Mastino Tibetano

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Mastino tibetano
WangdurivoiraTM.jpg
Classificazione FCI - n. 230
Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer - Molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 2 Molossoidi
Sottosezione 2.2 Tipo da montagna
Standard n. 230 del 02/04/2004 (en fr)
Nome originale Do-Khyi o Tibetan mastiff
Origine Tibet
Altezza al garrese
Maschi 73-75 cm minimo
Femmine 68-70 cm minimo
Lista di razze canine
Mastino Tibetano rosso

Il Mastino Tibetano [1] (conosciuto anche come Tibetan mastiff[2]) è una razza canina molossoide del tipo "cani da montagna" di origine tibetana riconosciuta dalla FCI (Standard N. 230, Gruppo 2, Sezione 2).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Poche sono le razze ad essere state circondate da un alone di leggenda come quello che ha accompagnato il Mastino Tibetano attraverso i secoli, dalla celebre citazione di Aristotele (che parlava dei feroci cani orientali come frutto dell'unione di cani e tigri), passando per le cronache di viaggiatori come Marco Polo (che nella sua opera il Milione li descrive alti come un asino e potenti come un leone nelle fattezze e nella voce), fino agli esploratori inglesi dell'800, che ne portarono alcuni esemplari in Europa (dove finirono esposti come belve allo zoo di Londra).

Nella letteratura cinofila lo troviamo spesso citato come progenitore di tutti i Molossoidi, o perlomeno dei Cani da montagna, teoria derivante probabilmente proprio dalle numerose citazioni di autori antichi, oltre che da alcune caratteristiche primordiali della razza, come ad esempio l’unico ciclo riproduttivo annuale delle femmine (caratteristica propria del progenitore selvatico, il lupo).

In realtà, si dovrebbe parlare di un cane che ha conservato (grazie all’isolamento geografico degli altopiani del Tibet) alcune caratteristiche tipiche del vero molosso originale, che sarebbe da ricercare nell'Asia minore, tra la Turchia e l'Armenia, dove la nascente pastorizia aveva evidenziato la necessità di selezionare un grosso cane difensore del gregge. Da lì, i pastori-custodi si sono diffusi (assieme agli armenti) in tutte le direzioni, incrociandosi con altri cani, adattandosi alle caratteristiche geografiche, climatiche e culturali, e dando così origine ad una moltitudine di razze, i cosiddetti “cani da montagna”, dai Pastori del Caucaso al Mastino Spagnolo, senza dimenticare il nostro Mastino Abruzzese.

Con la diffusione verso Oriente, si sono originati numerosi ceppi locali, tra il Nepal (Bhotia e Do-khyi) ed il Bhutan (Bjop-chi), tra le pendici indiane/pakistane dell’Himalaya (cane dei Gaddi e cane dei Bakarwal) e le steppe mongoliche(Bankhar). Cani accomunati da una certa tipologia caratteriale (forte, dominante, territoriale e protettiva verso la famiglia umana), ma con varianti morfologiche dovute alle diversità climatiche e del territorio. La relativamente recente (i primi tentativi risalgono agli anni 20/30 per opera di inglesi, mentre un nuovo impulso si ebbe negli anni 70 da parte di allevatori olandesi) selezione europea che ha portato al riconoscimento del Tibetan Mastiff ha avuto il torto di mescolare indiscriminatamente tutte le tipologie disponibili, partendo soprattutto da cani nepalesi ed indiani, i più facili da reperire. A questo si deve lo sconcerto del neofita che, avendo in mente le leggendarie descrizioni letterarie del Molosso del Tibet, si scontra con la misera realtà della maggior parte dei soggetti di allevamento occidentale.

Certo, le recentissime (grazie alla recente relativa apertura dei confini tibetani da parte della Cina) testimonianze documentaristiche dalla terra d’origine, riportano una realtà variegata, soggetti morfologicamente disomogenei, che vanno da una tipologia leggera, da quasi da pastore-conduttore, fino ad esempi di mastino pesante. Vanno però considerati almeno due punti fondamentali:

  • la vastità del territorio tibetano, dalle vallate himalayane della zona di Lhasa, fino agli altopiani dell’Amdo
  • il tipo di cultura rurale, che ha privilegiato la selezione (comunque approssimativa) basata sulle attitudini alla guardia, anziché su un ideale morfologico.

Il termine Do-khyi, traducibile come “cane legato” o “cane da legare” (alcuni lo traducono “cane-porta” ma questa versione non ha trovato conferma in alcuna fonte tibetana) indica il cane da guardia, ma occorre precisare che i tibetani chiamerebbero Do-khyi anche un Pastore Tedesco adibito alla guardia della casa.

Senza voler scendere eccessivamente nel dettaglio, dobbiamo distinguere almeno due tipologie principali: -il tipo "dei pastori", un cane più leggero, dotato di maggiore mobilità, con tratti molossoidi meno marcati, allevato per la custodia di tende e greggi. -il tipo "da monastero", più pesante, dai tratti più molossoidi, allevato in passato principalmente per la guardia ai monasteri e ai palazzi dei nobili, dove oltretutto potevano essere nutriti in modo più sostanzioso, favorendo lo sviluppo del loro potenziale genetico di statura e massa corporea. A questo tipo in particolare si crede facessero riferimento le testimonianze storiche più impressionanti. Storicamente, sembra fossero molto apprezzati cani di questo tipo diffusi nella regione di Lhasa (Tsang), denominati Tsang-khyi (appunto, cani di Tsang), termine recentemente entrato in uso tra gli appassionati occidentali per definire il "tipo pesante", sebbene questo non sia corretto dal punto di vista filologico. A questi in particolare si crede facessero riferimento le testimonianze storiche più impressionanti.


