Massimo d'Aveia

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San Massimo d'Aveia
San Massimo raffigurato in gloria nell'abside del Duomo di L'Aquila
San Massimo raffigurato in gloria nell'abside del Duomo di L'Aquila

Martire

Nascita III secolo
Morte tra il 249 e il 251
Venerato da chiese cristiane
Ricorrenza 10 giugno
Patrono di L'Aquila, Penne

Massimo (Aveia, 228 circa – 250 circa) è stato un giovane cristiano, che subì il martirio ed è considerato santo dalla Chiesa cattolica[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque intorno all'anno 228 ad Aveia, antica cittadina della conca aquilana, da una famiglia cristiana che lo fece studiare e lo avvicinò al Cristianesimo.

Fu imprigionato durante le persecuzioni di Decio tra l'ottobre 249 e il novembre 251. Condotto dinanzi al prefetto di Aveia, Massimo non rinnegò mai Gesù Cristo e la sua fede in lui, neanche sotto tortura. La tradizione vuole che il prefetto gli aveva persino promesso la figlia, ma non abiurò e alla fine fu gettato dalla rupe più alta della città, detta Circolo e Torre del Tempio.

Il culto[modifica | modifica sorgente]

Dopo la distruzione di Aveia da parte dei Longobardi nel VI secolo, le reliquie di san Massimo furono portate a Forcona. Il 10 giugno 956 l'imperatore tedesco Ottone I e il papa Giovanni XII si recarono a venerarle. Pertanto il 10 giugno è il giorno in cui si celebra la sua festa.

Nel 1256 le reliquie furono spostate a L'Aquila, appena fondata da Federico II, e tumulate nella cattedrale dedicata a lui e a San Giorgio.

Da allora è compatrono della città, che lo volle effigiato nel suo stendardo ufficiale insieme a sant'Equizio, Celestino e Bernardino da Siena. È anche patrono di Penne (PE).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo uno studio della CEI del 2006 è tra i trecento santi italiani più conosciuti e venerati.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]