una grande varietà (e anche qualche rarità) di piante.

Il monte è coperto da vegetazione fino sulla vetta dove crescono piante officinali quali l'assenzio[28].

Nelle quote più basse si possono trovare la stellina odorosa o asperula, il tarassaco, la valeriana, la campanula carnica, il geranio sanguigno, il geranio odoroso, l'aconito napello, la campanula thyrsoides thyrsoides e thyrsoides carnicola, la euonymus verrucosa o berretta del prete.

Salendo di quota, nel sottobosco si possono osservare l'anemone trifolia, la dentaria cardamine, la paris quadrifolia, la aposseris foetida, la saxifraga rotundifolia.

Oltre al limite dell'estensione boschiva crescono la sexifraga petraea, l'aconitum angustifolium, la sedum roseum, la pulsatilla montana, il rododendro, il botton d'oro.

In quota si possono trovare il narciso, l'asfodelo, la centaurea, il giglio arancione della Carnia o lilium carnicum, la genziana maggiore, la genziana minore.

Per quanto attiene le specie arboree, il lavoro dell'uomo ha favorito, nella parte inferiore del monte, la coltivazione di meli, peri e castagni e, a quote superiori, la crescita di boschi di conifere e latifoglie.

Crescono spontaneamente, invece, macchie di faggi, di betulle, di maggiociondolo, di larici e ontani verdi[29].

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Sul Matajur è possibile osservare diversi animali selvatici; tra i mammiferi e gli uccelli maggiori sono comuni caprioli, cervi, lepri, volpi, cinghiali, marmotte (ormai molto ridotte in numero), corvi imperiali, poiane, galli forcelli e galli cedroni. Sono inoltre di passaggio in alcune stagioni dell' anno grifoni e aquile. Ci sono stati anche rari avvistamenti diretti o indiretti (tracce, feci, carcasse ecc.) di orsi e di sciacalli dorati.

Eventi annuali[modifica | modifica sorgente]

  • Nella vallata di Savogna, durante l'ultima settimana di carnevale viene organizzato il tradizionale carnevale delle Valli, in cui le maschere tipiche (quali quelle dei Pust, dei Belli e dei Brutti, dell'Angelo e del Diavolo, tra le più significative) passano di paese in paese ospitati nelle case degli abitanti del luogo[30].
  • Sempre in comune di Savogna, il primo di maggio, viene effettuata la manifestazione sportiva non competitiva Triajur, una gara di triathlon in tre frazioni: la prima, con partenza da Savogna, si svolge in mountain bike fino all'abitato di Montemaggiore; la seconda, a piedi, fino alla vetta; la terza, sempre a piedi, dalla vetta del Matajur sino all'arrivo posto a Masseris[31].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Osservazioni fatte durante una escursione al Matajur di Olinto Marinelli
  2. ^ La Slavia Italiana di Carlo Podrecca, Fulvio Giovanni editore in Cividale 1884
  3. ^ La cappella sul Matajur. URL consultato il 30 luglio 2014.
  4. ^ Catasto delle grotte della Commissione E. Beogan - descrizione della Rupa Cerconizza. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  5. ^ catasto delle grotte della Commissione E. Beogan - descrizione della Grotta sotto il dirupo. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  6. ^ Catasto delle grotte della Commissione E. Beogan - descrizione della Grotta Grande. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  7. ^ Grotta di Mersino. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  8. ^ Archivio multimediale storico della Commissione grotte E. Beogan - Ingresso 2° della Sesna Jama. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  9. ^ Catasto delle grotte della Commissione E. Beogan - descrizione della Grotta presso Casera Glava. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  10. ^ Catasto delle grotte della Commissione E. Beogan - descrizione della Grotta di Ieronizza. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  11. ^ a b Olinto Marinelli, Guida delle Prealpi Giulie, Società Alpina Friulana, Udine, 1912
  12. ^ Historia Langobardorum di Paolo Diacono, Libro II - Capitolo 8
  13. ^ Studio di don Božo (Natalino) Zuanella pubblicato sul quindicinale "DOM - Kulturno Verski List" editore MOST
  14. ^ dati tratti dalla Cartina Tabacco 041
  15. ^ Prealpi Giulie 725 Sentiero Natura Mersino alto Matajur. URL consultato il 23 giugno 2013.
  16. ^ Prealpi Giulie 736 Sentiero Italia. URL consultato il 23 giugno 2013.
  17. ^ Prealpi Giulie 736a Sentiero Italia. URL consultato il 23 giugno 2013.
  18. ^ Prealpi Giulie 749. URL consultato il 23 giugno 2013.
  19. ^ Prealpi Giulilie 749a.
  20. ^ Prealpi Giulie 750 Sentiero Natura Monte Matajur. URL consultato il 23 giugno 2013.
  21. ^ Prealpi Giulie 750a Sentiero Italia. URL consultato il 23 giugno 2013.
  22. ^ Strutture alpinistiche Sentiero 724. URL consultato il 23 giugno 2013.
  23. ^ Sentiero da Avsa alla vetta. URL consultato il 22 giugno 2013.
  24. ^ Sentiero da Kobarid alla vetta. URL consultato il 22 giugno 2013.
  25. ^ Dom na Matajure. URL consultato il 22 giugno 2013.
  26. ^ Pelizzo Guglielmo. URL consultato il 22 giugno 2013.
  27. ^ http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2013/08/25/news/apre-l-osservatorio-sul-matajur-1.7636417. URL consultato il 30 luglio 2014.
  28. ^ La flora del Matajur in rete. URL consultato il 2 giugno 2013.
  29. ^ Guido Pedroni, Aspetti ecologici e biologici dei coleotteri eleteridi nel comprensorio del monte Matajur - Prealpi Giulie (Italia orientale), Atti Civico Museo di Storia Naturale, Trieste, 2010, pag. 119-119, ISSM 0365-1576
  30. ^ Le maschere tradizionali delle Valli del Natisone. URL consultato il 5 luglio 2013.
  31. ^ Triajur. URL consultato il 22 giugno 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]