Una nota a parte merita il misterioso Apso Do Khyi, il mastino tibetano a pelo duro (o pelo caprino), relativamente diffuso nella zona sud-orientale del Tibet, alle falde del monte Kailash. Secondo alcuni studiosi, si tratterebbe di un incrocio tra il Do khyi ed il Tibetan Terrier.

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Il lavoro “normale” del Do-khyi non è, contrariamente a quanto si crederebbe, la difesa del gregge (come il mastino abruzzese), ma la custodia degli accampamenti e dei villaggi. Durante il giorno, si trova solitamente legato ad una pesante catena fuori dalle tende dei nomadi Kampa, o nei cortili delle case, per essere poi liberato durante la notte, solitamente accudito da donne e bambini, poiché gli uomini devono badare alle mandrie che si aggirano sugli altipiani, o si dedicano al commercio, assentandosi per lunghi periodi.

Nel mondo occidentale, il Mastino Tibetano (almeno quelle linee di allevamento che hanno saputo conservare i tratti fondamentali della razza, senza cedere a facili compromessi a scopo commerciale) è l’ideale custode della casa, sicuro ed affidabile con tutti i membri (umani e non) della “famiglia” di cui si sente responsabile. Certo, per fare questo deve mantenere una certa fierezza ed indipendenza, il che lo può fare apparire apatico e distaccato agli occhi del profano, oltre che indubbiamente difficile da gestire (molti testi lo classificano ancora come “inaddestrabile”), ma per chi lo sa apprezzare questo fa parte integrante del suo fascino.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto ideale è imponente, alto almeno 66 cm al garrese (per i maschi, 61 per le femmine), dotato di folta criniera, coda portata arrotolata (non troppo strettamente) sulla schiena, testa leonina, muso corto e largo, canna nasale diritta, occhi scuri e sguardo severo. Ossatura forte, muscolatura particolarmente sviluppata nella parte anteriore, posteriori poco angolati. Il colore più diffuso è il nero focato, ma tipicissimi sono anche il nero assoluto (spesso con una macchia bianca sul petto), il rosso in varie tonalità, ed in misura minore il blu (particolare grigio). La coda è di lunghezza media che non supera la punta del garretto. Attaccata alta, a livello della linea del dorso. Si arrotola di fianco, sul dorso. Deve essere dotata di pelo abbondante. Si tratta di cani robusti, rustici e frugali, con un lento metabolismo ed una crescita che si protrae nei maschi anche fino ai 4/5 anni per lo sviluppo completo. Sono molto longevi per cani della loro taglia (14-15 anni non sono insoliti). Il pelo nel maschio è molto più denso che nella femmina. La qualità del pelo conta più della quantità. Il pelo è di buona lunghezza e molto spesso. Nella stagione fredda è presente uno spesso sottopelo che diventa piuttosto rado nei mesi estivi. Il pelo è fine ma duro di tessitura; è dritto e aperto. Non è mai setoso né bouclè. Ondulato. Il sottopelo, quando presente, è piuttosto lanoso. La coda e le spalle sono dotate di pelo abbondante che ha l'aspetto di una criniera. La coda è folta, coperta di un pelo denso. Gli arti posteriori portano frange abbondanti nella parte posteriore delle cosce. La folta pelliccia li protegge da tutte le intemperie. Richiedono una toelettatura minima (basta qualche spazzolata nella stagione di muta) e possono naturalmente vivere tutto l’anno all’aperto.

Sono per lo più (specialmente la notte) dei grandi “abbaiatori”, la loro voce veniva paragonata a quella di un pesante gong cerimoniale! Per questo può essere consigliabile (a meno di non vivere in una zona molto isolata) che trascorrano la notte in casa. In casa sono discreti, passano gran parte del loro tempo a sonnecchiare, sempre pronti comunque ad attivarsi al primo rumore sospetto. Quello di cui hanno maggiormente bisogno, nonostante l’apparente indipendenza, è il contatto con gli altri membri della famiglia.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Un cucciolo di mastino tibetano ha conquistato il titolo di «cane più costoso del mondo». Nel corso di una fiera a Zhejiang, un uomo d’affari cinese ha sborsato 12 milioni di yuan, equivalenti a 1,4 milioni di euro, per un esemplare di un anno d’età[3].

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

L’alimentazione per il mastino tibetano è molto importante, soprattutto da cucciolo. La prima fase quella più critica è fino ai 18 mesi; periodo questo, da 0 a 18, dove il cucciolone deve essere alimentato con non troppe proteine e calcio in quanto questi due elementi possono portare ad un ispessimento osseo e delle cartilagini quindi a bloccare la crescita anziché favorirla.

È consigliabile una lieve restrizione alimentare piuttosto che un’ iperalimentazione, in quanto nel primo caso si permette una crescita regolare mentre nel secondo con integratori e vitamine si favorisce l’obesità, l’aumento della velocità di crescita che è dannosa per un regolare e naturale sviluppo scheletrico muscolare. La crescita del mastino tibetano deve essere lenta, ma costante proprio per la sua taglia enorme.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enciclopedia Treccani.
  2. ^ ENCI: Elenco razze canine. URL consultato il 28 dicembre 2012.
  3. ^ Il cane più costoso al mondo, Corriere della Sera del 14 Marzo 2014.

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